Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Pensioni: E’ possibile cambiare sistema?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2011

baby pensionato al lavoro

Image by giuseppesavo via Flickr

Per il Centro studi della Fidest, area previdenziale, la risposta è affermativa. La previdenza può coabitare con un contributo mensile che non sia più indicato sotto la voce “pensioni” bensì in quella di “rendite”. Il vantaggio è indubbio in quanto il tutto andrebbe ancorato ad un progetto “assicurativo” che permetterebbe ogni 10 anni di incassare una somma corrispondente al 20% della media delle retribuzioni percepite nello stesso periodo. In questo modo eviteremmo, tra l’altro, i limiti di età e i disagi derivanti da periodi di disoccupazione, sotto occupazione, ecc. E con l’aggiunta della possibilità che nel corso dell’attività lavorativa si possano individuare, in base all’età, le prestazioni più idonee. L’esempio tipico è dato dal giocatore di calcio. Di solito a 35 anni appende gli scarpini al chiodo ma non per questo diventa automaticamente un pensionato. Si cercherà un altro lavoro. Se, invece, si inserisce un elenco delle professioni e dei mestieri tendenzialmente più adatti alla propria condizione fisica si può intervenire in tempo utile per una rimodulazione del proprio impegno lavorativo. Ed è proprio di questi giorni la protesta dei sindacati di polizia riguardo gli agenti cinquantenni che sono stati chiamati ad interventi in servizi d’ordine pubblico e posti a confronto di giovanissimi manifestanti. Per loro potrebbe essere disponibile, con carattere di opzione volontaria, una serie di lavori “sedentari” (in attività amministrative o di supporto in altri compiti d’istituto). Sul fronte assistenziale il rapporto andrebbe modificato passando dall’assistenza universale alla “prevenzione universale” modificando la filiera che porta i pazienti dal medico di base ad altre forme terapeutiche. Il tutto non solo non comporterebbe costi aggiuntivi per l’erario ma faciliterebbe il risparmio, razionalizzandolo, della spesa pubbica. A questo punto è appena il caso di soggiungere che questa proposta (ovviamente molto dettagliata nella sua versione originale) ha trovato consensi tra i tecnici ma diffidenze tra i politici poiché si ridurrebbero le loro interferenze essendo il metodo proposto in grado di facilitare i controlli incrociati e permettere di seguire il decorso assistenziale in automatico attraverso un chip del paziente che viene aggiornato in tempo reale dal medico di base e tanto da consentire, ad esempio, che non si ripetano i controlli medici, l’uso inappropriato di farmaci e le analisi durante i ricoveri, e consentire l’utilizzo del proprio sangue nel caso di un intervento chirurgico progranmnato anzitempo. Ora ci chiediamo perché gli addetti ai lavori non ne parlano? Perché insistono sull’esistente? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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