Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Aiccre su abolizione province

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2011

Italian Senate

Image via Wikipedia

L’AICCRE ribadisce il suo pieno appoggio alle proteste di ANCI, UPI e Conferenza delle Regioni che in una lettera al Governo hanno definito insostenibile la manovra economica ed invita anch’essa il Governo a riprendere il dialogo con tutti i livelli dei poteri territoriali. “Gli Enti locali e regionali e le Associazioni che le rappresentano hanno dimostrato non solo un alto senso di responsabilità ma anche una capacità propositiva: il loro sforzo va premiato”. Lo hanno detto Vincenzo Menna ed Emilio Verrengia, rispettivamente Segretario generale e Segretario generale aggiunto dell’AICCRE. “La manovra del Governo che investe gli Enti locali e regionali avrà pesanti ripercussioni sui servizi essenziali per i cittadini ed inoltre appare confusa sotto il profilo delle riforme istituzionali e non centra nemmeno lo scopo della riduzione della spesa pubblica”. Anzi, continuano i Dirigenti AICCRE: “la cancellazione delle Province rischia solo di far aumentare gli Enti territoriali di gestione e le spese conseguenti”. L’AICCRE, in particolare, sostiene “che il dibattito sull’abolizione delle Province non deve essere collocato sul piano del risparmio della spesa pubblica ma su quello squisitamente politico: l’abolizione significherebbe un grave ridimensionamento della rappresentanza politica dei territori”. Menna e Verrengia precisano: “non si tratta di salvaguardare questo o quell’altro livello di Ente locale, ma di organizzare il discorso in un quadro più ampio di Riforme strutturali che preveda finalmente anche nel nostro Paese un federalismo autentico, solidale e cooperativo. L’autentico federalismo si avrà soltanto con un rinnovato Senato che sia espressione delle Autonomie e delle Regioni. All’interno delle Regioni deve essere inoltre istituito il Consiglio delle Autonomie locali, in modo da non sostituire al centralismo dello stato quello regionale”.

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