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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Talenti nel mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2011

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Image by jtheo via Flickr

Sono stati quasi 40.000 i datori di lavoro e 39 i Paesi di tutto il mondo coinvolti nell’imponente indagine condotta da ManpowerGroup a livello globale per rilevare l’entità della carenza di talenti nel mercato del lavoro mondiale, i motivi all’origine di tale situazione, le conseguenze per le aziende e l’economia in generale, le azioni intraprese dalle imprese per affrontare in maniera sistematica e strutturata tale problema. Condotta nel corso del primo trimestre 2011, la sesta edizione dell’indagine annuale di ManpowerGroup registra un lieve aumento della percentuale di aziende che riscontrano difficoltà a coprire posizioni strategiche del proprio organico a causa della carenza di talenti disponibili sul mercato. Su scala globale, un datore di lavoro su tre – la percentuale è pari al 34% – dichiara infatti di avere problemi a reclutare il personale di cui ha bisogno, segnando un incremento di 3 punti percentuali rispetto all’indagine 2010 (31%).
Cosa succede in Italia? Difficoltà a reclutare il personale dovuta alla mancanza di talenti idonei disponibili sul mercato è dichiarata dal 29% delle aziende del nostro Paese coinvolte nell’indagine (oltre 1000, su tutto il territorio nazionale). Una percentuale di 5 punti inferiore alla media globale, ma di tre punti superiore alla media EMEA attestata a 26% (segnaliamo che la percentuale di aziende che denunciano tale difficoltà è pari al 37% nelle Americhe e al 45% nell’Asia Pacifica).
Ma quali sono i profili professionali più difficili da reclutare sul mercato del lavoro italiano, proprio perché manca il talento adeguato? Per il quinto anno consecutivo, le imprese italiane mettono al primo posto la Manodopera Specializzata: falegnami, elettricisti, muratori… sono questi gli “introvabili” nel nostro Paese. A seguire, i Tecnici (che nel 2010 occupavano il terzo posto) e i profili impiegatizi/amministrativi – Segretari, Assistenti Personali, Assistenti Amministrativi, Personale d’Ufficio – che scendono in terza posizione rispetto alla seconda occupata nel 2010. Nessun cambiamento, quindi, rispetto a un anno fa tra i primi tre profili professionali indicati dalle aziende come i più difficili da reperire nel nostro mercato. Grandi cambiamenti invece nel resto della “Top 10”: rispetto al 2010, non sono più presenti gli Autisti, gli Chef, gli Addetti al Controllo Qualità, gli Operatori Macchine Utensili, gli Operatori di Produzione, i Progettisti. Nuove entrate in quarta posizione, dove troviamo il Personale per Ristoranti e Hotel, e al quinto posto dove si attestano gli Operai. Entrano a far parte della lista anche alcuni profili strategici in area vendite, assenti nel 2010: Sales Manager (al sesto posto) e Commerciali (ottavo posto). Nuova entrata anche per gli Informatici (principalmente programmatori e sviluppatori software) al settimo posto e per gli Ingegneri al decimo posto. Mentre il personale in area Contabilità e Finanza scenda alla nona posizione rispetto alla quinta occupata nel 2010.
L’indagine di ManpowerGroup è andata oltre la rilevazione di questi importanti dati, e ha voluto indagare a fondo la questione del talent shortage portando alla luce i motivi alla base delle difficoltà di reclutamento denunciate dalle aziende. Diversamente dal dato globale e da quello EMEA che indicano nella mancanza di esperienza dei candidati la causa primaria della difficoltà di trovare il personale idoneo a coprire le posizioni vacanti della propria organizzazione, per le aziende italiane il motivo principale è la scarsità di candidati disponibili (la pensa così il 36% del campione intervistato). La mancanza di esperienza è la seconda ragione più comune alla base di tale difficoltà (25%). A seguire, la carenza da parte dei candidati di hard skill e competenze tecniche (21%), la mancanza di conoscenza del business o della relativa disciplina accademica (19%), la mancanza di soft skill (10%).
In linea invece con il dato globale e con quello EMEA, il 58% delle aziende italiane sostiene che il talent shortageinfluisce sugli stakeholder (clienti, azionisti…): più della metà degli intervistati ha dichiarato che, quando le posizioni vacanti dell’organizzazione non vengono coperte in modo tempestivo, l’impatto risulta essere medio (36%) o alto (22%), mentre poco più di uno su quattro crede che ciò abbia un basso impatto e il 14% afferma che non vi è alcun impatto.
Ma le aziende del nostro Paese stanno cercando di affrontare il problema? Quali strategie mettono in atto per superare la difficoltà di reclutare i talenti, necessari al successo del proprio business? La risposta più frequente da parte delle aziende italiane è stata quella di individuare persone presenti in organico che al momento non possiedono le competenze richieste per ricoprire una determinata posizione ma che hanno il potenziale per imparare e crescere(27%). Al secondo posto (17%) viene indicata la focalizzazione sul miglioramento dei flussi e percorsi dei lavoratori (es. identificare i maggiori potenziali, definire piani di successione manageriale…) , mentre al terzo posto c’è l’offerta di maggiori opportunità di formazione e sviluppo al personale esistente (15%), che invece a livello globale e a livello EMEA occupava la prima posizione. A seguire: cambiare i metodi e le strategie di reclutamento e di advertising delle ricerche di personale (14%) e il fatto di estendere la ricerca oltre i confini locali (12%).

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