Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 15 agosto 2011

Il comunismo è solo partito di lotta?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2011

Museo del Comunismo

Image by Daquella manera via Flickr

(seconda parte: precedente qui titolato: “La voce del (nuovo) partito comunista italiano”). Per quanto posso andare contro corrente, secondo il pensiero che va per la maggiore, ritengo che il proletariato individuato dal marxismo ed i mali che ha denunciato e la stessa nascita del leninismo come costola di un’idea marxista, sono diventati rivoluzionari non per volontà propria ma per necessità. Una società ingessata, fortemente legata a logiche consumistiche, al profitto, alla competitività come prevaricazione degli interessi deboli e dove il più forte non è il più intelligente, il più colto, il più saggio ma il più ricco, il predatore, non si può scardinare senza uno scossone violento. Sono aneliti di libertà legati al mancato riconoscimento di uno spazio vitale per chi non ha nulla da perdere perché povero, disoccupato, precario con un avvenire incerto, pensionato, cassaintegrato e famiglie che stentano a rincorrere i modesti stipendi al costo della vita e a subire l’esosità dello stato con le sue gabelle. Ma è anche un movimento che denota i suoi punti deboli allorché è chiamato a governare. Diventa necessariamente una dittatura e questo costituisce la negazione dei suoi principi, della sua vocazione storica. Ma ha anche la presunzione che un sistema politico non può essere debellato, se lo considera contro gli interessi del popolo che pure lo ha legittimato con il voto, con la stessa arma, ma solo con una rivolta cruenta. Qui non parliamo di paesi che hanno una dittatura, ma del nostro occidente colto, preparato, disposto ad accettare un confronto aperto, ma che non di meno subisce il fascino dell’imbonitore di turno ed è sedotto dall’idea che si possa entrare nella cerchia dei benestanti con un po’ di fortuna e la raccomandazione giusta. Uscire dall’anonimato, dalla povertà, è il sogno di tutti e ognuno per perseguirlo cerca di costruirsi la sua nicchia anche se la miseria batte alla sua porta, anche se ha dei limiti obiettivi non per proprio demerito, ma per chi ti ospita come accade agli immigrati, ma anche per chi vive in una regione, dello stesso stato, e pensa di spostarsi. E’ un sogno che richiede tempo e pazienza. E’ un sogno che fa scalpitare i giovani e rende cinici e amareggiati gli anziani. Da qui l’insofferenza degli abitanti dei quartieri poveri delle città britanniche, francesi, spagnole e greche di questi ultimi mesi. Da qui il disperato grido di dolore dei martiri che nel mondo arabo hanno invocato la libertà e sono stati definiti “briganti” da schiacciare come vermi. Da qui l’appello alla consapevolezza di uomini di cultura che vedono trasformato l’essere umano in qualcosa di disumano sviluppando i più bassi istinti, avvelenato dalle logiche consumistiche e dalla necessità che per soddisfare le sue ambizioni è necessario arricchirsi in fretta. Una società di questo genere è una società drogata, rinunciataria, avvelenata da ideologie aberranti. Non è questo, certo, un modello di vita ma solo di sopravvivenza. Non di speranze ma di rinuncia alla speranza. Non di crescita ma di depressione. Ma è anche il più innaturale modo di concepire la vita se vogliamo crescere e maturare secondo valori che esaltano il ruolo dell’essere umano nel suo viaggio terrestre. (continua) (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il cuore e il sangue del Presidente

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2011

“Se il cuore del premier gronda di sangue in senso figurato, noi purtroppo di sangue vero ne abbiamo visto grondare tanto e purtroppo sempre innocente, versato per costruire ciò che oggi chiamiamo democrazia e per continuare a difenderla questa democrazia dagli attacchi scellerati non di nemici armati, ma di gente che era chiamata a Governare”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, non tarda a commentare il provvedimento con il quale il Governo ha varato una manovra anti-crisi “Ancora una volta – dice Maccari – la politica è autoreferenziale, salva se stessa dal sacrificio e immola gli altri sull’altare di una crisi che non è arrivata dal basso. Questa è la crisi dell’alta finanza, della politica speculativa degli Stati, non è la crisi del pubblico impiego e dei lavoratori. Sapevamo di dover fare dei sacrifici e non ci saremmo tirati indietro, abituati come siamo alla prima linea. Ma ancora una volta impera l’irrazionalità. Snellire la pubblica amministrazione non significa fare dei lavoratori degli schiavi, ma potenziare le eccellenze per risolvere le criticità. Ecco perché invece di continuare ad assistere al proliferare di Forze di Polizia, forse era necessario potenziare quelle legittimate a dirsi tali, esistenti nel nome di un assetto organico che avrebbe trasformato il risparmio in un investimento”.
“Ma tanti cervelli insieme – conclude il Segretario Generale del Coisp – non sono riusciti a partorire un ragionamento così semplice. E allora non resteremo inermi a guardare Nerone che suona mentre Roma brucia. Noi non rinunceremo a nulla di ciò che abbiamo conquistato con sacrificio e professionalità. Abbiamo imparato che il nostro amico non è armato di pistole, ma come il peggiore dei vigliacchi, continua a pugnalarci alle spalle!”.

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Immigrazione in Usa

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2011

3. Martin Luther King, Jr., a civil rights act...

Image via Wikipedia

Dopo una preghiera, il consiglio comunale della città di Birmingham, Alabama ha approvato all’unanimità una mozione richiedendo l’abrogazione dell’aspra legge contro gli immigrati adottata dallo Stato nel mese di giugno. Anche i leader religiosi dello Stato hanno deciso di mobilitarsi per la protezione degli immigrati. Matt Lacey, il pastore di una chiesa metodista che includeva come parrocchiano Eugene “Bull” Connors, noto avversario della desegregazione razziale negli anni ’60, ha dichiarato che il movimento religioso sta cercando di sostenere gli immigrati. Per la chiesa si tratta di un dietrofront alla ricerca tardiva di redenzione per non avere dato il suo contributo durante i conflitti razziali degli anni ‘60. Come si sa, in quei tempi le richieste di Martin Luther King ai leader religiosi per assistenza nella sua lotta vennero ignorati dalle chiese del sud dominate dai bianchi. Persino i leader religiosi afro-americani all’inizio si rifiutarono di scendere in campo al fianco di Martin Luther King suggerendogli di andare piano. In un certo senso la lotta per i diritti degli immigrati viene dunque vista come un nuovo movimento simile a quello dei diritti civili degli anni ’60. Recentemente un gruppo di duemila persone affiliate a diverse fedi religiose ha partecipato ad una marcia nella città di Birmingham per protestare la legge contro gli immigrati considerata la più aspra in tutti gli Stati Uniti. Più di 100 ministri metodisti hanno anche firmato una lettera inviandola a Robert Bentley, governatore dell’Alabama, protestando il nuovo decreto. La legge, SB 1070, firmata dal governatore va oltre quelle di altri Stati come l’Arizona e la Georgia nei suoi attacchi agli immigrati clandestini. Alcuni di questi provvedimenti vedrebbero reati persino il dare un passaggio a un indocumentato. Offrire assistenza a un clandestino ferito potrebbe essere anche reato. Gli insegnanti delle scuole dovrebbero controllare anche lo status immigratorio dei ragazzi, atto illegale secondo la legge federale. I requisiti della nuova legge sono ideati solo a spaventare i clandestini ed a rendergli la vita difficile se non impossibile per costringerli a lasciare lo Stato.
Come se la vita dei clandestini non fosse già abbastanza difficile. La paura è sempre presente nella loro vita. La vicinanza di poliziotti intimorisce tutti specialmente coloro che non hanno il permesso legale di essere nel Paese. Gli aspetti legali della legge dell’Alabama e di altri Stati sono sotto giudizio da parecchi tribunali. Nel caso dell’Arizona, il governatore, avendo perso al livello federale, ha fatto appello alla Corte Suprema. Nel caso dell’Alabama parecchi gruppi di diritti civili ed anche religiosi hanno fatto ricorso ai tribunali sostenendo che questa nuova legge si rifà all’idea di diritti degli Stati come negli anni ’60 quando la segregazione era vista al di là dell’ambito federale. Nel caso dell’immigrazione la Corte Suprema ha già sostenuto che si tratta di una questione federale e non statale. Quindi questi tentativi di legislazione per controllare l’immigrazione ed i suoi effetti al livello locale invadono i diritti e doveri del Congresso.
I loro effetti sono spesso controproducenti anche dal punto di vista pratico. In Georgia, per esempio, a causa della loro legge anti-immigrati, il governatore è stato costretto a fare uso dei carcerati per la raccolta agricola di alcuni prodotti data la scarsezza di clandestini che nel passato facevano quel lavoro. La questione dell’immigrazione è sempre stata fonte di conflitti in America. Nonostante il benvenuto della Statua della Libertà, gli immigrati hanno dovuto sudare le sette camicie per integrarsi affrontando spesso discriminazione. La chiesa ha storicamente assistito gli immigrati ad integrarsi. Gli sforzi dei gruppi religiosi per combattere l’aspra legge anti-immigrati dell’Alabama, dunque, non sono nulla di nuovo. Schierandosi con più deboli le figure religiose acquistano legittimità nei loro compiti non solo come pastori di anime ma anche di corpi. Persino coloro che hanno abbandonato la chiesa concordano con i principi religiosi di giustizia legata alla Bibbia. Difendendo i più poveri e deboli la chiesa si riallaccia all’esempio di Cristo. Anche se non vince politicamente la chiesa vince un’altra battaglia che forse vale più del mondo terreno. (Domenico Maceri)

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Pensionati: una manovra da cestinare

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2011

La manovra finanziaria del Governo ha generato un enorme malcontento fra gli italiani- ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – e la soppressione, fra l’altro di alcune province , lascia quantomeno perplessi sul modo di procedere. Si vogliono far sparire le province con meno di trecentomila abitanti , ma vengono salvate quelle che, pur non raggiungendo i trecentomila abitanti, hanno una estensione territoriale di tremila chilometri quadrati. Appare chiaro che si creano malcontenti e risentimenti. Il Partito Pensionati – ha continuato Fatuzzo – ritiene che le province o hanno una funzione e vanno mantenute tutte o sono enti inutili e vanno cancellate tutte. Il modo di procedere del Governo , su questa materia, è totalmente sbagliato e fuori da ogni logica , così come è ingiusta ed illogica, la manovra, nel suo complesso. A pagare sono sempre gli stessi – ha rimarcato Fatuzzo – pensionati e lavoratori , quelli che hanno sempre pagato e che continuano ad essere “ spremuti” . E’ mancato a questo Governo, la capacità ed il coraggio di imporre una patrimoniale che colpisse i grandi capitali e le grandi proprietà , colpendo, in questo modo, anche l’evasione fiscale. Anche accanirsi contro i pubblici dipendenti è assurdo ed ingiusto. Una manovra che, a giudizio del Partito Pensionati – ha continuato Fatuzzo – manca totalmente di equità e giustizia,non crea sviluppo e punisce pesantemente gli Enti locali , colpendo, in questo modo i cittadini che subiranno, inevitabilmente, maggiori imposizioni fiscali e meno servizi. Una manovra economica da cestinare ed un Governo da mandare a casa. Da questo pantano politico – ha concluso Fatuzzo – si esce solo con lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni.

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Va prosciugato l’oceano dei derivati finanziari

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2011

Chi è oggi il prestatore di ultima istanza, il “lender of last resort”, colui che può “salvarci” dalla più virulenta crisi del debito e delle borse verificatasi dopo la seconda guerra mondiale? Nel 2008 quando il sistema bancario internazionale nel suo insieme era in default furono gli Stati ad intervenire con massicce iniezioni di liquidità a tassi di interessi inesistenti. La Federal Reserve fece scuola stampando centinaia di miliardi di dollari per elargire alle banche “crediti a perdere” e per acquistare Treasury bond a sostegno di un tentativo di rilancio basato sul debito. Senza nuove regole e senza un nuovo modello economico, il mix di liquidità – tassi allo 0%, deficit e debito – non è servito a rilanciare la produzione, i consumi e l’occupazione. In Europa la Bce ha seguito le stesse orme. In modi più complicati e contraddittori in quanto l’Europa unita è ancora da fare e manca di una azione federale univoca. Nella sostanza le sue politiche di salvataggio della finanza privata e quelle di stimolo economico sono state simili a quelle americane. Soprattutto nella inefficacia. La crisi di oggi, però, parte dalla debolezza degli Stati e dalla insostenibilità dei loro debiti pubblici, cresciuti soprattutto per salvare le banche. Chi può essere allora il “prestatore di ultima istanza” per il debito sovrano degli Stati? Certamente non la finanza privata e le grandi banche che più di altri sono coinvolte nelle speculazioni a breve, in particolare sui titoli di stato. Alcuni auspicano un salvataggio da parte della Cina e degli altri Paesi con un surplus finanziario. Soltanto degli ingenui possono sperare nell’arrivo di novelli re magi dall’oriente carichi di doni e di oro per comprare titoli di carta. La Cina, invece, ha già messo sull’avviso Washington! Molti chiedono un intervento risolutivo da parte delle banche centrali. Si illudono che tali istituzioni siano qualche cosa di diverso dagli Stati e che abbiano nei loro caveau qualche pozione miracolosa. La Fed ha già annunciato la sua politica: tassi zero per altri due anni, un altro “quantitative easing” che vuol dire creare nuova liquidità, stampare dollari e acquistare titoli del Tesoro. Lo stesso si vorrebbe dalla Bce. Ma l’attuale Fondo di Stabilità di 440 miliardi di euro è insufficiente a garantire la sicurezza dell’euro. Ci vorrebbero almeno 2.000 miliardi per far sì che l’intero debito europeo si avvicini ai livelli di stabilità di quello tedesco. Se la Bce intervenisse direttamente nell’acquisto dei titoli degli Stati in difficoltà, diventerebbe sempre più la copia della fallimentare Fed. Senza averne i prerequisiti costituzionali. Sono politiche perdenti che ripropongono delle condizioni già viste. Una maggiore liquidità che diventa la droga dei mercati finanziari e un aumento del rischio di inflazione. Il rilancio economico non è alla base dei loro meccanismi. Anche se simili misure portassero ad un momentaneo stato di calma apparente, rimanendo nel vecchio paradigma, possiamo essere certi che a breve ci sarebbe un nuovo “run” proprio sulla sostenibilità delle stesse banche centrali. Allora chi può raddrizzare le cose? La politica oppure i mercati? Noi da tempo riteniamo che debbano essere gli Stati sovrani a indirizzare le decisioni e le politiche, a dettare le condizioni e le regole ai mercati. Occorre riprendere con urgenza il percorso mai concluso della grande riforma del sistema finanziario economico globale. Lo si era ritenuto indispensabile dopo lo shock del 2008. Poi le lobby bancarie ci hanno riportato al business as usual. I governi del G20, degli Stati Uniti, dell’Europa, del Giappone, e anche dei Paesi del Brics, però con un ruolo maggiore, devono ridisegnare il sistema. Occorre togliere ogni autorità alle agenzie di rating. Si può tollerare che le loro valutazioni di tripla A dettino legge sugli investimenti? Che i grandi investitori e i fondi pensione debbano disfarsi di quei titoli che non hanno tale valutazione? Che anche le banche centrali debbano tenerne conto per i titoli portati in garanzia dei crediti concessi? Bisogna inoltre prosciugare l’oceano dei derivati finanziari, a cominciare dagli Otc negoziati fuori dai mercati e tenuti fuori dai bilanci. È indispensabile introdurre da subito semplici ma chiare misure per proibire azioni speculative allo scoperto e altri pericolosi giochi finanziari. Occorre ristabilire un moderno Glass-Steagall Act, cioè la legge bancaria anti-Grande Depressione del 1933 che separava le banche commerciali da quelle di investimento, per evitare che i risparmi siano usati per le speculazioni. E si mandi a casa chi sostiene che bisogna dare credito ai mercati e non alla politica. Chi pretende per la finanza e per la speculazione una libertà assoluta. Non ci si può sottrarre alla domanda: Chi merita maggiore protezione? Gli Stati, la vita e il lavoro dei cittadini oppure i mercati e gli speculatori? (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi Economista da Italia Oggi)

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