Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

(fidest) Sistema economico in prospettiva

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2011

Il secondo semestre di quest’anno non è nato con buoni auspici. Deve registrare una perdita di slancio, sia pure lieve, di crescita da parte delle economie principali. Ciò non di meno gli osservatori economici restano ottimisti. Il “roseo” è visto soprattutto osservando l’andamento delle economie emergenti nonostante l’inasprirsi delle politiche monetarie e fiscali in corso in tali paesi. Ciò non di meno gli effetti della crisi finanziaria continueranno a farsi sentire offuscando le prospettive di un rapido miglioramento delle condizioni nel mercato del lavoro. Questo potrebbe portare delle fibrillazioni con ricadute sociali non indifferenti e con possibili moti di piazza. (come è già accaduto in Gran Bretagna e si teme in Germania) Ciò che scuote l’opinione pubblica è che le principali economie avanzate non riescono ad uscire dal tunnel delle indecisioni e a trovare una ricetta adeguata che riesca a sanare non tanto il contingente quanto a farlo in via stabile. La posta in gioco è grave. Esiste in breve la possibilità di tensioni per lo meno in alcuni segmenti di mercati finanziari, di nuovi aumenti dei prezzi dei beni energetici, di spinte protezionistiche e di una correzione disordinata degli squilibri globali.
E se i mercati borsistici sono il termometro della situazione finanziaria e industriale delle economie mondiali non si tratta tanto dell’euro o del dollaro statunitense sotto attacco quanto del fatto che mancano regole condivise per combattere le due maggiori insidie e capaci di generare continue fibrillazioni. Sono la “finanza creativa” e i “paradisi fiscali”. Se i governi si mettessero d’accordo e non ascoltassero le “sirene” dei banchieri off shore e degli imprenditori speculatori si potrebbe colpire alla radice questo stato di disagio e gli effetti distorsivi che provocano nelle economie nazionali. Ci accorgeremo, se non altro, restando ai fatti di casa nostra, che i miliardi di euro esportati clandestinamente dall’Italia sono di gran lunga superiori alle stime ufficiali. Parliamo, per lo meno di 500 miliardi di euro. Una cifra ingente e che se la impiegassimo al 25% per sviluppare la nostra imprenditoria e renderla competitiva nel mondo potremmo dire che avremmo di sicuro un nuovo e più formidabile slancio economico che si possa registrare nel mondo. Di certo non è servito e non servirà lo scudo fiscale e l’anonimato degli evasori per determinare una svolta significativa. Ci vuole qualcosa di più credibile a livello non di singolo paese ma della comunità internazionale. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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