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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Il Pdl non esiste

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Mag 2011

Milano-piazza castello

Image via Wikipedia

Quando sta succedendo a Milano dimostra una sola cosa: il Pdl non esiste. Esistono solo interessi personali e il voto non rappresenta una scelta politica ma un interesse di parte. Il modo scomposto con il quale si cerca di confondere i milanesi, tra minacce e paure di vario genere e tentativi di violare la legalità con un condono delle multe e nel proporre il trasferimento dei ministeri, dimostra la incapacità di una coalizione di governare il paese. Il Pdl potremmo definirlo al massimo una lobby organizzata per ottenere dalle istituzioni corsie preferenziali per l’interesse di ristretti comitati d’affari. Si aggredisce qualsiasi cosa per conseguire i propri obiettivi. E’ tale e tanta la confusione e il sospetto che persino i provvedimenti opportuni ed adeguati vengono appannati e confusi per falsità e inganno. A questo punto tali circostanze meritano una riflessione più ponderata. Non possiamo negare, ad esempio, che gli stessi partiti sono portatori di un “interesse” nel ritrarre una parte della società e lo hanno fatto nel sostenere sia le classi privilegiate sia le proletarie. Ora se il gioco si è fatto più pesante è perché il capitalismo si è radicato maggiormente nel tessuto sociale e ha fatto emergere il lato oscuro della natura umana con le sue logiche consumistiche per le quali il potere è dato solo dal dio denaro. Da qui dobbiamo convenire che i partiti, cosiddetti “padronali”, e il Pdl lo è, anche se non è il solo, hanno una loro ragione d’essere proprio in virtù del fatto che si muovono come una società di capitali dove vi è l’azionista di riferimento e quello che detiene il pacchetto di maggioranza. Ma vi è anche l’Opa e gli “scalatori ostili”. Il parlamento, a questo punto, si trasforma in un’assemblea societaria dove gli azionisti non hanno nulla da rimproverare all’esecutivo se la ripartizione degli utili è alta. E ora se ci limitiamo a considerare solo il caso di un partito, il Pdl, i suoi azionisti hanno tutto l’interesse a tenere in piedi la struttura perché ne va del loro capitale investito. Ma a complicare il tutto è che hanno un presidente-amministratore delegato che ha in mano la maggioranza delle azioni e la posta in gioco è una sola: o c’è lui o la società fallisce. E ora il presidente non sembra godere buona salute, in senso politico, s’intende, e il nervosismo si diffonde. Ciò che ancora salva il Pdl è che dall’altra parte della sponda l’Opa non è del tutto ostile. E alla fine ci ritroviamo con gli italiani che hanno votato un’idea e ora si ritrovano senza idee. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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