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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Birmania: diritti umani

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2011

Lac Inle Birmania

Image via Wikipedia

A quasi cinque mesi dalla costituzione di un governo civile in Birmania la situazione dei diritti umani nel paese del sud est asiatico è addirittura peggiore che durante la precedente dittatura militare. Questo è il bilancio critico che fa l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), alla vigilia dell’inizio della visita del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Birmania, Tomas Quintana, nello stato asiatico multietnico. I circa 2.000 prigionieri politici non sono ancora stati rilasciati e nelle regioni abitate da minoranze etniche più di 30.000 civili sono stati costretti a fuggire in seguito alle nuove offensive militari da parte dell’esercito. Le espropriazioni arbitrarie e violente dei terreni, gli stupri e il lavoro forzato fanno purtroppo ancora parte della vita quotidiana delle minoranze etniche in Birmania. Lo stupro è sistematicamente utilizzato dall’esercito come arma di guerra nelle aree abitate dalle minoranze e dalle altre nazionalità. Almeno 32 donne e ragazze del popolo Kachin sono state violentate dai soldati tra il 9 e il 26 giugno luglio 2011 nello stato Kachin. 13 vittime sono morte durante la violenza o uccise perché dovevano assistere agli stupri. Gli autori delle violenze provengono da cinque battaglioni differenti dell’esercito birmano. Nel villaggio di Bung Dum tre famiglie non sono riuscite a fuggire prima dell’arrivo dei militari. Sei ragazze e donne sono state violentate in gruppo dai militari, e sette bambini sono stati uccisi. Nell’insediamento di Je Sawn è stata uccisa una bambina di sette anni: subito dopo è stata violentata e uccisa la nonna. Una dodicenne è stata violentata di fronte a sua madre; quando questa ha cercato di proteggere sua figlia, è stata malmenata. Negli Stati federati Kachin e Shan almeno 31.700 abitanti di villaggi sono dovuti fuggire in seguito agli attacchi da parte dell’esercito. Nello Stato Shan l’APM ha potuto documentare numerosi saccheggi, arresti arbitrari, torture e casi di lavoro forzato. Abbiamo potuto registrare più di 50 attacchi massicci da parte dei soldati contro la popolazione civile nello Stato Shan solamente a partire dall’insediamento del nuovo governo avvenuto a metà aprile 2011. In questo periodo il governo aveva promesso di migliorare la situazione dei diritti umani, ma ora ha dimostrato le sue vere intenzioni: la nuova leadership in Birmania non è interessata a un cambiamento democratico, ma ad una escalation della guerra civile e della pulizia etnica. Secondo l’APM, i militari hanno ancora il pieno potere nello stato multietnico. Nel nuovo governo siedono infatti molti ex ufficiali dell’esercito. Hanno sostituito con delle elezioni farsa, una dittatura militare che ha governato per più di 20 anni.

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