Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Editoriale Fidest. Il parlamento e il popolo sovrano

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2011

Antonio di Pietro

Image via Wikipedia

Da qualche mese a questa parte si è innescata in Italia un’accesa polemica riguardo il “rapporto incompreso”, tra la volontà popolare, che i test elettorali (amministrative e voto referendario) hanno mostrato con la contrarietà popolare nei confronti dell’attuale coalizione che ci governa, e la maggioranza parlamentare di segno opposto. Le ragioni degli uni e degli altri sono note. I primi dicono che per quanto significativo un voto popolare a metà legislatura non vuol dire automaticamente che la maggioranza non esiste più. Deve, semmai, incassare l’insuccesso e correre ai ripari. Gli altri sostengono che il malessere è più profondo e motivato perché l’attuale coalizione si è avvitata sui problemi personali del premier e non riesce a governare. E quest’ultimo che dice? Sostiene che al momento il suo posto non può essere preso da altri sia all’interno della sua coalizione pena una notte “dei lunghi coltelli” dove gli uni sbranerebbero gli altri, sia all’esterno dove una opposizione non riesce ad esprimere una leadership credibile e condivisa. Alla fine se Berlusconi resta al suo posto è per farci un favore e per evitare guai maggiori di ingovernabilità del paese a fronte di una crisi economica e istituzionale molto profonda e per certi versi drammatica.
Per quanto sia nota la mia contrarietà nei confronti del presidente del consiglio devo riconoscere che ha ragione. E’ il nostro “male oscuro” quello di non riuscire a fare squadra e ad accettare una guida super partes. E’ purtroppo quello che in più riprese in questi ultimi anni ho sostenuto sia rifacendomi ai trascorsi storici (vedasi l’avvento del fascismo), sia a quelli più complessi di politica internazionale che hanno dato il via alla gestione del potere andreottiano e poi di Berlusconi, forse spuntato in un momento in cui un po’ tutti hanno abbassato la guardia in seguito alla tempesta innescata da “mani pulite”. Ora ci risiamo e dobbiamo dare atto ad Antonio Di Pietro di aver posto con forza il dito sulla piaga. E non ci giriamo tanto intorno. Oggi se Berlusconi si mette da parte il centro destra non solo ha i numeri ma anche la forza politica per mettere mano alle riforme. Ma chi dovrebbe, materialmente, sostituirlo? E qui casca l’asino, come si suol dire. La Lega avanza la candidatura di Maroni. Alcune frange del Pdl pensano a Tremonti. Il premier vedrebbe bene il suo guardasigilli Alfano e poi vi sarebbe il ritorno dei transfughi con Fini e Casini e via di questo passo. Dall’altra parte non vi può essere, con l’attuale parlamento, una maggioranza per cui la strada potrebbe essere solo quella delle elezioni anticipate. Ma con quale leader e quale coalizione? Il Pd non può farcela da solo e ha bisogno soprattutto dei moderati ma senza perdere l’ala sinistra e qui si comincia con la “quadratura del cerchio” e la storia diventa infinita. Ecco perché Berlusconi, nonostante tutto, si sente l’erede di se stesso. E chi è causa del suo mal… solo che a piangere sono sempre i soliti e, guarda caso, i più incolpevoli. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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