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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

L’alcol nel corso dei diversi stadi di vita

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2011

Roma, 9 Maggio dalle 10.30 presso l’Aula Magna del CNR, in piazzale Aldo Moro 7, lo scienziato americano Kenneth R. Warren, Direttore del prestigioso NIAAA (National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism), insieme ai ricercatori del suo Istituto illustrerà i risultati delle loro ultime ricerche in tema di danni da alcol. Il Prof. Mauro Ceccanti, Docente Università Sapienza e Direttore del CRARL (Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio), sottolinea l’importanza di questo convegno con cui, avviata l’importante collaborazione tra gli Alcologi italiani ed il NIAAA americano, si aprono importanti prospettive sia per implementare le diverse conoscenze sul tema, sia per procedere verso la migliore formazione degli operatori e verso l’individuazione e codifica delle prassi e delle procedure diagnostiche e di intervento più efficaci e moderne. Chiuderà la prima giornata di lavori una panoramica sui farmaci e sugli strumenti terapeutici oggi a disposizione, mentre l’intera giornata di martedì 10 Maggio sarà impegnata in un corso di formazione (NIAAA – Università Sapienza) dedicato allo screening e al trattamento della dipendenza da alcol e dei disturbi correlati. I Problemi e le Patologie Alcol Correlate (PPAC) rappresentano una delle emergenze principali che l’Italia deve affrontare, con enormi implicazioni a livello medico, psicologico e sociale. I costi di tale problematica, sostiene Ceccanti, sono spesso sottovalutati e, a fronte di circa 30.000 – 40.000 morti/anno, le politiche di tutela sanitaria in materia alcologica sono ancora insufficienti. Pure i riscontri di un anno di lavoro dell’”Osservatorio Alcol e Pubblicità” del CRARL, che confermano drammaticamente come la continua pressione pubblicitaria televisiva di bevande alcoliche sia subita quotidianamente anche dai bambini e dagli adolescenti, in barba alle normative vigenti, la dice lunga sulla generale scarsa presa di coscienza del problema. Purtroppo le professionalità coinvolte parlano spesso linguaggi diversi ed hanno grandi difficoltà a comprendersi e a collaborare. La scarsa conoscenza del problema, il ridotto numero di centri che se ne occupano e le poche risorse investite nel territorio determinanoseri problemi di gestione di questo fenomeno, che coinvolge circa il 13% della popolazione con più di 18 anni e più del 20% dei soggetti ricoverati negli ospedali.

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