Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 22 novembre 2011

Legislazioni speciali

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

L’On. Giorgio Merlo ha dichiarato: “La composizione del nuovo Governo Monti è certamente tecnica, ma le scelte, com’è ovvio, sono e saranno squisitamente politiche. E quindi anche le leggi che riguardano lo sviluppo di singole città rispondono ad un preciso disegno politico. E l’allarme lanciato dal Sindaco di Torino Fassino sull’inopportunità di soddisfare le esigenze e i problemi di grandi città come Roma e Milano dimenticando altre realtà è del tutto condivisibile. La legislazione speciale, in un regime di normalità e di uguaglianza sostanziale come quello attuale, non ha più ragion d’esistere. Anche perché Torino non ne ha mai beneficiato neanche per l’evento olimpico di Torino 2006 e tanto meno per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Sarà bene che, d’ora in poi, il vizio di aiutare qualcuno a scapito di altri venga rimosso al più presto. E questo non per rivendicazione campanilistica, ma per una semplice esigenza di giustizia e di pari trattamento”.

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Nasce il centro italiano per la sanità digitale

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

Di fronte all’esplosione, sia in termini numerici sia economici, delle cause per malpractice medica, il sistema sanitario nazionale non può ricorrere a soluzioni difensive, ma è opportuno un maggior dialogo e l’adozione di soluzioni tecnologiche che permettano di erogare un servizio di qualità, efficiente e nella massima trasparenza. Nel 2010 la spesa sanitaria pubblica italiana è stata pari a 113.457 milioni di euro con un’incidenza sul PIL del 7,3%. Secondo le proiezioni, la spesa sanitaria pubblica al 2050 si attesterà su un valore prossimo a 281,5 miliardi di euro, pari al 9,7% del PIL nel 2050. In questo contesto, pertanto, è necessario scoraggiare il ricorso alla c.c. Medicina difensiva, quale conseguenza dell’incremento spropositato dei risarcimenti per danno da attività medico-sanitaria, il cui effetto è l’incremento della spesa per il bilancio della Sanità Pubblica. Le assicurazioni sono ormai un onere elevatissimo ed inevitabile per le strutture e per gli stessi medici. Circa 500 milioni di Euro vengono spesi ogni anno dalle Regioni per assicurare ospedali e medici contro gli errori. In questo scenario occorre quindi sviluppare una cultura professionale che porti all’adozione di un maggior ricorso all’ ICT (Information and communication technology) nella sanità cui, secondo stime, conseguirebbe un risparmio complessivo stimato in 12,4 miliardi di euro (pari all’11,7% dell’intera spesa del Servizio Sanitario Nazionale, fonte Confindustria), oltre ad un notevole miglioramento delle prestazioni.
E’ questo lo scenario di cui si è discusso oggi a Roma nel corso del convegno “Verso una sanità sostenibile: quale ruolo per l’informatizzazione della salute? Profili giuridici, economici ed organizzativi” promosso in occasione della pubblicazione del volume “Cartella clinica e responsabilità medica” a cura di Vittorio Occorsio e con il contributo non condizionato di NephroCare, società del Gruppo Fresenius Medical Care, provider di dialisi in tutto il territorio italiano.Il miglioramento dell’efficienza del Sistema sanitario è possibile grazie all’utilizzo delle tecnologie informatiche: la telemedicina, la dematerializzazione della documentazione sanitaria, la refertazione a distanza, la prenotazione e la ricettazione via canali digitali, tutto questo significa per il sistema sanitario rapidità, efficacia, ed efficienza.
Un settore che ha sperimentato con successo progetti di informatizzazione è quello della malattia renale – che solo in Italia interessa oltre 45 mila persone in dialisi. Di primario interesse l’esperienza presentata da Emanuele Gatti, CEO EMAELA Fresenius Medical Care AG, il quale ha ricordato come già oggi “un provider privato raccoglie i dati di oltre 220 mila pazienti al mondo, 1500 dei quali sono in Italia, consentendo una verifica sulla qualità, efficienza e sostenibilità della terapia somministrata

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Eliminare il denaro contante

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

Forex Money for International Curency

Image by epSos.de via Flickr

La bravissima giornalista Milena Gabanelli, nei giorni scorsi, ha lanciato l’idea di tassare il denaro contante per incentivare i pagamenti elettronici. La proposta è stata ripresa da diversi media ed anche alcune trasmissioni televisive (ieri sera, per citare l’ultima, da “L’Infedele” di Gad Lerner su La7). Lo scalpore che proposte come questa generano (a Settembre proponemmo qualcosa di simile, solo più articolato: “Una riforma radicale del fisco”  http://www.aduc.it/articolo/riforma+radicale+fisco_19516.php) derivano in larga parte dalla scarsa conoscenza della materia che talvolta affligge gli stessi sostenitori. I benefici che deriverebbero dalla totale eliminazione del denaro contante sono talmente enormi che sembra superfluo soffermarcisi troppo. Il denaro contante è la linfa nella quale prospera ogni forma di criminalità e di illegalità: dalle mafie alla criminalità comune, dalla corruzione all’evasione fiscale. Le obiezioni che solitamente si muovono all’eliminazione del denaro contante riguardano la sfera della libertà individuale e quella della privacy. Entrambe sono totalmente prive di fondamento a patto che i sistemi di pagamento elettronico vengano accuratamente progettati sfruttando le tecnologie moderne. In primo luogo è necessario ricordare che la maggioranza del denaro esistete nel mondo è già elettronico. Il denaro fisico (monete e banconote) rappresenta meno del 5% della massa monetaria in circolazione che è composta, per la gran parte, da “bit” residenti nei computer delle banche. Il denaro fisico circola molto più velocemente del denaro elettronico e questo è causato essenzialmente dalla tecnologia che solo fino a pochi anni fa non era in grado di produrre un portafoglio elettronico affidabile che potesse sostituire quello fisico. Oggi non è più così. Oggi la tecnologia consente di produrre dei portafogli elettronici che consentono di scambiarsi moneta elettronica nella massima sicurezza e nel rispetto della privacy. Portafogli che dovrebbero essere “caricati” dal proprio conto corrente (idealmente anche attraverso i “Bancomat”) e che potrebbero trasferire sul portafoglio elettronico ricevente null’altro che l’importo, esattamente come accade per la moneta fisica. Successivamente i portafogli elettronici dovrebbero trasferire la moneta elettronica sul proprio conto corrente. La tecnologia lo consente, si tratta solo di volerlo realizzare. Ovviamente questi portafogli elettronici sono adatti per i micropagamenti (il ristorante, il bar, il venditore ambulante, ecc.) mentre per i grandi pagamenti si dovrebbero continuare ad utilizzare i sistemi di trasferimento del denaro elettronico già oggi utilizzati e che prevedono la tracciabilità. Naturalmente i limiti relativi agli importi trasferibili dovrebbero essere configurabili dagli utenti (il portafoglio per il giovane adolescente è diverso da quello del negoziante) seguendo dei regolamenti imposti dallo stato (così come oggi lo stato regolamenta molti dettagli sui trasferimenti elettronici). Eliminare il contante per i micro-pagamenti è il prerequisito per l’eliminazione totale del denaro contante e quindi dell’impiego del contante per la criminalità e l’illegalità di ogni sorta. Eliminare il contante è possibile, manca la volontà politica, e si comprende il perché. La ragione, però, non risiede solo nei fortissimi interessi che questa riforma va a ledere.Manca anche la presa di coscienza da parte di quella maggioranza della popolazione che ricaverebbe un vantaggio superiore rispetto a qualsiasi altra riforma economica immaginabile.
Ancora non c’è una maggioranza favorevole all’abolizione del denaro contante perché non c’è ancora sufficiente conoscenza della materia. Si dovrebbe necessariamente procedere per gradi, favorendo in tutti i modi la produzione diffusione dei portafogli elettronici. Solo dopo una capillare diffusione dei portafogli elettronici (a carico delle banche centrali, al pari del denaro contante) si potrebbe procedere con la tassazione dello stesso denaro contante.
Le due cose combinate porterebbero finalmente all’eliminazione del denaro contante in maniera quasi automatica e con essi sparirebbe la maggior parte della criminalità e dell’illegalità. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutele del Risparmio)

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Luca Marco Comellini, ha scritto al Ministro della difesa

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

“Ill.mo Sig. Ministro Di Paola, nell’esprimerLe il più cordiale augurio di buon lavoro mi permetto di rappresentarLe la prepotente esigenza di vedere effettivamente riconosciuti ai militari quei diritti e quelle prerogative che la Costituzione e le leggi già gli affidano in quanto cittadini italiani. Sono numerose le iniziative e le interrogazioni parlamentari presentate alla Camera dei Deputati per contrastare le negazioni del diritto e dei diritti che da anni si verificano nei confronti del personale militare, come ad esempio le continue richieste di proroga del mandato dei Consigli della Rappresentanza militare che gli attuali membri dei Cocer hanno rivolto al suo predecessore, privando così gli stessi loro colleghi del diritto di poter liberamente esprimere con il voto i loro rappresentanti.
Le chiedo, fin da ora, di avviare le procedure per il rinnovo dei Consigli della Rappresentanza militare al fine di rimettere il potere di rappresentanza nelle mani di tutti i militari titolari di quel diritto di voto che per ben due volte gli è stato negato al solo scopo di assecondare le ingiustificabili pretese degli attuali membri del Cocer a vantaggio esclusivo dei loro soli interessi personali.A seguire, inoltre, Le rappresento sinteticamente le proposte e le richieste che ritengo essere necessarie per portare le Forze armate e le Forze di polizia verso l’Europa, attraverso una attenta razionalizzazione delle risorse umane ed economiche che consentirebbero, inoltre, di ottenere non trascurabili risparmi valutabili in più di 7 miliardi di euro/anno:
1) unificazione delle Forze di polizia – smilitarizzazione dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza per ridurre la duplicazione delle spese che necessariamente si hanno quando sul territorio operano contemporaneamente le Forze di polizia a ordinamento civile e quelle a ordinamento militare;
2) sospensione dei programmi di acquisizione JSF e rimodulazione della spesa destinata all’acquisizione di nuovi armamenti in rapporto alla sostenibilità dell’attuale modello Difesa;
3) estensione dei diritti sindacali al personale delle Forze armate al fine di una completa integrazione nell’ambito dell’Unione Europea che oggi vede l’Italia ultima sul fronte dei diritti e delle tutele dei cittadini militari;
4) promozione in sede europea di una iniziativa per la creazione di un Esercito comune europeo con funzioni e organizzazione subordinate ai principi dell’Unione, secondo una logica di maggiore razionalizzazione delle risorse singole e collettive.
Nella convinzione che quanto precede riceverà da parte Sua la dovuta considerazione, resto a Sua disposizione per eventuali chiarimenti in merito. Cordiali saluti.” (Luca Marco comellini Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia)

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Dieta Mediterranea

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

mi sono messa a dieta

Image by sara | b. via Flickr

La Dieta Mediterranea arriva nelle scuole di tutta Europa, con progetti condivisi di educazione alimentare volti alla promozione del benessere personale, sociale e ambientale. Questo è quanto emerge dalla relazione presentata sabato 19 novembre al Forum Dieta Mediterranea di Imperia dal gruppo di lavoro Dieta Mediterranea: elemento di educazione alimentare, coordinato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Una serie di progetti rivolti non soltanto agli alunni e le loro famiglie, ma anche a tutto il personale scolastico, che coinvolgano istituzioni sanitarie, enti locali, industria alimentare, mondo agricolo, della distribuzione, della vendita e della comunicazione.
Numerose iniziative sono già attive con successo in Italia, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna e Portogallo, unico paese -quest’ultimo- dell’Unione Europea dove l’educazione al consumo, di cui l’educazione alimentare fa parte, è insegnata curricolarmente in molte scuole pubbliche.
E’ improprio in questo caso parlare di trasmissione alle nuove generazioni dei principi basilari della Dieta Mediterranea soltanto perchè tra i paesi più attivi figurano due stati che non si affacciano sul Mare Nostrum, Irlanda e Gran Bretagna. Tuttavia, educare fin da piccoli a uno stile di vita sano come quello iscritto nel DNA della Dieta Mediterranea, è una priorità per tutti. Anche per i paesi anglosassoni. Perchè la Dieta Mediterranea non è soltanto una specifica cultura gastronomica, ma è anche sinonimo di convivialità e di benessere a tavola, accompagnato dalla giusta dose di attività fisica quotidiana. Uno stile di vita sano che dovrebbe essere già trasmesso ai figli dai propri genitori fin dalla nascita e che dovrebbe proseguire anche sui banchi di scuola, stimolandoli a scoprire ogni giorno sapori nuovi senza perdere di vista il principio basilare del consumo degli alimenti necessari per la crescita e lo sviluppo e combattere quel fenomeno in via di espansione nei paesi investiti dal benessere economico che è il sovrappeso e l’obesità infantile, i cui costi sia monetari che sociali crescono progressivamente. La vasta scelta di prodotti immessi sul mercato porta infatti a un aumento di assunzione di prodotti ad alto contenuto lipidico e zuccherino e a un sempre minore consumo di alimenti “sani” quali frutta, verdura, cereali e carne perchè dotati di minore “appeal”. Per avvicinare i ragazzi al consumo di frutta e verdura in sostituzione di merendine confezionate e snack grassi, in Italia e in tutta Europa – ad eccezione della Spagna – è stato promosso un progetto ministeriale di distribuzione gratuita di frutta e verdura nelle scuole, affiancato da campagne di sensibilizzazione. L’iniziativa è stata recepita nei vari paesi in modo diverso, con un obiettivo comune: formare un pacchetto di “best practices” da condividere per migliorare l’applicazione dei programmi educativi nei singoli Stati. Il Governo Italiano, ad esempio, nel mese di ottobre 2011 ha pubblicato, come risultato del lavoro del Comitato Scuola e Cibo – percorso formativo interdisciplinare quinquennale rivolto a studenti dalla scuola primaria all’università – le “Linee guida per l’Educazione alimentare nella scuola italiana”, che ufficializzano l’introduzione dell’educazione alimentare nei programmi scolastici e tracciano il quadro di riferimento per il suo sviluppo.
I dati riportati nella ricerca presentata dal gruppo di lavoro Dieta Mediterranea: elemento di educazione alimentare, confermano indirettamente anche le conclusioni espresse dal tavolo di lavoro sulla comunicazione, in cui si sottolinea quanto sia radicata e forte la percezione del concetto di Dieta Mediterranea nei paesi affacciati sulla sponda nord del Mare Nostrum e di quanto sia importante fare una corretta informazione – anche a livello mediatico, altro contesto in cui i ragazzi in età scolare hanno un ruolo di primo piano perchè i più facili da influenzare con spot e cattivi esempi da imitare – sui benefici che l’adozione di uno stile di vita sano può avere sulla salute e sul miglioramento dello stato psicofisico di ciascun individuo.

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Ambrosi: “Italian sounding danno di 60 miliardi di euro”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

“L’italian sounding, ovvero tutti quei prodotti alimentari presenti sui mercati che si sono impossessati dell’italianità solo per furbesche assonanze linguistiche, sottraggono all’economia nazionale oltre 60 miliardi di euro. Condividiamo appieno le azioni che Coldiretti Puglia sta ponendo in essere in queste ore a difesa del vero made in Italy”.
Lo ha detto il presidente della Camera di Commercio di Bari, Alessandro Ambrosi, che all’argomento ha dedicato un ordine del giorno dell’ultima Giunta.“Il danno è doppio – ha aggiunto Ambrosi – perché non solo c’è perdita di fatturato per le imprese del territorio che producono made in Italy ma anche per i consumatori, che vedono finire sulle proprie tavole prodotti senza una precisa identità e quindi senza alcuna certezza di salubrità. Sostenere finanziariamente chi contribuisce a questo tipo di equivoci di mercato è uno sperpero di denaro pubblico, tenendo conto di tutte le battaglie che sono state fatte a livello nazionale e comunitario sin dagli anni Sessanta – quando furono istituite le Denominazioni d’Origine dei vini – per dare una precisa identità e tracciabilità ai nostri prodotti”.
“L’Italia – continua Ambrosi – grazie a questo percorso può vantare oggi primati mondiali con ben 500 denominazioni di vini, 231 Dop Igp e Stg, con l‘agroalimentare che rappresenta il 16% del Pil nazionale. Una cosa diventa buona da mangiare solo quando è buona da pensare. Lo affermava Lévi-Strauss. Non credo lo si possa dire per questi prodotti, la cui provenienza e ingredienti non sono ben definiti”. “Non bisogna dimenticare – conclude Ambrosi – che ai giorni nostri il cibo è diventato medium dei territori, strumento di marketing dei luoghi da associare ai contenuti architettonici ed alle risorse naturalistiche, fino a determinare una vera e propria geografia del gusto nazionale. Il cibo come nuova frontiera dell’ospitalità e dell’accoglienza. Si può immaginare così il “danno aggiunto” dell’Italian sounding e tutto il “valore aggiunto” sottratto invece ad altri settori strettamente connessi all’agroalimentare”.

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Bucarest: fiera internazionale del libro

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

Luciano De Crescenzo, filosofo

Image via Wikipedia

L’Italia dal 23 al 27 novembre sarà il Paese ospite d’Onore della Fiera del Libro di Bucarest, che rappresenta il più importante evento di questo genere in Romania, con una superficie espositiva di 10mila metri quadri, 450 espositori, 96mila visitatori e oltre cento giornalisti accreditati nei cinque giorni di apertura. Alla Fiera partecipano le più importanti case editrici romene e varie organizzazioni ed istituzioni culturali operanti in Romania. La Fiera Gaudeamus verrà inaugurata dalle massime autorità politiche romene. Interverranno l’Ambasciatore d’Italia Mario Cospito, il direttore relazioni Istituzionali e Internazionali della RAI Marco Simeon e il presidente dell’AIE Marco Polillo che parteciperà anche a una tavola rotonda per presentare una fotografia del settore.
Il programma, curato dall’Ambasciata d’Italia a Bucarest, prevede lo svolgimento di decine di incontri, dibattiti e conferenze che vedranno la partecipazione di un nutrito gruppo di scrittori, critici letterari, giornalisti, storici, filosofi e manager dell’editoria e dei media radiotelevisivi, invitati dall’Ambasciata ad animare i cinque giorni della Fiera. Presidente Onorario è stato nominato Luciano de Crescenzo. Saranno presenti inoltre lo storico Valerio Massimo Manfredi, l’enologo Luca Maroni, Stenio Solinas, Andrea G. Pinketts, Giorgio Montefoschi, Stefano Zecchi e Francesco Guida, oltre a Luciano de Crescenzo. Un nutrito programma di interventi nel campo degli studi storici e letterari è stato inoltre disposto dal Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bucarest.
La partecipazione dell’AIE, del Ministero degli Affari Esteri e dell’Istituto Italiano di Cultura ha consentito la partecipazione alla Fiera di oltre trenta case editrici italiane, con uno stand espositivo e di vendita di 150 metri quadrati in cui sarà presente anche un’area destinata allo scambio diritti per gli editori presenti. Sarà la più ampia e completa selezione del panorama editoriale italiano mai presentata in Romania, con le novità editoriali, i ‘best seller’, i classici e le edizioni economiche. Di particolare interesse, la sezione riservata ai libri per l’infanzia e l’ampia selezione di manuali dedicati all’insegnamento della lingua italiana.

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You and a guest

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

Barack Obama - Caricature

Image by DonkeyHotey via Flickr

A few Thursdays ago, I had dinner with four Americans named Ken, Casey, Juanita, and Wendi — the winners of the campaign’s first Dinner with Barack contest.I loved getting to know each of them. We’re taking names for the next dinner starting now, and this time I want to add a new feature: If you win, you can bring a guest.Chip in $3 or more today to be automatically entered to win a spot for you and a guest at the next dinner.The folks who this election is all about tend to fall under the radar of the D.C. pundits and traditional news media.They’re people like Juanita, who helped put her three sons through college on a teacher’s salary while saving what she could for retirement.Like Ken, a single dad who stood by his mother as she fought insurance companies while battling two forms of cancer.They’re like Casey, whose three young kids may not yet appreciate what courage it took for their dad to take a chance and start his own business.And Wendi, an artist and third-generation teacher who canvassed, marched, and phone banked in Indiana in 2008, the year her home state defied the traditional electoral map.These people weren’t just there for themselves — they were representing you, this movement, and the folks I go to work for every day as president.These dinners are important to me because I want to spend time whenever I can with the people who sent me here. They’re proving wrong the conventional wisdom that says campaigns should cater to Washington lobbyists and powerful interests. And they’re an important reminder that this movement — and my presidency — have never just been about me.I’m proud that we’re choosing to run the kind of campaign where a dinner like this isn’t just possible, it’s a regular thing. And next time, I don’t just want to meet you — I want to meet someone else in your life.(Barack Obama)

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Wfp seeks us$42 million as more than a million zimbabweans struggle for food

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

Logo of the UN World Food Programme in SVG format

Image via Wikipedia

Harare – More than one million people in Zimbabwe will be unable to meet their food needs during the lean season between now and March, in spite of improvements in the food security situation in recent years.“Most of the vulnerable households are located in the southern and western regions which are very susceptible to dry spells,” says Country Director of the UN World Food Programme (WFP), Felix Bamezon. “Agricultural production in these regions was once again poor this season. The situation is made worse by the economic downturn and we’re already seeing families resorting to skipping meals and reducing portion sizes.”According to the recently released Zimbabwe Vulnerability Rural Livelihoods Assessment (ZIMVAC), 12 percent of the rural population will not have the means to feed themselves adequately during the lean season.  Most at risk are low-income families hit by failed harvests, and households with orphans and vulnerable children. Although food is generally available in many rural areas, it is too expensive for those with limited resources.
In response to this situation, WFP and its partners have started providing seasonal targeted assistance.  This initiative is designed to bridge the lean season gap through in-kind food distributions, cash transfers and food vouchers. WFP has secured funds to launch the response, but additional funds are needed to keep it going.“Longer-term measures such as greater investment in agriculture and the livestock sector are essential. But for now, those who are most vulnerable need urgent assistance,” added Bamezon.WFP’s Health & Nutrition Programme which caters for malnourished, chronically-ill people on anti-retroviral treatment, along with their households, is also facing a funding shortfall.  The total shortfall for WFP’s food assistance programmes in Zimbabwe stands at US 42 million.
WFP is the world’s largest humanitarian agency fighting hunger worldwide. Each year, on average, WFP feeds more than 90 million people in more than 70 countries.WFP now provides RSS feeds to help journalists keep up with the latest press releases, videos and photos as they are published on WFP.org. For more details see: http://www.wfp.org/rs

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