Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Riformisti, progressisti e moderati

Posted by fidest press agency su domenica, 6 novembre 2011

Entrega de viveres en Puerto San Jose

Image by Ministerios Cash Luna via Flickr

Editoriale Fidest. In questi giorni si infittisce il dibattito sull’alternativa possibile all’attuale governo. Un tema che si vuol far passare ad attuale ed invece è vecchio per lo meno di 20 anni per non parlare degli anni quaranta allorché la vittoria della Democrazia Cristiana pose il problema di un ricambio per quanto vi fosse una opposizione, pur forte e capace di affrontare l’alternanza, congelata per motivi di politica estera. Era, infatti, impensabile che i comunisti andassero al potere in un’Italia impegnata sul fronte occidentale da alleanze di segno opposto. Ora siamo davanti ad una visione Kafkiana della vita politica dove il reale si confonde con l’irreale. Cerchiamo, in altre parole, di sfuggire ai segni che provengono dalla nostra quotidianità per fare dissertazioni dal vago sapore accademico simulando scenari suggestivi ma privi di un logico supporto pragmatico. E’ quanto ci è dato d’osservare in queste ore. A mio avviso non si tratta di ripetere pedissequamente, un rituale nel quale si profilano schieramenti che nulla hanno a vedere con la nostra quotidianità: ha forse un senso dire sono di destra, di centro o di sinistra? Ha forse un senso affermare d’essere riformisti o progressisti o moderati? La nostra società si divide, invece, tragicamente tra l’essere e l’avere, tra il benessere e la povertà e i partiti sono solo due come ai tempi della Roma antica tra plebei e patrizi. Tutta la storia politica, sociale, economica e religiosa, che ci ha attraversato da millenni e ci separa dal cavernicolo, ha accentuato questo distinguo e forse solo stemperato da situazioni mediane: una povertà meno povera, una ricchezza meno ricca. Ma il divario resta e può ridursi solo alla cortigianeria, perché i ricchi abbiano dei servitori acquiescenti e i poveri si sentano più vicini alla casa del padrone. Ma se ci caliamo ai fatti di oggi e agli accadimenti italiani ragione vorrebbe che i programmi elettorali indicassero solo due posizioni: quella di chi al diritto alla vita e vi aggiunga l’irrinunciabilità del diritto a vivere dignitosamente per tutti e chi vi si oppone palesemente o lo ammanta con molteplici ambiguità. Il resto sono solo chiacchiere da comari. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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