Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

La politica dell’alternativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

Bisogna andare il più presto possibile a votare per dare all’Italia un governo che si occupi delle cose del Paese, non degli affari del palazzo. Perché, aldilà delle chiacchiere, oggi non è stato fatto nessun passo avanti nell’interesse del Paese: semmai è stata descritta una realtà da Alice nel paese delle meraviglie. E intanto, fuori dal Palazzo, vi erano scontri, manifestazioni, esasperazione. Un’opposizione seria e concreta, oggi, deve parlare meno di Berlusconi e fare invece una proposta alternativa, ed è questa la richiesta che io mi accingo a fare in aula ai colleghi dell’opposizione. Noi cosa proponiamo? Cosa mettiamo al primo posto? Secondo me dobbiamo metterci l’occupazione e il lavoro. Il resto sono chiacchiere. Quando dico “opposizione” mi riferisco a Pd, Idv e Sel. Ogni minuto in più che aspettano per proporre una soluzione unitaria e alternativa, con un programma chiaro e sintetico, una squadra coesa, un’unità senza distinguo e una leadership riconosciutaè un minuto perso. Le riforme proposte da Berlusconi le conosciamo. Vuole una magistratura asservita che controlli e punisca i deboli e sia di manica larga con i potenti. Vuole un’economia in cui pochi stanno troppo bene, in un regime di monopolio, e tutti gli altri sono utilizzati come manodopera usa e getta, creando così un nuovo feudalesimo, un nuovo monopolio e un nuovo Stato centrale. Vuole istituzioni in cui siano pochi a comandare, e in modo feudale. Vuole l’esatto contrario di quel che un Paese democratico e libero deve volere. Ma torno a ripetere: io vorrei parlare meno di cosa vuole Berlusconi. Ormai, con i referendum, i cittadini hanno capito che di lui si può fare a meno. Oggi dobbiamo dimostrare e provare cosa sappiamo fare noi. Sulla legge elettorale io ho le idee ben chiare. Sistema bipolare, non un sistema in cui prima si vota e poi dico con chi vado. Preferenze affidate ai cittadini, ma con una griglia di accesso alle candidature. I condannati non vanno candidati, coloro che rivestono particolari incarichi devono prima dimettersi e poi candidarsi. I magistrati, ad esempio, una volta scelta la via politica, non devono più poter tornar a fare i magistrati. Se sei concessionario dello Stato, prima lasci le concessioni e poi ti candidi. La riforma della legge elettorale deve esserci, perché quella attuale permette di stare in Parlamento a persone che non hanno consenso e non rispondono agli elettori ma si vendono al miglior offerente, come sta dimostrando questa continua giravolta di deputati da una parte e dall’altra. Il voto bipolare con le preferenze dà la possibilità al cittadino di premiare o punire chi intende mandare in Parlamento e chi vuole invece mandare a casa. Ma prima ancora della preferenza deve esserci una griglia di accesso e alcuni sbarramenti per persone che non si devono nemmeno candidare. Se si stabilisce la regola per cui chi è sotto processo non può amministrare la cosa pubblica e chi è condannato non può essere eletto, e quindi candidato, avremo in Parlamento e nelle istituzioni la migliore società. Invece adesso rischiamo di avere la peggiore, perché uno sa che se commette reati e se ne va in Parlamento ha assicurata l’impunità,. Come sta dimostrando in queste ore qualche caso di parlamentare che ha un provvedimento di cattura in corso e qui in Parlamento si stanno accingendo a garantirgli l’impunità. La maggioranza di questo Parlamento farà il possibile e l’impossibile per arrivare alla fine della legislatura, ed è un dato di fatto che ieri ha avuto due voti in più rispetto al 14 dicembre. Quindi io non sto ad aspettare che passi il cadavere del nemico. Sto qui a proporre un’alternativa affinché, quando arriva il momento il cittadino, sappia cos’ha come alternativa. Credo che oggi non si possa più chiedere ai cittadini un voto come plebiscito contro Berlusconi. Lo hanno già fatto con i referendum. Oggi dobbiamo dire noi cosa siamo capaci di fare. Allora caro Luigi Bersani, tu che sei leader del partito di maggioranza relativa nell’opposizione, per favore convoca al più presto i partiti e i leader dei partiti che devono far parte di questa coalizione. Caro Vendola, scendi giù pure tu dall’Olimpo dei sogni e confrontati con gli altri per costruire questa alternativa. E anche tu, caro Di Pietro: mettiamoci tutti insieme per costruire un’alternativa fatta di programmi, dove al primo posto siano occupazione e lavoro, dove ci sia una politica estera di pace che ritiri le truppe dalle guerre impossibili, dove ci sia una politica sociale che guarda alle fasce sociali più deboli. Perché di questo si dovrà occupare il nuovo Governo. (Antonio Di Pietro)

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