Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Intervento Berlusconi per voto di fiducia parlamento

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2011

Silvio Berlusconi

Image via Wikipedia

(In sintesi) il dibattito di oggi nasce – come sapete – da una sollecitazione del Presidente della Repubblica, a cui rivolgo il mio cordiale saluto. Il Capo dello Stato, con l’autorevolezza che tutti noi gli riconosciamo, ha invitato il Governo a riflettere in Parlamento in merito ai mutamenti intervenuti nella compagine governativa. È un invito opportuno, che accolgo con favore. Sono certo che il Governo uscirà rafforzato da questo passaggio parlamentare. Condivido e rilancio – quindi – l’appello alla responsabilità e alla coesione del presidente Napolitano, convinto che tutte le forze politiche e sociali debbano lavorare nell’esclusivo interesse del Paese, ciascuna interpretando in modo costruttivo il proprio ruolo. Dobbiamo ritrovare l’unità intorno ai valori comuni. Voglio qui anzitutto ribadire la nostra ferma intenzione di completare il programma di governo per il 2013, arrivando alla scadenza naturale della legislatura. I cittadini potranno giudicare complessivamente il nostro operato attraverso le elezioni politiche generali, come prescrive la Costituzione e come avviene in tutte le democrazie. Se allarghiamo lo sguardo alle grandi Nazioni occidentali, vediamo che né le opposizioni, né i media, né l’opinione pubblica reclamano le dimissioni di Presidenti e Capi di Governo in seguito a risultati elettorali di medio termine nelle elezioni locali. Dopo le dimissioni dei componenti del Governo, a seguito della diaspora che si è verificata nel Popolo della Libertà, abbiamo proceduto al reintegro della compagine di questo Governo che, con la nomina di nove nuovi Sottosegretari, di cui sei eletti sotto il simbolo del Popolo della Libertà, ha raggiunto la quota di 64 componenti, compreso il Presidente del Consiglio. La Costituzione assegna un tempo congruo – cinque anni – nei quali i Governi devono adempiere agli impegni assunti con gli elettori e noi intendiamo utilizzare proficuamente quello che rimane di questo tempo nel rispetto del programma votato dagli italiani e nei limiti temporali dettati dalla Costituzione repubblicana.
Rivendico come un risultato formidabile del nostro Governo il fatto di avere messo al riparo il debito pubblico italiano dagli attacchi speculativi. Sarebbe folle rimettere tutto in discussione e renderci vulnerabili con una crisi al buio proprio ora che dobbiamo agganciare la crescita. Il nostro Governo dunque deve continuare a lavorare perché gli italiani ci hanno scelto e perché abbiamo ben governato e anche perché – lo dico con chiarezza – non esiste alcuna alternativa a questo Governo e a questa maggioranza. Non sto dicendo: «Dopo di me verrà il diluvio»; so bene che i cimiteri sono pieni di persone che si ritenevano indispensabili. Mi limito ad osservare che l’alleanza tra Popolo della Libertà e Lega, con l’apporto delle forze responsabili del Parlamento, è l’unico assetto politico in grado di garantire la governabilità e l’affidabilità internazionale del Paese. La verità è che le contraddizioni della minoranza sono ben più gravi e radicate dei travagli che la nostra maggioranza ha dovuto subire. Tra i centristi è prevalso il desiderio di rimanere a giocare di rimessa. Capisco che assumersi la responsabilità di governare è gravoso e che far quadrare i conti dello Stato in un periodo di crisi globale è molto più difficile che fare delle critiche. Desidero innanzitutto ricordare i cinque punti qualificanti che il Governo considera strategici per dare attuazione compiuta, da qui al 2013, al programma approvato dagli elettori: il federalismo fiscale, la riforma tributaria, la riforma della giustizia, l’immigrazione e la sicurezza dei cittadini e, da ultimo, ma non per importanza, il piano per il Sud. Abbiamo trovato nel 2008 l’Italia con un rapporto deficit/PIL superiore a quello dell’area Euro. Quel rapporto, da allora, è sempre stato inferiore.
C’è stato il rischio di essere travolti della crisi. C’è stata la concreta possibilità di subire passivamente tutti gli effetti negativi della speculazione finanziaria internazionale. E invece, no. Alcuni Paesi hanno mandato a casa molti dipendenti pubblici o hanno ridotto fino al 25 per cento i loro stipendi; hanno diminuito gli stanziamenti per la sanità e gli enti locali; hanno diminuito la cassa integrazione e i contributi ai disoccupati; hanno aumentato l’IVA sino al 25 per cento. Il nostro Governo, invece, è riuscito a muoversi addirittura nella direzione opposta, abrogando l’ICI, aumentando di oltre quattro miliardi gli stanziamenti per la sanità e di molto quelli per la cassa integrazione. Il tutto senza aumentare le imposte o introdurne di nuove. Nel pieno della crisi mondiale abbiamo poi dovuto affrontare gravi emergenze nazionali: la tragedia del terremoto dell’Aquila, i rifiuti in Campania, gli effetti degli sconvolgimenti africani. A tutte queste emergenze abbiamo dato risposte adeguate e tempestive.
Abbiamo combattuto la criminalità organizzata e le mafie con risultati mai, mai conseguiti prima: 8.466 presunti mafiosi arrestati, 32 sui 34 latitanti di massima pericolosità, per un totale di 455 latitanti tratti in arresto; 778 operazioni di polizia, 46.569 beni sottratti alla mafia per un valore complessivo di 21.528 milioni di euro. I progressi nella lotta all’evasione fiscale hanno fatto chiudere il 2010 con oltre 25 miliardi di euro recuperati tra imposte, tasse e contributi evasi.
Altri successi: il processo di riforma e modernizzazione della pubblica amministrazione con servizi digitali all’avanguardia in Europa. La diplomazia commerciale che io ho posto al centro del mio impegno in politica estera ci ha consentito di raggiungere intese economiche per oltre 30 miliardi di euro di commesse a favore delle imprese e dei lavoratori italiani. Voglio poi ricordare che nei mesi più bui della crisi i lavoratori e le aziende non sono mai, mai stati lasciati soli: 37 miliardi di euro di ammortizzatori sociali nel biennio hanno evitato centinaia di migliaia di licenziamenti e garantito il sostegno ai lavoratori, con e senza tutele contrattuali, inclusi i dipendenti di piccole imprese, di apprendisti, lavoratori interinali e collaboratori a progetto. Così abbiamo salvato anche migliaia di aziende.
La riforma fiscale non produrrà buchi di bilancio, ma darà vita a un sistema più equo e più benevolo verso chi è in condizioni disagiate. La riforma genererà un sistema che premia chi produce, chi investe, chi risparmia, chi dichiara il giusto, un sistema più semplice che spazzerà via norme incomprensibili, adempimenti inutili e privilegi corporativi. Il Governo, dunque, presenterà al Parlamento prima della pausa estiva la delega per riformare il sistema fiscale. Vi saranno meno aliquote (solo tre invece che le cinque attuali) e più basse, un sistema di detrazioni e deduzioni più snello e trasparente, in coerenza con gli obiettivi generali della riforma, una riduzione a cinque del numero delle imposte. Si tratta di un obiettivo non congiunturale, ma strutturale che rientra negli orientamenti europei da prima della crisi economica e che in Italia deve portare a riequilibrare il peso delle imposte sui redditi rispetto alle altre imposte, allineandolo progressivamente ai valori europei. Il tutto – voglio sottolinearlo ancora – non avverrà in deficit.
Daremo inoltre attuazione concreta al Piano per il Sud, che sono impegnato a seguire personalmente, e lo faremo in base a una precisa e serrata tabella di marcia. Da qui alla fine della legislatura riuniremo il CIPE ogni mese con l’obiettivo di deliberare tutte le misure per rendere operativi gli otto interventi prioritari che il piano stesso prevede.
In politica estera abbiamo affrontato vicende epocali con i rivolgimenti nel Nordafrica, che hanno avuto grande impatto sulle nostre frontiere e sulla geopolitica internazionale. Per quanto riguarda la Libia, sulla base delle decisioni dell’ONU, della NATO e dell’Unione europea, il Parlamento italiano ha autorizzato la nostra partecipazione alla missione internazionale di pace per proteggere la popolazione civile. Ricordiamo che finora, grazie all’azione della NATO, sono state salvate migliaia di vite umane e preservate dalla distruzione intere città. In ordine alla diminuzione delle risorse da destinare alle missioni internazionali di pace, il Governo assumerà ogni necessaria decisione dopo l’imminente Consiglio supremo di difesa, presieduto dal Capo dello Stato Signor Presidente, onorevoli senatori, aver salvaguardato il sistema economico e produttivo del Paese è il maggior risultato di questo Governo, il vanto di cui andiamo fieri. Mentre imperversava la crisi, non ci siamo fatti prendere dal panico, abbiamo tenuto la barra dritta e guardato all’interesse dell’Italia.
Mi auguro dunque che si possa lavorare tutti insieme affinché l’Italia, al di là della crisi internazionale, possa costruirsi un futuro di maggiore prosperità, di sicuro benessere, di vera giustizia e di vera libertà. Lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo a questo nostro Paese che noi tutti amiamo.

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