Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

La coesione nazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2011

Il torrino del Quirinale

Image by Air Force One via Flickr

Quanto sta accadendo in Italia da alcuni anni a questa parte è, a dir poco, sconcertante. Se ci limitiamo a considerare il solo aspetto del nostro malessere dello stare insieme in un paese che si chiama Italia possiamo dire che la situazione è andata deteriorandosi fino a far emergere una confusa e ingenerosa valutazione dei fatti storici che ci hanno portati ad essere una nazione di là di quella è stata la penisola degli stati regionali. Credo che siano note, se non altro per averlo scritto in più riprese, le mie critiche sull’unità nazionale vista più come un “affare” dalla monarchia sabauda che un serio intendimento di unire i tanti tronconi che pavesavano la penisola. Ciò non di meno dobbiamo inchinarci ai patrioti che con sincero spirito italico non hanno esitato ad esporsi fisicamente per quello che hanno considerato un imperativo della storia civile e culturale di un Paese. Ora dopo 150 anni appare persino stonato che qualcuno ci dica che la bandiera nazionale non ci rappresenta, che l’inno nazionale è sgradito, che il meridione è una terra irrecuperabile e sarebbe meglio lasciarla al suo destino e che un pedagogo nordista vale molto di più di quello del sud a prescindere dalle sue doti culturali. Tutto questo è un modo maldestro di seminaria zizzania per il solo gusto di fare chiasso e di generare malumori anche dove non ve ne sono né avrebbero motivo d’esservi.
La verità, come sempre, è di ben altra natura se pensiamo a questa unità di cui oggi festeggiamo i suoi 150 anni. Allora perdemmo una preziosa occasione per uno scambio intelligente delle risorse: la ricchezza del sud contro una maggiore identità statuale da parte del Nord. Il nostro meridione sentiva forte il bisogno di una autorità statuale presente, attenta, sensibile, pronta a far sentire la sua voce per una costruzione di un modello sociale unitario, una cultura della partecipazione e della condivisione, ma anche della solidarietà e del rispetto reciproco. Invece vi fu forte la percezione, da subito, che eravano in presenza di una logica deformante sulla stregua: togliti tu che mi ci metto io al solo scopo di “tutto cambiare per nulla cambiare”. E’ mancata quella necessaria discontinuità con il passato che avrebbe permesso al meridione di riconoscere e riconoscersi nell’unità del Paese.
Ora se vogliamo voltare pagina dopo 150 anni di errori e di abusi e di sfruttamenti dovremmo seguire l’insegnamento che ci viene dalla Germania dove l’unità del Paese, dopo il crollo del muro di Berlino, pose la parte ricca e più organizzata industrialmente ed economicamente ad affrontare il recupero delle regioni più svantaggiate con un piano di crescita che ebbe il solo scopo di unificare le risorse e non certo di continuare a segnare un distinguo. E’ questa l’idea nazione dove si cresce insieme o si muore insieme. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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