Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 4 settembre 2011

Manovra: secondo copione

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

Prof. Mario_Monti

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Un paio di mesi fa la prima manovra correttiva dei conti pubblici è stata approvata a tempo di record complici le opposizioni che hanno ritirato gli emendamenti per farci digerire un provvedimento impopolare, ingiusto, sperequativo ma necessario, si era detto. Il tutto condito con un accorato appello del presidente della Repubblica che sollecitava il parlamento a fare in fretta.
Ora con la seconda manovra, peggiore della prima, abborracciata, invisa a tutti, compresa la Confindustria, si sta ripetendo lo stesso rituale con analogo appello del Presidente Napolitano. E se non sono i tre giorni della prima tornata di certo non saranno i tre mesi previsti, ma molto meno.
Le opposizioni sbraitano, invocano l’impossibile, ovvero un governo nuovo, ma sono pronti ad assecondare l’iter di questa manovra sminandola dalle lungaggini delle discussioni, degli emendamenti e quanto altro sempre in nome e nell’interesse di questo popolo sovrano che saremmo noi, vittime di tanto scempio e che pagheremo in prima persona le addizionali irpef maggiorate sino all’inverosimile dai comuni e dalle regioni, l’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici urbani e interurbani (a Roma già si parla del bus ad un euro e 50 e forse due), l’aumento dei ticket per la sanità, per le visite mediche specialistiche e chi più ne ha più ne mette. Ma il presidente del consiglio continua a ripetere che non mette le mani nelle tasche degli italiani. Ci sarebbe da ridere se la realtà non ci toccasse tanto da vicino e in maniera così brutale. Ma qui diamo i numeri anche per un altro motivo perché abbiamo scoperto che gli italiani oltre, come dicono, ad essere rassegnati e cinici, sono anche masochisti: applaudono il fautore di tanta sottile e sadica manovra ora al meeting di comunione e liberazione ed ora in quello delle Acli e persino al convegno di Cernobbio dove prima di Tremonti si sono avvicendati severi critici a partire da Mario Monti, mostro sacro dell’economia internazionale. E tutto è condito con la famosa frase da paese di m… pronunciata da un inviperito Berlusconi al telefono, che sembra proprio ci meritiamo ma per un motivo diverso da chi l’ha pronunciata. Niente scatto d’orgoglio, niente di niente. Siamo, dopo tutto, un popolo che sa arrangiarsi per antica consuetudine e anche questa volta ci prova. E’ un popolo di tradizione gattopardesca che è consapevole che in Italia tutto cambia per nulla cambiare. Così i nostri governanti si sono inventata la “dittatura” della democrazia compiuta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il tema della domenica: La fede

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

Pulpit of the Gesù, Rome, Italy.

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Mi è stata data l’opportunità di visionare on line un film sui Vangeli e le verità mai dette e comunicate per dimostrare la “menzogna” dettata da “una Chiesa che si allontana dalla parola di Gesù per appropriarsi del potere senza mai uscirne. Un film realizzato con spezzoni di scene avanzi scarti …proprio per dimostrare anche nel montaggio che coloro che soffrono hanno il senso creativo della vita e la speranza del futuro. Un dialogo tra Dio e lo stato attuale, lo stato della chiesa – lo stato religioso – il potere gli intrecci e soprattutto quanto hanno nascosto dei Vangeli. La realizzazione del film si basa su ricerche storiche che nessuno può negare a cominciare dal Gesù ebreo palestinese scuro moro e comunista … non biondo con gli occhi azzurri. Un testo un libro un dramma e la soluzione.” Che dire in proposito? Se parliamo di Dio diciamo che è irrilevato dagli uomini se non attraverso interposte persone considerate “speciali”. Si sa che esiste Dio non tanto dalla sua “fisicità” quanto dalle cose che la natura esprime. Come dire? Qualcuno deve aver pur inventato noi e il mondo che ci circonda e questo qualcuno lo chiamiamo Dio. Anche i messaggeri di questo Dio sono speciali da Abramo a Maometto, Cristo e da Cristo ai santi e ai santi uomini e donne. Ma se vogliamo dare al nostro creatore un valore assoluto diciamo che è perfetto e che è sopra le nostre debolezze, i nostri vizi, le nostre tentazioni, avidità e quanto altro. E’ anche un Dio che ha sconfitto la legge del tempo, è eterno. Ma è un requisito assoluto ed unico per noi terrestri che siamo chiamati a nascere e a morire generazione dopo generazione. Solo nel regno dei cieli e a determinate condizioni è possibile sconfiggere la temporalità delle nostre esistenze. Sin qui il concetto può essere accettato sia dai credenti sia dai miscredenti. I distinguo e gli stessi conflitti vengono dopo. Di là della Bibbia dove ci imbattiamo in un Dio guerriero con gli angeli suoi generali che si inseriscono nelle vicende umane correggendo quelle che ritengono delle storture, i Vangeli insegnano qualcosa di diverso. Gesù, ad esempio, non era un potente, ma solo un predicatore, umile ma fermo nei suoi principi. Ebbe la forza morale e il carisma di cacciare i mercanti che sostavano davanti al tempio ma non impose la sua divinità per sottrarsi al martirio. Dalla sua vita qual è l’insegnamento che ne deriva? Che gli uomini giusti sono le vittime designate per i malvagi, ma per i torturati vi è solo la speranza che va oltre la vita. In pratica ci insegna la rassegnazione ma non la rinuncia a testimoniare la propria fede e a sostenere le proprie idee. Oggi dovremmo maturare una terza fase della nostra religiosità nella quale l’impegno corale dovrebbe essere quello di estendere la fermezza, di là del monito ai mercanti del tempio, per costruire un modello di società nel quale la sacralità della vita si coniughi a quella del vivere assicurando ai nuovi venuti il diritto, di là dei natali, l’assistenza sanitaria, il lavoro, l’istruzione, il cibo, una vecchiaia dignitosa. Questo dovrebbe essere il nuovo messaggio. Un Cristo al quale non toccherà più il martirio ma il diritto ad una vita serena nel lavoro e nella meditazione. Nella sacralità del vivere. E a questo punto mi toccherà chiedermi come ha fatto un prete: figliolo ma se non vi sono più peccatori noi che ci stiamo a fare? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Persistono le criticità penitenziarie

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

officers of Jail Police (Polizia Penitenziaria)

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Lo sono negli istituti penitenziari del Lazio e, in modo particolare, nella Casa Circondariale Nuovo Complesso di Civitavecchia dove sovraffollamento e mancanza di personale sembrano problemi di poco conto che non toccano minimamente i vertici del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria (DAP). Fino ad oggi la drammatica situazione è stata contenuta principalmente grazie al senso di responsabilità, allo spirito di sacrificio ed alla grande professionalità del personale di Polizia Penitenziaria che, nel Lazio, lamenta gravissime carenze di organico quantificate in oltre mille unità” . E’ quanto scrive in una nota Maurizio SOMMA, Segretario Nazionale del Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. Nello specifico si rappresenta:
• presso l’istituto vi sono n. 541 detenuti presenti a cui corrispondono n. 200 (circa) agenti operanti con circa 42 distaccati presso altre sedi;
• i detenuti AS3 presenti sono n. 120;
• sono state soppresse le sentinelle, a danno della sicurezza;
• gli apparati tecnologici (telecamere, radio, allarmi etc…), non sono funzionanti o lo sono parzialmente;
• il nucleo Traduzioni e Piantonamenti ha in uso mezzi vetusti e fatiscenti che non sono in grado di garantire la sicurezza in caso di traduzioni di detenuti AS.3.
“Per i motivi esposti è di tutta evidenza che si lavora ben al di sotto dei livelli minimi di sicurezza, e l’arrivo di altri detenuti AS3 abbasserebbe ulteriormente il livello che, senza un congruo aumento di personale, manderebbe al collasso l’intero istituto penitenziario. Pertanto, il SAPPE indice lo stato di agitazione, contro l’evidente noncuranza, direi quasi disprezzo da parte dell’Amministrazione penitenziaria.

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La disoccupazione in Usa

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

President Barack Obama and Warren Buffett in t...

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Il dibattito fra il presidente Obama e i leader repubblicani per l’innalzamento del tetto al debito pubblico è terminato con una vittoria per gli avversari dell’inquilino alla Casa Bianca. Nonostante l’innalzamento al tetto del debito avvenuto all’ultimo momento Obama ha perso perché invece di concentrarsi sulla creazione di posti di lavoro tutto il discorso è stato indirizzato alla riduzione del deficit. Come se la disoccupazione non fosse così importante. Gli ultimi dati del mese di agosto rivelano però che l’enfasi sul deficit era sbagliata. Per la prima volta in undici mesi l’economia non ha creato nuovi posti di lavoro. Quattordici milioni di americani sono disoccupati.
Obama vuole adesso fare un discorso al Congresso per spiegare il suo piano per stimolare l’economia. Non si sa esattamente che cosa dirà ma le sue idee sono già trapelate in un modo o nell’altro. Si tratta di piani timidi che continuano a insistere sul cammino bipartisan invece di forti investimenti pubblici che la situazione attuale richiede. Obama vuole offrire sgravi fiscali ad aziende che assumono nuovi impiegati. Il costo sarebbe di 30 miliardi di dollari e creerebbe 900.000 nuovi posti di lavoro secondo alcuni. Il presidente ridurrebbe inoltre l’aliquota sul reddito dei lavoratori del 2 percento ed estenderebbe i benefici ai disoccupati che scadono alla fine di dicembre di quest’anno.
Il presidente intende anche creare una “banca” per l’infrastruttura che userebbe 30 miliardi per riparare ponti, strade, tunnel e porti che sono in pessime condizioni. Troppo pochi soldi che avranno un effetto positivo ma insufficiente. In realtà si tratta di misure molto timide che riflettono l’ideologia repubblicana eccetto per le spese sull’infrastruttura. Il limitato successo del presidente di cooperare con i repubblicani che controllano la Camera dei rappresentanti lascia poco da sperare considerando soprattutto l’intransigenza del Tea Party.
Obama si è rivelato un presidente abbastanza titubante, incapace di dirigersi direttamente al popolo americano con un solido piano simile alla New Deal di Roosevelt con investimenti pubblici che non solo creerebbero posti di lavoro ma eventualmente ridurrebbero il deficit come era successo durante la presidenza di Bill Clinton. Come si ricorda, quando Clinton uscì dalla Casa Bianca nel 2001 consegnò un surplus a George Bush che il nuovo inquilino ed i repubblicani sprecarono quasi immediatamente. Obama ha cercato di stimolare l’economia con gli ottocento miliardi di dollari spesi l’anno scorso considerati insufficienti dagli analisti ma visti dalla destra come conferma del presidente di essere spendaccione e di affibbiargli la responsabilità del deficit. La conquista della Camera dei repubblicani nel 2010 è stata interpretata dalla destra come un messaggio che gli elettori vogliono controllare il deficit e sono stanchi delle spese sfrenate di Washington. I sondaggi però rivelano un’altra cosa. La maggioranza degli americani crede, per esempio, che il deficit dovrebbe essere ridotto mediante tagli ma anche con aumenti delle tasse ai benestanti. Gli ultraricchi in America (ed anche in Europa) sono d’accordo che loro potrebbero contribuire di più come ha indicato anche Warren Buffett, il terzo uomo più ricco al mondo. I repubblicani però sono stati molto efficaci a proteggere i ricchi non toccandogli le tasche lasciando all’iniziativa privata il compito di creare i posti di lavoro. La realtà si è vista e continua a diventare più palese: in mancanza dell’iniziativa privata spetta al governo di creare posti di lavoro mediante investimenti a lavori pubblici. Questi investimenti sono indispensabili per il Paese considerando la brutta situazione dell’infrastruttura. Allo stesso tempo queste spese pubbliche creano posti di lavoro e stimolano l’economia anche per le aziende private. Rimodernare gli edifici scolastici, per esempio, urge non solo come investimento alla pubblica istruzione ma anche come immediata occupazione in un ambito in cui gli Stati e gli enti locali, a corto di soldi, non possono investire. Si calcola che per ogni dollaro speso dal governo si crea attività economica che equivale a un dollaro e quarantaquattro centesimi. Obama ha scelto di concentrarsi su ciò che ha possibilità di essere approvato dai repubblicani. Forse sarebbe ora che lui spiegasse al Paese un piano ambizioso per stimolare l’economia anche se i repubblicani non lo accetterebbero. Offrirebbe al Paese una visione costruttiva che gli elettori potrebbero accettare spronando i repubblicani ad implementarla. In caso contrario alle prossime elezioni gli americani potrebbero eleggere parlamentari e senatori che implementerebbero questa visione di investimenti oppure scegliere di mettere un repubblicano alla Casa Bianca. L’elezione presidenziale dell’anno prossimo potrebbe facilmente essere determinata dalla disoccupazione. Se Obama non riesce a creare sufficienti posti di lavoro anche lui potrebbe trovarsi disoccupato dato che un repubblicano entrerebbe alla Casa Bianca. (Domenico Maceri )

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Unus pro omnibus, omnes pro uno

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

Struttura della vecchia Confederazione Svizzer...

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Questo, è il motto della Confederazione Svizzera, o Schweizerische Eidgenossenschaft, o Confédération Suisse. Ecco il più antico, realizzato, funzionante, efficace nonchè unico stato comunitario europeo, basato sul federalismo e su di una multietnicità ed una multiculturalità riuscita, realizzata. Il sogno di una Grande Europa unita, economicamente forte, socialmente soddisfatta e rispettosa delle identità comunitarie, nazionalistiche e popolari che la compongono, è naufragato invece nella creazione di un enorme pachiderma politico-burocratico, oggi miseramente fallito che è chiamato Unione Europea. Il duopolio franco-tedesco torna ad impugnare saldamente quanto direttamente le redini dei paesi europei, sollevando di fatto il parlamento europeo ed esautorando effettivamente la commissione europea di ogni potere e funzione. Le due anime offrono aspetti differenti e talvolta incompatibili nelle visioni politiche, soprattutto in materia di politica estera, tali differenze, emergono evidenti come nel caso libico. Ma nonostante queste diversità, Germania e Francia continuano a governare una Europa spenta e balbettante, ad alto rischio di fall out. Nel modello elvetico, tali differenze vengono assorbite, masticate, digerite, per offrire infine una unicità politica nella diversità socio-comunitaria, unendo ciò che è differente. Ma l’Europa sembra ignorare la prospettiva del modello elvetico come storica piattaforma pacifica e matura dello stare insieme delle tradizionali identità europee, nel pieno rispetto reciproco, nel pieno e consapevole stare insieme. Uno per tutti, tutti per uno. Certo, tale pensiero estensivo ha pur dei limiti, in effetti, come nel caso della cultura napoletana, partenopea e campana in generale, laddove l’unica regola rispettata è solo in parte rintracciabile nel motto elevetico: tutti e tutto per uno, per me; e che il prossimo si fotta, se no lo fotto proprio io. Ma, a parte queste differenze incolmabili, queste incompatibilità assolute e definitive, il modello unitario elvetico offre molti aspetti positivi nella visione di una Europa unita con il modello svizzero, confederata, libera e indipendente allo stesso tempo.. Ecco tratteggiato con molta superficialità un possibile scenario evolutivo europeo, nella incarnazione di un mito sociale e di cittadinanza come quello elvetico, immutabile e granitico nel tempo, a dispetto di ogni fenomenologia esogena. Un messaggio lanciato in mare all’interno di una bottiglia. (Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X in sintesi)

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Worldwide premiere movie event

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

Venice 7th september from 10.30pm hosted by Rocco Ancarola and noblesse oblige red carpet terrace – lido di Venezia, 68t venice film festival 2011 in competition at the 444 last day on earth directed by Abel Ferrara starring willem Dafoe.

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“L’Italia è il Paese che amo”

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

Berlusconi: "Gli elettori? A noi!

Image by lordcima via Flickr

Era il Silvio Berlusconi degli esordi, quello delle calze sulle telecamere, dei videomessaggi distribuiti urbi et orbi come il verbo del nuovo messia liberale. Era il 1994 e il Cavaliere sfoderava sempre il sorriso a 100 denti, le sue intemerate erano al massimo il “mi consenta”. Erano bei tempi. C’era voglia di cambiamento. Poi venne eletto e l’Italia cambiò addirittura in peggio, perché il virus del berlusconismo ha contagiato istituzioni, politica, cultura, società. Ci vorranno anni per debellarlo. Insomma, quello era il Berlusconi degli esordi, con la carica pubblicitaria di un “Mastro Lindo” che voleva pulire il Paese. Oggi si riduce a parlare con unLavitola qualunque, che se non sbaglio ora è latitante, e a dire “vado via da questo paese di merda”. Uao, complimenti mister B. Proprio lei che lo governa da dieci anni (a parte i soli due anni di governo Prodi)?! Non si vergogna neanche un po’ di queste parole?! In quella frase c’e’ tutto il personaggio: uno che se ne fotte dei problemi dei cittadini e che pensa solo ai suoi interessi (i suoi affari sono saliti alle stelle da quando è in politica) e a salvare se stesso. Degli altri, degli italiani, non gliene frega niente. Presidente se lo ritiene opportuno se ne vada. Basta dare un’occhiata sulla rete per rendersi conto che moltissimi hanno preso questo sfogo (me ne vado) come un auspicio.Se ne vada mr B, ha già fatto troppi danni, ma non offenda l’Italia, che, nonostante questo governo di uomini piccoli piccoli, resta un grande paese. E si metterà alle spalle questo brutto periodo, dimentichera’ lei, Bossi, Tremonti, il dito medio, i “vaffanculo”, le mignotte, i bunga bunga, i ministeri al Nord (peraltro ancora chiusi perché l’importante è lo spot, la sostanza non conta). Se ne vada per la sua strada, l’Italia ha un lungo cammino da compiere. (Massimo Donadi deputato Idv)

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Violazioni diritti umani in Libia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

 via Flickr”]Tutti i diritti umani per tutti

Sarebbero migliaia, secondo i racconti di giornalisti free- lance, perché la stampa ufficiale, se non la sola Al Jazeera, non ne sta parlando, i libici neri e gli immigrati dell’africa sub – sahariana, stipati in campi profughi e quasi abbandonati a sé stessi nell’area portuale nelle propaggini occidentali di Tripoli. Gli uomini di colore, secondo alcuni testimoni, appaiono, quindi, come dei veri e propri bersagli da perseguire, perché purtroppo la discriminazione contro le minoranze pare che recentemente abbia ritrovato nuova vita in Libia in conseguenza del caos seguito alla guerra civile che continua a persistere nel paese del nordafrica. Molti di questi sono lavoratori arrivati dai Paesi a sud della Libia negli anni precedenti, che all’indomani dell’inizio della rivoluzione si sono ritrovati senza un lavoro e allo sbando e dopo essere stati catturati,  malmenati e derubati, senza motivazioni ufficiali vengono spediti nella zona portuale della capitale ad attendere non si sa che, in condizione totalmente disumane e nella più totale disperazione. Perché l’assenza di un’autorità centrale legittimata e forte avrebbe fatto divampare una vera e propria caccia all’uomo contro i neri che purtroppo sono vittime incolpevoli della possibilità lasciata ai comitati cittadini locali di arrestare e detenere chiunque, e quindi in maniera particolare i migranti che sono i più vulnerabili poiché non esiste al momento nessun sistema di giustizia legittimato anche temporaneo. La campagna di arresti ha allarmato le associazioni per i diritti umani e dimostra le persistenti tensioni razziali acuite dalla rivoluzione e dall’assenza di un’autorità centrale forte, nonostante l’esistenza del Consiglio nazionale di transizione che solo da pochi giorni comincia ad affermare il controllo su un paese che era stato governato dalla famiglia Gheddafi per oltre quarant’anni. Alla luce di queste denunce, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori si rivolge al governo italiano affinché richieda in via urgente un intervento dell’ONU per tutelare i diritti umani dei neri di Libia e degli immigrati dell’africa sub-sahariana che attualmente si trovano in quel paese, prima di essere costretti a “piangere” per una catastrofe umanitaria annunciata.

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Il Viaggio – Calendario Anforah 2012

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

Trieste, Piazza della Borsa, Leopold I, Holy R...

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Appena realizzato, scaricabile gratuitamente sul Web alla Home Page della Webagalleria Anforah (www.Anforah.Artenetwork.net), è il quarto Calendario Anforah 2012 di Poesia e Immagine dal titolo Il Viaggio, iniziativa collegata al XIV Festival Internazionale Trieste Poesia che si terrà, nel Capoluogo giuliano, dal 28.11 al 3.12.11 e vedrà premiato il dominicano Rei Berroa.
Riportiamo, per rendere parziale idea dell’opera, il commento introduttivo del curatore Fedele Boffoli: “Dalle remote percorrenze di popoli nomadi agli spostamenti quotidiani delle genti contemporanee, il Viaggio, quale realtà integrante per l’Uomo, rappresenta, da sempre, un movimento necessario per la vita. “L’andare”, “Il muoversi, verso o contro” L’impulso dinamico attrattivo/repulsivo che può suscitare l’incontro fecondatore e creativo ma anche generare lo scontro, la fuga o la morte. Come ogni cosa al mondo, il Viaggio non si sottrae alla sua natura reciproca e paradossale. Si può viaggiare in movimento ma anche stando fermi (il pensiero ha una sua dinamica); mistici, pensatori, poeti, filosofi e artisti ecc. hanno esperienza di questo. Tutto ciò che comporta per l’umanità percorso è Viaggio: un gesto, un’azione, un pensiero, un’opera d’arte. Per gli artisti- viaggiatori di Anforah (alcuni come Davoli, realmente tali) viaggi per eccellenza, sono le opere, intese, alchemicamente, come percorsi dell’anima, che traducono, rendendone testimonianza, il fecondo e immaginifico mondo delle idee in forme e fatti, sostanziali e tangibili.”
Partecipano all’iniziativa: Fedele e Francesco Boffoli, Paride Alessandro Cabas, Alfredo Davoli, Suor Rosalba Facecchia ASC, Franco Folla, Pino Giuffrida, Giuseppina Labellarte, Salvatore Marchesani, Rita Marziani, Francesco Mignacca, Marina Postogna, Fabio Russo, Mariagrazia Semeraro.

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Lo stato sociale in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

Abbiamo per decenni costruito, passo dopo passo, uno stato sociale garantista dei diritti umani, dei valori che da essi emergono nel lavoro, in quiescenza, nello studio, nell’amministrazione della giustizia e nella cosa pubblica. Ora questo “peso” che lo Stato si era impegnato a sostenere attraverso un’equa distribuzione delle risorse è venuto meno perché vi è stato un intoppo lungo la circolarità dei procedimenti messi in atto. Sono state perse energie importanti perché sono venute meno le tutele per la lotta all’evasione, per il mancato controllo del sistema distributivo per via della corruzione, per gli sprechi, per un sistema anomalo di ammortizzatori sociali che hanno fatto crescere a dismisura il mercato occupazionale ma privandolo di efficienza, funzionalità, di effettiva necessità, per aver favorito gli interessi partigiani rappresentati dalle lobby corporative. Ora si sta cercando un rimedio peggiore del male perché non si riesce a scrollarsi di dosso il peso degli abusi e non si trova altra strada che ridurre il sistema delle garanzie sociali e provocando, di fatto, un grave arretramento sul terreno dei valori che ruotano attorno alla persona.
Ora questa debacle sociale si può contenere, se non neutralizzare del tutto, “inventando” un nuovo modo di convivere, di gestire i rapporti interumani, di conferire tutele in senso lato. Come fare? Occorre innanzitutto partire dal presupposto che se esiste un diritto alla vita, universalmente riconosciuto, esso non può prescindere da quello altrettanto importante del diritto a vivere. Ciò significa che chi nasce deve aver assicurato un’assistenza, un’istruzione, un lavoro, ad alimentarsi a prescindere dei suoi natali. Se facciamo derivare questo precetto nella gestione delle rispettive forme di tutela pensiamo ad esempio al lavoro. Oggi presenta più ombre che luci e non mi riferisco solo ai giovani che stentano a trovare un impiego o più in generale ai disoccupati e poi ai cassa integrati, ai precari, ai bassi redditi, ai rischi per l’impiego e via di questo passo. E poi sullo sfondo emerge sempre quel conflitto legato al turn over. E allora sostituiamo l’attuale sistema previdenziale trasformandolo in assicurativo con una rendita che si può incominciare a percepire dopo i 10 anni di lavoro e pari al 20% della media stipendiale. Non più, quindi, una scadenza prefissata per andare in pensione ma la possibilità di cambiare lavoro in ragione delle proprie condizioni fisiche. E’ quanto emerge da uno studio di fattibilità condotto dalla Fidest. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Volunteer for 2012 in Italy?

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

Official presidential portrait of Barack Obama...

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Letter to editor Riccardo A couple weeks ago, President Obama sat down for lunch with six of the campaign’s summer organizers to thank them for their work and share some of the lessons he learned when he was a first-time community organizer himself. He made the time because organizing is at the heart of this movement. It’s how we’re building our operation from the ground up over the next 14 months.As we pause this weekend to celebrate the working men and women in our country who fought for the right to organize, it’s worth taking a few minutes to listen to what the President had to say — and think about how we’ll organize this campaign in the months to come.

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Nasce iPagin@24

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

E’ un’applicazione pubblicata su Apple Store dal Gruppo editoriale 24 Ore per i professionisti che hanno necessità di avere costantemente a disposizione, anche in mobilità, contenuti e informazioni indispensabili alla loro attività, come manuali, guide e testi in genere. Lo sviluppo è stato curato da 3WLab, società che dal 1995 opera nel settore IT, specializzata in soluzioni “mobili” e servizi informatici per le imprese.
iPagin@24 nasce dalla brandizzazione e personalizzazione per il Sole 24 Ore di Tablio, un prodotto creato da 3WLab per l’editoria, già acquisito da altri importanti editori. iPagin@24 è scaricabile gratuitamente da Apple Store e permette l’acquisto e la consultazione su iPad degli eBook di Pagina24, la libreria digitale del Gruppo 24 Ore che contiene le ultime pubblicazioni in materia di fisco, contabilità e bilancio, lavoro, diritto, edilizia e ambiente, pubblica amministrazione, economia e management. L’obiettivo di 3WLab è consolidare la propria posizione nel mercato dell’editoria offrendo servizi e soluzioni informatiche innovative in ambito mobile.Tablio infatti è una piattaforma per tablet (iPad, Samsung Galaxy Tab o altri dispositivi AndroidOS) che consente l’acquisto, il download e la consultazione dei testi pubblicati, sia tramite Apple Store che qualunque piattaforma e-commerce proprietaria.

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Manovra e spese militari

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

“E’ significativo per comprendere l’attuale situazione il fatto che dopo tutti i discorsi degli esponenti del governo sulla crisi economica in atto, e gli impegni assunti con i numerosi Ordini del Giorno accolti sul taglio delle spese militari, delle prebende e regalie di cui beneficiano i generali delle Forze armate e i “satrapi del Cocer”, la Commissione Bilancio del Senato abbia respinto tutti e 15 gli emendamenti presentati dal Pdm tramite i senatori radicali Perduca e Poretti, che adesso li ripresenteranno in Aula. Questa volta, in caso di bocciatura, Perduca e Poretti non ne chiederanno la conversione in Ordini del Giorno perché è chiaro che la parola del Governo, dei suoi Ministri e del suo Presidente non vale nulla. Occorre interrompere immediatamente questo circolo vizioso che vede gli Italiani affannarsi per arrivare a fine mese mentre il governo continua a sperperare miliardi di euro per acquistare armamenti inutili.” Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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