Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 11 agosto 2011

Governo: due giorni di chiacchiere

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2011

Vi è stato un grande strombazzare, attraverso i media, alla vigilia degli incontri del governo prima con le parti sociali e poi che l’audizione del ministro delle finanze Tremonti dinanzi ai membri delle commissioni finanze e affari costituzionali in seduta straordinaria. In queste due occasioni ci saremmo aspettati un governo pronto a fare la sua parte, ad avanzare proposte, ad indicare soluzioni, a stabilire un calendario preciso per avviare un ciclo di riforme e le modalità per porvi mano. Alla fine ci è rimasto solo l’amaro in bocca. Nel primo caso si è trattato, unicamente, di un meeting interlocutorio tanto da far dire alla segretaria della Cgil che se le cose stanno a questo punto l’unico sbocco potrebbe essere uno sciopero generale. Ma vi sono anche coloro che come il segretario del pensionati Carlo Fatuzzo ne ha tratto un’amara considerazione affidando ad un comunicato queste parole: “Un Governo con idee poco chiare,  con una reazione incerta, balbettante  alla crisi economica  che peggiore giorno dopo giorno. Ministri che un giorno dicono una cosa e l’altro il contrario, un governo che sembra andare in ordine sparso, come se la crisi e le sue conseguenze  non lo riguardasse. In questo momento – ha sottolineato Fatuzzo – c’è bisogno di un Governo che governi, di un Governo coeso e con le idee chiare”. E precisa: “Fra le ipotesi di ulteriori sacrifici da imporre agli italiani, c’è la previsione di un nuovo duro colpo alle pensioni ed ai diritti, pensionistici e non, dei lavoratori. Colpire i pensionati ed i diritti pensionistici in genere, denota poca fantasia ed estraneità alla realtà sociale del nostro Paese. Da circa venti anni le pensioni non aumentano, le pensioni di anzianità sono erogate, generalmente, nella misura del 60%, rispetto all’importo percepito dal coniuge deceduto ma, molto spesso, si fermano al 40% o anche al 20%, per tutta una serie di motivi. le donne lavoratrici meriterebbero un capitolo a parte se pensiamo che in questo nostro Paese  sopperiscono alla mancanza di politiche di sostegno della famiglia, degli anziani, dei non autosufficienti ecc. Ecco perché è più che giustificata  una minore età, rispetto agli uomini, per il diritto alla pensione. Il Governo farebbe bene a tagliare le nostre inutili e dispendiosi missioni all’estero, a colpire l’evasione fiscale, a tagliare  i rimborsi elettorali, le consulenze, e tutta la miriade di rivoli in cui si disperdono  tante risorse del nostro Paese e se proprio vuole interessarsi delle pensioni e dei pensionati, incominci con l’aumentare quelle medio basse, ferme da venti anni e si ricordi dei disabili, ma per raddoppiare  i miseri 260 euro  di pensione, che sono una vera miseria, con la quale, tanti disabili devono vivere”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La crescita dell’economia mondiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2011

Quanto sta accadendo oggi con il termometro impazzito delle borse non è, dopotutto, una novità. Molti segnali in passato lasciavano intravedere una instabilità che trae la sua origine da mali antichi. D’altra parte i più recenti indicatori congiunturali rilevano tra i principali elementi di rischio la persistente debolezza del mercato del lavoro, l’aumento dei beni alimentari ed energetici nei panieri di consumo, le tensioni sul debito sovrano che risulta eccessivo in alcune nazioni, tra le quali gli Usa e l’Italia, e in prospettiva il surriscaldamento dell’economia e al possibile innesco di spirali inflazionistiche. Per l’Italia, nello specifico, restiamo alle solite, con un aumento dei differenziali di rendimento sui titoli di Stato che ha costretto la Bce ad acquistarli per raffreddare la speculazione. Non vi è dubbio che se l’attuale livello degli spread persistesse noi non solo dobbiamo mettere in conto la perdita già subita che si aggira sui 30 miliardi di euro, ma cifre ben superiori nel giro di pochi giorni. La risposta resta nelle decisioni di politica economica e monetaria che il governo italiano, sia pure tardivamente, deve prendere non solo per arginare tale emorragia ma per favorire la crescita economica. Diversamente ci troveremmo come un serpente che si morde la coda e ci avviteremmo su noi stessi. E qui il discorso si fa più serio. Per rientrare nell’area di sicurezza ed evitare altre turbative il nostro debito pubblico deve contrarsi portandosi al 70% e ciò significa che in pochi anni dobbiamo trovare qualcosa come 800 miliardi di euro. E tutto questo dobbiamo farlo pensando al tempo stesso a non deprimere la produzione industriale, l’impegno per il potenziamento delle infrastrutture, la competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali e ad umiliare il welfare.
Possiamo farcela solo se riusciamo ad adottare una politica di rigore non nel senso, ovviamente, di “armarci e partite” ma di “armarci e partiamo” incominciando a colpire senza remore o pregiudizi, o riserve, i rami secchi a partire dalla politica non tanto riferita agli stipendi dei parlamentari e di pubblici amministratori quanto al loro numero, ai privilegi che godono (auto blu, spese di rappresentanza, ecc.), alla pletora di uffici, di doppioni di incarichi e via di questo passo. E da qui porre mano alle riforme strutturali del welfare, della sanità, della scuola, della giustizia non per deprimere e comprimere ma per vitalizzarle sconfiggendo, innanzitutto, quel luogo comune che associa le riforme con maggiori costi e non con maggiori economie innestandovi un circolo virtuoso. E tutto questo non possiamo farlo un domani, ma già oggi perché non abbiamo più tempo per le dotte concioni, per convegni, per sprechi di parole. Ci vogliono fatti e realizzazioni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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(Fidest) Il mercato taroccato: i falsi

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2011

Falso domiziano

Image via Wikipedia

Esiste una produzione industriale mondiale fondata sui “falsi” e i guadagni che ne ricava sono enormi perché si rivolge ad un mercato dove i potenziali acquirenti hanno una minore disponibilità di risorse e tendono al risparmio ma al tempo stesso non vogliono rinunciare a taluni beni. In una trasmissione televisiva di qualche giorno fa è stato fatto un esempio illuminante. Sono state mostrate due penne stilografiche di valore. L’originale costa 50 euro e la falsa 40 (ma imitata alla perfezione). La prima per produrla occorrono 35 euro mentre per la seconda 5. L’acquirente per risparmiare dieci euro permette alla filiera dal fabbricante al commerciante di guadagnare 35 euro contro i 15 dell’originale. E’ solo un esempio ma che potremmo fare con i tantissimi prodotti, falsi e originali, che hanno invaso i nostri mercati e ci riferiamo non solo all’Italia ma un po’ ovunque nel mondo. E’ un giro d’affari che ora adotta una tecnica di vendita più raffinata e lucrosa. Prima si riconoscevano i “falsi” dal prezzo. La differenza era enorme. Ora è stato corretto il tiro. Se riprendiamo l’esempio precedente sappiamo che lo stesso prodotto (la penna stilografica) era venduta al mercato del falso intorno alle 10 euro. Il basso prezzo aveva insospettivo molti acquirenti e da qui lo stratagemma di far apparire il falso come un originale “scontato”. E se i guadagni aumentano, il giro d’affari diventa più allettante e la corruzione dilaga. Per porvi riparo occorrono più controlli e più consapevolezza per i consumatori che se si può risparmiare con un falso con qualche fronzolo il danno maggiore proviene da quei beni che possono incidere sulla salute e sul nostro benessere: pensiamo ai medicinali, ai prodotti di bellezza, ai giocattoli, ai prodotti alimentari. Non solo. Il falso finisce con il danneggiare la nostra economia. Pensiamo al mercato degli occhiali da sole. L’Italia deteneva un primato che oggi è venuto meno e centinaia di piccoli ma efficienti laboratori sono stati costretti alla chiusura. Lo stesso dicasi per l’industria calzaturiera e non sono le sole a soffrirne, lo è anche l’agricoltura nel suo complesso e l’artigianato. D’altra parte non possiamo pensare che da solo il consumatore potrà salvaguardarsi se non interviene da una parte il legislatore con norme più severe e, dall’altra, un sistema di controlli più potenziato in uomini e tecnologie. D’altra parte il lassismo di questi ultimi anni ha provocato un danno diretto, con la chiusura delle nostre imprese, e riflesso (compreso il danno salute) di svariati miliardi di euro e questa emorragia deve essere assolutamente fermata. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Mercato lavoro giovanile

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2011

Mercato del lavoro ancora bloccato per i giovani nel nostro Paese nel 2010. Quasi il 20% dei disoccupati nel 2010 lavorava nel 2009, e circa il 60% è disoccupato da più di un anno. Le regioni del Sud hanno reagito meglio alle dinamiche di involuzione, creando più posti di lavoro rispetto alla media nazionale e con una minore probabilità di perderli nel corso di un anno. Ma l’indice di evoluzione globale mostra come le regioni del Centro e parte del Nord, dopo un 2009 pessimo, stiano recuperando parte del terreno perso, mentre il Sud non dà segni di ripresa. Il centro di ricerche Datagiovani, studiando come si è evoluta la condizione lavorativa dei giovani al di sotto dei 35 anni dal 2009 al 2010 sulla base dei dati sulle forze lavoro dell’Istat, ha costruito un indicatore che, oltre a stabilire una graduatoria delle regioni in cui il mercato del lavoro giovanile è stato più o meno esposto alla crisi economica rispetto alla media nazionale, permette un confronto anno per anno. L’indice si base su quattro componenti, due “positive”, la capacità di stabilizzazione contrattuale e la creazione di nuovi posti di lavoro, e due “negative”, il rischio di perdita del lavoro e la disoccupazione di lungo periodo.
Quasi 2 giovani disoccupati su 10 lavoravano nel 2009. Si tratta di poco meno di 210 mila giovani che hanno perso un posto di lavoro. Ad essi vanno però aggiunti i quasi 218 mila ragazzi che sono passati dalla condizione di “occupato” a quella di “inattivo”, o perché si sono rimessi a studiare o perché sono scoraggiati nella possibilità di trovare un altro posto di lavoro. Da rilevare poi che sono circa 686 mila gli Under 35 che cercano lavoro da oltre un anno.
La graduatoria dell’indice 2010: in testa il Sud, in coda le regioni settentrionali. L’indice di evoluzione del mercato del lavoro giovanile 2010 mostra come rispetto alle tendenze medie nazionali, come era avvenuto del resto anche nel 2009, siano le regioni del Sud Italia a reagire meglio. In testa troviamo Molise e Campania, con venti punti in più della media nazionale, mentre il terzo gradino del podio è occupato dalla Calabria. L’ottimo posizionamento di questi tre regioni è da addebitare alla creazione di nuovi posti di lavoro (oltre il 20% degli occupati del 2010 non aveva un lavoro nel 2009) ed al basso rischio di perdita del lavoro (meno del 12% dei disoccupati del 2010 erano occupati nel 2009, contro una media nazionale del 18%). Tra le regioni del Nord si “salvano” solo Liguria e Trentino – Alto Adige, grazie soprattutto a buone capacità di stabilizzazione contrattuale (lavoratori i cui contratti sono divenuti a tempo indeterminato mentre nel 2009 erano “instabili”). Le altre regioni settentrionali si posizionano in coda essenzialmente per la combinazione di pochi posti di lavoro nuovi creati per i giovani (meno del 12%) e per un elevato rischio di cessazioni di rapporti esistenti (un quarto ed oltre dei disoccupati del 2010 è rappresentato da ragazzi che nel 2009 lavoravano).
Il confronto con l’indice 2009: recuperano terreno le regioni Centro e parte del Nord, empasse nel Mezzogiorno. La possibilità di confrontare l’indice del 2010 con quello dell’anno scorso consente di verificare se le tendenze delle regioni stanno cambiando ed in che modo. Nonostante, dunque, le regioni del Nord Italia nel 2010 abbiano mostrato tendenze peggiori rispetto alla media nazionale in termini di evoluzione complessiva del mercato del lavoro giovanile, le cose stanno andando un po’ meglio di quanto verificato nel passaggio dal 2008 al 2009: molte recuperano terreno, in particolare la Liguria (9 punti in più nell’indice) ed il Veneto (8 punti in più, con un indice 2010 quasi a livello medio nazionale). Bene anche l’Emilia Romagna (+3 punti), più stabili le altre, mentre solo il Friuli Venezia Giulia appare in netta difficoltà (-10 punti). A parte la Toscana, poi, tutto il Centro Italia mostra dinamiche migliori rispetto al 2009, con l’Umbria a segnare addirittura un incremento di 10 punti, passando dal dodicesimo al quarto posto in classifica generale. Discorso totalmente diverso invece per il Sud, il cui mercato del lavoro giovanile nel 2009 si era comportato in maniera decisamente migliore rispetto alle regioni del Nord: perdono terreno in particolare la Sicilia (-25 punti, passata dal terzo all’undicesimo posto) e la Puglia (che perde sei posizioni).
Anche se vi sono alcune eccezioni – sottolineano i ricercato di Datagiovani – in generale la tendenza negativa del Mezzogiorno è da attribuire ad una crescita del rischio di perdita del posto di lavoro e ad un aumento della disoccupazione oltre 12 mesi: sembra dunque che l’onda lunga della crisi occupazionale stia facendo sentire maggiormente ora i suoi effetti nel Sud Italia rispetto al 2009. Dati completi su http://www.datagiovani.it

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Mercato delle Tecnologie Mobili

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2011

L’erogazione di servizi da parte delle amministrazioni pubbliche attraverso l’uso di dispositivi mobili (m-Government) è un importante strumento per snellire la burocrazia ed incentivare la partecipazione dei cittadini. Le tecnologie mobili – cellulari, GPS, Wi-Fi e Bluetooth – la cui diffusione raggiunge il 100% in molti Paesi europei, forniscono una piattaforma impareggiabile per la gestione partecipativa delle amministrazioni pubbliche. Una nuova analisi di Frost & Sullivan (http://www.wireless.frost.com), intitolata “m-Government in Europe: Services for Citizens and Opportunities for the Mobile Industry”, rileva un considerevole potenziale per gli operatori del settore mobile nel mercato dell’m-Government. In particolare, gli analisti evidenziano un graduale spostamento verso un modello partecipativo di amministrazione pubblica e l’aumento della diffusione dei dispositivi mobili con l’evoluzione di tecnologie alternative. Questo porterà ad un crescente coinvolgimento degli operatori del settore mobile e ad una maggiore consapevolezza delle amministrazioni pubbliche. Diversi esperimenti pilota sono stati condotti in Paesi come Germania, Svezia, Estonia e Paesi Bassi. I risultati sono stati incoraggianti ed apprezzati sia dai cittadini sia dagli operatori del settore mobile. L’m-Government è visto come complemento ai servizi online di eGovernment esistenti. Tuttavia, entrambi gli strumenti devono svilupparsi in maniera simultanea per migliorarne l’efficienza. In Europa, questi servizi saranno ostacolati dal digital divide e dalla mancanza di standard normativi e di sicurezza adatti nell’ambito delle comunicazioni. L’esistenza del digital divide in quasi tutti i Paesi europei limiterà la partecipazione ai cittadini che hanno accesso alla tecnologia mobile, mentre l’assenza di norme e standard chiari e condivisi metterà a repentaglio il trasferimento sicuro delle informazioni attraverso le reti informatiche. Le amministrazioni pubbliche devono investire nelle iniziative di m-Government e stabilire standard di implementazione adeguati per incoraggiare la partecipazione di tutti gli attori del mercato. Nelle zone in cui le tecnologie cellulari non sono disponibili, si dovrebbero preferire tecnologie mobili alternative come ad esempio il Wi-Fi. Per l’effettiva entrata in vigore dei servizi di m-Government, saranno necessarie una maggiore consapevolezza e soluzioni attente ai costi. In seguito all’implementazione delle soluzioni di m-Government, tutti i cittadini dovrebbero essere informati del fatto che questi servizi costituiscono la migliore opzione per promuovere la comunicazione bilaterale tra i cittadini stessi e le amministrazioni.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, permette ai suoi clienti di accelerare la propria crescita e raggiungere posizioni di rilievo in termini di progresso, innovazione e leadership di mercato. La Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre al CEO e al suo Growth Team ricerche accurate e modelli “best practice” da seguire per guidarli nella creazione, valutazione e attuazione di efficaci strategie di crescita. Frost & Sullivan vanta 50 anni di esperienza come partner delle più importanti società a livello globale (indice Global 1000), di aziende emergenti e della comunità degli investitori, lavorando in modo capillare in più di 40 uffici distrubuiti su sei continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, visita il sito http://www.frost.com.

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