Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Trasferimento armi in Medio oriente e in Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2011

“Munizioni a grappolo di provenienza spagnola trovata in Libia. Stati Uniti, Russia ed altri paesi europei hanno fornito grandi quantità di armi a governi repressivi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord prima delle rivolte di quest’anno, pur avendo le prove del rischio che quelle forniture avrebbero potuto essere usate per compiere gravi violazioni dei diritti umani”.

Bonifica da ordigni esplosivi

E’ quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando un rapporto intitolato “Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi”, che esamina le esportazioni verso Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen a partire dal 2005.”Le nostre conclusioni mettono in evidenza il profondo fallimento degli attuali controlli sulle esportazioni di armi, con tutte le scappatoie esistenti, e sottolineano quanto occorra un efficace Trattato sul commercio di armi che tenga in piena considerazione la necessit di difendere i diritti umani” – ha dichiarato Helen Hughes, principale ricercatrice del rapporto di Amnesty International Nonostante la continua, brutale repressione, la comunità internazionale non ha voluto intraprendere un’azione incisiva per interrompere i trasferimenti di armi allo Yemen. Ottenere informazioni sull’afflusso di armi in Siria è difficile, poichè pochi governi riferiscono ufficialmente sui trasferimenti al governo di Damasco. Il rapporto di Amnesty International indica inoltre che l’India ha autorizzato la fornitura di veicoli blindati alla Siria mentre la Francia, tra il 2005 e il 2009, le ha venduto munizioni. Amnesty International ha identificato 10 stati (tra cui Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Russia e Spagna) i cui governi hanno autorizzato la fornitura di armamenti, munizioni e relativo equipaggiamento al regime libico del colonnello Gheddafi a partire dal 2005. Durante il conflitto della Libia, le forze di Gheddafi hanno commesso crimini di guerra e violazioni dei diritti umani che possono costituire crimini contro l’umanità. Munizioni a grappolo e proiettili da mortaio MAT-120 di provenienza spagnola, autorizzati per la vendita nel 2007, sono stati rinvenuti da Amnesty International a Misurata, quando la citt è stata bombardata dalle forze di Gheddafi nel corso dell’anno. Si tratta di forniture proibite dalla Convenzione sulle munizioni a grappolo, che la Spagna ha firmato meno di un anno dopo aver inviato tali materiali in Libia. Buona parte dell’artiglieria pesante rinvenuta in Libia dai ricercatori di Amnesty International pare essere stata prodotta durante l’era sovietica, dalla Russia o da altri paesi dell’Urss, soprattutto per quanto riguarda i razzi Grad, armi di per sè indiscriminate che sono state usate ampiamente da entrambe le parti in conflitto. Alcune delle munizioni recuperate erano anche di fabbricazione cinese, bulgara e italiana come, rispettivamente, le mine anticarro Tipo 72, componenti per razzi e i proiettili d’artiglieria da 155 millimetri.Almeno 20 stati hanno venduto o fornito all’Egitto armi leggere, munizioni, gas lacrimogeni, prodotti antisommossa e altro equipaggiamento: in testa gli Stati Uniti d’America, con forniture per un miliardo e 300 milioni di dollari all’anno, seguiti da Austria, Belgio, Bulgaria, Italia e Svizzera.I fucili sono stati usati massicciamente dalle forze di sicurezza in Bahrein ed Egitto con devastanti effetti letali.Amnesty International riconosce che quest’anno la comunità internazionale ha fatto alcuni passi avanti, limitando i trasferimenti internazionali di armi a Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen. Tuttavia, secondo l’organizzazione per i diritti umani, sono gli attuali controlli sulle armi a non aver impedito i trasferimenti negli anni scorsi.”Gli embarghi sulle armi sono di solito un provvedimento della serie ‘troppo poco, troppo tardi’ quando la crisi dei diritti umani in corso” – ha commentato Helen Hughes.

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