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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

L’oblio e il ricordo dei sogni

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2011

Identificati i meccanismi elettrici e le aree cerebrali che ci permettono di ricordare e, a volte, dimenticare quello che abbiamo sognato durante la notte Un sogno vecchio quanto l’uomo, forse. Ricordare solo ciò che ci fa piacere e dimenticare ciò che non tolleriamo dei sogni notturni. Uno studio italiano, pubblicato in questa settimana sul Journal of Neuroscience, ne ha finalmente individuato i meccanismi cerebrali sottostanti. Lo studio condotto da ricercatori del dipartimento di Psicologia della Sapienza e dell’Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca (AFaR), insieme a ricercatori delle università dell’Aquila e Bologna, ha dimostrato che, solo se la corteccia cerebrale presenta oscillazioni elettriche lente durante la fase REM del sonno, le persone ricorderanno il sogno appena prima del risveglio. Lo studio ha chiaramente evidenziato che se queste oscillazioni lente con una frequenza da 5 a 7 Hz, chiamate onde theta, sono presenti sulle aree frontali mediali, al successivo risveglio i sogni saranno ricordati I ricercatori hanno dimostrato che si tratta dello stesso meccanismo che si riscontra anche in stato di veglia per la cosiddetta memoria episodica, fenomeno già noto agli studiosi. “Quando si chiede a una persona di ricordare fatti e situazioni apprese nel corso della giornata – spiega Luigi De Gennaro, coordinatore della ricerca – la presenza di specifiche oscillazione elettriche con frequenza lenta nelle aree frontali rende possibile il ricordo di quell’episodio. Se questo non accade, la memoria dell’evento apparentemente sarà perduta per sempre”. i risultati dello studio hanno il merito di semplificare le nostre conoscenze sulle basi cerebrali dell’esperienza onirica. In sostanza, le stesse aree cerebrali e simili meccanismi neurofisiologici permettono l’accesso a ricordi episodici, indipendentemente che si tratti di un individuo sveglio o che sta sognando. Lo studio chiarisce anche perché la cosiddetta anoneria, cioè la perdita di qualsiasi ricordo dei sogni dopo lesione cerebrale, sia conseguenza o di una lesione della giunzione temporo-parieto-occipitale o della corteccia prefrontale mediale. Si tratta, in sostanza, delle stesse aree cerebrali che permettono ad individui senza alcun danno cerebrale di ricordare i sogni solo in presenza di specifiche oscillazione elettriche. “L’altro aspetto dello studio –aggiunge Luigi De Gennaro- è che, una volta di più, si conferma che l’esperienza del sogno non sia limitata alle fasi REM del sonno, ma –seppur con caratteristiche e basi neurali diverse- si riscontri in tutte le fasi del sonno. In tal caso, il successivo ricordo dei sogni è legato non alla presenza, ma al contrario all’assenza sulla corteccia temporo-parietale destra di oscillazioni con frequenza da 8 a 12 Hz, chiamate onde alpha.
“In sostanza – conclude De Gennaro – non sappiamo ancora perchè ricordiamo o dimentichiamo i sogni, ma abbiamo finalmente identificatocome ricordiamo e come dimentichiamo. Il nostro compito di neuroscienziati è di capire i meccanismi, mentre lasciamo agli psicoterapeuti e agli psicoanalisti la risposta sulle cause ultime”.

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