Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Italiani popolo di “allocchi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2011

Allocco della Lapponia

Image by Fanfulla2010 via Flickr

Si dice spesso, tra coloro che si considerano “addetti ai lavori”, per le questioni politiche, che gli italiani possono avere grandi virtù in tutti i campi dello scibile ma quando si tocca la politica fanno la parte degli allocchi. L’allocco, come si sa, è un uccello rapace notturno dell’ordine degli strigiformi. Ha forme tozze, un piumaggio bruno e occhi grandi e rotondi che gli danno un’aria un po’ stupida. Ma solo dal dizionario dei modi di dire possiamo considerare questo volatile a ciò che lo assocerebbe agli italiani. Il fatto, evidentemente, che resta inerte, attonito e con espressione istupidita di fronte ad una situazione imprevista come potrebbe essere se abbagliato da una luce forte. Nel traslato questo improvviso fascio di luce dovrebbe lasciare, come dire, “alloccati” gli italiani in quanto confusi e storditi dall’arte persuasiva del nostro presidente del consiglio, dalle sue promesse allettanti, dalla sua verve da imbonitore. E tutto questo non sembra aver perso la sua penetrante luminosità anche ora che ha preannunciato con un coup théâtre la sua intenzione di dimettersi. Tant’è che già qualcuno pensa che si sia trattato di una mossa ad effetto per far approvare un provvedimento indigesto ma con una possibilità di rimangiarsi tale decisione attraverso una richiesta plebiscitaria della sua maggioranza parlamentare per rivolerlo alla guida del paese e lui, poverino, si sacrificherà e resterà al suo posto. E gli allocchi, secondo rituale, approveranno e ringrazieranno. Ma certo non conforta quelli che si sentono “meno allocchi” nel sapere che dal fatidico 14 dicembre del 2010, allorchè, per una manciata di voti, riuscì a conservare la sua maggioranza parlamentare, e sino ad oggi, sono stati “bruciati” sull’ara della crisi finanziaria e dello spread del debito pubblico ben 40 miliardi di euro e ai quali si aggiungono dal 2 agosto scorso gli errori commessi, e monetizzabili in circa 25 miliardi di euro, nel non voler riconoscere la crisi fino ad innervosire i mercati e a costringere il paese a pesanti umiliazioni: la prima con l’invito a fare una nuova manovra e di gran lunga più severa e la seconda di “sfiducia” sulla persona e di riflesso sul paese che sembra essere quello che promette ma si guarda bene di rispettare gli impegni assunti tanto che ben tre delegazioni di ispettori sono stati chiamati per verificare i nostri conti pubblici: il fondo monetario internazionale, la Commissione europea e la Bce. Di certo come rapaci notturni possiamo essere nel nostro elemento ma basta davvero poco per trasformarci da allocchi di nome ad allocchi di fatto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it).

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