Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Qui lo dico e qui lo nego

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Editoriale fidest. Non è infrequente per il cronista imbattersi in militari con le stellette e dirigenti pubblici che esternano le loro amarezze e svelano comportamenti, diciamo, “discutibili” dei loro superiori. Ma dopo lo sfogo, e spesso anche prima, mettono le mani davanti e dichiarano: “sia ben chiaro, qui lo dico e qui lo nego”. Pare che la stessa cosa stia accadendo a Milano dove, ci informa Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm) che dopo l’uscita di un articolo pubblicato da “Il Manifesto” nel quale sono stati messi in luce alcuni aspetti sconcertanti del trattamento riservato ai militari di truppa impegnati nell’operazione “strade sicure” in corso a Milano subito dopo si è scatenata la repressione dei vertici militari. E prosegue Comellini: “mi è già stato riferito che tutti i militari impiegati in quei servizi sono stati immediatamente interrogati dai superiori gerarchici per sapere se quell’articolo fosse stato opera loro e che saranno tutti chiamati a firmare una dichiarazione con cui dovranno affermare di non aver mai avuto rapporti con lo studio legale menzionato nell’articolo e con il giornalista de “Il Manifesto”. Questi metodi – aggiunge- somigliano molto a quelli che i peggiori regimi del secolo scorso mettevano in atto per trovare un colpevole e mi auguro che non si giunga ad azioni di rappresaglia che prevedano la punizione con il metodo “uno ogni dieci”. Mi sembra solo il caso di aggiungere – prosegue – che solo alcuni giorni fa lo stesso Ministro della difesa ha affermato, riferendosi agli atleti militati inviati in Brasile, che tutti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni, quindi mi auguro che La Russa intervenga immediatamente per risolvere i problemi esistenti perché è bene che il Ministro impari ad ascoltare prima la truppa e poi i generali, perché -conclude Comellini- le repressioni e le inquisizioni portano inevitabilmente chi le subisce a dover cercare altre strade di “tutela”, sicuramente più “sicure” e concrete rispetto a quelle interne all’amministrazione militare.” Ma non è finita qui, purtroppo. Quanti autorevoli esponenti del governo senza vergogna e senso della misura vanno in televisione o rilasciano dichiarazioni ai giornalisti della carta stampata dove dichiarano il falso, disinformano e creano confusione nell’opinione pubblica e fanno in tal modo mercimonio della verità. Alla fine vogliono determinare un’onda di “rigetto” per la classe politica poiché pensano che meno gente vada a votare e più facilmente il voto è controllabile. Quanto siamo lontani dalle parole di Louis Nencken che affermava: “La cura per i mali della democrazia è più democrazia”. Qui hanno staccato la spina alla democrazia. Il malato rantola. E’ in coma. Mi piacerebbe sapere quale terapia suggerirebbe, a questo riguardo, Louis Nencken. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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