Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Pensionati: la grande alleanza

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2011

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Image by i'gore via Flickr

In italia invece di giocare al centro destra, al centro, al centro sinistra e alle ali estreme di destra e di sinistra, dovremmo pensare a qualcosa di diverso considerando che esiste una realtà trasversale data dallo stato sociale, dall’età e dalle logiche di lavoro che privilegiano il precariato e la mobilità. Già ho avuto modo di rilevare che quello di peggio fatto dall’attuale coalizione di governo è stato nel mettere gli uni contro gli altri: tra generazioni, tra scuola pubblica e privata, tra Nord e Sud, tra autoctoni e immigrati, tra giustizialisti e garantisti, tra conflitti di genere ed istituzionali. Per sanare questo grave vulnus occorre trovare la via della riappacificazione attraverso la consapevolezza che non sta nell’essere ma nei contenuti ritrovare l’armonia dello stare insieme, nella diversità. E’ un discorso, ovviamente, che se in Italia si è acuito resta transnazionale ed è legato alla logica del capitalismo e al suo figlio degenere che è il consumismo. Ora se ci rivolgiamo ai pensionati non facciamo una scelta di parte ma vi annettiamo un rapporto di continuità tra il passato e il futuro percorrendo il presente. I pensionati, in quanto anagraficamente anziani, hanno vissuto un momento storico particolare dove il conflitto più che generazionale si è incentrato sulla costruzione di un modello di società più rispettoso dei diritti. Ora queste regole tendono ad essere svilite se non annullate mettendo a nudo alte dosi di cinismo, di egoismo, di perdita dei valori culturali, del sentimento di appartenenza e del rispetto verso i diversi.
Ricominciare, quindi, dagli anziani non significa tornare indietro ma maturare una riflessione sui valori che si stanno perdendo dall’istruzione, alle ragioni per una convivenza civile e per un’armonia di sistema. E per farlo dobbiamo partire da quei diritti che sono irrinunciabili e primari: diritto alla vita e diritto al vivere. E per vivere intendo riferirmi a ciò che dovremmo garantire, a prescindere dei natali dei genitori e delle condizioni economiche, ai nuovi venuti: il diritto all’assistenza, all’istruzione, all’abitazione, al lavoro, all’alimentazione e ad una vecchiaia serena. Se vogliamo sentirci in pace con le nostre coscienze non possiamo permettere che ancora oggi si muoia in tenera età di fame, di malattie e si percorrano le vie dell’analfabetismo, dell’emarginazione, delle violenze tribali e religiose. Occorre mettere in pratica, perchè saggio, il detto evangelico della fraternità, della solidarietà, della condivisione, frutto, se vogliamo di una nuova evangelizzazione culturale e spirituale che guarda alla fede non come un tramite per salvaguardarci, per chi ci crede, ovviamente, dai rigori dell’al di là ma per praticare, giorno dopo giorno nel corso della nostra esistenza e in quella dei nostri simili, un codice comportamentale da esseri evoluti, come vorremmo che sia anche se spesso tendiamo a predicare bene e a razzolare male. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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