Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 26 settembre 2011

Norma ammazza blog

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

Debora Serracchiani a Sassuolo

Image by Debora Serracchiani via Flickr

“La norma che mette la mordacchia ai blog è una stretta mortale alla libertà di espressione e non deve assolutamente passare”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, intervenendo a proposito della cosiddetta norma ‘ammazza blog’ contenuta nel ddl intercettazioni. Secondo Serracchiani “mentre i venti di libertà e la fame d’informazione si dispiegano ovunque nel mondo, l’Italia berlusconiana vuole regolamentare stampa e web ispirandosi al Nord Vietnam. Lo dobbiamo a un presidente del Consiglio che, anche in mezzo alla tempesta economica più temibile, continua a dare priorità all’iter di leggi che sono in cima ai suoi personali interessi. E siccome è inverosimile – aggiunge Serracchiani – che nessuno tra gli estensori del ddl si sia accorto che la norma ‘ammazza blog’ calpesta l’art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dobbiamo denunciare che siamo di fronte a una scelta deliberatamente autocratica e di ispirazione totalitaria”. Per l’europarlamentare “il fatto che si voglia porre un’altra fiducia conferma la debolezza e al contempo l’arroganza antiparlamentarista di questo Governo, minoritario nel Paese e ormai screditato – conclude – persino di fronte ai suoi elettori”. (Giancarlo Lancellotti)

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“Pratica etica e teologica”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

Pontifical Gregorian University

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Roma P.zza della Pilotta, 4 Pontificia Università Gregoriana Un approccio alla teologia che sappia farsi riflessione sul dato di fede, proposta spirituale e applicazione pratica: è quanto si propone il nuovo Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” istituito presso la Pontificia Università Gregoriana. Direttore del Centro è il gesuita p. Sandro Barlone, convinto della necessità di creare luoghi di formazione che abbiano come finalità non tanto l’approdo a un medesimo risultato, quanto lo sviluppo di un metodo di discernimento che permetta di maturare risposte personali e responsabili sul piano della vita sociale e politica. «Per essere lievito – spiega il Direttore – dobbiamo imparare a “pensare nella Chiesa”. Diversamente altri lo faranno al posto nostro e secondo parametri non sempre evangelici». Tre i percorsi previsti:
Giovedì alla Gregoriana – Ciclo di lezioni pubbliche (dal 13 ottobre)
Cercatori di Dio. Dialoghi sulla vita, la fede e le parole
Percorso di formazione annuale all’impegno socioeconomico e politico Sinderesi: Fondamenti di Etica Pubblica
Seminario di pratica teologica per la vita cristiana Vivere, credere, pensare(dr. Paolo Pegoraro)

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Master “religioni e culture del Mediterraneo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

Trevi 980906 - via della Pilotta 1

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Roma P.zza della Pilotta, 4 Pontificia Università Gregoriana La Facoltà di Missiologia propone il Master in Teologia delle religioni con indirizzo “Religioni e culture del Mediterraneo”
Il Master, della durata di 2 anni – quattro semestri per un totale di 120 ECTS – si propone di formare professionisti (mediatori culturali, diplomatici, giornalisti, operatori della cultura e del turismo, ecc.) in grado di sintonizzarsi con le complesse dinamiche politiche, socio-culturali e antropiche che ruotano intorno al bacino del Mediterraneo. Interamente bilingue (inglese e italiano), il Master si avvale di una pedagogia interattiva mediante, corsi frontali, seminari, gruppi di lettura, workshop tematici condotti sotto la guida di un docente e la partecipazione a cicli di conferenze mirati ad approfondire le diverse identità e il domani del Mediterraneo. Anche per questo il master si avvale di docenti appartenenti ad altre tradizioni religiose.
Gli iscritti al Master biennale potranno presentare richiesta per una borsa di studio. Sarà inoltre possibile iscriversi per il conseguimento di un Diploma (durata di un anno – 60 ECTS) o come ospite (con rilascio di un Attestato per i corsi scelti).(dr. Paolo Pegoraro)

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Romano e il salvagente padano

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

inverted quaia of colour. 色の反転クオリア。

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“Siamo al mercimonio politico. Se mercoledì la Lega offrirà al ministro Romano il salvagente padano, perderà non solo la faccia ma la dignità politica e morale. La logica padana per cui in democrazia contano i numeri è sbagliata: in democrazia più dei numeri e delle poltrone, contano la coerenza e l’onorabilità” lo dichiara in una nota l’on. Federico Palomba, capogruppo IDV in Commissione Giustizia alla Camera. “Con quale faccia il ministro Maroni, il giorno dopo il voto su Romano, andrà in Padania a rivendicare i successi nella lotta alla mafia? Quale credibilità potrà avere un ministro dell’Interno, dopo aver chiuso un occhio, anzi tutte e due, di fronte alle gravi accuse che pendono sulla testa di Romano? Se i leader del Carroccio hanno smarrito la via, almeno il popolo leghista abbia un sussulto di dignità” conclude Palomba.

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La salvezza nazionale è il voto

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

Presto, subito. Ma il governo di salvezza nazionale non è la scelta migliore per l’Italia. Spieghiamoci su questo punto, perché è necessaria fare un po’ di chiarezza. Per governo di salvezza nazionale si intende un esecutivo composto da tutte (o quasi) le forze parlamentari. Quindi un governo Pdl- Pd-Udc-Lega. Idv no, per nostra scelta, perché ci siamo sempre chiamati fuori da quella che riteniamo essere un’ammucchiata politica. Da più parti si sostiene che questo esecutivo bipartisan possa essere la soluzione migliore per traghettare il Paese fuori dalla crisi economica che lo sta indebolendo. Non è vero. Questi gran soloni della politica ci dicano quale credibilità sulla scena internazionale potrebbe avere un governo guidato – per esempio – da Angelino Alfano, il delfino di Berlusconi, e composto da ministri che hanno avuto incarichi importanti nel governo peggiore della storia repubblicana. Ve lo diciamo noi: nessuna. Chi ha sostenuto Berlusconi contro tutti e tutti è corresponsabile dello sfascio economico, sociale ed istituzionale cui questo dissennato premier ha condannato l’Italia. In qualsiasi altro paese democratico questa banda (e qui mi fermo), dopo tutti i guai combinati, sarebbe impresentabile. Il problema non è più solo Berlusconi, ma anche la sua ‘corte dei miracoli’, che ne ha condiviso la sorte e le scelte, assecondandolo anche quando sarebbe stato indispensabile agire in maniera diversa, per amor di patria. Se le opposizioni dovessero cedere al fascino del potere e prestare i loro voti per governare con chi per anni ha fatto il male dell’Italia, farebbero un errore storico. Il premier spagnolo Zapatero, con grande dignità, ha preso atto della necessità di dare alla Spagna un nuovo corso e si è dimesso, andando incontro ad una sconfitta pressoché sicura alle prossime elezioni politiche. C’è un abisso di serietà e credibilità che separa Zapatero da Berlusconi, siamo tutti d’accordo. Ma non solo, la mancanza di credibilità riguarda oggi tutto l’esecutivo. Alfano, il giovane, quale credenziali ha? Il Lodo Alfano? Ma per favore? E Bossi? Lasciamo stare. Maroni? Maroni, che da un lato dice di combattere la mafia e dall’altro salva Saverio Romano? Saverio Romano, appunto, altro grande ministro di questo governo. E Brunetta? Gelmini? Brambilla? Metto il punto interrogativo e lascio a voi le considerazioni. Entrerebbero anche loro in un governo di salvezza nazionale? Diciamoci la verità: son persone che hanno ricoperto (e ricoprono purtroppo) incarichi prestigiosi e impegnativi solo perché c’è Berlusconi presidente del consiglio dei ministri.All’Italia serve una nuova classe dirigente, non un governo di salvezza nazionale con le stesse facce.

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Il nuovo rapporto tra giudaismo e cristianesimo

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

Secondo Nathan Ben Horim (Nuovi orizzonti tra ebrei e cristiani, Padova, Messaggero, 2011), ex ministro all’Ambasciata d’Israele in Italia incaricato dei rapporti con la S. Sede dal 1980 al 1986, è dovuto «a tre eventi: la shoah, la nascita dello Stato d’Israele e il concilio Vaticano II» (ibidem, p. 11). Infatti la shoah impone riflessioni storiche, politiche e morali di enorme portata, alle quali nessuno – nemmeno la Chiesa – può sottrarsi. Dalla shoah (1942-45) è nato lo Stato d’Israele (1948), che ha soprattutto un significato etnico ed anche normativo-religioso per l’ebraismo. Da queste riflessioni storiche, morali, politiche, etnico-religiose (dacché il giudaismo è un popolo o stirpe che si riconosce in una certa pratica etica o religiosità) è nato il concilio Vaticano II (1962-65).
Il diplomatico israeliano ammette che «il cambiamento, nella visione cristiana degli ebrei, non sarebbe mai avvenuto se non ci fossero state la shoah e la nascita dello Stato d’Israele» (ibidem, p. 12). Egli definisce il giudaismo col trinomio “Torah, Popolo, Terra” (ib., p. 107). Poi cita il maître à penser di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Martin Buber: “Terra e Popolo, predestinati l’una all’altro per realizzare assieme il regno del Signore in questo mondo”
Il problema del Concilio è sostanzialmente legato alla giudaizzazione del cristianesimo (Nostra aetate, 28 ottobre 1965) ed è indissolubilmente legato a quello della shoah e del sionismo. Chi non vuole ammetterlo o è incapace di vedere la realtà o non vuole ammetterla, poiché non gli fa comodo. Inoltre gli Orientamenti esplicitano, dopo circa 8 anni, l’affermazione conciliare – ancora molto sfumata ed imprecisa – secondo cui l’Alleanza tra Dio e popolo ebraico “permane” (ivi) e da essa i Sussidi per una corretta presentazione degli ebrei e dell’ebraismo (26 giugno 1985), dopo altri 10 anni, esplicitano la portata non solamente spirituale o religiosa dell’ebraismo attuale, ma soprattutto “etnico-religioso-culturale, con una sua storia legata ad una Terra precisa” (ib., p. 15) ossia “la questione della Terra e dello Stato d’Israele” (ib., p. 44), la quale ha portato, 8 anni dopo, al Concordato della S. Sede con Israele (30 dicembre 1993, iniziato formalmente e giuridicamente il 29 luglio 1992). che “era la conclusione logica del cammino cominciato circa trent’anni prima con Nostra aetate, n. 4” (ib., p. 44). In breve l’ebraismo attuale è l’appartenenza etnica ad un popolo, schiatta o “razza”, che può o meno comportare una certa religiosità o meglio moralità o pratica spirituale, ma che ha come elemento principale ed essenziale il legame di sangue tra ebrei e storico-geografico con la Terra Santa, poi Palestina ed oggi Stato d’Israele. Questo è l’ebraismo odierno e post-biblico. Per cui non si può parlare di esso riferendosi solo all’aspetto religioso, che è del tutto contingente nel giudaismo (può esservi o no, non modifica essenzialmente, ma solo accidentalmente, l’ebraismo), ma bisogna mettere in luce l’unità etnica o razziale e il legame che tale popolo pretende di avere ancora oggi dopo 2000 anni con la Terra dei propri padri, la Terra Santa, la Giudea, poi Syria-Palestina ed oggi Stato d’Israele.
L’ambasciatore Ben Horim racchiude in un sillogismo l’inconciliabilità tra dottrina cattolica tradizionale e quella pastorale del Vaticano II. È per questo che parlando di ebraismo bisogna tenere presente l’elemento etnico, di “sangue e suolo”, di un popolo che possiede in perpetuo una Terra, che è in perpetua Alleanza con “Dio” (anche se non ci crede, infatti il sionismo è un movimento laicista ed agnostico o a-religioso se non addirittura ateo). L’ebraismo si auto-presenta in primo luogo come popolo, poi come Stato e tutto ciò alla luce della shoah, che gli ha fatto ritrovare la sua identità, la quale stava per essere smarrita con l’assimilazione durante l’Illuminismo. Horim stesso riporta la convinzione che quasi tutti i cristiani hanno, ma che nessuno osa dire, mentre è espressa esplicitamente dai “Fratelli maggiori”: «La dottrina tradizionale [è un dogma di Fede] extra Ecclesiam nulla salus è in contrasto con il discorso del papa [Giovanni Paolo II] agli ‘esperti cattolici per l’ebraismo’, nel quale parlava della possibilità per ebrei e cristiani di raggiungere per vie diverse, ma finalmente convergenti [le “convergenze parallele” di Aldo Moro], una vera fraternità della riconciliazione».
È interessante – per concludere – quanto dice l’Autore sulla reciprocità dei rapporti ecumenici ebraico cristiani. Vale a dire: se il cristianesimo si è giudaizzato, col Vaticano II, anche l’ebraismo dovrebbe cristianizzarsi (p. 76). Egli risponde nettamente che l’argomento vale solo a senso unico, ossia per i cristiani verso l’ebraismo, mentre non è assolutamente applicabile per gli ebrei verso il cristianesimo. Infatti
1°) il cristianesimo ha fatto soffrire il giudaismo sino alla shoah, mentre mai il giudaismo ha perseguitato il cristianesimo. Al che si risponde facilmente citando i Vangeli e gli Atti degli Apostoli, i quali rivelano divinamente la persecuzione continua del giudaismo contro Gesù, gli Apostoli e i primi Discepoli cristiani. Inoltre la storia ha dimostrato ampiamente che le persecuzioni attuate dalla Roma pagana contro i cristiani vennero aizzate dal giudaismo.
2°) Il cristianesimo è nato dal giudaismo, mentre il giudaismo non deve nulla al cristianesimo. Anche qui la risposta è sin troppo semplice. Il cristianesimo è nato da Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, che hanno decretato ab aeterno l’Incarnazione del Verbo nel seno della Vergine Maria. Ciò è rivelato nell’Antico Testamento (dalla Genesi sino ai Maccabei). Per cui l’Antico Testamento era tutto relativo al Nuovo Testamento e a Gesù Cristo. Onde Mosè e i Profeti annunziarono Cristo venturo, che fu rigettato dal ‘falso Israele’ ed accolto dal ‘vero Israele’, ossia da coloro che fedeli allo spirito dell’Antico Testamento hanno accolto il Messia Gesù Cristo venuto, una “piccola reliquia d’Israele” (San Paolo) alla quale si è unito il resto del genere umano (i Pagani). Il giudaismo attuale è il ‘falso Israele’ fedele alla lettera della Torah, ora la “lettera uccide mentre è lo spirito che vivifica” (San Paolo). Quindi il cristianesimo non ha ricevuto nulla di positivo dal giudaismo post-biblico o attuale, mentre il giudaismo mosaico o vetero-testamentario è relativo ed ordinato totalmente al cristianesimo senza il quale non ha ragion d’essere.
Recentemente un caso pratico di ‘monologo’ analogo è scoppiato il 7 luglio del 2011 tra il card. Kurt Koch e il rabbino Riccardo Di Segni. Infatti il cardinale aveva scritto su L’Osservatore Romano (7 luglio 2011) che «La Croce di Gesù è il permanente ed universale Yom Kippur […] per ebrei e cristiani». Ma siccome già l’8 ottobre 2008 il rabbino Di Segni su L’Osservatore Romano aveva spiegato che la festa dello Yom Kippur [perdono] ebraico esprime le “differenze inconciliabili tra i due mondi” ebraico e cristiano e che l’ebraismo avendo il Kippur “non ha bisogno della salvezza dal peccato proposta dalla Fede cristiana”, ha risposto di nuovo sempre su L’Osservatore Romano al cardinal Koch il 29 luglio 2011: “Se i termini del discorso sono quelli di indicare agli ebrei il cammino della croce, non si capisce il perché di un dialogo e il perché di Assisi”. Il cardinale allora ha rispolverato la neo-dottrina conciliare scrivendo che per il cristianesimo «L’Alleanza di Dio con il popolo d’Israele ha una validità permanente e [anche] la fede nella redenzione universale in Gesù Cristo».
Il problema di Cristo e del cristianesimo per l’ebraismo non esiste. Non è un ‘dialogo’ (discorso tra due parti), ma un ‘monologo’ del solo Israele, che vorrebbe indottrinare sub specie boni il cristianesimo e vi riesce con gli attuali prelati postconciliari, accecati ed induriti di cuore. Questo è un “mistero d’iniquità”.
Il 16 settembre 2011 – secondo il rabbino Levi Brackman – alcuni gruppi ebraici specialmente statunitensi (Abraham Foxman Direttore dell’ADL del B’nai B’rith e il rabbino David Rosen dell’American Jewish Committee) “hanno espresso la loro preoccupazione che il Vaticano potrebbe rimettere in discussione 40 anni di progressi nelle relazioni ebraico-cattoliche”. Essi quindi avvertono che Nostra aetate, 4 e Lumen gentium, 16 (“i doni di Dio [Antica Alleanza] sono irrevocabili”) “non possono essere messi in discussione e lasciati al libero dibattito”. Se così non fosse il dialogo ebraico-cristiano cesserebbe. Dubito seriamente che Benedetto XVI sia tentato di rivedere 40 anni di teologia giudaizzante, della quale è stato un pioniere sin da giovane studente tedesco toccato dalla “tragedia abissale” della shoah.
Agire assieme, conoscersi da vicino, interloquire è la stessa vecchia tattica del neo-comunismo verso i ‘cristiani adulti’, che li faceva agire assieme ad esso, per renderli simili a sé. Agere seguitur esse, si agisce come si è. Ora se agisco assieme al comunismo, parto da una posizione tendenzialmente simile ad esso e pian piano divengo inevitabilmente eguale ad esso; se agisco assieme al giudaismo odierno, poco alla volta giudaizzo e – Dio non voglia – se agisco assieme al neo-modernismo, immancabilmente divengo neo-modernista, prima almeno praticamente (i ‘neo-modernisti anonimi’) e poi anche speculativamente. Il primato della prassi sulla teoresi è un caposaldo del talmudismo, del comunismo e del modernismo. Caveamus! Latet in erba anguis. “Bisogna agire come si pensa, altrimenti si giunge a pensare come si agisce”.(d. Curzio Nitoglia in sintesi)

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Exhibition Maurice Cockrill

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

London 10 am – 6 pm daily (last admission 5.30 pm) Fridays and Saturdays until 10 pm (last admission 9.30 pm) Royal Academy of Arts Burlington House, Piccadilly Admission: £14 full price; £13 Registered Disabled and 60 + years; £9 NUS / ISIC cardholders; £4 12–18 years and Income Support; £3 8–11 years; 7 and under free Maurice Cockrill RA will showcase five decades of his works on paper. This exhibition will feature a range of imagery from Cockrill’s early figurative to more recent abstract studies. Mostly executed in ink and wash, these drawings illustrate the many different approaches Cockrill has applied to his work throughout his career. Works on Paper from Five Decades will demonstrate how his rigorous practice has resulted in a continually evolving body of work.
Maurice Cockrill was born in 1936 and studied at Wrexham School of Art and the University of Reading. He has taught at the Royal College of Art, Saint Martins College and more recently occupied the position of Keeper at the Royal Academy Schools. Cockrill’s work has been exhibited internationally; recent solo exhibitions include The Adam Gallery, London, Galerie Helmut Pabst, Frankfurt and Annandale Galleries, Sydney, Australia. His works are held in public and private collections including British Museum, Walker Art Gallery, Liverpool, Kunstmuseum, Dusseldorf and Centro Cultural Arte Contempraneo, Polanco, Mexico. He was elected Royal Academician in 1999 in the category of painter. Image: Maurice Cockrill, ‘Drawing for ‘A Portable Kingdom’’, c. 1996. Ink on paper. 40 x 50 cms. The Artist

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The New Evangelisation of Europe

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

Tirana, from 29 September to 2 October 2011. Thursday 29 September at 12,30 in Tirana at the Hotel Rogner Europark, a press conference is organised. Will attend the press conference, cardinal Péter Erdő, Archbishop of Esztergom-Budapest and CCEE President, cardinal Josip Bozanić, Archbishop of Zagreb and CCEE Vice-president, cardinal Jean-Pierre Ricard, Archbishop of Bordeaux and CCEE Vice-president and the Metropolitan Archbishop of Tirana-Dürres, Mgr. Rrok Mirdita.Central theme of the assembly will be the New Evangelisation. To facilitate the discussion, CCEE has sent a questionnaire to the Bishops’ Conferences in order to collect and highlight ideas, situations and proposals. In Tirana, reflection on the theme will be entrusted to Jean Luc Moens, former co-ordinator of the experience of city missions in European capitals, who will have the task of summarising the responses received by CCEE in these weeks, and to Mgr Salvatore Fisichella, President of the Vatican dicastery for Promoting New Evangelisation. The Tirana meeting will be the only opportunity for joint work on this issue for all the European Bishops’ Conferences prior to the Synod of Bishops in 2012. In Tirana, the Presidents of the Bishops’ Conferences of Europe members of CCEE will elect the new CCEE Presidency for the quinquennial period 2011-2016. All the current Presidents of the Bishops’ Conferences are eligible for the posts of President and the two Vice-presidents.
The second part of the meeting will focus instead on CCEE’s service to the Church in Europe with presentations about the activities of the various CCEE Commissions, about CCEE’s work in the sphere of ecumenical dialoguewith the appointment of the members of CCEE-CEC (Conference of European Churches) Joint Committee. The programme of the next Symposium of African and European bishops (Rome, 13-17 February 2012) will be presented and there will be a discussion on the 2nd European Social Days organised along with ComECE and scheduled for 2013 in Granada (Spain). There will be a presentation on Eurocathinfo.eu, the Institutional Information Portal and the Intranet of the Bishops’ Conferences in Europe (on-line by the end of the year). Part of the work will then be devoted to dialogue with the European institutions (the European Union and the Council of Europe) and the activities of the Observatory on Intolerance and Discrimination Against Christians in Europe will be presented.
During the meeting, the vice-president of the German bishops’ Conferences, Mgr Heinrich Mussinghoff, Bishop of Aachen, will report on the recent visit of Pope Benedict XVI to Germany (22-25 September) and other short presentations about 2011 apostolic visits will be presented: to Croatia (4-5 June) and to Spain for World Youth Day (Madrid, 16-21 August). Subsequently, along with His Beatitude Fouad Twal, Latin Rite Patriarch of Jerusalem, the bishops will reflect on how to help Christians in the Holy Land. In Tirana, participants will also be informed about two future meetings taking place in Europe: the World Meeting of Families (Milan, Italy, 30 May-2 June 2012) and the50th International Eucharistic Congress (Dublin, Ireland, 10-17 June 2012). Also taking part in the meeting of the Presidents of the European Bishops’ Conferences will be: for the Holy See, Cardinal Marc Ouellet, Prefect of the Congregation for Bishops; Mgr Ramiro Moliner Inglés, Apostolic Nuncio to Albania; and delegates from continental bodies such as SECAM (Symposium of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar) and CELAM (Latin-American Bishops’ Conferences).

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Napolitano: messaggio al Papa

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

A victim? NOT!

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Sua Santità Benedetto XVI il seguente messaggio: “Santità al rientro dal suo viaggio apostolico in Germania, desidero rivolgerle il più cordiale bentornato. Nel nobile auspicio di un sempre più intenso rinnovamento etico del nostro paese che Ella ha inteso esprimermi riconosco quell’affetto per l’Italia che ha sempre caratterizzato il Suo magistero. Ne sono profondamente toccato. Nei messaggi di singolare ricchezza e profondità che hanno caratterizzato la Sua missione in terra tedesca ho colto insegnamenti ai quali mi sento particolarmente vicino, sulla politica come impegno per la giustizia e sulla nascita del patrimonio culturale dell’Europa.Con gratitudine per la Sua fervida opera Le rivolgo il mio affettuoso pensiero”.

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Truffe sui prodotti tipici italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

A factory of Parmigiano-Reggiano. There are tw...

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Se ne sono sentite e se ne sentono davvero di tutti colori nell’ambito delle truffe e adulterazioni dei prodotti tipici italiani: dalla mozzarella blu, al concentrato di pomodoro cinese (con scarti di fogliame annessi), agli spaghetti “tipici” prodotti in Portogallo, per passare ai 2.100 chili di bresaola della Valtellina a base di carne di manzo uruguayana, decongelata, avariata e con in bella vista il marchio Igp (Indicazione geografica protetta), sino ai dolci, savoiardi, amaretti e crumiri all’olio lubrificante (paraffino-naftemico) usato nell’industria delle plastiche e dei cosmetici. Per finire alle bevande ed agli ettolitri di vini e spumanti adulterati o contraffatti. La spiacevole novità di questa filiera dell’illegalità, sta nel fatto che mentre prima le falsificazioni alimentari venivano fatte su scala quasi “artigianale” da qualche anno si è passati a quella industriale con organizzazioni criminali per non parlare di vere e proprie agromafie che hanno fiutato l’affare e si sono gettate a capofitto nel “mercato” delle frodi e sofisticazioni alimentari con guadagni anno per anno crescenti che secondo i dati presentati nel rapporto firmato da Eurispes e Coldiretti sulle “Agromafie”, avrebbero prodotto nel 2010 un giro di affari pari a 12,5 miliardi di euro, quasi 5 miliardi in più rispetto al 2009, quando una stima della Cia (Confederazione italiana agricoltura), ne aveva stimati “solo” 7,6.
Per non parlare poi di quello che è stato chiamato “Italian Sounding”, ossia la pirateria alimentare che richiama marchi italiani, tra gli esempi possiamo ricordare il formaggio “Parmesan” o “Parmesau”, per il mercato brasiliano, o gli olii extravergini d’oliva venduti come italiani, i salumi, vini, salse, per finire ai finti Ferrero Rocher, che crea un enorme danno all’immagine ed economico al Paese che, sempre secondo il rapporto Eurispes – Col diretti, supera i 60 miliardi di euro (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari.
Le spaventose cifre e le modalità con cui il made in Italy nel settore alimentare sta subendo gravi colpi per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” dovrebbero spingere ulteriormente il governo a fornire nuovi e più efficaci strumenti legislativi e materiali alle autorità deputate ai controlli e verifiche a partire per esempio da un inasprimento delle pene e sanzioni in materia di reati connessi sino da un aumento delle dotazioni organiche dei N.A.S. e N.A.C. dei Carabinieri. (Giovanni D’Agata)

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Senologia

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

Chieti

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Chieti 27 settembre 2011, ore 10 Sala riunioni all’Università di Chieti Direzione Generale Ospedale “SS. Annunziata”, via dei Vestini la rivoluzione parte da Chieti Nasce un’équipe dedicata, prima in Abruzzo Nel corso della conferenza stampa anticipazione del progetto che sarà presentato giovedì 29 settembre 2011 alla presenza del prof. Veronesi e della senatrice Bianconi Alla conferenza stampa parteciperanno Il Direttore Generale della Asl Lanciano Vasto Chieti Francesco Zavattaro. Il Direttore Sanitario della Asl Amedeo Budassi Il Direttore della Radioterapia dell’Ospedale di Chieti Giampiero Ausili Cèfaro.

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Apolidia sostegno ai trattati

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

Refugee day_1

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Significativi sviluppi in materia di apolidia questa settimana a margine della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Sono tre infatti gli stati – Croazia, Filippine e Nigeria – che hanno aderito a uno o entrambi i trattati internazionali sul tema. Questo importante passo dimostra l’impegno dei tre paesi nel contrastare il problema dell’apolidia. E fornisce loro gli strumenti giuridici per identificare e proteggere le persone apolidi, oltre che per prevenire e ridurre il fenomeno.
Sono 12 milioni – secondo le stime – gli apolidi in tutto il mondo. Sono persone che non hanno nazionalità, generalmente non hanno documenti d’identità validi e spesso si vedono negati anche i diritti fondamentali, come l’accesso alla salute, all’istruzione, all’alloggio e al lavoro. Per far fronte a questi problemi la Convenzione relativa allo status delle persone apolidi del 1954 definisce chi è considerato apolide e stabilisce standard minimi di trattamento. La Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961, poi, fornisce principi e un quadro giuridico per prevenire il fenomeno.
Attualmente la maggior parte dei nuovi casi di apolidia riguarda bambini che nascono da genitori apolidi. È un problema che potrebbe essere prevenuto se un numero maggiore di paesi aderisse alla Convenzione del 1961 e garantisse la cittadinanza alla nascita ai bambini.
Dato il peso diplomatico di un paese come la Nigeria, l’UNHCR auspica che la sua adesione dia un nuovo impulso all’impegno internazionale per promuovere l’adesione e contrastare l’apolidia in Africa. Con queste ultime adesioni, il numero degli stati parte delle Convenzioni del 1954 e del 1961 ora ammonta rispettivamente a 68 e 40. Considerando che l’Organizzazione delle Nazioni Unite conta 193 stati membri, tali cifre appaiono tristemente basse. Il sostegno internazionale è certamente in crescita, ma non è stata ancora raggiunta la massa critica che faccia una differenza sostanziale. L’UNHCR esorta i governi a considerare seriamente la possibilità di accedere a entrambi i trattati. L’Agenzia invita inoltre quegli stati che stanno valutando l’adesione ad avviare le procedure al livello nazionale.

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Obama rema a sinistra?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 settembre 2011

United States President Barack Obama signs int...

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“Non è lotta di classe. È matematica”. Parla il presidente Barack Obama rispondendo all’accusa repubblicana che la sua proposta di alzare le tasse ai milionari consiste di creare la guerra di classi. Obama ha annunciato che gli americani con reddito di un milione di dollari dovranno pagare tasse più alte onde contribuire a ridurre il deficit. Obama ha anche minacciato di imporre il suo veto a qualunque disegno di legge che include solo tagli che ovviamente danneggerebbero i più poveri. Il presidente ha affermato che insistirà sul sacrificio condiviso. Tagli sì, ma anche aumenti alle casse del tesoro con imposte ai ricchi. Un messaggio alla supercommissione dei dodici parlamentari e senatori che devono trovare il compromesso per ridurre il deficit onde evitare i tagli automatici già approvati. In effetti, Obama è ritornato alla sua proposta della campagna presidenziale del 2008 che coloro che hanno beneficiato economicamente negli ultimi anni devono contribuire di più. Ha battezzato la sua proposta la “Buffett rule”, la regola di Buffett, facendo richiamo alla proposta dell’ultra miliardario americano. Buffett, infatti, in un recente articolo ha affermato che i ricchi come lui dovrebbero pagare di più e che in tempi recenti sono stati coccolati dal governo. La reazione dei repubblicani era prevedibile. Gli aumenti alle tasse in un periodo di crisi economica non avranno un impatto positivo alla riduzione della disoccupazione. Si punirebbero i “creatori dei posti di lavoro” secondo Paul Ryan, parlamentare del Wisconsin e leader della Commissione al Bilancio. Per lui, il concetto di “guerra di classe” è utile politicamente ma non economicamente. È interessante che i repubblicani abbiano rietichettato i milionari da benestanti a “creatori di lavoro”. Difficile capire però perché questi creatori di lavoro non fanno il loro dovere considerando la disoccupazione del 9,1 percento negli Stati Uniti. Difficile capire come con le tasse più alte nel passato l’economia andava meglio ed i creatori di lavoro facevano meglio il loro dovere. La realtà è che negli ultimi dieci anni i ricchi si sono arricchiti di più mentre l’economia ha sofferto e il tasso della povertà negli Stati Uniti è aumentato raggiungendo il 15% della popolazione. Considerando la timidezza di Obama in tempi recenti nei suoi rapporti con i repubblicani la proposta di aumentare le tasse ai ricchi è stata benvenuta dalla sinistra. Finalmente Obama è tornato alle sure radici. O forse no. La storia recente ci dice che Obama, nel suo tentativo di governare in modo bipartisan, alla fine cederà è darà tutto ciò che vogliono i repubblicani. Secondo alcuni analisti la proposta di Obama sugli aumenti delle tasse ai ricchi non è altro che campagna politica. Non importa che il Congresso, dominato dai repubblicani, non approverebbe mai aumenti delle tasse ai ricchi. Ciò che conta è creare una netta separazione fra l’ideologia di destra e quella di sinistra. Spingendo i repubblicani a difendere i milionari Obama ha probabilmente trovato una carta vincente dato che mette le carte allo scoperto. I sondaggi gli danno ragione. La maggioranza degli americani crede che il deficit andrebbe risolto con tagli ma anche mediante aumenti alle tasse. Politicamente dunque Obama si trova su un terreno solido. Poco importa se i repubblicani non approveranno la sua proposta. Il presidente potrà sempre accusare il Congresso di essere un buono a nulla come fece il presidente Truman nel 1948. La bassa popolarità del Congresso gli darebbe ragione. Nonostante i diminuiti consensi di Obama (43 per cento degli americani approvano), solo il 14 percento approva l’operato del Congresso.
Ma i repubblicani sanno manipolare i dati. Ripetono con frequenza che durante crisi economiche non si possono aumentare le tasse. Quando si possono aumentare le tasse? Durante i periodi di vacche grasse? No, dicono di nuovo i repubblicani. Risolvendo la questione del deficit solo con tagli colpisce i più poveri, gli anziani, i bambini, e le madri single con figli. Nonostante la loro retorica di essere profamiglie il Gop non fa altro che proteggere i ricchi a scapito delle classi più basse. Sono le classi più basse che Obama sembra avere deciso meritano essere difese. Si vedrà se manterrà la promessa o cederà come ha fatto in grande misura fino ad oggi. (Domenico Maceri)

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