Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Referendum. Consigliamo di votare!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Due SI’: all’abrogazione del nucleare e del legittimo impedimento. Molto semplice per il nucleare: visto che le alternative di produzione energetica ci sono, fintanto che la scienza non ci dirà cosa fare delle scorie, non ha senso correre anche un minimo pericolo. Altrettanto semplice per il legittimo impedimento: si tratta della reintroduzione surrettizia di norme bocciate e ri-bocciate in passato, ritornate a galla solo per una prova di forza della maggioranza di governo contro l’opposizione, ma totalmente inutili anche per “non dare impedimento” a chi ci governa nella sua opera. Meno semplici e piu’ articolati i quesiti per l’acqua pubblica o privata. I referendum a nostro avviso non risolvono, ma bloccano l’economia e alimentano l’incapacità pubblica. Il primo referendum chiede di abrogare le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, modalita’ in cui, però, si ribadisce che acqua e impianti vari di trattamento sono e restano un bene pubblico. I promotori non vogliono che i Comuni possano affidare la gestione anche a societa’ private o miste privato/pubblico. Il secondo referendum intende abrogare la remunerazione del capitale investito in materia, quindi anche quello di chi presta i soldi ad un ente pubblico. Purtroppo i fautori del SI’ e quelli del NO (che puntano essenzialmente sull’astensione perche’ non sia raggiunto il quorum e la consultazione sia invalidata) hanno reso banale una questione che invece non lo e’. I fautori dell’abrogazione ci e si illudono che, vinto il referendum, l’acqua tornera’ pubblica e tutto funzionerà bene. Lo schieramento opposto, confermato lo status quo, ci vuol far credere che tutto va bene e il mercato è salvo.
Così non e’ in entrambi i casi. Il problema maggiore che la risorsa acqua ha nel nostro Paese e’ la normazione nazionale e regionale, che cambia in continuazione ed ha contribuito -pubblico o privato non cambia- ad una situazione in cui -con poca o tanta acqua- si depura o non si depura, si paga o non si paga, fino a vere e proprie elusioni. Un contesto in cui ne risentono qualita’, equita’ dei servizi idrici e sostenibilita’ ambientale: la legge Galli del 1994, che prevede la copertura dei costi tramite tariffa con servizi adeguati ai livelli territoriali, e’ sempre punto di riferimento.
Il problema e’ che la risposta che il nostro sistema politico-istituzionale ha dato fino ad oggi, e’ condizionata da un modo di gestione della cosa pubblica dove l’interesse dell’utente finale del servizio e’ spesso considerato alla stregua di “limone da spremere” e senza nessun reale controllo pubblico.
Avremmo quindi bisogno di un pubblico senza conflitto di interessi, in grado di controllare i privati (o anche altri pubblici o misti che pero’ non siano se stessi). Bandi di gare per l’affidamento delle gestioni. Un’Autorità nazionale di controllo, con altrettante diramazioni territoriali, che sia emanazione anche dei cittadini utenti, e con nessuna commistione coi gestori dei servizi.
Per questo i referendum sull’acqua serviranno solo a bloccare l’esistente in una prospettiva di tornare indietro e negandoci la possibilità di una gestione privata di qualità, rispettata e apprezzata per questo, e non per le manfrine politiche e/o per il suo essere pubblico mascherato. Per questo invitiamo a votare NO.

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