Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 19

Appello al Presidente Napolitano

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2011

GIORGIO NAPOLITANO

Image by Foto_di_Signorina via Flickr

Editoriale fidest. Apprezzo l’invito a prendere sul serio la crisi in atto lanciato durante il suo intervento al meeting di “Comunione e liberazione”. Apprezzo l’invito a trovare un’intesa tra le parti sociali e i politici ma mi sorge un dubbio: Come è possibile farlo con l’attuale governo? Un governo che ha elaborato una manovra di aggiustamento dei conti moralmente e socialmente insostenibile e poi ha lasciato che dentro di essa e intorno ad essa si “scannassero” interessi partigiani in uno spettacolo indecente se si pensa che ogni provvedimento tocca la sensibilità di un tessuto sociale provato dagli errori e dalle avidità di una classe politica ed economica che ha fatto il bello e il cattivo per anni nell’intento di curare solo i propri interessi. Un governo che ha favorito l’evasione fiscale dei grandi capitali, il riciclaggio del denaro sporco con lo scudo fiscale e con la depenalizzazione del falso in bilancio autorizzando, di fatto, le imprese a dichiarare ciò che a loro più conveniva. Non solo. Un governo che ha sistematicamente demonizzato la giustizia definendo, tra l’altro, i magistrati di Milano dei “brigatisti”. Un governo che ci ha sospinti ad una guerra prima contro l’Iraq e poi in Afghanistan. Un governo che ci ha umiliati con il baciamano a Gheddafi del Presidente del Consiglio. Un governo che ha per alleato un partito decisamente secessionista e che non manca occasione per creare contrasti e polemiche tra Nord e Sud e con sceneggiate come quelle dell’ultima ora di un sindaco leghista che vuole rimuovere la statua di Totò perché “meridionale”. Un governo che non può gestire l’attuale crisi perché il suo presidente è in conflitto d’interesse per via delle sue aziende, quotate in borsa, e che rischiano il tracollo. Ai giovani di oggi i giovani di ieri dovrebbero spiegare loro la ragione per quale nonostante un debito pubblico da capogiro i governi che si sono succeduti dal 1994 e fino ad ora non hanno trovato di meglio che aumentare ulteriormente tale debito. Se vi è una responsabilità antica diventa più grave e imperdonabile quella dei politici di più recente data e il governo Berlusconi deve assumersene la responsabilità in pieno perché vi ha governato per ben nove anni. Ora è troppo facile e troppo comodo quando la torta è alle briciole litigare per spartirsele. Se vogliamo restituire legalità al paese non vi è altra strada e altra credibilità come quella di voltare pagina allo sfacelo in cui ci ha condotto l’attuale governo e che oggi ha il merito, se così possiamo definirlo, di aver diviso gli italiani spingendoli gli uni contro gli altri. Sacrifici si, perché sono necessari. Ma sacrifici che pongano in primo piano i fautori di questi guasti, di chi ha accumulato denari a spese della povera gente. Non dimentichiamo che l’Italia è già divisa tra chi lavora e vive modestamente e chi è ricco e continua ad arricchirsi a spese dei poveri. E’ tempo che i “plebei” facciano sentire la loro voce e la lezione di Menenio Agrippa si faccia sentire anche ai giorni nostri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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