Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

I soliti “partitelli” elettorali

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2011

Siamo tutti inquilini

Image via Wikipedia

Incominciano a spuntare di nuovi, a risvegliare i lunghi letarghi di quelli che chiuse le urne delle precedenti politiche hanno tirato i remi in barca. Si sente l’odore di elezioni e tutti si mettono in moto per strappare agli elettori quel consenso che non servirà ad eleggere nemmeno un parlamentare ma semplicemente a testare una presenza e una manciata di voti utili per barattare una posizione in ambito locale. Di pari passo marciano i partiti maggiori nel voler doppiare nomi e movimenti che potrebbero attirare un certo numero di consensi: pensiamo ai pensionati, al partito degli imprenditori, dei precari, del Sud, alias meridione e con tutte le sue varianti: grande, unità, ecc. e per non finire a quello che fu un grande partito: la Democrazia cristiana. Tutti pronti a giurare il loro grande ideale politico, i loro programmi salva crisi, rigeneratori del disagio locale e fortemente critici nei confronti dei grandi partiti salvo poi strisciare ai loro piedi a chiusura delle urne. Sappiamo molto bene che nessun appello alla compattezza, al voto ragionato e mirato potrà affrancarci da questa voglia di sentirci al tempo stesso “piccoli e grandi”. Piccoli di numero e con grandi idee, spesso utopiche e per nulla praticabili perchè la politica se si fa con i numeri essi non possono non prescindere dai grandi numeri. Occorre quindi capire che si può agire solo all’interno dei partiti che vanno per la maggiore attraverso l’arte della persuasione, della forza delle idee e suffragandola con un vasto movimento d’opinione. Lo strumento oggi esiste per raccogliere tante forze sparse. E’ quello che ci offre internet dove possiamo esprimere le nostre idee, confrontarle, dibatterle, affinarle e ricercare un punto di sintesi. Se non riusciamo a trovare tra di noi le ragioni stesse del nostro vivere è ben difficile pensare che possiamo affidarle a scatola chiusa al primo imbonitore di passaggio. Ho più volte sostenuto che i punti fermi si possono fissare in poche parole: il diritto alla vita e al vivere. Vivere affrancati dal bisogno che può chiamarsi assistenza sanitaria, diritto all’istruzione, ad un lavoro, alla previdenza, ad avere un tetto sotto cui ripararsi ad alimentarsi. Il resto poco conta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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