Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Sfumano investimenti miliardari in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2011

Con la scelta di appoggiare militarmente gli oppositori interni al Governo Gheddafi l’Italia sta perdendo le grosse opportunità garantite, fino a prima della guerra, dal sostanzioso interesse dei fondi sovrani libici nei confronti di ENI, Telecom e di altre nostre aziende” dice l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere. “Acquisito il 4,23 del capitale Unicredit – continua –la Libia aveva manifestato un interesse crescente per diverse aziende italiane tra cui l’ ENI”. Citando in merito il rapporto dell’ICE, racconta: “Il 6 dicembre scorso una nota della Presidenza del Consiglio dei ministri aveva reso pubblico questo interesse:’ingresso della Libia in ENI con una quota di capitale rilevante era stato concordato con il governo italiano. L’obiettivo del Libyan Energy Fund, il fondo sovrano che avrebbe dovuto acquisire la partecipazione in ENI, era di giungere ad ottenere il 10% a fronte di un esborso di circa 6 miliardi di euro. Operazione vantaggiosa per entrambe le parti:la Libia avrebbe rafforzato i legami con un’azienda che estraeva nel paese 800 mila barili di petrolio al giorno (di cui 300 mila di esclusivo utilizzo dell’ENI) investendo parte dell’ingente liquidità accumulata con la vendita di greggio in una delle più redditizie imprese industriali italiane; l’ENI avrebbe consolidato i rapporti con un paese in cui è presente fin dalla fine degli anni ’50 con attività di grande valore strategico.La Libia rappresenta per l’ENI il primo paese di produzione su scala mondiale che lì, in prospettiva, aveva stimato investimenti per 15 miliardi di euro. Nel2010 l’ENI aveva concluso un accordo strategico con la società di Stato libica LNOC, che le ha consentito di prolungare fino al 2042 la durata dei suoi titoli minerari per l’estrazione di petrolio e fino al 2047 quelli per l’estrazione di gas. Il fondo libico sarebbe quindi diventato il secondo azionista dell’ENI dopo lo Stato italiano, che ne possiede il 30% ed esercita sul gruppo una serie di poteri speciali attraverso il ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo. Oltre all’ENIla Libia si era dimostrata interessata a Telecom, Impregilo, Terna e Generali e ad altre 4-5 grandi aziende di altri settori”.  La prima partecipazione libica in Italia avvenne nel 1976.La Libiaattraversola Lafico(Libyan Arab Foreign Investment) entrò nel capitale di una FIAT in forte crisi con una quota iniziale di circa il 9,7%, fornendo liquidità fondamentale per il rilancio dell’azienda torinese.

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