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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Ambrosi: “Italian sounding danno di 60 miliardi di euro”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

“L’italian sounding, ovvero tutti quei prodotti alimentari presenti sui mercati che si sono impossessati dell’italianità solo per furbesche assonanze linguistiche, sottraggono all’economia nazionale oltre 60 miliardi di euro. Condividiamo appieno le azioni che Coldiretti Puglia sta ponendo in essere in queste ore a difesa del vero made in Italy”.
Lo ha detto il presidente della Camera di Commercio di Bari, Alessandro Ambrosi, che all’argomento ha dedicato un ordine del giorno dell’ultima Giunta.“Il danno è doppio – ha aggiunto Ambrosi – perché non solo c’è perdita di fatturato per le imprese del territorio che producono made in Italy ma anche per i consumatori, che vedono finire sulle proprie tavole prodotti senza una precisa identità e quindi senza alcuna certezza di salubrità. Sostenere finanziariamente chi contribuisce a questo tipo di equivoci di mercato è uno sperpero di denaro pubblico, tenendo conto di tutte le battaglie che sono state fatte a livello nazionale e comunitario sin dagli anni Sessanta – quando furono istituite le Denominazioni d’Origine dei vini – per dare una precisa identità e tracciabilità ai nostri prodotti”.
“L’Italia – continua Ambrosi – grazie a questo percorso può vantare oggi primati mondiali con ben 500 denominazioni di vini, 231 Dop Igp e Stg, con l‘agroalimentare che rappresenta il 16% del Pil nazionale. Una cosa diventa buona da mangiare solo quando è buona da pensare. Lo affermava Lévi-Strauss. Non credo lo si possa dire per questi prodotti, la cui provenienza e ingredienti non sono ben definiti”. “Non bisogna dimenticare – conclude Ambrosi – che ai giorni nostri il cibo è diventato medium dei territori, strumento di marketing dei luoghi da associare ai contenuti architettonici ed alle risorse naturalistiche, fino a determinare una vera e propria geografia del gusto nazionale. Il cibo come nuova frontiera dell’ospitalità e dell’accoglienza. Si può immaginare così il “danno aggiunto” dell’Italian sounding e tutto il “valore aggiunto” sottratto invece ad altri settori strettamente connessi all’agroalimentare”.

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