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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 17 agosto 2011

Quadro europeo e gestione delle crisi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Gli shock esterni e la crisi di fiducia derivano dalla mancata creazione di un quadro di riferimento per la gestione delle crisi. Per l’area dell’euro che in questi giorni risente degli attacchi ripetuti della speculazione internazionale, le ragioni di una siffatta esposizione possono essere diverse. Esaminiamone qualcuna. Prima di tutto vi è l’incapacità dei singoli paesi di finanziarsi sui mercati. Le conseguenze determinano pesanti ripercussioni sulle loro prospettive economiche interne. Per evitare tale eventualità vi è un solo modo che è quello di costituire una barriera finanziaria protettiva. In difetto le interazioni negative, capaci di rafforzarsi a vicenda, tra il settore fiscale e quello finanziario possono amplificare e propagare lo shock. Un secondo aspetto è insito nella permanenza di problemi nel mercato finanziario quali, ad esempio, la definizione dei prezzi nel rischio sovrano. Non a caso, quindi, che ad essere maggiormente colpiti dalla speculazione sono proprio i titoli di stato. Ne abbiamo avuto la prova già nell’autunno del 2008 e si è ripetuta in queste ore e se la Bce non ci avesse mezza una “pezza” le conseguenze sarebbero state catastrofiche per gli stati investiti dalla speculazione internazionale. In tale contesto non va, altresì, ignorato che una crisi prolungata di liquidità può trasformarsi in una minaccia sistemica. Un’altra riflessione è data dall’esigenza di credibilità e prevedibilità nelle risposte alle crisi. Le “regole del gioco” devono essere chiare influendo sugli incentivi sia per i creditori privati sia per i debitori pubblici. E’ un aspetto da non sottovalutare. Serve, se non altro, a neutralizzare gli improvvisi mutamenti del clima di fiducia degli operatori e a determinare un effetto domino che ci porterebbe a tensioni e crisi vere e proprie. Consideriamo, poi, nel loro insieme le debolezze delle aree. Negli U.S.A. il debito pubblico serve a finanziare la sua economia e in questo senso l’impegno del governo resta più determinato poiché si è consapevoli che un cedimento significa uno sfaldamento dell’intero sistema. Diversa è la posizione dell’Europa che deve affrontare le crisi degli stati più deboli: Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia. L’Italia, in particolare, ha il suo fianco scoperto con il suo enorme debito pubblico. Per stabilizzarsi deve trovare in pochi anni 800 miliardi di euro e per farlo deve mettere mano sin da ora alle riforme strutturali, al potenziamento della sua produzione industriale, alla ricerca di mercati di sbocco, alla sua capacità di ridurre drasticamente le spese superflue, alla lotta alle evasioni e al lavoro in nero). Un’impresa che si può realizzare solo con una forza politica “sana” e non certo compromessa com’è l’attuale sia sul piano internazionale che in quello domestico ma anche se tale effetto virtuoso sia capace dì espandersi a livello planetario. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Karl Marx (1818 – 1883)

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Scrive Luana De Rossi: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che c’è bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha giа vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in piщ rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo giа visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due
terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti. Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire. Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani in biglietto di questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo
stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo che passare dalla tragedia alla farsa non è centro consolante. Tutt’altro. (A.R.)

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I governi sono tutti uguali?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Enrico Letta

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È la domanda a cui si propone di rispondere Marco Stradiotto, senatore del PD autore di importanti studi sul federalismo fiscale e municipale, nella sua più recente analisi: una ricerca storica che indaga l’andamento di alcuni tra i più rilevanti parametri economici in relazione ai governi che si sono succeduti dal 1993 ad oggi, svolta all’interno del laboratorio TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta, e pubblicata sul sito. “Quante volte – spiega Marco Stradiotto, a presentazione dello studio – , nelle riunioni e negli incontri sul territorio mi sono sentito dire che siamo tutti uguali e che, se siamo arrivati a questa situazione, le responsabilità sono equamente divise tra governi di centrodestra e centrosinistra. Eppure dai dati elaborati, che si soffermano in particolare sul periodo della cosiddetta Seconda Repubblica, emerge una risposta chiara alla domanda posta dal titolo: i governi non sono tutti uguali”. “Il dato più sorprendente – commenta Stradiotto – , è quello relativo all’avanzo primario, ossia quello che resta delle entrate, tolte le spese e al netto degli interessi del debito pubblico, la vera cartina di tornasole per l’attività di un governo. I dati e il grafico elaborati dimostrano che ogni qualvolta il centrodestra è al governo il dato sull’avanzo primario diminuisce. Mentre sono significativi, da questo punto di vista, i dati dei governi Prodi nel 1997 e nel 2007, in entrambi i casi solo dopo il primo anno di attività”.
“Vogliamo davvero invertire i dati su debito, deficit, avanzo primario, inflazione? Se la risposta è si, c’è una cosa da fare subito: cambiare l’attuale governo! In tutti questi anni – conclude Stradiotto – , Berlusconi e Tremonti hanno dimostrato solo di essere bravi a fare aumentare debito e deficit e senza peraltro diminuire la pressione fiscale”. http://www.associazione360.it

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Crescono i capitali all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Crescono a dismisura i poveri possidenti con capitali all’estero, +7,1% nel 2011, i quali vivono spendendo migliaia di euro per beni di lusso, che possiedono cassette di sicurezza in Svizzera e non dichiarano al fisco italiano quello che guadagnano effettivamente. Questo c quanto emerge da una nuova inchiesta condotta da KRLS Network of Business Ethics per conto di “Contribuenti.it Magazine” dell’Associazione Contribuenti Italiani. “Poveri possidenti e ricchi nullatenenti” intimoriti dalle burrasche che scuotono i mercati finanziari e dalle manovre finanziarie lacrime e sangue del Governo Berlusconi. Cassette di sicurezza vengono richieste non solo a Lugano e Chiasso, ma anche in tutta la fascia di confine, Valle di Muggio compresa sono poveri, dalle dichiarazioni dei redditi irrisorie, presumibilmente prestanome di imprenditori e profession isti che in questo modo eludono il fisco o, peggio ancora, fanno affari d’oro con la malavita organizzata.
“Da sola la Guardia di Finanza non pun combattere l’evasione fiscale che c diventato lo sport piu praticato dagli italiani – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Devono scendere in campo gli 007 per scoprire chi sono gli effettivi proprietari delle cassette di sicurezza che puntualmente, ogni anno, vengono aperte in Svizzera”.
Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani.

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Boom radiazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Proprio in questi giorni il Ministro della Salute Ferruccio Fazio, nel rispondere ad un’interrogazione parlamentare, ha portato alla ribalta un problema che è stato troppo spesso sottovalutato: quello dei rischi connessi all’esposizione troppo frequente alle TAC, specie per i più piccoli. La questione, però, non riguarda solo le TAC e i bambini che comunque sono i soggetti più a rischio essendo gli stessi maggiormente radiosensibili ed avendo una più lunga aspettativa di vita, ma negli ultimi anni, a causa dell’evoluzione degli strumenti diagnostici, sempre più affidabili ma anche sempre più invasivi, la quantità media di radiazioni assorbite tramite il cosiddetto imaging diagnostico (Raggi “X”, TAC, risonanze magnetiche e così via) è arrivata a livelli inimmaginabili solo qualche anno or sono. Tra le novità sul mercato della diagnostica, vi è da segnalare quanto fanno alcuni studi dentistici ed altri specialisti, come rivela il New York Times in una sua inchiesta, che stanno adottando in maniera indiscriminata un nuovo dispositivo di scansione che emette radiazioni significativamente più forti rispetto ai metodi tradizionali, noto come cone-beam CT scanner, che da una parte fornisce chiarissime immagini 3-D di denti, radici, mascella e persino cranio, ma dall’altra viene spacciato in riviste o conferenze ad hoc, come completamente innocuo da dentisti prezzolati o sponsorizzati dai produttori, mentre è pur sempre uno strumento invasivo.
Il Rapporto stima che negli Stati Uniti – ma in Europa i dati dovrebbero essere del tutto simili – dal 1980 a oggi la quantità di radiazioni pro capite assorbite in questo modo dai cittadini è aumentata di ben sette volte. Tutto ciò sarebbe l’ovvia conseguenza del ricorso troppo facile all’imaging diagnostico, che costituisce anche una voce di bilancio importante dei vari sistemi sanitari. Come è noto, infatti, l’utilizzo della diagnostica ad immagini è ormai uno dei fulcri della medicina generale e di gran parte delle varie branche, tanto che possiamo concordare sulla circostanza che costituisca uno strumento pressoché indispensabile per certi aspetti, ma per altri, dovrebbe essere utilizzato con maggior prudenza specie tra i giovani perché aumenta, seppur non di molto, l’incidenza del rischio del cancro. Per tali ragioni chiediamo al Ministero della Sanità di avviare immediatamente la campagna promessa di prevenzione ed informazione, al fine di far comprendere che l’utilizzo frequente e non a fini indispensabili della diagnostica ad immagini può essere causa di gravi problemi della salute specie dei più piccoli, con effetti che si verificano a lungo termine. (Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti)

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Morti per dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

“Dal 1853 al 2003 sono decedute oltre 11.000 persone in Italia a causa del dissesto idrogeologico. Di queste ben 4000 sono morte per inondazioni e 7000 per frane e fenomeni torrentizi. Questo solo in Italia”. Lo ha affermato Rodolfo Coccioni , Vice – Presidente della Federazione Italiana Scienze della Terra . Di frane , di alluvioni, di terremoti, di calamità naturali e non solo quelle avvenute in Italia ma anche nel resto del Mondo , si parlerà a Geoitalia 2011, la biennale delle geoscienze, organizzata dalla Federazione Italiana Scienze della Terra ed in programma dal 19 al 23 Settembre al Lingotto di Torino con la partecipazione di 1500 scienziati provenienti da tutto il Mondo. Non solo numeri e tragedie perché Geoitalia 2011 darà spazio a proposte ,progetti, ricerche , condotte su scala internazionale . Dunque tra i temi ci sarà anche quello del dissesto idrogeologico. “Dal 1853 al 2003 – ha proseguito Coccioni – abbiamo avuto una media di ben 75 morti all’anno per frane , inondazioni , fenomeni torrentizi. Dal 1955 al 2000 il Ministero dei Lavori Pubblici ha elargito circa 4500 MLN di Euro mentre le Regioni , da quando esistono , hanno speso annualmente poco più di 700 MLN di Euro . E’ chiaro che a Torino approfondiremo la situazione attuale esistente in tutto il Mondo, ma credo che i soli dati italiani siano già significativi”

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