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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

La Santa Caterina benedicente un devoto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Pienza 25 giugno – 4 settembre 2011, Museo Diocesano Per celebrare il 550° anniversario della canonizzazione di Santa Caterina da Siena, voluta nel 1461 da Pio II, il Museo Diocesano di Pienza espone per poco più di due mesi una inedita tavola quattrocentesca raffigurante la domenicana senese in atto di benedire un devoto, proveniente da una collezione fiorentina. Curata dal direttore del museo Gabriele Fattorini, l’esposizione è parte di un progetto più ampio, che vede la sede museale pientina istituire uno stretto dialogo con la mostra di libri antichi e incisioni cateriniane allestita simultaneamente nel vicino Museo della Fabbriceria dalla Società Bibliografica Toscana. L’inaugurazione dell’evento – che si terrà sabato 25 giugno alle ore 17.00 nella chiesa di San Francesco a Pienza – sarà l’occasione per sottolineare il valore dell’intero progetto, oltre che per per ricordare la secolare rilevanza di Caterina da Sien a, eletta in tempi più vicini a noi patrona d’Italia e d’Europa.
La Santa Caterina benedicente un devoto rappresenta una rilevante acquisizione per l’iconografia cateriniana quattrocentesca ed è stata riconosciuta da Andrea De Marchi al raro pittore bolognese Cristoforo di Benedetto (documentato dal 1456 al 1497), che nella seconda metà del Quattrocento seppe arricchire il sostrato tardogotico del suo stile aggiornandosi sulle novità rinascimentali “padovane” diffuse nell’ambiente artistico felsineo da Marco Zoppo e dai veneziani Antonio e Bartolomeo Vivarini. Il dipinto, come evidenziato da Matteo Mazzalupi, doveva essere destinato a un piccolo altare o al sepolcro del giovane uomo che vi è effigiato di profilo. Per quanto fosse una terziaria, Caterina veste l’abito delle monache domenicane, ma tale sostituzione è comune già nel Quattrocento; la mano destra benedice il suo devoto, mentre nella sinistra sono i due consueti attributi del Crocifisso e del cuore, poco in basso, raccolto in un vaso di gusto antiquario, è invece il giglio simbolo della di lei purezza. Su questi interviene peraltro nel pieghevole che accompagna il dipinto pure il biblista senese Benedetto Rossi.

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