Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 7 novembre 2011

L’aiuto cinese all’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2011

Daniel Cohn-Bendit at Europe Écologie's closin...

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Si fa notare che “l’accordo Merkozy fa un patetico appello ai Paesi emergenti, Russia, Cina, Brasile, perchè contribuiscano al nostro salvataggio. La Cina lo farà (Russia e Brasile no) il che significa che l’Europa si priva di ogni margine di manovra rispetto a Pechino: si vieta in anticipo ogni tentativo protezionista (l’ha notato persino Cohn Bendit) e si dichiara a gambe aperte un mercato-prostituta per le merci cinesi, un puro mercato sempre più de-industrializzato, con sempre meno posti di lavoro qualificati”. “Il nostro indebitamento – si precisa – ad interessi passivi troppo alto e ci mette in mano alla Cina come mero mercato. E più in generale l’indipendenza d’Europa è resa impossibile anticipatamente, come forse volevano i britannici e gli americani.” E l’ipoteca cinese è gravida di conseguenze soprattutto per l’Italia dove il suo shopping può spaziare ovunque e, in primis, con le preannunciate dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico a partire dalle caserme. Così l’Europa si vende per una politica finanziaria priva della sua guida politica e può diventare merce di baratto tra la Russia e la Cina per via delle riserve di petrolio e di gas russo. L’Italia, secondo un noto giornalista russo degli anni novanta, diventa la classica “buccia di banana” che provoca lo scivolone europeo e il disagio degli statunitensi che temono l’effetto trascinamento se si pongono a difesa dell’Europa così tanto forte con le sue debolezze.
E tutti gli indicatori europei oggi lo stanno a dimostrare rivedendo al ribasso le prospettive di crescita anche se le associano ad un disagio economico generalizzato. Ma non ci dicono, ovviamente, che la partita che si sta giocando è tutta finanziaria e che con i soldi si possono acquistare intere fette del patrimonio industriale europeo e determinare, di conseguenza, le scelte e la stessa sudditanza alle produzioni d’importazione senza la possibilità di una reciprocità di scambi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Le incertezze dell’economia globale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2011

Maps shows a group of countries known as the P...

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Ha lasciato il segno nel nostro immaginario collettivo il recente accordo europeo e successivo passaggio nel G20 della crisi italiana puntellata dalla lettera di Berlusconi e dalla passiva accettazione di un’ autorità di controllo internazionale che ne ratificasse i passaggi imposti per via di una emergenza che non siamo riusciti a gestire adeguatamente. Si dice che dobbiamo essere più austeri e più flessibili al tempo stesso. Ma non è certamente sfuggito agli addetti ai lavori che tutte le manovre messe in atto per la ricapitalizzazione delle banche e più in generale dei mercati finanziari e che sono state eseguite con i soldi pubblici, ovvero dei contribuenti europei e italiani e greci in special modo. Ma è solo una manovra tampone. C’è il rischio concreto che tra qualche mese la speculazione ritornerà a mordere e si mangerà tutti i soldi oggi magnanimamente elargiti dagli stati. Questo perché l’accordo non ha affrontato alcuno dei problemi strutturali che ci travagliano ossia la crisi d’insolvenza e di contagio della zona euro. In proposito cogliamo la puntualizzazione che ci giunge dalla rete: “Le banche creditrici, così strombazzano i media, dovranno accettare un taglio del 50% sul debito greco, alleggerendo di altrettanto la povera Grecia. La cosa è diversa: sono sì tagliati della metà i crediti, ma quelli delle sole banche, non i prestiti avuti dalla BCE: un taglio di 100 miliardi e non di 180. Per la Grecia, l’alleggerimento è del 27,8%, non del 50% sul debito. Il debito greco sarà ridotto… al 120% del PIL. Si è deciso che la Grecia è in grado di servire un debito così benignamente ridotto? E sia: pagherà, pagherà, servirà il debito, cioè restituirà il capitale e i suoi interessi (che sono saliti a livelli fantascientifici) e continuerà a pagare fino all’implosione sociale… Questo sarebbe il salvataggio della Grecia. Il Fondo salva-Stati (cosiddetto: sarebbe il Fondo salva-banche) si trasforma in un fondo di garanzia: dei suoi teorici 440 miliardi, 200 saranno destinati a garantire il 20% dei nuovi debiti che contrarranno i Paesi in difficoltà, i PIIGS. È da qui che nasce il preteso aumento a mille miliardi strombazzato dai media. Si tratta in realtà di un aumento della capacità di nuovo indebitamento (200 diviso 0,2), che è una follia: curare l’eccesso di debito con altro debito, e che naturalmente non basterà: lo stesso Barroso ha valutato che occorrevano 2.200 miliardi di euro per creare una paratia anti-speculativa per Grecia, Spagna e Portogallo. La speculazione internazionale avrà una garanzia parziale sul nuovo debito italiano, il che non le impedirà di continuare a pretendere il 6% (il doppio dei tedeschi) sui BTP decennali, esattamente come prima: soldi che divorerà come prima e più di prima, finchè il Fondo non si esaurirà.” E si soggiunge: “Per la Grecia, l’alleggerimento è del 27,8%, non del 50% sul debito. Il debito greco sarà ridotto… al 120% del PIL. Si è deciso che la Grecia è in grado di servire un debito così benignamente ridotto? E sia: pagherà, pagherà, servirà il debito, cioè restituirà il capitale e i suoi interessi (che sono saliti a livelli fantascientifici) e continuerà a pagare fino all’implosione sociale… Questo sarebbe il salvataggio della Grecia. La ricapitalizzazione delle banche: 110 miliardi. È insufficiente; la stessa EBA, Agenzia Bancaria Europea, valuta il bisogno in 147 miliardi, e senza contare le norme strette di Basilea II, che aumentano l’obbligo di riserva dal 7% al 9% da giugno 2012. Ciò significa che le banche continueranno a negare il credito o a darlo col contagocce, perpetuando e aggravando il credit crunch che sta inabissando nella recessione l’intera Europa. È la conseguenza del fatto che l’emissione di moneta, invece che agli Stati, è stata demandate alle banche e al libero gioco del mercato. (A proposito: siete sicuri che il valore del vostro immobile, la prima o seconda casa, sia ancora quello del boom? Senza mutui facili, la vendita è resa impossibile; senza i mutui bancari, il mattone non è più l’investimento sicuro, liquidabile a piacere, in crescita …)” E’ il classico serpente che si morde la coda. E intanto Ray Dalio,Ray Dalio, un commentatore principe del Financial Times, il 24 ottobre scorso ha scritto che l’attuale situazione sociale di frustrazione e di rabbia contro la palese impotenza dei governi europei è «lo stesso clima per cui nel 1933 fu eletto Hitler» Siamo avvertiti e sarà la fine dell’Europa e del suo sogno di una moneta “unitaria”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Pesi e contrappesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2011

el camino del consumismo

Image by tnarik via Flickr

Le logiche consumistiche, l’economia globale, l’espansione frenetica della crescita hanno delle pesanti ricadute nel nostro sistema bilanciato dalla necessità di colmare il rapporto sempre più conflittuale tra l’area del benessere e quella del disagio. Stiamo facendo di tutto per far transitare la mano pubblica in quella privata dove il profitto ha una sola legge e solo chi sta bene può stare meglio ma chi non sta bene, e non solo economicamente, è destinato ad essere sfruttato ed emarginato. Ciò significa che ci avviamo verso una società altamente conflittuale che non vede solo contrapposti i poveri e i ricchi ma anche le categorie sociali: anziani e giovani, lavoratori e disoccupati o sottoccupati o precari, e ancora le diverse professioni di fede, Nord e Sul del mondo, pregiudizi razziali e conflitti tribali, contese di genere. Il tutto diventa una polveriera sempre più esposta ai rischi di una esplosione e qualche segno inequivocabile l’abbiamo avuto con la “primavera araba” che è riuscita a provocare il tracollo di regimi ritenuti inossidabili come quello tunisino, libico ed egiziano ma ha anche provocato una profonda frattura tra il popolo e il regime in Siria e in Iran. Ci hanno anche provato i moti di piazza in Spagna, in Gran Bretagna, in Francia e in Italia ma con il risultato di spegnersi per mancanza di una guida carismatica. Oggi si cerca in qualche modo di tamponare con vari espedienti questa tensione sociale o di lasciarla sfogare come è accaduto nel Nord Africa, al fine d’imbrigliarla in un contesto di interessi occidentali di dubbia valenza. Se, a questo punto, non siamo in grado di fermare questa pulsione esistenziale che attraversa le generazioni e le umilia nel lavoro, nella tutela degli interessi legittimi e nella scarsità di risorse messe a disposizione per la previdenza e l’assistenza pubblica ci troveremo di fronte a continue manifestazioni di protesta sempre più conflittuali e violente. E’ tempo di capire che la nostra società, posta sotto tutte e diverse bandiere del mondo, ha bisogno di rivedere alla radice il nostro rapporto nello stare insieme. Ha bisogno di rendersi conto che è giunto il momento di capire i valori e dare ad essi le giuste priorità come quelle prioritarie della vita e del vivere. Valori che non si esauriscono ma si rigenerano nel rapporto generazionale e si accomunano in una sola identità. Solo così possono realisticamente dare un senso alla vita. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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