Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 7 settembre 2011

Manovra: il Senato approva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Dopo il maxiemendamento, il valore per il 2013 l’anno in cui è fissato il pareggio di bilancio, arriva a 54,2 miliardi. I senatori con 175 voti contro 141 e tre astenuti approvano. Non stiamo qui ad elencare, almeno per ora, in dettaglio gli elementi che la compongono. Possiamo solo dire, riprendendo le parole di D’Alema che se l’Europa approva lo si deve al totale raggiunto ma non certo al modo come si è pervenuti a tale somma. Essa è e resta iniqua poiché va a colpire i ceti più deboli affrancando i redditi alti. Ora la parola passa alla Camera ma qui in molti sono a dire che sarà blindata e che ai deputati non resterà che approvarla con l’ennesimo voto di fiducia (in questa legislatura siamo già a quota 50, e per chi non ha fatto i conti precisiamo che il tutto è avvenuto in tre anni). Scenderemo nei dettagli e riprenderemo, come di consueto, i commenti nei nostri successivi servizi. Resta pesante come un macigno l’invito del senatore Giuseppe Pisanu del Pdl e con la tessera n° 2 del partito, nel corso dei lavori parlamentari, che invita Berlusconi a fare un passo indietro per dar vita ad un governo di transizione. A loro volta iI cobas, che sostavano a Piazza Navona, hanno preso molto male il voto del senato e le proteste hanno provocato forti contrasti con le forze dell’ordine.

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I governi li scelgono gli elettori?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Altero Matteoli, Italian politician. Festival ...

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“I governi li scelgono gli elettori. E’ la grande conquista del bipolarismo. Non possiamo quindi condividere la proposta del senatore Pisanu”. Lo dichiara il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli”. Abbiamo strabuzzato gli occhi increduli. La legge elettorale con la quale l’attuale maggioranza ci governa, caro ministro, ha impedito di fatto ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti e li ha costretti a votare a scatola chiusa. La stessa legge elettorale ha permesso al Pdl di avvantaggiarsi con il premio di maggioranza raggiungendo una maggioranza alla camera dei deputati notevole ma che ha sprecato non ponendo mano alle riforme strutturali. Oggi questo governo si regge non con il consenso popolare, ma con il voto di un manipolo di transfughi in parte premiati con incarichi ministeriali. Negare questa evidenza è uno stile che non possiamo accettare. Conosco il senatore Pisanu e pur non condividendo le sue posizioni politiche mi sento oggi di difenderlo perché dobbiamo smettere di parlare del popolo sovrano. Oggi più che mai diventa una sonora presa in giro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La fuga di Gheddafi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

The ancient desert town of Ghadames, Libya, is...

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Tra i Tuareg della Libia continua a crescere la paura di nuove

discriminazioni e forme di marginalizzazione dopo la caduta del regime di Gheddafi. L’Associazione per i popoli minacciati (APM) riporta il fatto che quasi 500 Tuareg della regione di Ghadames, nella Libia sudoccidentale, hanno cercato rifugio e protezione nella vicina Algeria. Oltre a questo il “Coordinamento dei Tuareg in Libia” mette in guardia dalla possibilità di attacchi alla popolazione civile e definisce come catastrofica la situazione della popolazione Tuareg della Libia. Per i Tuareg è fatale che vengano additati collettivamente come seguaci di Gheddafi e contemporaneamente venga attribuito loro anche un ruolo fondamentale nella fuga del dittatore. In questo modo viene sopravvalutato il loro influsso politico in Africa nordoccidentale e al tempo stesso viene ignorata la grande diversità esistente nei movimenti tuareg. Così anche i rappresentanti dei 600.000 Tuareg che vivono in Libia sono minacciati dagli scagnozzi di Gheddafi e sono costretti quindi a lasciare il paese. Si teme che i Tuareg diventino nuovamente i grandi perdenti dopo le grandi rivolte in Nordafrica. I Tuareg vengono ritenuti collettivamente sostenitori di Gheddafi in quanto dall’inizio degli anni ’90 il dittatore aveva sostenuto i movimenti di liberazione tuareg nel nord del Mali e in Niger e da questi ambienti aveva anche reclutato soldati da utilizzare per combattere i movimenti insurrezionali nel proprio paese. Allo stesso tempo la maggioranza dei Tuareg che vivono in Libia non ha niente a che vedere con questi mercenari e sono fondamentalmente critici nei confronti di Gheddafi, in quanto per anni ha negato l’esistenza stessa di popolazioni non arabe in Nordafrica. In Libia la maggiorparte dei Tuareg sono arrivati alla ricerca di lavoro dopo che la catastrofica carestia degli anni ’70 nella regione del Sahel aveva completamente annientato le proprie greggi e ogni mezzo di sostentamento economico. Tra l’altro i combattenti Tuareg in Mali e Niger non sono mai stati convinti sostenitori di Gheddafi. Il dittatore ha sempre strumentalizzato i Tuareg come anche i movimenti di liberazione in Ciad, Sudan ed altri stati, con l’obiettivo di destabilizzare l’area. Più volte Gheddafi ha negato il proprio sostegno ai movimenti quando questo gli è sembrato più opportuno. Adesso aspettarsi che i Tuareg garantiscano asilo a Gheddafi è alquanto irrealistico. Per di più in nessuno stato dell’Africa nordoccidentale i Tuareg hanno una tale posizione di poter da poter garantire protezione al così poco amato dittatore. Loro stessi si trovano in una posizione alquanto difficile in questi paesi e per questo Gheddafi ne è anche in buona parte responsabile. La rivolta in Libia e la relativa situazione in fermento, coglie i Tuareg in un momento difficile. Inoltre da quando la lotta al terrorismo a livello globale si è rivolta anche contro l’AQMI (Al Qaida nel Maghreb islamico), i Tuareg soffrono per la sempre crescente militarizzazione del Sahara. In questo modo è crollato il settore turistico, che per i Tuareg rappresentava ormai la maggiore risorsa economica.

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Manovra: profondamente sbagliata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

L’adeguamento anticipato dell’innalzamento dell’età pensionabile per le donne e l’aumento dell’IVA sono, oltre ad altri punti, due errori pesantissimi contenuti nella manovra bis. In particolare – ha dichiarato il Segretario Nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo – la penalizzazione delle donne del settore privato, dopo quelle del settore pubblico, non tiene affatto conto della realtà della società italiana e penalizza la donna non solo come lavoratrice, ma anche come madre e cittadina sulla quale pesa l’onere della conduzione di una famiglia, della crescita dei figli, dell’assistenza a portatori di handicap e anziani eventualmente presenti nel nucleo familiare. Anche l’aumento dell’IVA può provocare danni alla nostra economia – ha proseguito Fatuzzo – dal momento che farà infiammare l’inflazione, provocherà la riduzione dei consumi e penalizzerà, come sempre, il ceto medio-basso. È un madornale errore porre la fiducia su questa manovra – ha concluso Fatuzzo – dal momento che era opportuno la partecipazione attiva di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, con possibili miglioramenti che avrebbero reso questa manovra bis più condivisa e partecipata.

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La trappola mediatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Per il politologo Paolo Vinciguerra questo governo e questa coalizione di centro destra hanno tutta l’intenzione di governare a lungo. Si sono persino vaccinati contro il berlusconismo, ovvero su se stessi allorchè hanno creato una opposizione interna con il terzo polo che potrà utilizzare all’occorrenza. Ora il suo capolavoro l’ha compiuto cavalcando la protesta per questa manovra con la sua triade di punta: Formigoni, Alemanno e Polverini. Si vuole in questo modo togliere l’iniziativa in tutti i modi alle opposizioni per poi tacciarle da irresponsabili perché con le loro proteste di piazza spingono il paese verso il tracollo. E sembrano essere riusciti nell’intento se si leggono i sondaggi d’opinione nei quali il consenso al Pdl resta sia pure con qualche lieve flessione mentre arretra il Pd, anch’esso di poco ma a tutto beneficio del terzo polo e dei partiti minori, ma soprattutto si allarga la fascia degli indecisi (20%) e questo è un successo del centro destra e che è convinto di recuperarli se non tutti di certo una gran parte dopo questa buriana. “Loro –leggasi il centro destra- afferma Vinciguerra, si sono già assicurati la successione a Berlusconi e già oggi, per via dei suoi guai giudiziari che sembrano senza fine, lo possono condizionare a piacimento. Lo sfrutteranno come un limone e saranno i primi a disfarsene al momento opportuno”. E’, senza dubbio, una diagnosi severa ma realistica se valutiamo con una certa attenzione quanto sta accadendo in queste ore. Per Vinciguerra la stessa manovra, praticamente approvata, si guarda bene dal colpire i grandi capitali, le centrali del potere finanziario ed industriale e saranno proprio costoro che avranno tutto l’interesse a rinnovare la fiducia a questa maggioranza. La grande massa degli elettori non ha ancora capito la trappola che sta per scattare per imprigionarli in una logica di potere nella quale non vi è spazio per i ceti medi, per i disoccupati, per i precari, per i pensionati. Loro sono e devono limitarsi ad essere dei portatori d’acqua per essere e restare servus servorum Dei. A Napoli direbbero: “cornuti e mazziati”, (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Aumento costi enti locali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

“Abolire tutte le Province e trasferirne le competenze alle Regioni provocherà un aumento di costi elevatissimo, che il Governo conosce perché lo ha già messo in guardia in tal senso anche l’ufficio studi del Senato. Ma Berlusconi ci ha individuato come un nemico da abbattere, senza nemmeno valutare le conseguenze: basti pensare che il contratto di lavoro dei circa 60mila dipendenti delle Province italiane passando alle Regioni avrà un costo maggiorato del 20%. Per non parlare delle funzioni delegate che svolgiamo da anni per conto proprio delle Regioni ad un costo di molto inferiore. Anche questa spesa tornerebbe a crescere”. Il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta, vicepresidente dell’Unione Province italiane, richiama il Governo alla responsabilità: “Vogliamo discutere come contenere la spesa pubblica e come accorpare le Province: è assurdo far credere agli italiani che abolendo le Province senza un disegno condiviso si possa ridurre il deficit del Paese”.

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Multe e patente a punti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Con la circolare prot. nr. 300/ A/7157/11/109/16 del 5 settembre 2011 il Ministero dell’interno ha fornito nuovi importanti chiarimenti sull’obbligo di comunicazione dei dati del conducente ex art- 126-bis, c. 2, del codice della strada in pendenza di ricorso giurisdizionale o amministrativo avverso la violazione principale.
La circolare del Ministero che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta sottilinea che “Riguardo alle perplessità di ordine giuridico, al di là delle diverse interpretazioni emerse in ambito giurisprudenziale, questa Direzione, nell’ambito dei poteri di coordinamento attribuiti al Ministero dell’Interno dall’articolo 11, comma 3, del C.d.S., ha ritenuto che non possa configurarsi un’omissione di collaborazione da parte del cittadino qualora questi comunichi all’organo di Polizia di aver proposto ricorso e che di per se ciò costituisca un giustificato e documentato motivo di omissione dell’indicazione delle generalità del conducente”.

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Accordo Comdata – Santander Consumer Bank

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Torino, COMDATA SpA, partner industriale di riferimento delle aziende per il BPO (Business Process Outsourcing) delle Customer Operations e Santander Consumer Bank SpA, primario Gruppo bancario a livello internazionale, in Italia ai vertici nel settore del credito al consumo, annunciano la cessione da parte di Santander Consumer Bank a Comdata a partire dal 1° settembre 2011 del ramo d’azienda della banca specializzato nella gestione dei servizi di back office post vendita e posta. L’accordo rappresenta un ulteriore rafforzamento della pluriennale partnership operativa tra Comdata e Santander Consumer Bank.
Gruppo Comdata Con oltre 5.500 risorse e un fatturato di 230 milioni nell’anno fiscale 2010-2011, COMDATA SpA è il partner industriale di riferimento per il BPO (Business Process Outsourcing) delle Customer Operations. Comdata è leader Italiano nell’outsourcing di servizi di Contact Center, Help Desk, Back Office, Credit Management, Gestione Documentale e offre competenze e capacità progettuali e tecnologiche per l’implementazione di modelli e tecnologie abilitanti la lean operational excellence. Comdata è presente su tutto il territorio nazionale con 11 poli operativi a Torino, Milano, Roma, Ivrea, Asti, La Spezia, Padova, Pomezia, Olbia, Cagliari e Lecce e dispone di 4 centri nearshore in Romania e Bulgaria.
Santander Consumer Bank SpA è uno tra i principali operatori del mercato del credito al consumo; attraverso una rete di oltre 60 filiali ed una operatività via Internet fornisce una ampia serie di prodotti e servizi sia standard che personalizzati sulla base delle necessità dei principali partner. Santander Consumer Bank SpA fa parte del Gruppo Santander. Santander (SAN.MC, STD.N, BNC.LN) è una banca retail e commerciale, con sede in Spagna, presente nei principali 10 mercati, dispone di oltre 95 milioni di clienti, 14.082 filiali – più di ogni altra banca internazionale – e 178.800 dipendenti. E‘ il più grande gruppo finanziario in Spagna ed in America Latina, occupa posizioni di leadership nel Regno Unito ed in Portogallo, ed ha una importante presenza in Europa con la sua divisione Santander Consumer Finance. Nel 2010 Santander ha registrato un profitto netto pari a 8.181 milioni di euro

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Anbi: sviluppo del territorio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

<Oggi più che mai occorre favorire la “prevenzione civile” e tenere, nella giusta considerazione, i pareri, le proposte ed i progetti dei consorzi di bonifica.> Con queste parole, il Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), Massimo Gargano,intervenuto ad un convegno a Mirano, in provincia di Venezia, rimarca, con forza, l’importanza del quotidiano lavoro svolto dagli enti di bonifica a salvaguardia di cittadini ed imprese. <Il Veneto sta dimostrando di essere un vero e proprio laboratorio per la Bonifica – continua Gargano – Il vero interrogativo non è relativo ai consorzi ed alla loro utilità, ma riguarda le Istituzioni: sono esse in grado di varare e adottare quei provvedimenti, che servirebbero a dotare l’Italia degli strumenti necessari per non svegliarsi ogni mattina con l’incubo di finire sott’acqua? Il mondo della Bonifica sa benissimo quanto la sicurezza idraulica sia fondamentale per un Paese, che intenda davvero crescere e svilupparsi, investendo e creando occupazione. In Lombardia – conclude Gargano – vengono cementificati, ogni giorno, tredici ettari di terreno; in Emilia Romagna, undici: non è così che si privilegia la “prevenzione civile”. Al mondo della Bonifica non manca certo una consapevole concretezza: nel febbraio scorso, l’ANBI ha infatti presentato progetti immediatamente cantierabili per un investimento di oltre 4 miliardi di euro, ma le risposte dei soggetti decisori non sono state finora adeguate. Inoltre non bisogna dimenticare che il “Made in Italy” agroalimentare ha crescente bisogno di acqua di qualità, come quella che i consorzi di bonifica garantiscono quotidianamente.> coldiretti)

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Reali maioliche di Torino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Torino 15 settembre 2011 – 8 gennaio 2012 Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto, Nuove importanti acquisizioni al Museo Accorsi – Ometto: un’eccezionale collezione privata di maioliche torinesi entra nelle sale espositive e fornisce l’occasione per presentare al pubblico un numero considerevole di oggetti in maiolica prodotti a Torino in un periodo che dalla fine del XVI secolo arriva alla seconda metà del Settecento. L’evento è di quelli imperdibili, sia per il numero sia per la qualità degli oggetti esposti, secondo solo alla grande mostra sul Barocco piemontese che si tenne nell’ormai lontano 1963.
Il corpus centrale della mostra è costituito dagli oggetti realizzati lungo tutto il Settecento dalle due più importanti e rinomate manifatture di maioliche torinesi: quelle Rossetti e Ardizzone di cui sono esposte opere di pregiatissima qualità e di raffinata bellezza.

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Manovra: impatto devastante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Il CINI, Coordinamento Italiano Network Internazionali, lancia l’allarme sull’impatto che la manovra in discussione potrebbe avere sulla cooperazione allo sviluppo. “Il testo della manovra economica straordinaria in discussione al Senato è ancora in divenire, ma si possono già fare alcune stime sull’impatto devastante che potrebbe avere per la cooperazione pubblicaallo sviluppo” dichiara Maria Egizia Petroccione, Coordinatrice del CINI. Anticipando le misure previste a legislazione vigente (dl 98/2011), che tagliano il bilancio del Ministero Affari Esteri (MAE) di 182 milioni di euro nel triennio 2013-2015, sulla legge di disciplina della cooperazione allo sviluppo (legge 49/87) potrebbe gravare un taglio di più di 100 milioni di euro. Ciò è molto probabile. Infatti, nell’ultimo triennio i tagli al bilancio generale del MAE sono stati fatti gravare per la maggior parte sul bilancio della cooperazione allo sviluppo. Complessivamente, nel triennio 2008-2011 i fondi destinati alla legge 49/87 sono stati ridotti del 78 %. Ad oggi la legge 49/87 dispone di 158 milioni di euro a bilancio, ed una possibile riduzione di 100 milioni di euro limiterebbe di un terzo il suo valore, praticamente quasi azzerando gli interventi poiché le sole spese di funzionamento sono attorno ai 25 milioni di euro. “Infine” conclude Petroccione “viene anticipata di un anno la riduzione del 5% delle deduzioni delle donazioni alle ONG (meno 5% nel 2012 e meno 20% nel 2013) e in queste ore è aumentato il costo dell’invio delle rimesse per gli immigrati “irregolari” – con un imposta di bollo del valore del 2% su ogni transazione – spingendoli verso circuiti ancora più clandestini d’invio di valuta”. Il CINI chiede che i tagli questa volta risparmino la cooperazione allo sviluppo così come risparmiano il fondo per la Protezione Civile e che venga invece seriamente presa in considerazione l’introduzione di una tassa sulle Transazioni Finanziarie Speculative, così come proposto dalla Campagna 005, tassa capace di generare risorse molto ingenti da destinare alle politiche sociali in Italia e alla Cooperazione internazionale allo sviluppo.

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Prezzo oro: nuovo record

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Nuovo record per il prezzo dell’oro, che stamattina ha superato la soglia di 1.920 dollari l’oncia. I timori che la crisi del debito europea possa aggravarsi spinge in alto il costo del metallo più prezioso, anche sulle lavagne dei bookmaker d’oltremanica. L’agenzia Paddy Power, riporta Agipronews, offre a 3,75 la possibilità che il prezzo del metallo più prezioso superi entro la fine dell’anno i 2.000 dollari. La quota per una valutazione record è crollata negli ultimi giorni, portandosi quasi alla pari con quella di un valore compreso tra i 1.800 e i 1.900 dollari (3,50).

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Crediti di giustizia sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

20.000 manifestanti a Roma, 10.000 a Milano ed altrettanti a Bologna: 5.000 a Napoli e a Firenze, 2.000 a Torino, 1.000 a Lecce. Gremite tutte le piazze, nelle tante altre manifestazioni territoriali – da Palermo a Genova, da Cagliari a Mestre, da Ancona a Pescara – che questa mattina hanno accompagnato lo sciopero generale indetto per l’intera giornata da USB ed altre sigle del sindacalismo indipendente e autonomo, che ha portato al blocco dei trasporti ed alla chiusura di tanti uffici pubblici. Dopo la protesta di ieri a Milano, che ha visto l’occupazione degli uffici della borsa, il testimone è passato a Roma, dove il partecipato corteo si è trasformato in presidio permanente in Piazza Navona, in cui è stata allestita una tendopoli che intende accompagnare l’esame della manovra in Senato. La mobilitazione, che ha coinvolto movimenti sociali e per il diritto all’abitare, precari, migranti, disoccupati e indignati, ha visto diversi momenti di forte protesta simbolica di fronte alle sedi territoriali della Banca d’Italia e dell’ABI, con affissione di striscioni e lancio di uova al grido di “Basta macelleria sociale. Basta diktat dell’Unione Europea”. Così a Roma, Milano e Napoli; a Torino si è protestato anche davanti alla sede dell’INPS. A Bologna il corteo ha raggiunto la sede di Confindustria l’Ambasciata greca. A Lamezia Terme sono stati occupati i binari della stazione ferroviaria. Al termine del corteo milanese, circa 1.000 persone sono tornate davanti piazza affari. Lo sciopero e le manifestazioni del sindacalismo conflittuale si sono scagliate anche contro l’articolo 8 della manovra e contro l’ accordo dello scorso 28 giugno, firmato dalla stessa Cgil ieri in sciopero, che ha spianato strada a questo grave attacco ai diritti dei lavoratori. Il successo della mobilitazione odierna rafforza le ragioni dei prossimi appuntamenti. Il 10 settembre Assemblea Nazionale di tutto il movimento contro la crisi e contro l’Unione Europea, promossa dalla rete Roma Bene Comune, dove si discuterà la prosecuzione delle lotte, e la costruzione della manifestazione del 15 ottobre prossimo lanciata dagli indignati di tutta Europa.

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La strage di Sabra e Shatila

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

Il 6 giugno 1982, l’esercito israeliano invadeva il Libano come rappresaglia per il tentato assassinio dell’ambasciatore israeliano a Londra, Argov, episodio avvenuto due giorni prima. I servizi segreti israeliani avevano attribuito, quello stesso giorno, il tentativo di assassinio “ad un’organizzazione palestinese dissidente sostenuta dal governo irakeno”. L’invasione, che chiaramente era stata già progettata in anticipo, fu chiamata “Operazione Pace in Galilea”. Inizialmente, il governo israeliano aveva annunciato che era sua intenzione penetrare solo per 40 km all’interno del territorio libanese. Il comando militare, invece, agli ordini del ministro della difesa Ariel Sharon, nutriva mire ben più ambiziose, che lo stesso Sharon aveva progettato mesi prima. Dopo aver occupato il sud del paese, distrutto la resistenza palestinese e libanese nell’area e commesso una serie di violazioni contro la popolazione civile, le truppe israeliane iniziarono la penetrazione fino ad arrivare alle porte di Beirut. Il 18 giugno 1982 circondarono il Quartier Generale dell’OLP nella parte occidentale della capitale libanese. Secondo le statistiche libanesi, l’offensiva israeliana, in particolare il bombardamento intenso su Beirut, causò oltre 18.000 vittime e 30.000 feriti, quasi tutti civili. Dopo due mesi di bombardamenti, fu negoziato un cessate il fuoco con la mediazione dell’inviato statunitense Philip Habib. Secondo i termini di questo negoziato, l’OLP doveva evacuare dal Libano sotto la supervisione di una forza multinazionale dispiegata nelle parti strategiche di Beirut. Gli accordi Habib prevedevano che Beirut ovest sarebbe passata sotto l’immediato controllo dell’esercito libanese, mentre la leadership dell’OLP ottenne la garanzia che sarebbe stata protetta la sicurezza dei civili nei campi profughi dopo la partenza dei combattenti palestinesi. L’evacuazione dell’OLP terminò il 1 settembre 1982.
Il 10 settembre, la forza multinazionale lasciò Beirut. Il giorno dopo, Ariel Sharon annunciò che “2000 terroristi” erano rimasti all’interno dei campi profughi palestinesi attorno Beirut. Mercoledì 15 settembre, il giorno dopo il misterioso assassinio del presidente libanese Bashir Gemayel, l’esercito israeliano occupò Beirut, contravvenendo agli accordi Habib ed alle promesse fatte in sede internazionale, ed accerchiò i campi di Sabra e Shatila, abitati da soli civili palestinesi e libanesi. Gli storici concordano nel ritenere che probabilmente durante un incontro tra Ariel Sharon e Bashir Gemayel a Bikfaya, il 12 settembre, vi fu un accordo che autorizzava le “forze libanesi” a “ripulire” i campi palestinesi. Del resto Sharon aveva già annunciato, il 9 luglio 1982, che era sua intenzione inviare le forze falangiste (composte da elementi dell’estrema destra israeliana, più noti come “banda Styern” che allora faceva capo a Sharon) a Beirut ovest e, nella sua autobiografia, conferma di aver negoziato l’operazione con lo stesso Gemayel, durante l’incontro di Bikfaya. Secondo le dichiarazioni fatte da Sharon alla Knesset il 22 settembre 1982, la decisione di far entrare i falangisti nei campi profughi fu presa mercoledì 15 settembre, intorno alle 15,30. Sempre secondo Sharon, il comando israeliano aveva ricevuto i seguenti ordini: “Le forze di Tsahal non devono entrare nei campi. La “pulizia” verrà fatta dalla “Falange dell’esercito libanese”. All’alba del 15 settembre 1982, i bombardieri israeliani sorvolavano bassi Beirut ovest e le truppe israeliane erano già posizionate attorno i campi. Dalle 9 del mattino, il generale Sharon era presente a dirigere personalmente la penetrazione israeliana. Sharon si trovava nell’area del comando generale, all’incrocio dell’ambasciata del Kuwait, appena fuori Shatila. Dal tetto di quella costruzione a sei piani era possibile vedere chiaramente la città ed entrambi i campi profughi. A mezzogiorno fu completato l’accerchiamento dei campi di Sabra e Shatila da parte dei carri armati israeliani e furono installati numerosi checkpoint tutt’attorno per monitorare chiunque entrasse o uscisse dai campi. Nel tardo pomeriggio, sino a sera, i campi furono bombardati. Giovedì 16 settembre, in una conferenza stampa, il portavoce militare israeliano dichiarò: “Il nostro esercito controlla tutti i punti strategici di Beirut. I campi profughi, in cui vi e’ un’alta concentrazione di terroristi, sono circondati”. Quella stessa mattina, gli alti comandi militari israeliani diedero ordine all’esercito “di farvi entrare i falangisti, che provvederanno alla pulizia”.
Approssimativamente a mezzogiorno, i falangisti ottennero da Israele la luce verde per entrare nei campi profughi. Alle 5 del pomeriggio circa, 150 falangisti penetrarono a Shatila dall’entrata sud e sud-ovest; facevano parte della spedizione per la strage anche i mercenari del generale Haddad, il quale ricevette, per sé e per i suoi uomini, un compenso sulla base di oltre 50.000 morti.
Per le successive 40 ore i falangisti della banda Styern e mercenari di Haddad violentarono, uccisero, fecero a pezzi e bruciarono vivi stipandoli nei piani bassi delle abitazioni e infilando dalle finestre i cannelli lancia-fiamme, migliaia di civili disarmati, in grande maggioranza vecchi, donne e bambini; un contingente dell’esercito israeliano impediva la fuga ai pochi che riuscivano a scappare dalla carneficina, mentre il grosso dell’esercito si era ritirato lungo i confini per impedire ai Siriani e ai Giordani di intervenire per impedire la strage. Residui di razzi israeliani trovati nelle rovine dei campi dimostrarono che gli elicotteri israeliani avevano illuminato a giorno le due notti di orrore per facilitare il compito dei falangisti.Il numero delle vittime varia da 700 (dichiarazione ufficiale di Israele) a 3.500 (secondo un’indagine condotta dal giornalista israeliano Kapeliouk) agli oltre 50.000 da fonti palestinesi e da testimonianze dei pochi sopravvissuti.
Il numero esatto non sarà mai conosciuto perchè, oltre ai 1.000 corpi sepolti in fosse comuni dalla Commissione Internazionale della Croce Rossa, un gran numero di cadaveri furono sepolti sotto le macerie delle case rase al suolo dai bulldozers. Inoltre, centinaia di corpi vennero trasportati via da camion militari verso una destinazione ignota, per non essere più ritrovati. Altri orrori vennero fuori alcuni mesi dopo, quando, ingrossate dalle pioggie torrenziali di quei giorni, le fogne di Sabra e Shatila restituirono migliaia di cadaveri. E’ accertato che la maggior parte delle vittime fu uccisa con i lanciafiamme e con le bombe al fosforo; totalmente inceneriti non fu possibile fare un corretto censimento.I sopravvissuti al massacro non furono mai chiamati a testimoniare in un’inchiesta formale sulla tragedia, ne’ in Israele ne’ in Libano ne’ altrove. Solo dopo che le notizie del massacro furono date dalla stampa e dalle televisioni, una folla di 400.000 ebrei-israeliani scese in piazza per protestare e per chiedere che fosse nominata una commissione d’inchiesta sull’eccidio. Furono gli stessi ebrei-israeliani che ribattezzarono Sharon “il macellaio di Sabra e Shatila”, sapevano benissimo che quella strage avrebbe aperto una maglia di ritorsione legittimata dalle violenze subite. La Knesset, nello stesso settembre, nominò una commissione presieduta da Yitzak Kahane. Nonostante le limitazioni del mandato della commissione (la commissione aveva un mandato politico e non giudiziario ed inoltre furono completamente ignorate le testimonianze delle vittime), la commissione concluse che il ministro della difesa israeliano, il generale Ariel Sharon era personalmente responsabile dei massacri. A causa di ciò, Sharon fu costretto a dimettersi, ma rimase nel governo come ministro senza portafoglio. E’ importante sottolineare che, durante le manifestazioni organizzate da “Peace Now” per chiedere le dimissioni di Sharon, i dimostranti furono attaccati con granate, che causarono la morte di un giovane manifestante.
Nonostante il fatto che le N.U. abbiano definito questa tragedia “un massacro criminale”, e nonostante il fatto che Sabra e Shatila resti nella memoria collettiva dell’umanità come uno dei crimini più efferati del 20esimo secolo, l’uomo dichiarato “personalmente responsabile” di questo crimine, come pure i suoi colleghi e coloro che condussero materialmente i massacri, non sono mai stati puniti ne’ perseguiti legalmente. Nel 1984, i giornalisti Schiff e Ya’ari conclusero il loro capitolo sul massacro con una riflessione amara: “Se c’e’ una morale in questo spaventoso episodio, deve essere ancora resa nota”. La realtà di questa impunità resta vera fino ad oggi. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite condannò il massacro con la risoluzione 521 del 19 settembre 1982. Questa condanna fu seguita dalla risoluzione dell’Assemblea Generale che, il 16 dicembre 1982, qualificò il massacro come “atto di genocidio”. I semiti-palestinesi vennero perseguitati e massacrati dagli israeliani con gli stessi metodi che i semiti-ebrei avevano subito dalle orde di Hitler; fu l’inizio del nuovo antisemitismo, promosso e organizzato da chi l’antisemitismo aveva subito. (Rosario Amico Roxas)

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