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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

L’ex pm conquista i voti dei napoletani

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

De Magistris riporta al voto il 18,6% degli elettori che al primo turno era rimasto a casa. Trattiene il 61,8% dei voti di Morcone e il 25,3% di quelli di Pasquino. Lettieri, invece, riporta al voto solo il 60,3% dei suoi elettori e perde il 34% verso l’astensione Per il 60% dei napoletani De Magistris rappresenta il cambiamento e per il 59% è un sindaco migliore di Lettieri. È qui, in queste due semplici cifre registrate poco prima del voto, una delle spiegazioni del risultato al ballottaggio. L’ex pm ha saputo cogliere e rispondere all’esigenza di cambiamento della città. Ha saputo incarnare il senso di pulizia e di nuovo modo di stare in politica, di cui Napoli avvertiva il bisogno. La conferma di questa capacità si riscontra, anche, osservando i dati dell’avversario: al ballottaggio è rimasto a casa il 34% di quanti, al primo turno, avevano scelto Lettieri. Altro elemento indicativo è il comportamento di chi non aveva votato al primo turno. Il 25,2% ha deciso di votare al ballottaggio: il 18,6%, di questi, ha scelto De Magistris, mentre il 6,6% ha optato per Lettieri. L’analisi dei flussi di voto tra il primo e il secondo turno e quelli tra le regionali del 2010 e oggi, chiariscono ulteriormente quanto è accaduto nel capoluogo partenopeo. Il primo dato evidente è la tenuta di De Magistris rispetto al proprio elettorato: l’86% di quanti lo aveva votato al primo turno, lo ha fatto anche al ballottaggio. L’ex pm, inoltre, ha avuto pochi voti in uscita: lo 0,8% verso Lettieri e il 13,2% verso l’astensione. Il quadro del candidato di centrodestra non appare altrettanto solido. Lettieri ha avuto la riconferma dal 60,3% degli elettori del primo turno, mentre ha dovuto registrare un’emorragia di preferenze verso l’astensione (34,1%) e anche una piccola quota di fuga verso De Magistris (5,6%). Il dato finale, tuttavia, non è stato determinato solo dal comportamento del proprio elettorato di riferimento, ma è stato generato dai flussi di voto che sono transitati dagli altri candidati in corso al primo turno. L’ex pm è riuscito a fare il pieno nell’area degli elettori di Morcone (61,8%). Da questa vasta area, infatti, solo il 2,6% ha traslocato su Lettieri, mentre il 35,6% ha preferito astenersi. Gli elettori di Pasquino, a maggioranza, hanno preferito astenersi (64,7%). Tra quanti hanno deciso di votare al ballottaggio, il 10% ha scelto il candidato di centrodestra, mentre il 25,3% ha preferito l’ex pm. Per avere il quadro complessivo della situazione politica napoletana, è utile analizzare anche i flussi di voto e i mutamenti avvenuti nel corso dell’ultimo anno, rispetto alle elezioni regionali del 2010. Il candidato del Pdl, Stefano Caldoro, a Napoli aveva preso il 49,31% dei voti, mentre De Luca il 46,5%. Rispetto all’anno scorso la geografia elettorale è mutata in modo decisivo. Al ballottaggio hanno votato per Lettieri il 72% di quanti, nel 2010, avevano votato per il Pdl, mentre il 18% ha optato per De Magistris e il 10% si è astenuto. L’ex pm, per parte sua, ha riconquistato l’89% di quanti nel 2010 avevano votato per il Pd, mentre solo il 4% è transitato sul candidato di centrodestra e il 7% si è astenuto. Significativo, in questo quadro di mutamenti, analizzare il comportamento di voto degli elettori dell’Udc e dell’Udeur di Mastella. La maggioranza degli elettori del “Campanile” ha scelto l’astensione (65%), mentre il restante 35% si è equamente diviso tra i due contendenti. Gli elettori di Casini, invece, si sono schierati nettamente. Il 65% dei napoletani che, nel 2010, aveva votato per lo scudocrociato 2 centrista, ha dato il proprio voto a De Magistris, mentre solo l’11% ha optato per Lettieri e il 24% si è astenuto. La geografia elettorale napoletana, con le comunali e nonostante i venti anni di governo di centrosinistra, ha segnato una sorta di ricompattamento. Nonostante il basso, bassissimo livello di fiducia nella Jervolino, l’elettorato napoletano sembra essere rimasto, a maggioranza, di centrosinistra. Il quadro elettorale della disfida del 2011, infatti, porta alla luce alcune considerazioni finali:
a. Lettieri non è riuscito a convincere la base elettorale pidiellina, non l’ha saputa compattare e riportare al voto. Non è riuscito, inoltre, a instaurare un dialogo costruttivo con l’opinione pubblica moderata locale e non ha saputo fiaccare la base elettorale del centrosinistra. Anzi, con l’onnipresenza berlusconiana ha rischiato di riattivare il senso di identità dell’elettorato di centrosinistra locale, offrendo materiale per il suo ricompattamento
b. De Magistris ha, invece, giocato fino in fondo la sua chance da outsider, riuscendo a incarnare quel bisogno di nuovo, di fuori dai giochi e dagli schemi, che ha mobilitato l’elettorato di centrosinistra al primo turno (anche se in modo separato e diviso) e ha ridestato la voglia di vittoria di questo elettorato al secondo turno, riportando al voto anche una parte di quanti, al primo turno, si erano disinteressati della competizione elettorale.
c. Il ballottaggio, infine, si è sviluppato, fino in fondo, come uno scontro di personalità. Un duello in cui la capacità evocativa e mobilitativa dell’ex pm è risultata ampiamente più motivante dell’avversario. Quest’ultimo, infatti, proprio nel rush finale, non ha saputo catalizzare quanto già acquisito al primo turno e, probabilmente, non gli è giovato (o forse, addirittura lo ha danneggiato) l’arrivo di Berlusconi in chiusura di campagna.
I flussi di voto sono stati calcolati sulla base dei dati relativi a 1.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nell’aprile 2011 e 2.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nel periodo tra il primo e il secondo turno delle elezioni comunali

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