Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

La borghesia spaccata

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2011

In questa democrazia partecipativa è la borghesia il ceto intorno al quale ruotano le decisioni e le scelte politiche. Oggi risulta spaccata, e proprio lì dove la medesima borghesia conta maggiormente nelle decisioni dei palazzi del potere. Due firts lady coniugate entrambe Moratti, si contendono il primato in una Milano spaccata, esattamente come spaccata è la borghesia. Oggi i pareri e le idee non contano più nulla, in quanto non vengono nemmeno analizzate e prese in considerazione; domina il palcoscenico della politica il mitico sondaggio che indica le scelte di gradimento della maggioranza del popolo elettore, indicando al governo la linea da seguire per garantirsi un indice di gradimento elevato. Crolla così il mito della borghesia attiva e determinante, e si spacca: da una parte quella conservatrice in cerca del mantenimento dei privilegi goduti, dall’altra quella che guarda oltre il proprio orticello, avendo intuito l’aria di cambiamento che spira nel mondo intero: da una parte Letizia Moratti e dall’altra Milly Moratti. Che ci sia un vento di cambiamento bisogna saperlo vedere e capire. Con la democrazia del dopoguerra, crollò il mito della nobiltà, abolita anche dalla Costituzione e si impose la borghesia produttiva, quella del miracolo economico che seppe valutare il lavoro e farne il perno e il fulcro della ricostruzione che venne identificata come “miracolo economico. Con la guerra economica scaturita dall’attuale crisi anche la borghesia ha mutato i suoi interessi, dedicandosi all’economia della finanza, rinnegando la precedente economia del lavoro che elevò l’Italia tra le prime sei nazioni del mondo. La frattura della borghesia ha contagiato anche i popoli arabi, fin ora assoggettati alla borghesia del potere, costringendo anche l’Islam a diventare ostaggio del potere, dove i vari governanti si facevano capi religiosi per tenera a bada le masse obbligandole alla miseria.
• I sovrani del Marocco vantano la diretta discendenza da Maometto.
• I sovrani della Giordania preferiscono definirsi “re degli hascemiti” piuttosto che dei giornani; gli hascemiti appartengono alla tribù di appartenenza di Maometto, e vantono il diritto di essere considerati “custodi delle città sante”, che si trovano in Arabia, sotto la dinastia Saud che ne rivendica l’appartenenza, con una insanabile frattura tra le due case regnanti.
• A loro volta i Saud legittimano il loro potere con l’appartenenza alla confessione Waabita, alla quale, per motivi di cartello petrolifero, hanno aderito gli emiri del golfo , gli Al Sabbah del Kuwait, e i gli Yemeniti e i teocratici Omanidi.
• La Siria ufficialmente è una repubblica presidenziale, ma presidenziale al punto da non potersi distinguere da una monarchia assoluta, anch’essa avallata dall’appartenenza alla confessione alawita.
• Anche il laico libano di Jhumblat è governato in nome di una enclave drusa che trae origine da Al Darazi, che secoli fa fondò una delle tante scissioni sciite che approdò ad un movimento politico del quale oggi Walid, come prima di lui il padre, è signore e padrone.
Fu la piccola, media e alta borghesia che pilotò le rivendicazioni anticolonialiste, ma non poterono dirottare l’attenzione verso un sistema democratico, ritenuto emanazione di quello stesso Occidente che aveva esercitato il colonialismo sfruttatore. Avanza il multiculturalismo, le nazioni diventano multietniche, la globalizzazione, che voleva essere solo dei mercati, ha globalizzato il mondo intero che oggi rivendica la “globalizzazione della libertà”. Milano è solo l’esempio più pragmatico, tant’è che la Moratti aspirante sindaco ha messo in bilancio 12 milioni di euro (quelli dichiarati) per favorire a se stessa la riconquista della poltrona di sindaco; ma la medesima si dichiara una imprenditrice, per cui è doveroso dedurre che da tale poltrona si attende un ritorno dell’investimento fatto, con larghi margini di utile, secondo gli insegnamenti del suo mentore, arrivato alla presidenza del consiglio. (Rosario Amico Roxas)

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