Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 26 agosto 2011

Libia: capire ma non condividere

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

La Libia è precipitata nella più cruenta delle guerre civili, sostenuta e alimentata da antichi livori tribali; Gheddafi, ancora forte di aiuti sui quali nessuno indaga, diventa irreperibile, in attesa di una scomparsa miliardaria. La reazione follemente omicida dettata dall’ansia di vendetta non può essere accettata dal mondo civile che ha il dovere di impedire le più estreme conseguenze, ma può essere compresa e servire da lezione storica per tutti i satrapi o aspiranti tali. Oltre 40 anni di soprusi, di sottrazioni di beni al paese, di vita esagerata riservata al satrapo e ai suoi più fedeli vassalli, di esistenza grama riservata alla popolazione minacciata e punita con la cieca forza della dittatura, non potevano che esplodere in una vendetta che travalica il senso della giustizia. Comprendere non significa condividere… ma quante brutture ci riservò la conclusione della guerra civile in Italia, con vendette, punizioni anche trasversali, in un momento storico di rivolta ? Tutto il mondo è paese, dalla rivolta degli schiavi guidati da Spartaco alla rivoluzione francese e a tutte le rivolte da parte dei governati contro i governanti che hanno profittato della loro condizione di forza per imporre il loro indiscutibile pensiero unico e il loro più egoistico interesse privato, è un ripetersi della storia che culmina nel sangue, alla ricerca di una rinnovata verità che punisce con la forza quanti hanno profittato della loro forza. Moubarak e Ben Alì individuarono subito la sola via d’uscita possibile; Gheddafi insiste nell’uso della forza e non della ragione, trascinando una nazione in una rivolta che non finirà facilmente. Ci servirà di lezione? (Rosario Amico Roxas)

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International epilepsy congress

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Roma diventa la Capitale della lotta all’epilessia dal 28 agosto al 1 settembre ospitando il 29° Congresso Internazionale sull’Epilessia 2011. L’importante appuntamento riunisce neurologi ed epilettologi di tutto il mondo e prevede la partecipazione della LICE (Lega Italiana contro l’Epilessia). Il Congresso è organizzato da ILAE (International League Against Epilepsy) e dalla IBE(International Bureau for Epilepsy) e si svolgerà al Marriott Rome Park Hotel in Via Colonnello Tommaso Masala, 54. Ad inaugurare l’evento, il Claudio Munari Workshop domenica 28 agosto sui progressi della Chirurgia in Epilessia in particolare in età pediatrica. A seguire, un ricco programma in cui imaggiori esperti mondiali si confronteranno sulle nuove possibilità di cura e sulle prospettive terapeutiche per combattere l’epilessia.
Tra i molteplici temi affrontati al Congresso, se ne possono anticipare alcuni di maggior rilevanza per LICE:
• I progressi nella terapia chirurgica dell’epilessia in particolare in campo pediatricoa cui è dedicato il Claudio Munari Workshop. Il concetto di fondo è che si aprono prospettive terapeutiche per pazienti di età sempre più basse con buone probabilità di successo, grazie all’utilizzo dei monitoraggi video-EEg anche di profondità, ai progressi della Neuroimmagine anche funzionale, all’utilizzo del Neuronavigatore.
• Nuove conoscenze sulle encefalopatie epilettiche ad esordio precoce, forme gravissime di epilessia con effetti devastanti sullo sviluppo psicomotorio dei bambini. Se ne parlerà martedì 30 agosto alla Parallel Session dal titolo: “Epileptic encephalopathies: a progressive disorder in non progressive diseases”
• Epilessie genetiche focali, che sarà approfondito da una relazione del Presidente LICE, Dottor Roberto Michelucci durante la Parallel Session di Lunedì 29 agosto ore 11,30-13,00. Il tema chiave è l’ origine genetica di molte epilessie focali, tradizionalmente considerate di origine lesionale.
• Attacchi non epilettici in età pediatrica di cui si parlerà nella Video Session di Lunedì 29 agosto con la collaborazione del Professor Giuseppe Capovilla
Infine, anche gli aspetti psicologici e sociali della malattia avranno ampio spazio durante il Congresso, grazie alla presenza delle principali associazioni internazionali dei pazienti. In particolare, si approfondiranno le condizioni dei pazienti nei paesi in via di sviluppo, oltre che una sessione dedicata alle reazioni dei pazienti con epilessia in caso di catastrofi naturali, quali terremoti, tsunami, etc.
La LICE è una società scientifica senza scopo di lucro a cui appartengono numerosi specialisti e che ha come obiettivo principale quello di contribuire alla cura e all’assistenza dei pazienti con epilessia nonché al loro inserimento nella società promuovendo e attuando ogni utile iniziativa per il conseguimento di tali finalità. Per maggiori dettagli, consulta il sito Internet:www.lice.it

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Pensioni: il chiodo fisso

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Pensioners' Party (Italy)

Image via Wikipedia

Questa manovra economica del Governo Berlusconi – ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – sembra sempre più una barzelletta. Ognuno ha una sua idea su cosa togliere – ha continuato Fatuzzo – e cosa inserire, ma alla fine, anche chi aveva detto che “le pensioni non si toccano” pensa di colpire le pensioni di reversibilità, le indennità di accompagnamento e chi non “ha mai lavorato” . Concetti espressi non proprio chiaramente , ma da cui si deduce che , comunque la si metta, l’obiettivo più facile da colpire, al di la delle sfaccettature, sono sempre le pensioni. Forse prima di lanciare proclami – ha proseguito il leader del Partito Pensionati – sarebbe opportuno approfondire la materia e ci si accorgerebbe che le cose non stanno affatto come vengono presentate, ad iniziare dalle pensioni di reversibilità, che subiscono robustissimi tagli, ben oltre il 40%, in relazione al reddito del coniuge superstite. In Italia c’è un problema pensioni e pensionati, ma riguarda le pensioni da fame ed il mancato adeguamento al costo della vita.(n.r. la verità è che i pensionati non hanno potere contrattuale. Non sono una lobby. Sono solo carne da macello. Questo governo fa di peggio: li considera “inutili” e “mangia risorse” e li trasforma nel nemico numero uno dei giovani, dei lavortori, dei cassa integrati, dei disoccupati. A questo punto i pensionati non hanno alternative. Devono uscire allo scoperto. Partecipare attivamente allo sciopero della Cgil chiedendo di essere presenti a Roma sotto i palazzi del potere con la loro bandiera e i loro rappresentanti. Essere presenti nei raduni della Lega e ovunque si parli di politica e di sociale. Partecipare alle conferenze stampa del premier e contestare pubblicamente la politica di discredito nei confronti dei pensionati. Mandare i propri rappresentanti con bandiera a protestare ad Arcore come hanno fatto i poliziotti del Coisp. Dove vi sono rappresentanti dei pensionati nelle amministrazioni locali presentare una mozione o un ordine del giorno a difesa dei pensionati. In altre parole rendersi visibili a dispetto della dichiarata invisibilità dei media.)

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Vie di fuga

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Nicosia (EN) il 4 settembre alle 20,30 Eugenia Romanelli, su invito di Telenicosia.it, sarà sul Palco di Piazza Garibaldi per presentare Vie di fuga uscito di recente per Dino Audino Editore. Ad intervistarla Rory Cappelli giornalista e fotografa de La Repubblica.
Vie di fuga è il noir sulle “nuove famiglie” che ha esordito su Facebook. Il libro racconta le difficoltà emotive e giuridiche delle relazioni contemporanee escluse da uninquadramento legislativo. Personaggi e storie che si incontrano in un intreccio con i colori del noir e la profondità di un testo, quasi politico, che vuole dire una parola significativa su temi rilevanti come quello dellenuove famiglie. Prima che nei negozi, il volume ha esordito sul social network con tre booktrailer postati in rete.
Vie di fuga è l’ultimo romanzo di Eugenia Romanelli, reduce dal successo di “Con te accanto” (Rizzoli), scritto a quattro mani con Paola Turci. Classe ’72, giornalista, professionista come i suoi personaggi. Redattore a “L’espresso”, poi direttore della versione italiana della rivista internazionale “Time out”, nel 2004 ha fondato la testata giornalistica nazionale “Bazar”, co-edita da Rai Eri e La Stampa. Ha insegnato Scrittura Creativa e Comunicazione alla Facoltà di Scienze della Comunicazione de La Sapienza di Roma. Oggi docente alla LUISS e collaboratrice de Il fatto quotidiano e dell’ANSA. Sul filo di una vicenda che sa tenere il fiato sospeso, i suoi personaggi percorrono strade, vie, città. Trasformando questo giallo avvincente in unaguida turistica radical e chic sulle capitali europee. Ma anche in un manuale tascabile per assaporare la Capitale tra le Capitali, lungo i profumi dei suoi locali più gustosi: Roma.
Ma è anche quasi un saggio sui nuovi modi di comunicare. A fare da collante fra vicende, pensieri, sospiri e personaggi, infatti, Facebook, che qui è ambientazione generazionale e vero e proprio protagonista narrativo. Assieme a Bianchino, un sornione e simpaticissimo gatto bianco che troneggia sulla copertina di questo romanzo e sguscia fra finestre e vicende con leggerezza felina.

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Governo: la manovra dei vampiri

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Diversamente Vivi - Zombi, Vampiri, Mummie, Fa...

Image by Maxfear ® via Flickr

L’esame della manovra correttiva comincia male, purtroppo, perché il Governo si conferma insensibile ai richiami del Presidente Napolitano e continua a negare la necessità di interventi rigorosi e lungimiranti come impone la crisi. Il Presidente Schifani dice che bisogna valutare i contenuti e non la provenienza delle proposte: si fa presto a dirlo, l’IdV non è certo un partito ancorato a pregiudizi ideologici ma questa manovra è oggettivamente un monumento all’ingiustizia sociale. Per giunta, mentre il Capo dello Stato ha lanciato un monito sulla necessità di risposte urgenti alle difficoltà dell’economia, la scadenza per la presentazione degli emendamenti slitta a lunedì a causa della selva di contraddizioni interne alla maggioranza. Insomma, nessuna delle nostre richiesta viene accolta. Come Gruppo IdV al Senato, già da tempo siamo passati dalla protesta alla proposta e abbiamo sollecitato l’approvazione di misure per riformare strutturalmente il sistema economico e finanziario del Paese. Di fronte alla gravità della crisi è inaccettabile pensare di penalizzare, ancora una volta, le famiglie, i lavoratori, le giovani generazioni, le fasce più deboli, le piccole e medie imprese. Il risanamento del debito pubblico e il rilancio della crescita richiedono una lotta senza quartiere all’evasione fiscale e alla corruzione, che sono le prime cause del dissesto, ai capitoli di spesa onerosi e inutili, come quelli legati agli insostenibili costi della politica, e alla finanza spericolata che attraverso le speculazioni sta mettendo in ginocchio la nostra economia. È in questo senso che chiediamo di modificare la manovra, stiamo facendo la nostra parte cercando, con spirito costruttivo, di correggere le inaccettabili storture del decreto: ma il Governo fa orecchie da mercante per proteggere i disonesti, le caste e gli affaristi. Per questo ci opponiamo fermamente alle misure che la maggioranza ha portato in Senato. Interventi doppiamente inaccettabili: da un lato, colpiscono duramente i redditi medio-bassi attraverso nuove tasse e ulteriori tagli senza toccare sacche di illegalità e poltronifici vari; dall’altro, non contemplano alcun meccanismo per garantire la solidità dei conti e promuovere lo sviluppo economico. È evidente che assistiamo al colpo di coda di una classe dirigente che ha fallito totalmente: Berlusconi, Bossi e Tremonti hanno esaurito quei pochi assi nella manica con cui hanno preso in giro i cittadini e, messi alle strette dalle forze politiche, dalle istituzioni e dalle parti sociali, si confermano incapaci di guidare il Paese. Di fronte a questo sbandamento, chiediamo alle opposizioni di reagire in modo unitario convergendo almeno su un principio di correzione imprescindibile: agire subito in modo equo e radicale senza prendere di mira ancora una volta i soliti noti ma colpendo speculazione, sprechi, privilegi ed evasione fiscale. Bisogna ridurre subito il numero dei parlamentari, azzerare le province, accorpare le funzioni dei piccoli Comuni e, soprattutto, agire in maniera seria e rigorosa contro chi evade il fisco sottraendo alle casse dello Stato 120 miliardi di euro all’anno. Chi sbaglia deve pagare e le pene vanno inasprite prevedendo anche la galera, perché non è tollerabile che tanti debbano pagare per colpa di pochi ‘banditi’. Solo così si potranno finalmente drenare i soldi da queste sabbie mobili in cui finiscono e smetterla di tartassare chi già non ce la fa più. (sen. Felice Belisario)

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Nuovo romanzo di Björn Larsson

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Björn Larsson - Comédie du Livre 2010 - P1390811

Image by styeb via Flickr

Mantova Festivaletteratura dal 7 al 9 settembre Mercoledì 7 settembre, ore 16.15, Incontro con Luca Crovi Giovedì 8 settembre, ore 11, Vocabolario Europeo Venerdì 9 settembre, ore 15, Translation Slam con Katia De Marco e Laura Cangemi. Dal 5 settembre in tutte le librerie il nuovo romanzo di Björn Larsson, I poeti morti non scrivono gialli. Traduzione di Katia De Marco – 360 pagine, 17 euro. Un’opaca sera di febbraio, l’editore Karl Petersén raggiunge impaziente il porto di Helsingborg. Nella ventiquattrore una bottiglia di champagne e un contratto per il famoso poeta Jan Y. Nilsson, a cui ha chiesto di scrivere un giallo, sicuro bestseller già venduto ai più prestigiosi editori d’Europa. Ma il poeta accetterà di firmare? Si piegherà alle basse leggi di quel mercato che, con la sua ricerca di una poesia alta ed essenziale, ha sempre snobbato? Vorrà risollevare il genere dalla mediocrità in cui è caduto? La risposta è definitiva: Petersén trova Jan Y. impiccato a bordo del peschereccio in cui viveva. Si è suicidato? Oppure chi è stato, e soprattutto, perché? Il commissario Barck non ha dubbi: i poeti si uccidono, non vengono uccisi. Eppure i motivi per farlo fuori non mancano, a cominciare dal lauto compenso che Jan Y. avrebbe presto incassato e dal materiale scottante sull’alta finanza che il suo romanzo era pronto a denunciare. Le indagini del commissario, poliziotto sui generis con velleità letterarie, coinvolgono Tina Sandell, musa e forse amante di Nilsson, e il suo amico intimo e noto giallista Anders Bergsten, incaricato di Petersén di finire il manoscritto. Ma qualcuno ha deciso che il romanzo non deve uscire… Nell’età dell’oro dei thriller, Björn Larsson scrive “una specie di giallo” che è un gioco letterario di raffinata ironia e autoironia, per indagare l’essenza stessa della scrittura e della vocazione artistica. In una sferzante satira di un mondo editoriale all’isterica ricerca del prossimo successo, solo un “poliziotto-poeta” è in grado di scoprire le associazioni nascoste, di rivelare l’inatteso, di afferrare le verità che si celano dietro le apparenze.
Björn Larsson è docente di letteratura francese all’Università di Lund, filologo e appassionato velista, uno degli autori svedesi più noti e apprezzati all’estero. Dopo il successo di La vera storia del pirata Long John Silver (120mila copie), Iperborea ha pubblicato altri otto titoli.

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Editoriale Fidest: Il re ladro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Belarus_3900 - Vladimir Lenin

Image by archer10 (Dennis) via Flickr

(Fidest) Se il capitalismo si può definire una monarchia, questa monarchia è assoluta e il suo re è un ladro. Lo abbiamo capito sin dalla nascita del capitalismo allorchè il capitalista (industriale e finanziario) ha creato un potere superiore a quello esistente costituito dalla nobiltà per censo e al mondo ecclesiastico ma non si è fatto scrupolo di mescolarsi con loro per inquinarli. Abbiamo dovuto subirne gli effetti perversi, per secoli, incapaci di porvi in qualche modo riparo. Persino il “comunismo riformista”, alias socialismo, ha pensato sulla ineluttabilità della presenza del capitalismo e della necessità di dover conciliare le due posizioni, seppur nate in netta contrapposizione tra loro. Lenin pensò di spezzare questa intesa anomala costruendo un modello di governo denominato socialismo reale, ma dopo 70 anni i suoi eredi hanno gettato la spugna non per un fallimento ideologico ma per la nequizia degli uomini a tali compiti demandati. Meglio è andato per il capitalismo che si è trascinato sino ad oggi per ben 4 secoli e le sue fortune sono dipese dalla sua capacità trasformista e abilità nello sfruttare le debolezze umane. Ora, sembra, che la stessa ricchezza, costruita intorno a se, sia diventata come le mura di Gerico che, dopo un lungo assedio, crollano. Questo perché cresce il livello di identità popolare, cresce la voglia di vivere nel rispetto di se stessi e degli altri, cresce la giustizia sociale e si fa sempre più stridente il rapporto conflittuale tra chi ha e chi è.
Oggi vi è la consapevolezza che stiamo toccando un punto di non ritorno. Oggi non esistono figure proletarie e borghesi in opposizione al capitalismo di stato e privato. Esistono la plebe e i patrizi.
Chi si è seduto nella stanza dei bottoni e chi vive all’esterno e se è fortunato e abbastanza servile può godere della compiacenza del sovrano mentre altri, tutti gli altri, restano figli dei 30 denari, servi della gleba, passivi e rassegnati. Ed è un rapporto sproporzionato. Si calcola che su sette miliardi di abitanti solo uno può dirsi affrancato dalle miserie umane. Gli altri sei miliardi sono i plebei e non fa differenza, se non graduando le loro miserie, se si trovano nei paesi del terzo mondo o nell’occidente cosiddetto opulento.
A questo punto non propendiamo per la litania delle cose che non vanno e cerchiamo di capire cosa andrebbe fatto per un nuovo modello di società che riesca ad emendarsi da una civiltà che non sa essere egualitaria e capace di distribuire equamente le risorse.
Dobbiamo incominciare, partendo da una rivolta culturale, a spogliare dalla loro mondanità le Chiese, quelle fedi che professano e che celebrano la sofferenza e la povertà come un dono divino. Se concordiamo con il diritto alla vita, subito dopo dobbiamo aggiungervi il diritto a vivere affrancati dalla miseria e per una tutela che parte dall’assistenza sanitaria all’istruzione, dal diritto ad avere un tetto sotto cui ripararsi al lavoro e al libero accesso dei prodotti deputati all’alimentazione. Per contro è pura crudeltà e sadismo imporre il “crescete e prolificate” per poi vedere bambini morire di fame, di sete, per mancanza di medicine, per un tetto sotto cui ripararsi e più avanti giovani disperati in cerca di un lavoro, precari, famiglie in forte disagio esistenziale e con il solo privilegio di far arricchire chi ha già.
“La crisi – tutte le crisi alimentate dal capitalismo e dalla finanza creativa – non è un misterioso cataclisma naturale caduto dal cielo. È solo che il sistema di relazioni sociali, economiche e politiche dei capitalisti non è più adeguato alla situazione, né all’interno dei singoli paesi né a livello internazionale. Porta alla paralisi economica, alla distruzione dell’ambiente, alla concorrenza, alla rapina e alla guerra”. E’ questo il messaggio che ci giunge dalla rete. E’ questa la consapevolezza che dobbiamo assumere per avere la forza e la determinazione di voltare pagina davanti a tanto scempio. E ancora: “Il mondo non è in preda a una calamità naturale né gli uomini sono diventati matti. Semplicemente si agitano come matti nella gabbia del sistema di relazioni sociali capitaliste che ci impediscono di vivere. Dobbiamo liberarci di questa gabbia!” (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Scuola: libri di testo

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Volantino Auchan Libri di testo

Image by sfogliashopping via Flickr

Adiconsum ha condotto un’indagine sul rispetto dei tetti di spesa dei libri di testo della scuola secondaria di II grado. 16 gli istituti censiti nel Nord, 16 nel Centro e 16 nel Sud per un totale di 48 istituti. L’indagine ha preso in considerazione 2 sezioni dal I al V anno per un totale di 10 classi ad istituto. In totale sono state analizzate le adozioni dei libri di testo di 480 classi. Che cosa è emerso?Dall’indagine Adiconsum è emerso chiaramente che:
• i dati da noi rilevati smentiscono quanto affermato dal MIUR sul rispetto dei tetti di spesa da parte delle scuole;
• alcune scuole utilizzano degli “escamotage” inserendo tra i libri “consigliati” testi invece fondamentali e facendoli comparire poi nelle annualità successive come testi già acquisiti
• alcune scuole rispettano i tetti, dimostrando come in realtà sia possibile non sforarli.
• Al nord sforano 100 classi su 160 monitorate; al centro sforano 82 classi su 160 al sud 84 scuola su 160.
Consigli per risparmiare sull’acquisto dei libri di testo:
• prima di acquistare appurare che la nomina dei docenti sia stata confermata. Il docente che subentra all’inizio dell’anno scolastico ha facoltà di adottare nuovi libri di testo
• verificare che nell’elenco dei libri c.d. “consigliati” non siano inclusi testi obbligatori
• se si è in possesso di un reddito ISEE molto basso, attendere la circolare della scuola con la specifica del tetto di ISEE al di sotto del quale è possibile essere esentati dal pagamento dei libri e del corredo scolastico
• acquistare i testi presso i grandi magazzini (di solito c’è un risparmio del 10%, prenotando per tempo)
• acquistare sui siti on line, anche se questa scelta non permette di verificare lo stato dei libri né la dotazione dei supporti. Si consiglia di specificarlo nella richiesta.
Consigli per acquisto libri usati:
acquistare libri usati fuori delle scuole, nei mercatini o presso le librerie, verificando oltre alle condizioni dei libri, anche l’edizione e la disponibilità degli eventuali supporti informatici al testo cartaceo. Adiconsum – conclude Giordano – ha attivato lo “Sportello Scuola” per segnalare gli sforamenti dei tetti di spesa e altre criticità. (fonte adiconsum)

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Manovra e armi: il male oscuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!! E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili. Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali? Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte? E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro! Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo. E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro). E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa. E il 27 ottobre sempre ad Assisi, la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo. Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte. Che vinca la Vita! (Alex Zanotelli)

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Viaggiare in aereo e perdere i bagagli

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Terminate le vacanze si torna, si aspetta il bagaglio davanti al nastro trasportatore e, con un tonfo al cuore, si constata che la propria valigia non c’e’ o arriva con la maniglia divelta o il carrellino privo di ruote. Che fare? La prima cosa e’ quella di andare all’Ufficio oggetti smarriti (lost&found), presentare il proprio biglietto, il tagliando del bagaglio e compilare un modulo. Queste operazioni servono per avviare le ricerche del bagaglio perso. Il viaggiatore che vuole essere risarcito, per il bagaglio perso o danneggiato, deve presentare anche una denuncia alla compagnia aerea entro 21 giorni in caso di ritardo e entro 7 giorni in caso di danneggiamento. Spesso si dimentica di effettuare quest’operazione, confortati dalle assicurazioni degli addetti all’Ufficio oggetti smarriti che il bagaglio sara’ prontamente ritrovato e riconsegnato. Occorre pero’ fare attenzione ai tempi entro i quali fare la denuncia, poichè si rischia di non ricevere il risarcimento dovuto. La Convenzione di Montreal o di Varsavia stabiliscono valori diversi e prevedono un rimborso a bagaglio, indipendentemente dal valore del bene perduto (salvo il caso di maggiore dichiarazione di valore):
• Per gli Stati che aderiscono alla Convenzione di Montreal: in caso di distruzione, perdita, danno o ritardo si ha diritto ad un risarcimento fino a 1.134 euro;
• Per gli Stati che non aderiscono alla Convenzione di Montreal: per smarrimento o danno si ha diritto ad un risarcimento di 19 euro a kg di bagaglio.
Si può chiedere anche il rimborso degli abiti acquistati, allegando le ricevute e il risarcimento del danno “biologico” subìto, la cui quantificazione e’ lasciata alla valutazione del passeggero che, per avere soddisfazione, dovra’ con molta probabilita’ rivolgersi al Giudice di pace.

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Combattere l’apolidia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Ginevra Oggi nel mondo ci sono milioni di persone che nessuno Stato riconosce come propri cittadini. Sulla carta non esistono. Sono persone senza nazionalità. Sono apolidi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha come parte integrante del suo mandato la prevenzione dell’apolidia. L’UNHCR oggi lancia una campagna per far luce su un tema molto poco conosciuto, il cui obiettivo sarà anche quello di ridurre il numero di apolidi nel mondo. Il lancio della campagna avviene a pochi giorni dal 50° Anniversario della Convenzione sulla Riduzione dell’Apolidia del 1961, il 30 Agosto 2011.
L’UNHCR stima che attualmente nel mondo gli apolidi siano circa 12 milioni, ma determinarne il numero esatto è molto difficile. Rapporti incongruenti insieme alle diverse definizioni sull’apolidia, creano incertezza sulla vera portata del problema. Al fine di affrontare e superare questa problematicità, l’UNHCR sta svolgendo una campagna mirata ad accrescere la consapevolezza circa la definizione giuridica internazionale, migliorando al contempo i propri metodi di raccolta dati sulla popolazione apolide.
Una grave conseguenza dell’apolidia è che quest’ultima può auto-perpetuarsi. In molti casi quando i genitori sono apolidi, i loro figli diventeranno apolidi dal momento della nascita. Di conseguenza, l’esclusione e la precarietà derivanti dalla condizione di apolidia toccheranno un’altra generazione. Senza nazionalità, è estremamente difficile per i bambini ricevere un’educazione scolastica o altri servizi di base. La discriminazione nei confronti delle donne aggrava il problema. Queste ultime sono inoltre le più a rischio di apolidia. Uno studio dell’UNHCR rivela che esistono tuttora legislazioni sulla cittadinanza che discriminano le donne in almeno 30 paesi. Inoltre, in alcuni paesi, le donne e i loro figli rischiano di diventare apolidi se sposano cittadini stranieri. Alcuni Stati non consentono alla madre di poter trasmettere la propria cittadinanza ai figli.
Un problema che accomuna molte situazioni di apolidia è la discriminazione etnica e razziale, che porta all’esclusione specie quando la volontà politica per risolvere il problema è evanescente. Tra i gruppi esclusi dalla cittadinanza al momento della nascita o indipendenza dello Stato vi sono i musulmani residenti (i Rohingya) nel nord dello Stato Rakhine nel Myanmar, le tribù delle colline della Tailandia, i Bidoon negli Stati del Golfo. Mentre molti Rom hanno la cittadinanza del paese in cui risiedono, migliaia in vari paesi dell’Europa continuano ad essere apolidi. Spesso questi gruppi sono così emarginati, che anche quando la legislazione viene modificata per concedere loro la cittadinanza, vanno incontro a grandi ostacoli per ottenerla.
Dopo 50 anni, queste Convenzioni hanno attirato solo un numero esiguo di Stati, riferisce Guterres. E’ vergognoso che milioni di persone stiano vivendo prive di cittadinanza, uno dei diritti umani fondamentali. L’ampiezza del problema e le terribili conseguenze che ricadono sugli interessati rimangono quasi del tutto inosservate. E’ necessario cambiare lo stato delle cose. I Governi devono agire per ridurre il numero totale di apolidi.
Anche se ci sono degli esempi positivi relativi all’apolidia, è necessario fare ancora molto. L’UNHCR ha come obiettivo quello di portare la questione nel dibattito pubblico, incoraggiare gli Stati ad aderire alle due Convenzioni sull’apolidia, modificare le norme sulla cittadinanza e prendere misure ulteriori al fine di eliminare l’apolidia. Materiale multimediale può essere scaricato presso il sito: http://www.unhcr.org/stateless/

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