Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Il consenso in politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2011

Se analizziamo gli umori del corpo elettorale, diciamo da sei mesi a questa parte, ci accorgiamo che sono stati lanciati dei “segnali” evidenti allorché, a dispetto delle previsioni della vigilia, a Napoli e a Milano sono stati eletti sindaci degli outsiders anche se non possiamo dire che fossero a digiugno della politica e delle logiche di apparato. Ancora prima in Piemonte la vittoria della Lega più che sui numeri, dati dalla coalizione, è venuta con la lista di disturbo di Grillo e che poi ha fatto il bis più di recente dando la vittoria al Pdl del dott. Iorio, alle regionali molisane. A questo punto sono entrati in gioco gli strateghi di partito che hanno ritenuto possibile un “rientro” della protesta dell’elettore considerata la incapacità della politica di cogliere i segnali di dissenso legati alla partecipazione, in luogo dell’assenteismo, tant’è che dai songaggi di questi giorni si è portato alle soglie del 30%. Vi ha fatto eco Berlusconi che ha paventato la possibilità non solo di superare l’attuale impasse ma di poter doppiare le politiche del 2013 con un successo. A questo punto ha ragione Mario Monti che dalla Gruber a 7e mezzo ritiene improbabile un governo alternativo all’attuale in quanto mancano le condizioni “politiche” per pervenirvi. Dobbiamo, quindi, mettere in conto la possibilità che si vada alla scadenza naturale di questa legislatura. Nel frattempo un po’ tutti stanno a guardare il maggiore partito d’opposizione, il Pd, che è oggi come l’asino di Buridano: non sa se fare le primarie subito o rinviarle, se fare l’alleanza con il centro di Casini e compagni o lasciarsi sedurre dalle sirene “sinistre” e intanto si lacera all’interno e fa scalpitare i “cavalli di razza” di giovanil baldanza (vedasi il sindaco di Firenze). Ma vi è anche un’altra mina “antiuomo” che gli amici di Berlusconi hanno preparato per indebolire l’immagine di un partito che continua ad essere gestito dalla vecchia leadership. Pensiamo a Penati, ex capo della segreteria di Bersani e ora a D’Alema indagato dalla Procura di Roma e ci dicono che anche un altro personaggio rischia di finire nel tritacarne delle procure. Se andiamo avanti di questo passo sull’Aventino ci resterà forse qualcosa di più del 30% degli attuali “non votanti” e a farne le spese saranno per lo più quelli del centro-sinistra, mentre volenti o nolenti Casini si troverà a fare l’alleanza con il Pdl e Berlusconi se non in prima persona di certo resterà in sella alla coalizione. A questo punto solo le primarie possono scuotere un partito che sembra addormentato ed esitante e darci due risposte che tutti attendono: una nuova leadership e un programma che non sia, al solito, “lacrime e sangue” tanto da farci credere di finire dalla padella nella brace. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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