Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Senza accordi, nessuna stabilità finanziaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2011

Christine Lagarde - World Economic Forum Annua...

Image by World Economic Forum via Flickr

Fa un certo effetto sentire i leader delle istituzioni del vecchio sistema di Bretton Woods parlare di un aggravamento della crisi finanziaria ed economica globale. La nuova direttrice del Fmi, Christine Lagarde, ha detto al Der Spiegel che l’economia mondiale è di fronte al rischio di una «minacciosa spirale discendente». La generale crisi di fiducia ha portato ad un circolo vizioso che deve essere rotto. Lagarde ha affermato che «lo spettro di misure disponibili è molto ristretto in quanto molte munizioni sono già state utilizzate nel 2009». Sul Daily Telegraph di Londra Roberto Zoellick, presidente della Banca Mondiale, ha aggiunto che «in autunno l’economia mondiale potrebbe entrare in una nuova zona di pericolo». Gli autorevoli moniti valgono soprattutto per gli Stati Uniti e per l’Europa. Meritano un approfondimento più attento. Dopo tre anni si torna insistentemente a parlare di crisi sistemica. Quantitative easing, iniezioni di nuova liquidità, aumento dei debiti pubblici per salvare il sistema finanziario, stimoli alla crescita e altre misure pro cicliche non hanno funzionato. Anche il recente programma di Barack Obama che stanzia 450 miliardi di dollari per lavori pubblici non porterà l’America fuori dalla palude della recessione. La verità è che le cause profonde della crisi finanziaria non sono state rimosse! Ce lo conferma con parole molto misurate anche il recente rapporto annuale della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea. Nelle pagine dedicate alla «Riforma della regolamentazione» la Bri ammette che il sistema funziona ancora con gli stessi meccanismi e la stessa mancanza di regole di prima del fallimento della Lehman Brothers. Basilea 3 stabilisce sia la quantità minima del capitale delle banche che la sua qualità al fine di coprire un ventaglio più ampio di rischi cui il sistema bancario è esposto. Ma si tratta di regole scritte non ancora applicate. La Bri dice inoltre che le Sifi, Sistemically important financial institutions, istituzioni finanziare di importanza sistemica, non sono state ancora individuate e quindi non sono state definite le misure necessarie per renderle sufficientemente resistenti alle crisi. È vero che il Financial Stability Board di Mario Draghi ha formulato delle precise raccomandazioni in merito, ma le autorità di vigilanza tardano nella definizione dei regolamenti attuativi. La Bri ricorda ancora che «per gettare le fondamenta di un sistema finanziario stabile è necessario estendere il perimetro regolamentare al di là delle istituzioni finanziarie tradizionali, al fine di comprendere anche le banche ombra, ossia quelle entità che svolgono attività di trasformazione delle scadenze o della liquidità al di fuori dell’attuale sistema bancario regolamentato». È chiaro che si parla del sistema di fabbricazione dei derivati finanziari over the counter, che sono negoziati al di fuori dei mercati e tenuti fuori bilancio. Queste banche ombra possono assumere un elevato grado di leva e «rappresentano un’importante fonte potenziale di rischio sistemico essendo strettamente collegate alla banche commerciali». Il rapporto della Bri aggiunge che «le banche, spesso di rilevanza sistemica, generano profitti elevati attraverso la sponsorizzazione di attività bancarie ombra». Il sistema bancario tradizionale, purtroppo, accorda delle garanzie ai detentori di passività e di titoli delle banche ombra originando rischi peggiori per la stabilità finanziaria. Anche in questo campo il sistema delle nuove regole è come la promessa che i bambini fanno nel mese di maggio con i loro fioretti. I dati più recenti indicano che a fine 2010 il totale del valore nozionale dei derivati otc aveva nuovamente superato i 600.000 miliardi di dollari. Negli Usa alla fine del primo trimestre le banche americane avevano 244 trilioni di derivati, il 5,5% in più di quelli dell’ultimo trimestre del 2010 e il 12,7% in più dell’anno precedente. Quattro banche soltanto, la Jp Morgan Chase, la Citi, la Bank of America e la Goldman Sachs ne manovrano 231 trilioni. Il rischio di queste operazioni ombra è incalcolabile. Fintanto che la bolla non esplode di nuovo, questa finanza ombra rappresenta una massa di manovra davvero straordinaria capace di attaccare chiunque. In primis l’euro. Ed è in grado anche di generare un «effetto orda» sui mercati. Le recenti indicazioni della Goldman Sachs ai suoi clienti di giocare contro l’Europa lo dimostrano. Non basta definire tossici certi titoli. Di fronte alla legge hanno gli stessi diritti di quelli sani. Possono essere monetizzati, possono essere portati a copertura di altre operazioni finanziarie e creditizie. In parte persino presso la Fed e la Banca Centrale Europea. Ovviamente si muovono con la benedizione delle agenzie di rating. Anche quando si utilizzano per comprare valori e titoli reali o aziende e immobili pubblici. (Mario Lettieri Sottosegretario dell’Economia nel governo Prodi, Paolo Raimondi Economista)

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