Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Le incertezze dell’economia globale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2011

Maps shows a group of countries known as the P...

Image via Wikipedia

Ha lasciato il segno nel nostro immaginario collettivo il recente accordo europeo e successivo passaggio nel G20 della crisi italiana puntellata dalla lettera di Berlusconi e dalla passiva accettazione di un’ autorità di controllo internazionale che ne ratificasse i passaggi imposti per via di una emergenza che non siamo riusciti a gestire adeguatamente. Si dice che dobbiamo essere più austeri e più flessibili al tempo stesso. Ma non è certamente sfuggito agli addetti ai lavori che tutte le manovre messe in atto per la ricapitalizzazione delle banche e più in generale dei mercati finanziari e che sono state eseguite con i soldi pubblici, ovvero dei contribuenti europei e italiani e greci in special modo. Ma è solo una manovra tampone. C’è il rischio concreto che tra qualche mese la speculazione ritornerà a mordere e si mangerà tutti i soldi oggi magnanimamente elargiti dagli stati. Questo perché l’accordo non ha affrontato alcuno dei problemi strutturali che ci travagliano ossia la crisi d’insolvenza e di contagio della zona euro. In proposito cogliamo la puntualizzazione che ci giunge dalla rete: “Le banche creditrici, così strombazzano i media, dovranno accettare un taglio del 50% sul debito greco, alleggerendo di altrettanto la povera Grecia. La cosa è diversa: sono sì tagliati della metà i crediti, ma quelli delle sole banche, non i prestiti avuti dalla BCE: un taglio di 100 miliardi e non di 180. Per la Grecia, l’alleggerimento è del 27,8%, non del 50% sul debito. Il debito greco sarà ridotto… al 120% del PIL. Si è deciso che la Grecia è in grado di servire un debito così benignamente ridotto? E sia: pagherà, pagherà, servirà il debito, cioè restituirà il capitale e i suoi interessi (che sono saliti a livelli fantascientifici) e continuerà a pagare fino all’implosione sociale… Questo sarebbe il salvataggio della Grecia. Il Fondo salva-Stati (cosiddetto: sarebbe il Fondo salva-banche) si trasforma in un fondo di garanzia: dei suoi teorici 440 miliardi, 200 saranno destinati a garantire il 20% dei nuovi debiti che contrarranno i Paesi in difficoltà, i PIIGS. È da qui che nasce il preteso aumento a mille miliardi strombazzato dai media. Si tratta in realtà di un aumento della capacità di nuovo indebitamento (200 diviso 0,2), che è una follia: curare l’eccesso di debito con altro debito, e che naturalmente non basterà: lo stesso Barroso ha valutato che occorrevano 2.200 miliardi di euro per creare una paratia anti-speculativa per Grecia, Spagna e Portogallo. La speculazione internazionale avrà una garanzia parziale sul nuovo debito italiano, il che non le impedirà di continuare a pretendere il 6% (il doppio dei tedeschi) sui BTP decennali, esattamente come prima: soldi che divorerà come prima e più di prima, finchè il Fondo non si esaurirà.” E si soggiunge: “Per la Grecia, l’alleggerimento è del 27,8%, non del 50% sul debito. Il debito greco sarà ridotto… al 120% del PIL. Si è deciso che la Grecia è in grado di servire un debito così benignamente ridotto? E sia: pagherà, pagherà, servirà il debito, cioè restituirà il capitale e i suoi interessi (che sono saliti a livelli fantascientifici) e continuerà a pagare fino all’implosione sociale… Questo sarebbe il salvataggio della Grecia. La ricapitalizzazione delle banche: 110 miliardi. È insufficiente; la stessa EBA, Agenzia Bancaria Europea, valuta il bisogno in 147 miliardi, e senza contare le norme strette di Basilea II, che aumentano l’obbligo di riserva dal 7% al 9% da giugno 2012. Ciò significa che le banche continueranno a negare il credito o a darlo col contagocce, perpetuando e aggravando il credit crunch che sta inabissando nella recessione l’intera Europa. È la conseguenza del fatto che l’emissione di moneta, invece che agli Stati, è stata demandate alle banche e al libero gioco del mercato. (A proposito: siete sicuri che il valore del vostro immobile, la prima o seconda casa, sia ancora quello del boom? Senza mutui facili, la vendita è resa impossibile; senza i mutui bancari, il mattone non è più l’investimento sicuro, liquidabile a piacere, in crescita …)” E’ il classico serpente che si morde la coda. E intanto Ray Dalio,Ray Dalio, un commentatore principe del Financial Times, il 24 ottobre scorso ha scritto che l’attuale situazione sociale di frustrazione e di rabbia contro la palese impotenza dei governi europei è «lo stesso clima per cui nel 1933 fu eletto Hitler» Siamo avvertiti e sarà la fine dell’Europa e del suo sogno di una moneta “unitaria”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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