Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Prospettive dell’economia mondiale

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2011

Friedrich List

Image via Wikipedia

Non vi è dubbio che siamo al cospetto di un rallentamento delle attività delle economie avanzate. Secondo quanto mi scrive Giorgio in una lettera pubblica inviata, tra l’altro, ai media, “La grande depressione che ci travaglia, non è di tutti: la crescita mondiale sarà del 5% nel 2012, secondo l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Vuol dire che ci sono Paesi che crescono. Cina, India, Russia, Brasile, Argentina. Come per caso, sono tutti Paesi che si sono sganciati dalla chiesa dogmatica liberista ed hanno adottato misure di protezione. L’Argentina, per esempio, ha una crescita per il 2011 dell’8,3%, un livello cinese. Dal dicembre 2001 quando dichiarò la bancarotta e bloccò i conti dei risparmiatori nelle banche per svalutare la moneta (che prima era agganciata al dollaro, dunque sopravvalutata) del 70% e passa, sono stati per la popolazione mesi terribili, sull’orlo della
fame. Ruppe anche con il Fondo Monetario e con le sue ricette. Uno strillo si levò dai mercati finanziari globali: non vi faremo più credito! Sarete puniti! E così è stato”. Di fatto, essere tagliata fuori dai mercati finanziari internazionali su cui indebitarsi, ha obbligato l’Argentina ad equilibrare il suo commercio estero, avendo di mira l’autarchia e per evitare di dover svendere i suoi attivi ai creditori. La sua popolazione ha dovuto stringere la cinghia per due anni, ma l’abbandono della macina da mulino del debito e la svalutazione l’ha resa più competitiva”.
Forse è poco per dire che esiste un’alternativa all’attuale sistema anche se non ci convince del tutto l’idea del protezionismo sbandierata come la panacea per tutti i mali. Ritengo invece che si possono fare economie, si possono fare scelte prioritarie e rendersi autonomi riscoprendo i valori di casa propria. Pensiamo all’Italia e alla sua agricoltura. Oggi se andiamo al mercato non siamo più capaci di riconoscere i prodotti di stagione. L’importazione ci consente di mangiare pomodori freschi a marzo o di comprare le ciliege a dicembre. E’ un vantaggio o si potrebbe fare tranquillamente a meno? Se restassimo ancorati alle stagioni e ai prodotti nostrani non sarebbe di certo un gran sacrificio. Se non altro ci guadagnerebbe il portafoglio della massaia e la produzione agricola nazionale in specie se adottassimo la “filiera corta”. D’altra parte la crescita di un paese si denota anche dal modo come riesce a limitare il superfluo e a valorizzare il necessario. Noi abbiamo dilatato in maniera abnorme l’indice dei beni primari includendovi prodotti non essenziali ma esaltati in quanto finalizzati al nostro status symbol: cellulari, ultimo modelli di televisori a cristalli liquidi ecc.
Alla logica protezionistica non vorremmo contrapporre il mercato autarchico ma solo quella idea di contenimento nell’uso dei beni acquisibili per ridurre gli effetti distorsivi di una società consumistica che annette al denaro un valore assoluto e in sua mancanza ne detta la povertà e l’emarginazione.
D’altra parte è anche , come osserva Giorgio, importare non sempre è vantaggioso, in quanto non facilita lo sviluppo dell’industria domestica. La prova ne è che se “i paesi del Sud Est asiatico, contrariamente a quel che si vede in Europa ed USA, avessero aperto i loro mercati interni alle merci estere, non avrebbero mai potuto costruire una forte industria; come già insegnava il tedesco Friedrich List (il creatore dell’economia politica) un’industria nascente ha bisogno di protezione per potersi sviluppare e diventare concorrenziale sui mercati mondiali. Una lezione che l’Europa ha insegnato al mondo, e che oggi ha dimenticato a favore del dogma ultra-liberista anglosassone enunciato da Adam Smith, il grande avversario di List.”
E ancora aggiunge Giorgio: “Gli esempi sudamericani sono illuminanti: là si fabbricano Blackberry
e iPads che nessuno pensa più di poter costruire in Europa, visto che conviene comprarli da Cina, Taiwan, Sudcorea. Come mostrano Argentina e Brasile, è questione di volontà politica. L’Europa potrebbe imporre dall’oggi al domani delle quote su tali importazioni, obbligando i produttori stranieri desiderosi di invadere l’enorme mercato europeo, Apple, RiM o Foxconn, a far assemblare i prodotti in Europa. Dopo due decenni di de-industrializzazione, sarebbe la re-industrializzazione, e la fine dell’emorragia di posti di lavoro. La storia dell’Argentina è interessante anche per un altro motivo,
perchè somiglia a quella dell’Italia sotto il tallone dell’euro. L’Argentina aveva agganciato il suo peso al dollaro sopravvalutato, noi siamo agganciati all’euro, che è il marco tedesco: gli effetti sono simili, calo drammatico dell’export, distruzione della possibilità di crescita, disoccupazione e (nonostante gli sforzi del succhia-sangue Equitalia) prossima riduzione dell’introito fiscale, conseguenza inevitabile della recessione e della perdita di reddito: dunque necessità di tagli alle spese sociali, come raccomandato dai
Draghi e dai mostri eurocratico-liberisti”.
“È l’euro, troppo forte, che ha fatto aumentare la disoccupazione in Italia, Spagna e Portogallo e Grecia, costringendo le industrie a delocalizzare (o a chiudere). È il servizio del nostro immane debito pubblico a strangolarci, con l’esborso di 90 miliardi di euro l’anno in interessi da pagare agli stranieri”.
E non finisce qui. Riprenderemo questo discorso in seguito facendo tesoro delle argomentazioni posti alla nostra attenzione da Giorgio e che ringraziamo sin d’ora su quanto ci ha sottoposto e che riteniamo oltremodo illuminante. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: