Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 25 agosto 2011

Libia: Nuove trattative per vecchi affari

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

Silvio Berlusconi e Gheddafi

Image by rogimmi via Flickr

Berlusconi a Jibril: «Troppi morti l’Italia aiuterà la Nuova Libia» (Il Messaggero del 25 agosto 2011). E RosarioAmico Roxas commenta: “Ha parlato con il nuovo interlocutore libico di una certa società libica chiamata Lafitrade che ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi? E l’altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, “con circa il 22 per cento del capitale” una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi. Il quotidiano londinese Guardian aggiunge un altro tassello agli affari in odor di conflitto d’interessi: il fatto che Quinta Comunication e Mediaset, ossia l’impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello ha esercitato la sua influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication. Così, dietro ai negoziati,vecchi e nuovi, tra i due paesi su immigrazione, compensazioni coloniali, investimenti si nasconde un mare di affari. Scrive,infatti il Guardian, quotidiano britannico, “i due leader sono connessi da qualcosa di più della convenienza politica”.

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The fall of Muammar Qaddafi

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

The climax of Libya’s six­month­old revolt was not only televised via satellite but also text­messaged. Shortly after armed rebels captured the state telecoms company during their entry into the capital, Tri­ poli, on August 21st they sent a note to millions of mobile­phone users saying Long live free Libya. Then they added the equivalent of $40 to all accounts and restored the country’s internet connection, which had been cut at the start of the rebellion. Earlier in the day, thousands of fighters had rushed from the west and south into the surprisingly lightly defended city, accompanied by television crews and cheered on by dancing crowds. They were aided by rebels hiding in suburbs, troops arriving by sea and NATO aircraft. In Green Square, previously the scene of countless stage­managed rallies in support of the old regime, Tripolitans tore down pictures of Colonel Muammar Qaddafi, their ruler for the last 42 years and the world’s longest­reigning dictator. Benghazi, the rebel capital at the other end of the country’s coastline, was illuminated by reworks as hundreds of thousands of people celebrated in the streets.
The toppling of Colonel Qaddafi no matter whether he is eventually tried, killed or exiled‹will be a boon to the Middle East and Western powers that supported the rebels. The implications for Libya itself are less clear and in part depend on whether Qaddafi loyalists will disperse and keep their weapons or agree to disarm. To become a rule­based democracy the stated goal of all the various rebel groups Libya must avoid an Iraqi­style insurgency, as well as disputes among the new rulers. Helpfully, Libya has no sectarian divide. Its society is relatively homogeneous but grievances abound after four decades of oppression. Revenge killings loom, as well as tribal conficts and large­scale looting, given the lack of physical security at the moment. The fall of Saddam Hussein in Iraq and the Taliban in Afghanistan showed that a temporary power vacuum can lead to long­term instability and undermine the formation of a functioning state. The impact of Libya’s liberation on the rest of the Arab world looks clearer. What counts there is the dethronement of a tyrant. It will lift spirits in Syria, where another reformist revolt is under way. It will also give renewed drive to Egyptians and Tunisians who toppled their dictators several months ago but have since been grappling with constitutional change. Libya will inject new momentum into the Arab spring raising hopes that decades of stagnation and repression can be ended.
The surprising length of the Libya campaign is a result of tactics employed on both sides. The colonel managed to hold out until now because he rights without restraint. This contrasts markedly with NATO. Its pilots have bombed selectively, keeping collateral damage to a minimum. Despite what pro­regime propagandists say, few civilians have been killed from the air. British and French generals, who led the campaign, rightly paid much attention to the interception of supplies to pro­Qaddafi forces, successfully weakening them over time. Libya is the first alliance campaign where America took a back seat. Europeans with some shameful exceptions car­ ried most of the burden. This division of labour, in select circumstances, could be a template for future operations. But this does not mark the return of liberal interventionism. On balance, the first would be preferable: the more responsibility Libyans take for their future, the better (from The Economist –abstract) Also in this week’s issue:
• How to avoid a double dip: Our prescriptions for the West’s economies
• After Steve Jobs: Apple without its maker
• The internet v Chinese state TV: Spearing China’s Google
• Mexico: The monopolies that hobble its economy
• Climate science: How bad weather causes war

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Crack del capitalismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

La devastante controffensiva globale del capitale in atto è figlia della radicalizzazione a destra dell’intero quadro politico e della definitiva involuzione neoconsociativa del sindacalismo confederale e sconta una evidente difficoltà delle lotte di resistenza dei lavoratori e di quelle sociali che, se anche destinate ad allargarsi sotto i colpi della crisi, ad oggi sembrano non bastare ad allontanare quel prospettato “ritorno al medioevo” in cui vorrebbero precipitarci. Come Prodi ieri, stavolta è Berlusconi che tenta la carta di ulteriori e drastici sacrifici e del rilancio dell’<illusione di solidarietà> tra chi sfrutta e chi è sfruttato per “superare la crisi” nella speranza di indurre i lavoratori ed i collegati settori sociali a rassegnarsi, una volta per sempre, alla pretesa “ineluttabilità” delle politiche di lacrime, sangue e macelleria sociale con cui il fronte padronale intende, stavolta ed in sopraggiunta, perseguire una sconfitta epocale – politica prima che materiale – dell’intero movimento di lotta. Una controriforma classista e strategica che oggi rilancia ed attualizza la nefasta filosofia dell’EUR varata dalla CGIL sin dal lontano 1977 (i diritti fondamentali dei lavoratori che devono diventare una variabile dipendente e sottomessa alla supremazia d’impresa) e recentemente messa in atto nelle fabbriche, con contenuti specifici e generali, in Italia e su scala globale, dall’a.d. Fiat Sergio Marchionne. E’ questo il senso – e la estrema pericolosità sociale – della manovra anticrisi che sta varando il Governo con complice e funzionale balbettio della cosiddetta “opposizione”: dalla libertà di licenziamento alle modifiche costituzionali per consegnare la libertà di “business” per le imprese avulsa dai ogni sostanziale vincolo di utilità sociale e tutela dei diritti primari dei lavoratori e dei cittadini ed a discapito di ciò, dalla controriforma del Diritto del Lavoro e della rappresentanza e dei diritti sindacali all’abolizione dei CCNL, ai tagli a pensioni e salari, sanità e servizi sociali per liberalizzare e privatizzare i residui di servizi pubblici essenziali, eliminazione delle festività, ecc. Da tutto ciò deriva l’urgenza di costruire iniziative di massa territoriali e nazionali per contrastare l’ìnaudita offensiva di governo e padronato, con tutte le altre forze sindacali, politiche e sociali disponibili, che dovrebbero contestualmente adoperarsi per un serrato confronto costruttivo idoneo a superare le non secondarie divergenze che al momento hanno sostanzialmente contribuito a limitare una adeguata risposta di lotta dei lavoratori e con essa quel necessario innesco di una congruente “svolta di controtendenza” capace di porre “con forza e al centro” un realistico ed indispensabile percorso prefigurante la prospettiva di autonomia ed indipendenza dei lavoratori e del proletariato in una ripristinata visone di classe cui va ridata credibilità e visibilità. In questo senso lo Slai cobas condivide la necessità contingente proposta da settori del sindacalismo di base per la urgente convocazione di un’incontro tra i vari soggetti disponibili a “costruire al più presto una mobilitazione di massa capace di reagire immediatamente ma anche di reggere nel tempo”.

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Sciopero generale 6 settembre 2011

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

Le confederazioni e le organizzazioni sindacali USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI riunitesi il giorno 24 agosto 2011, hanno condiviso e concordato quanto segue. Si considera indispensabile una forte risposta dei lavoratori alle manovre di luglio e di agosto del governo. In questo senso si indice lo sciopero generale di 8 ore per il giorno 6 settembre 2011, quale primo momento di una mobilitazione che non si esaurisce chiaramente con questa azione di lotta, a sostegno della seguente piattaforma:
• contro le politiche dell’Unione europea e le manovre del governo che applicano le misure imposte dall’Europa, dalle banche e dai poteri forti finanziari che hanno determinato e speculato sull’attuale crisi mondiale;
• per la cancellazione del debito, il blocco delle spese militari e una politica nazionale ed europea basata sui diritti e le legittime aspettative dei popoli e non della finanza e degli speculatori;
• contro l’evasione/elusione fiscale e contributiva e per una politica fiscale a sostegno del lavoro dipendente e dei redditi; per il diritto all’abitare;
• per una forte patrimoniale e la tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie;
• contro la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e del libero mercato; per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese strategiche per il paese e per un impegno dello stato capace di rilanciare e finanziare la produzione e i servizi;
• a difesa dello Statuto dei lavoratori, contro l’attacco ai diritti dei lavoratori e il patto sociale che il governo vuole trasformare in legge;
• riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, lo sblocco dei contratti di lavoro, la difesa del Contratto nazionale, l’istituzione del reddito sociale, la fine della precarietà ed il diritto al lavoro stabile;
• per la regolarizzazione generalizzata dei migranti e per il mantenimento del permesso di soggiorno di coloro i quali hanno perso il lavoro;
• contro le privatizzazioni mascherate da liberalizzazioni per la difesa dei beni comuni in coerenza con gli esiti referendari;
• contro la privatizzazione della scuola, della ricerca e dell’università e per il diritto al sapere;
• contro l’abolizione delle festività a partire dal 1° maggio e dal 25 aprile;
• per una legge democratica e pluralista sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro.
La concomitanza dello sciopero con quello indetto anche dalla Cgil non deve essere interpretato come una condivisione delle motivazioni proposte da questa confederazione dalla quale ci divide nettamente anche la firma dell’accordo del 28 giugno scorso. Oltre allo sciopero generale si condivide sin da ora la necessità di individuare e praticare una serie di iniziative a livello nazionale e territoriale ed una mobilitazione incisiva e di lunga durata, a cominciare dal 6 settembre e dall’Assemblea nazionale del 10 settembre indetta a Roma.

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Sciopero generale 6 settembre 2011

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

Le confederazioni e le organizzazioni sindacali USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI riunitesi il giorno 24 agosto 2011, hanno condiviso e concordato quanto segue. Si considera indispensabile una forte risposta dei lavoratori alle manovre di luglio e di agosto del governo. In questo senso si indice lo sciopero generale di 8 ore per il giorno 6 settembre 2011, quale primo momento di una mobilitazione che non si esaurisce chiaramente con questa azione di lotta, a sostegno della seguente piattaforma:
• contro le politiche dell’Unione europea e le manovre del governo che applicano le misure imposte dall’Europa, dalle banche e dai poteri forti finanziari che hanno determinato e speculato sull’attuale crisi mondiale;
• per la cancellazione del debito, il blocco delle spese militari e una politica nazionale ed europea basata sui diritti e le legittime aspettative dei popoli e non della finanza e degli speculatori;
• contro l’evasione/elusione fiscale e contributiva e per una politica fiscale a sostegno del lavoro dipendente e dei redditi;
• per il diritto all’abitare; per una forte patrimoniale e la tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie;
contro la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e del libero mercato; per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese strategiche per il paese e per un impegno dello stato capace di rilanciare e finanziare la produzione e i servizi;
• a difesa dello Statuto dei lavoratori, contro l’attacco ai diritti dei lavoratori e il patto sociale che il governo vuole trasformare in legge;
• riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, lo sblocco dei contratti di lavoro, la difesa del Contratto nazionale, l’istituzione del reddito sociale, la fine della precarietà ed il diritto al lavoro stabile;
per la regolarizzazione generalizzata dei migranti e per il mantenimento del permesso di soggiorno di coloro i quali hanno perso il lavoro;
• contro le privatizzazioni mascherate da liberalizzazioni per la difesa dei beni comuni in coerenza con gli esiti referendari;
• contro la privatizzazione della scuola, della ricerca e dell’università e per il diritto al sapere;
contro l’abolizione delle festività a partire dal 1° maggio e dal 25 aprile;
• per una legge democratica e pluralista sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro.
La concomitanza dello sciopero con quello indetto anche dalla Cgil non deve essere interpretato come una condivisione delle motivazioni proposte da questa confederazione dalla quale ci divide nettamente anche la firma dell’accordo del 28 giugno scorso. Il 6 settembre le scriventi confederazioni e organizzazioni sindacali manifesteranno quindi in molte città italiane su piazze diverse da quelle della Cgil. Oltre allo sciopero generale si condivide sin da ora la necessità di individuare e praticare una serie di iniziative a livello nazionale e territoriale ed una mobilitazione incisiva e di lunga durata, a cominciare dal 6 settembre e dall’Assemblea nazionale del 10 settembre indetta a Roma.

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“Primo settembre davanti al Senato”

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

Roma 1/9/2011 “L’Ugl sarà il primo settembre davanti al Senato, insieme a Cisl e Uil, per far sentire la propria voce sulla manovra e per chiedere maggiore equità negli interventi all’esame del Parlamento”. Lo rende noto Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, evidenziando come “con questa iniziativa vogliamo dimostrare che è possibile tutelare le fasce più deboli anche senza ricorrere a proteste eclatanti, restando nei binari del confronto responsabile, senza il quale non si può raggiungere nessun traguardo concreto. Non c’è più tempo né spazio per le divisioni – conclude – , le priorità del Paese sono altre”.

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Lavoro: disoccupazione giovanile

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

“Un paese dove 1.138.000 giovani non hanno un lavoro e dove alcune regioni, come la Sicilia, detengono record negativi di disoccupazione degli under 35 del 28% – è un paese che va dritto verso la catastrofe. I numeri segnalati dalla Confartigianato ci confermano che l’Italia non e’ un Paese per giovani. Questi dati impongono a tutti una riflessione immediata a partire dalla manovra in corso di esame al Senato. Il decreto approvato il 12 agosto con una miopia senza pari infatti non dedica un briciolo di attenzione alla questione giovanile; alla mancanza di lavoro e di aspettative di cui soffrono i nostri ragazzi. Non intervenire con decisione per lenire e rimuovere questa gravissima difficoltà nel nostro paese equivale a non saper stabilire le priorità; una colpa imperdonabile per chi guida la nazione. Tra i nostri giovani i più validi emigrano e ci privano del loro talento e della loro capacità di mutare una situazione che ci ha trascinato nell’emergenza. Senza i nostri giovani e le loro aspettative possiamo già considerarci in default”. Lo dichiara Guglielmo Vaccaro, deputato del PD.

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