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Forum mondiale sulle frane

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2011

macchina utilizzata dalla Protezione Civile

Image via Wikipedia

Roma Forum Mondiale sulle Frane organizzato dalla Fao. “Ben 485.000 sono le frane censite in Italia, ed è forse una stima per difetto, 5.581 comuni, pari al 68,9% del totale presentano aree a rischio idrogeologico elevato, negli ultimi 80 anni si sono succedute 11.000 frane e 5.400 alluvioni e secondo l’ultimo dossier di Legambiente ogni anno in Italia vengono consumati circa 500 kmq di suolo, che equivale a dire che ogni 4 mesi sul territorio della nazione nasce un’altra Milano”. Lo ha ricordato il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano. “Chiediamo dunque allo Stato italiano, una legge organica di governo del territorio – ha continuato Graziano – che ricostruisca la filiera delle competenze, metta in campo azioni di manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri bacini idrografici, ponga le base di una riforma urbanistica e che faccia tesoro di quelle
Molta è la strada da percorrere, soprattutto in un momento di evidente decadimento del sistema politico ed istituzionale e di grande crisi economica globale, ma spero che i governi di tutto il mondo, e non solo quello italiano, comprendano che investire in difesa del suolo, investire in geologia, aiuta ad uscire dalla crisi, perchè crea risparmi economici notevoli rispetto alle spese del post-emergenza e soprattutto definisce modelli di comportamento per tutti i cittadini”.
“Assistiamo anche, quasi senza più indignarci, alla distruzione del nostro patrimonio edilizio – ha continuato il Presidente – anche quando questo ha un elevato valore architettonico e/o archeologico, come nel caso di Pompei.
E intanto permettiamo che continuino a dilagare le violenze sul territorio, fatte di incendi, di abusi edilizi, di piani regolatori dissennati, di assenza di manutenzione, che creano sì le condizioni perché si compiano altri disastri, ma che di fatto accettiamo con sempre meno indignazione.
“Credo che nessuno abbia delle ricette di sicuro effetto – ha affermato Graziano – ma di certo occorre partire dal concetto di “emergenza”. Il dissesto idrogeologico mette a rischio la vita e la sicurezza dei cittadini, dunque è una emergenza e come tale va affrontato.Quando in Sicilia il problema dell’acqua e quello dei rifiuti assunse livelli di preoccupazione particolarmente elevati, il governo regionale varò una struttura d’emergenza, poi trasformata in agenzia regionale.
Se i Governi nazionale e regionale ritengono che gli oltre 30 morti del messinese, aggiunti ai tanti altri della Valtellina, di Sarno, di Soverato, cui si aggiungono i più recenti crolli di Pompei e l’alluvione del Veneto, abbiano fatto superare la soglia della fatale accettazione del problema e dunque si siano superati i limiti per un Paese cosiddetto civile, vadano allora oltre le condivisibili dichiarazioni rilasciate a poche ore dalla tragedia ed affrontino il dissesto idrogeologico come una emergenza, mettendo in campo le risorse economiche e strutture d’intervento che, prima di tutto, sappiano fare sistema tra le diverse competenze (Ambiente, Protezione Civile, Geni Civili, Forestale, ecc.).
Il problema investe, lo abbiamo visto, l’intero territorio nazionale ed anche Roma non è esente da rischi idrogeologici e da fenomeni di dissesto idrogeologico come le frane, anche se meno eclatanti, localizzate soprattutto lungo i margini occidentali dell’alto di Monte Mario – Gianicolo , o interessanti i versanti più acclini delle valli , approfondite dal reticolo fluviale , anche queste innescate spesso dall’intervento dell’uomo”. Graziano ha sottolineato l’importanza del protocollo di intesa firmato tra Ordine dei Geologi del Lazio e la Protezione Civile che “consentirà di avere il geologo di città. I geologi sono le vere sentinelle del territorio – ha proseguito Graziano – che spesso, in Italia , vengono considerate poco . Quanti Comuni, quanti Enti in Italia hanno il geologo nella loro pianta organica? La risposta la possiamo dare subito, perchè di geologi nelle amministrazioni pubbliche ne abbiamo pochi”.

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