Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Potere come responsabilità verso gli altri

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

Da almeno 20 anni abbiamo assistito ad un notevole e inarrestabile imbarbarimento dei costumi. La politica non ha fatto eccezione, anche se ci saremmo aspettati, per lo meno, un tentativo nel cercare di contenere tale tendenza. Tanto per cominciare è stato stravolto il concetto di “potere” assunto dalle istituzioni e dai palazzi della politica poiché non si esercita più nell’interesse della collettività, ma si traduce invariabilmente per fini personali e clientelari. Quello che appare sempre più evidente è l’assenza di vergogna. Gli illeciti penali diventano bravate. Le violenze, atti di goliardia. Non mancano teen agers che si denudano e si mostrano in pose osé, via internet, come se si trattasse della cosa più naturale. Si sta perdendo il senso del limite. Qui non si tratta di alzare steccati moralistici e bacchettoni. Qui dobbiamo, concretamente, capire quali sono i nuovi limiti per un vivere comune rispettando certe regole. D’altra parte dovrebbe restare un punto fermo l’idea che la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri. E si può essere liberi di fare certe cose ma non esserlo se si assumono incarichi pubblici poiché ciò che appare è sotto gli occhi di tutti e può diventare facile motivo d’imitazione. Come dire? Se l’ha fatto lui perché non dovrei farlo anch’io? Poi vi è un aspetto altrettanto grave come quello di attribuire la leicità di alcuni comportamenti. Penso a quanto ha detto al Teatro Dal Verme, Giuliano Ferrara a proposito dei fatti imputabili a Berlusconi e del suo rinvio a giudizio per concussione e favoreggiamento alla prostituzione minorile. Egli ritiene che la magistratura sulla circostanza confonda “le inclinazioni naturali con i reati”. Ferrara finge d’ignorare che le inclinazioni naturali, se fuori controllo, possono indurre a commettere reati. A mio parere, dal punto di vista morale (non legale!), quella del premier, che Veronica Lario ha definito malattia, e la figlia Barbara, debolezza, non può essere considerata una colpa, giacché prescinde dalla volontà, o meglio, è più forte della volontà. Il Cavaliere, in qualche modo, è costretto ad avere contatti, non solo fisici, con giovani donne. La prova? Ce ne sono due. La prima è che se dipendesse dalla sua volontà, non si sarebbe mai messo nelle condizioni di dare un dispiacere alla famiglia, che ama profondamente, e disgusto agli italiani che pure ama profondamente. La seconda è che, pur essendo consapevole d’essere sotto l’occhio vigile dei magistrati, ha continuato a dare sfogo ai suoi desideri per les jeunes filles en fleur. Saverio Romano (Pid) nella trasmissione Ottoemezzo del 26 gennaio ha affermato che lui non vede nulla di male nel comportamento del suo Cavaliere, giacché non reca danno a nessuno, e che solo i comportamenti che nuocciono a qualcuno sono riprovevoli. Evidentemente Romano non ha mai sentito parlare di decoro, convenienza, dignità, senso della misura, sobrietà. E se si comportasse alla stessa maniera il Presidente della Repubblica? Ma a parte ciò, in realtà, le vicende del Cavaliere danneggiano eccome alla società, e soprattutto ai giovani ai quali trasmettono modelli di comportamento basati su falsi valori. E tutto questo significa una sola cosa: quello che spicca è l’assenza di vergogna. Abbiamo sollevato un altro tabù ai nostri veli. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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