Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

I rischi del regime democratico

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2011

Il clima di fiducia nei confronti dello Stato e delle sue diramazioni è, in Italia, molto basso. Secondo i più recenti dati dell’Itanes soltanto il 24% degli intervistati risponde che “ci si può fidare della maggior parte della gente”. Mentre addirittura il 74% afferma che “non si è mai abbastanza prudenti con la gente”. Inoltre emerge che soltanto il 18,7% degli italiani era iscritto ai sindacati, associazioni di categoria e movimenti, il 20,4% vi era stato iscritto in passato. Infine il 61% degli italiani non era mai stato iscritto né ai sindacati, né ad associazioni di categoria, né a partiti o movimenti. Già al suo tempo Tocqueville (La democrazia in America, Parigi 1895) aveva avvertito dei rischi di un regime democratico nella crisi di ogni nesso connettivo all’interno della società e tale da spingere verso l’individualismo affermando in proposito che “… un sentimento ponderato e pacifico, che dispone ogni cittadino ad isolarsi dalla massa dei suoi simili, a ritirarsi in disparte con la sua famiglia ed i suoi amici; così che dopo essersi creata una piccola società a proprio uso, abbandona volentieri la grande società a se stessa.” Ed aggiungeva Ibidem: “Se i cittadini continuano a chiudersi sempre più strettamente nella cerchia dei piccoli interessi familiari e ad agitarvisi dentro senza requie, c’è da temere che finiscano con il diventare come inaccessibili a quelle grandi e potenti emozioni, che travagliano i popoli, ma che pure li sviluppano e li rinnovano… si pensa che le società nuove cambino continuamente fisionomia; e, io, invece, temo che finiscano per rimanere troppo fisse nelle stesse istituzioni, negli stessi pregiudizi, nelle stesse abitudini, in modo tale che il genere umano si fermi e si limiti; che lo spirito di spieghi e si ripieghi eternamente su se stesso, senza produrre idee nuove; che l’uomo di esaurisca in piccoli moti solitari e sterili, e che, pur agitandosi senza posa, l’umanità non avanzi più.” Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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