Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Un uomo venuto da lontano

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2011

A Giovanni Paolo II. Solo i Grandi sopravvivono alla morte, per gli altri “in pulvere reverteris”, anche se hanno predisposto il proprio sacrario da trasmettere ai posteri. La vita di  Giovanni Paolo II ha riempito le pagine di numerosissimi volumi; fiumi di inchiostro non sempre utilizzati per raccontare il vero… ma non possiamo certo attribuire le responsabilità …all’inchiostro. Certo non fu tempestivo ad intervenire quando mons. Romero gli presentò la tragica realtà di San Salvador; forze occulte in Vaticano avevano predisposto la condanna della teologia della Liberazione, per cui non risultava possibile, né coerente, intervenire fosse anche solo in una omelia. Mons. Romero fu ucciso mentre celebravala Santa Messa, per segnare con l’oltraggio religioso  la violenza assassina di quei poteri forti che si sentivano ostacolati dalle predicazioni del vescovo martire. Questa morte segnò l’itinerario di Giovanni Paolo II;  preparò la grande enciclica Centesimus Annus nella quale espressamente sostenne le ragioni di quei teologi della Liberazione, che predicavano un Cristo povero, mendico, lacero, affamato, assetato, emarginato, come quei derelitti ai quali la predicazione veniva rivolta, ma era un Cristo consolatore e dispensatore di speranza colma d’Amore, quell’Amore che non attende di essere ricambiato. Nel successivo pellegrinaggio in Argentina, sconvolta da una feroce crisi economica, dove il 10 % della popolazione possedeva l’80% del patrimonio nazionale, non volle visitare gli orgogliosi palazzi del potere economico, ma si recò nelle favelas per cercare quel Cristo per il  quale mons. Romero aveva sacrificato la sua vita. Volle incontrare i bambini che bivaccavano nelle strade, laceri, affamati, vittime di ogni forma di violenza; il suo gesto fu fuori da ogni protocollo e per questo fu vero: si sfilò l’anello pastorale, dono di Paolo VI e lo diede ad un vescovo argentino perché si occupasse a trasformarlo in pane. Sull’aereo di ritorno confidò al suo segretario:  “ Come è possibile vivere una vita di fede quando non è dato poter vivere ?” Il resto della sua vita fu un intenso e continuo pellegrinare, portandosi addosso una croce appesantita dall’egoismo degli uomini; una croce che ha lasciato il segno di un itinerario umanissimo, coerente con le parole con le quali esordì al pontificato: « Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa! » Quelle parole hanno rappresentato il momento più alto e fondatore di una diversa cultura della Chiesa, ormai giunta a naturale maturazione, inaugurandola Sociologiadel Nuovo Umanesimo. Le contraddizioni successive non fanno altro che esaltarne e perpetuarne il ricordo. (Rosario Amico Roxas)

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