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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 10 agosto 2011

Governo: in trincea contro la patrimoniale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2011

Si stanno sommando tutte le premesse per cui appare indispensabile una stretta economica in grado di favorire le condizioni per sgattaiolare da questa crisi travolgente alla ricerca di un approdo che migliori le condizioni generali dalla nazione. L’Europa ha condensato in poche esigenze i compiti che il governo deve svolgere per recuperare credibilità e rendere più solide le condizioni finanziarie e scoraggiare l’aggressività della speculazione che vegeta sulle debolezze degli Stati. A causa di un debito pubblico, che in questi ultimi otto anni di governo Berlusconi si è ulteriormente dilatato, l’UE ci impone:
a) Ridurre gli interessi
b) Ridurre il debito
c) Ridurre entrambi
d) Raggiungere in tempi ridottissimi il, pareggio di bilancio.
Il debito pubblico è paragonabile ad un elastico che regge il peso di tale debito; più è pesante il debito e maggiormente si allunga l’elastico, con la logica conseguenza di aumentare la tensione a cui l’elastico è sottoposto. A questo punto intervengono anche fattori esterni, come una tempesta dei mercati o, peggio, una spinta speculativa che profitta della distratta debolezza del governo e soffia su quell’elastico che continua ad allungarsi, fino ad avvicinarsi al punto di rottura, cioè il default del debito. A questo punto le misure scavalcano i dettati economici e diventano problemi politici, di metodo e di scelte di fondo. Come soddisfare le quattro priorità che ci impone l’UE, che ha assunto l’onere di fare da tutor a questa Italia così malamente amministrata ? Non c’ altra via che ricorrere ai cittadini per ottenere i finanziamenti necessari per interrompere il circuito perverso. Dovrà essere la politica ad indicare il metodo e, soprattutto, quali cittadini chiamare all’intervento. Il liberismo berlusconiano, per bocca del suo ideatore, esclude nella maniera più categorica il ricorso ad una patrimoniale che estrometta i modesti patrimoni frutti di lavoro e di risparmi, spesso forzato, per investire i grandi patrimoni, sempre più spesso parassitari, che non producono nulla ma generano quell’economia della finanza che privilegia sia i grandi patrimoni ereditari che le enormi liquidità delle varie organizzazioni malavitose. Ma chi si oppone con maggiore insistenza alla patrimoniale, oltre allo stesso Berlusconi, in un eclatante conflitto di interessi personali, è lo IOR, la banca vaticana per la quale si ipotozza, con voci sempre più chiare e forti, un interesse diretto nell’attuale speculazione.
La più grande concentrazione immobiliare valutata in oltre il 30% degli appartamenti ubicati in Roma, esige l’esenzione fiscale, pur lucrando in maniera fin troppo efficace sugli affitti. I bassi costi di affitto, infatti, sono riservati ai componenti la “casta” che saranno chiamati a votare i benefit riservati al patrimonio vaticano, mentre per i bisognosi non esiste neanche la carità cristiana di agevolare i più deboli: il 60% degli sfratti legali, infatti, è ad opera del Vaticano o sue diramazioni.
Berlusconi difende se stesso e mette dentro anche il Vaticano, per lucrarne l’appoggio elettorale, mentre si prevede una manovra penalizzante per la piccola e media borghesia, nonché per le fasce più deboli della popolazione. (Rosario Amico Roxas)

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(Fidest) Crisi: la differenza tra Italia e U.S.A.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2011

Due situazioni sono da anni note. La prima che gli U.S.A. hanno fondato la crescita della propria economia sui soldi degli investitori stranieri e che l’Italia ha preso i soldi dei risparmiatori domestici, istituzionali e forestieri per arricchire gli speculatori. Nel primo caso l’America ha consolidato nel mondo la sua leadership e la sua capacità di competere con le economie emergenti mentre l’Italia ha gonfiato a dismisura il suo debito primario senza lasciare al sistema paese una solida eredità. Tutto questo oggi è stato ignorato e si vuole anche trovare l’alibi affermando che la crisi è planetaria e che siamo in buona compagnia con quel colosso che si chiama Stati Uniti.
Vogliamo in questo modo continuare a prenderci in giro o a trovare una scusa per spremere ancora di più chi ha dato sempre molto per ricevere poco e per continuare a favorire quelli che molto hanno ricevuto per offrire poco? E’ quanto già è accaduto, tra l’indifferenza generale, con l’approvazione della finanziaria e che oggi i suoi effetti perversi si vogliono anticipare di un anno con la complicità delle parti sociali.
Gli osservatori economici mondiali sono qualcosa di diverso dalle borse, notoriamente emotive e volatili, e il loro giudizio sull’Italia è di merito. In pratica si dice ai nostri governanti: smettetela di pensare ai vostri personali vantaggi e guardate alla crescita del paese. Mettete mano alle riforme realisticamente e non solo con gli annunci. Riformare il welfare, la sanità, la scuola, il lavoro, la giustizia, il fisco, la politica non significa maggiori spese ma, semmai, risparmiare poiché si mette ordine al sistema, si evitano sprechi, e si razionalizzano le risorse disponibili. E questo governo nato nel 2008 con una maggioranza notevole avrebbe potuto mettere mano alle riforme con sufficiente autorevolezza ed invece si è perso dietro le leggi ad personam per salvare il suo presidente dai guai giudiziari che lo vedono protagonista senza soluzione di continuità. Così se Berlusconi negli anni ’90 è passato per chi ha fatto nascere una grande speranza tra gli italiani oggi sta passando per un peso e un costo insopportabili. Basti pensare che se quanto oggi ci impongono la banca europea e l’Ue lo avessimo fatto 3-4 mesi fa non ci troveremmo a dover pagare ulteriori 30 miliardi di euro sul costo dei nostri debiti. Il nostro appare sempre più un governo inadatto a domare la crisi e tutti, se hanno un pizzico di dignità, dovrebbero trarne le conseguenze senza lasciarci nel girone degli ignavi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Messina ieri, oggi e domani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2011

Messina 11 agosto • 19.30 – 22.30 72° Fiera Campionaria Internazionale di Padiglione 1 A (ex Irrera a Mare), si svolgerà l’incontro/dibattito/chiacchierata a tema “Messina ieri, oggi e domani”, che vedrà protagonisti gli scrittori Graziano Delorda e Giuseppe Loteta, autori rispettivamente di Pace/La serpe nera e Messina 1908/Romanzo Messinese, pubblicati dalla storica casa editrice nebroidea Pungitopo. Oltre allo stesso editore, Professore Lucio Falcone, interverrà il professore e giornalista messinese Michele Ainis, passando così dal quadro locale al quadro nazionale con la presentazione anche dell’ultimo libro di Ainis, L’Assedio. La Costituzione e i suoi nemici (Longanesi). L’incontro sarà accompagnato dalla lettura da parte dell’attore Giuseppe Barbera di alcuni brani tratti dai romanzi di Giuseppe Loteta e Graziano Delorda.

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Borsa: azionisti San Paolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2011

L’Associazione azionisti dipendenti di Intesa Sanpaolo esprime forte preoccupazione per l’andamento della quotazione delle azioni della società, situazione che penalizza pesantemente soprattutto i dipendenti azionisti che hanno optato, in luogo di quote di retribuzione legate al raggiungimento di obiettivi di produttività, per l’assegnazione di azioni.
Il presidente di ADBI rilancia quindi quanto già sostenuto dall’Associazione nel corso dell’ultima assemblea degli azionisti e “chiede che le best practice della democrazia economica, già ampiamente diffuse in varie realtà europee, e soprattutto in quelle che meglio e prima hanno saputo uscire dalla crisi economico-finanziaria, vengano estese anche all’Italia, ad iniziare proprio dal Gruppo Intesa Sanpaolo”.
Sortino ribadisce il fermo convincimento che i lavoratori di Intesa Sanpaolo possano e debbano essere maggiormente coinvolti nella vita aziendale, “perché i dipendenti sono e dovrebbero essere gli attori principali dei piani industriali e dei bilanci sociali”. Tale esigenza, aggiunge il Presidente di ADBI, appare ancor più indispensabile oggi, alla luce dell’Accordo sottoscritto da Intesa Sanpaolo con le OO.SS., ad esclusione di Unità Sindacale Falcri Silcea, che ancora una volta prevede sacrifici per i lavoratori del Gruppo. Senza voler entrare nel merito dell’accordo, ADBI osserva come le motivazioni addotte per la non sottoscrizione da Unità Sindacale Falcri Silcea, sollevino legittime e condivisibili perplessità in merito ad alcune delle misure che si sono intese adottare, tenuto conto dell’incertezza normativa previdenziale e del non definito piano riorganizzativo. ADBI ritiene che non si possa accettare che le politiche aziendali rivolte al contenimento dei costi vadano a ricadere solo ed esclusivamente sulla forza lavorativa, ma sia giunto il momento che anche il Management dia un serio segnale di partecipazione al contenimento dei costi con una significativa riduzione dei propri emolumenti. Segnale, questo, che verrebbe letto da tutto il Paese come la volontà concreta di imboccare la strada “virtuosa”, indifferibile e assolutamente necessaria: la “Banca del Paese” è chiamata a fare la sua parte.

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La “cittadella del sapere”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 agosto 2011

Vorremmo poter dire: pensionati unitevi, dimostrate d’avere la forza per reagire. Offrite ai giovani dai figli ai nipoti di che pasta siete. Vorremmo poterlo dire ma ci accorgiamo di essere di fronte a uomini e donne stanchi, delusi, amareggiati. Per anni questo è stato il popolo che è cresciuto in una nazione che si chiama Italia. Ha provato la prima amarezza, molti per parte dei loro padri, con gli anni della ricostruzione nei quali si poteva fondare una società diversa, più organizzata, più aperta all’innovazione tecnologica, allo sviluppo del Meridione, più decisa nella ricerca di opportunità lavorative senza dover ricorrere a quel mostro che si chiama ammortizzatore sociale che ha dilatato a dismisura i posti nel pubblico impiego e persino nel privato. Vi è stato, poi, un successivo passo con il “compromesso storico” con la coraggiosa alleanza Moro-Berlinguer per una Italia più pulita, meno compromessa con il malaffare. E anche questa volta abbiamo perso l’occasione per rinascere. E ancora un’altra data storica, quella della caduta del muro di Berlino e il dissolvimento dell’Urss e del suo socialismo reale. Avrebbe potuto rilanciare il “partito degli onesti” e la stessa iniziativa della procura milanese, qualche anno dopo, riuscì solo in parte a debellare quel cancro che aveva roso sino al midollo la parte sana del Paese. Tanto che i mestatori del torbido ci presero gusto e andarono all’assalto delle istituzioni e oggi dobbiamo tristemente prendere atto dei guasti che hanno provocato e continuano indifferenti lasciando solo macerie.
Sembra che l’Italia non sia stata sconfitta una volta ma tante a dispetto di quanti con il lavoro, i sacrifici di una intera vita hanno cercato di lasciare qualcosa di buono, una speranza, per lo meno, per una società più equa. E per anni questo popolo di canuti ha sperato nel “governo del fare” per poi, amaramente, rendersi conto che erano solo parole, vuote, aride, ciniche.
Ma non sembra, per quanto questa classe politica dominante abbia toccato il fondo, che lo abbia raschiato a dovere se ancora tenta di dividere ciò che si era unito con tanta fatica: il rapporto giovani anziani, precari e lavoratori a tempo indeterminato, immigrati e autoctoni, nord e sud, omofobia, tra i vari poteri dello Stato, ecc. E’ una caccia all’untore per tentare, in questo modo, di distrarre gli italiani dai reali e gravi problemi del paese.
Resta la “Cittadella del sapere” l’unico rifugio per gli uomini liberi, per gli anziani che vogliono guardare al futuro senza soffermarsi al presente o rifugiarsi al passato. Perché di questo futuro non è necessario farne parte. Basta sapere di averlo lasciato nelle mani di chi saprà raccogliere con coraggio e determinazione il testimone. Di chi saprà forgiarlo per tale cimento. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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