Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Farmacista: è affare di famiglia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Gran cosa la famiglia, soprattutto se si vuole fare il farmacista, il medico o l’avvocato. Lo conferma una ricerca sulle professioni regolamentate condotta dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti e presentata in un workshop ospitato dall’Università Bocconi di Milano: tra i farmacisti il numero dei figli o dei nipoti che fanno lo stesso lavoro del papà o del nonno risulta superiore di 3,5 volte alla media che si riscontra nella più ampia e indistinta platea dei liberi professionisti; esattamente la stessa incidenza che si registra tra gli avvocati e mezzo punto sotto i medici, dove la “trasmissione” del camice è addirittura 4 volte superiore alla media. Lo si può chiamare “familismo” e per gli autori dello studio, che ha misurato l’incidenza delle “dinastie professionali” in undici professioni regolamentate (tra le quali anche notai, giornalisti e commercialisti), rappresenta un gigantesco punto interrogativo rispetto all’efficienza e alla qualità dei servizi che quelle stesse professioni erogano. Il “familismo”, infatti, potrebbe avere effetti virtuosi nel caso in cui «i figli di bravi professionisti ricevono dai genitori formazione e consigli utili a diventare anch’essi bravi professionisti». Rischia invece di diventare nepotismo quando la tradizione familiare si fa soltanto scorciatoia per l’ingresso nella professione, in barba alla meritocrazia e alle finalità stesse degli Ordini, che difendono l’accesso selezionato per garantire standard qualitativi elevati. Dallo studio arrivano stime che sembrano confermare entrambe le ipotesi. Nel caso dei medici, per esempio, il “familismo” pare avere effetti virtuosi, perché dove il fenomeno è più diffuso (Sud Italia e Nord est) si registrano dati sociosanitari migliori. Valutazioni apparentemente opposte per commercialisti e consulenti del lavoro, perché nelle regioni con più forte familismo si associano tassi più elevati di evasione fiscale e liti sul lavoro. Al di là di dati empirici che gli stessi autori prendono con le dovute cautele, lo studio serve ad avviare una seria riflessione sull’istituto ordinistico. «Come indicato anche dal Garante della Concorrenza» ricordano i ricercatori «esistono al momento numerose norme che poco hanno a che vedere con la necessità di garantire un elevato livello di qualità dei servizi offerti nelle libere professioni». In particolare, gli autori invitano gli ordini ridurre il più possibile qualsiasi conflitto di interesse nell’esame di ingresso, « evitando che sia preparato e/o corretto dagli iscritti all’albo che saranno a breve concorrenti diretti dei neo-iscritti». Inoltre, gli albi dovrebbero distinguere il ruolo di garanti della qualità dei servizi offerti dai propri iscritti da quello di organi di rappresentanza della categoria, «magari creando due strutture separate che svolgano in totale autonomia queste due diverse funzioni». (fonte farmacista33)

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