Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Archive for 1 dicembre 2011

Innovation Award 2011

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

È un’azienda italiana, la Rotoprint Sovrastampa di Lainate (MI), la vincitrice dell’Innovation Award 2011 della ERA, European Rotogravure Association. La consegna del premio è avvenuta a Graz, Austria, nel corso della ERA Packaging Conference che si è tenuta il 17 e 18 novembre. «Siamo molto felici di ricevere questo premio -commenta Gian Carlo Arici, titolare di Rotoprint- che riconosce il carattere innovativo del procedimento da noi brevettato, un sistema di sovrastampa con macchine rotocalco che permette di intervenire su imballaggi già stampati con precisione millimetrica». Si tratta di un metodo unico, che consente alle aziende che hanno rimanenze di imballaggi perfetti ma non più utilizzabili (a causa di errori, aggiornamenti nelle etichette, eccetera), di sovrastamparli con un risultato perfetto.
«Poter riutilizzare il materiale vuol dire risparmiare sui costi di magazzino, smaltimento e produzione di nuovi imballaggi. E vuol dire anche fare un favore all’ambiente» sottolinea sempre Gian Carlo Arici: nel 2010 Rotoprint, infatti, ha salvato dal macero oltre 18mila km di materiale, come dire un viaggio di andata e ritorno fra Milano e Rio de Janeiro. Tutte emissioni di CO2 in meno e di spazio non occupato in discarica. La European Rotogravure Association, nata nel 1956, è la più importante associazione che riunisce, a livello europeo, i principali attori dell’industria della stampa a rotocalco. Ogni due anni premia le migliori aziende del settore con il Packaging Gravure Award: nel 2011, anno della settima edizione del premio, sono state premiate 13 aziende di 11 paesi diversi, appartenenti a sette categorie.
Rotoprint Sovrastampa è fra le imprese premiate con l’Innovation Award per il suo metodo esclusivo di sovrastampa con macchine rotocalco, in grado di adattarsi a qualsiasi materiale e a ogni modifica richiesta dal cliente. Rotoprint Sovrastampa S.r.l. Nata nel 1978 a Lainate (MI), Rotoprint Sovrastampa è specializzata nel modificare imballaggi già stampati, siano essi in formati (tetrarex, combiblok, elopak, scatole microonda, astucci, blister, cluster) o in bobina con supporto mono o pluristrato (alluminio, carta, poliammide, polietilene, polipropilene, poliestere, sleeves, tetrapak). Rotoprint Sovrastampa è una Società con Sistema di Gestione Qualità Certificato UNI EN ISO 9001: 2008

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Alleanza tra Istituzioni e società scientifiche

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Un nuovo modello di prevenzione per ridurre del 20% entro i prossimi 10 anni le malattie che non guariscono e che devono essere seguite sul territorio. Le patologie croniche non trasmissibili (diabete, cardiopatie, ictus, cancro, disturbi respiratori cronici) ogni anno colpiscono in massa gli italiani: sono circa 3,9 milioni i diabetici, 2milioni e 250mila vivono con una diagnosi di tumore. Ancora più alto è l’impatto delle malattie cardiovascolari, la prima causa di morte nel nostro Paese, con circa 250.000 decessi ogni anno (il 40% del totale). La situazione è allarmante, anche per i riflessi di carattere sociale ed economico. Circa l’80% di queste malattie potrebbe essere prevenuto eliminando alcuni fattori di rischio come il consumo di tabacco, la dieta poco sana, l’inattività fisica e l’abuso di alcol, ma senza un’adeguata prevenzione il loro peso sulla salute globale potrebbe crescere del 17% nei prossimi 10 anni. Per delineare nuove strategie di prevenzione, basate su innovativi sistemi di monitoraggio e campagne di sensibilizzazione, nasce oggi l’Health Prevention Institute, il primo progetto in Italia di questo tipo, con la firma di un accordo di programma tra l’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) e la Fondazione “Livio Patrizi”. L’iniziativa viene presentata al Senato (Palazzo Madama) alla presenza del Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi. “Abbiamo avviato un progetto di alleanza istituzionale con organizzazioni accademiche e scientifiche che sono in grado di fornire strumenti d’analisi utili a valutare i meccanismi assistenziali, economici, clinici, sociali in atto in Italia – afferma il sen. Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato –. Le Istituzioni devono impegnarsi sul fronte della prevenzione attraverso strategie mirate. È necessario sviluppare politiche di sanità pubblica volte a rimuovere gli elementi che favoriscono lo sviluppo delle patologie croniche non trasmissibili”. Verrà realizzato un report annuale nazionale sullo stato di attuazione delle politiche sanitarie, assistenziali e sociali volte alla prevenzione. “Restare a guardare è costoso e inaccettabile – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente SIMG –. Vogliamo ridurre del 20% l’impatto di queste malattie, i mezzi di controllo sono noti e sperimentati. Individueremo una road map nazionale in grado di tracciare le priorità di intervento. Metteremo a disposizione gli strumenti di monitoraggio che abbiamo sviluppato in questi anni, in particolare Health Search. Nato per raccogliere informazioni sui comportamenti dei medici, Health Search è un database che si è evoluto fino a offrire uno spaccato degli effetti degli interventi di cura. Oggi rappresenta un sistema di valutazione dei costi sanitari ‘pesati’ per risultati, uno strumento essenziale per favorire il governo clinico del sistema”. “L’Università ‘Tor Vergata’ – sottolinea il Rettore, prof. Renato Lauro – dispone di dipartimenti di ricerca clinica, epidemiologica ed economica in campo sanitario, in grado di monitorare costantemente l’evoluzione del sistema sanitario nazionale e, in particolare, l’impatto delle malattie croniche, per questo ha costituito al suo interno l’Italian Barometer Diabetes Observatory. Con SIMG è stato inoltre avviato il progetto Sissi, modello di simulazione dei costi sanitari messo a punto in collaborazione con il Ceis di Tor Vergata”. Verranno creati tavoli di lavoro con Istituzioni pubbliche, scientifiche e con i rappresentanti delle associazioni dei pazienti, per individuare le strategie idonee alla prevenzione. Tra gli obiettivi dell’Health Prevention Institute anche un think tank in grado di sviluppare un pensiero strategico su queste patologie. “È essenziale realizzare campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini – conclude la dott.ssa Maria Patrizia Patrizi, presidente della Fondazione ‘Livio Patrizi’ –. Finanzieremo anche ricerche economiche, epidemiologiche, sociali, sanitarie e cliniche”. Spesso si crede che le morti per malattie croniche interessino solo le persone più anziane, ma non è vero. A livello globale provocano ogni anno circa 35 milioni di decessi: di questi, 16 milioni riguardano persone al di sotto dei 70 anni di età. Inoltre, nei Paesi a reddito medio-basso questo accade in fasce d’età molto più basse rispetto alla nazioni più sviluppate.

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Recent News from the Green Movement

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Ever wondered how much it would cost to procure a new war ship to sail the seas, bully developing countries and enter their territory illegally as seen recently in Papua New Guinea? How about a cool $33.4 million. That’s how much Rainbow Warrior III cost, the latest addition to Greenpeace’s crusading fleet in their perpetual war against the developing world. Curiously, despite all of their rhetoric on conservation and protecting the environment, Greenpeace’s activists appear to say nothing about how this new war ship is powered. As we have referred to previously, the Rainbow Warrior III relies on “bunker” oil, a fuel that the Guardian’s John Vidal described as “one of the dirtiest fuels in the world.” So as Greenpeace ramps up media activity to promote its latest warship, let’s remind every media outlet that if any of us need a lecture on how to preserve the environment it’s probably the folks behind the wheel of the Rainbow Warrior III.Amidst the ongoing Congressional scrutiny surrounding the collapse of Solyndra, another story regarding another White House-led bailout piqued our interested last week. According to a new book, environmental activist and heir to the Kennedy dynasty, Robert F. Kennedy Jr. used contacts at the Department of Energy to receive billions of dollars from U.S. taxpayers to bailout BrightSource, a ‘green’ energy company he maintains a majority stake in. What’s more, the fact that a former BrightSource employee was in charge of distributing ‘green’ energy grants at DOE has only added to the controversy. As the White House comes under more pressure to address the collapse of Solyndra, the American people must call for more action to ensure that yet more taxpayers’ dollars are not wasted on ill-advised green energy schemes that only appear to benefit the well connected.Is business heading towards a green revolution? According to The Economist it most certainly is with more businesses seeing “profits in greenery,” investing in emissions-reducing technology that “will pay for themselves within three years.” But is this all just a one way street? Not everyone is convinced. Earlier this year there was a fascinating piece on how moves towards energy efficiency can actually end up making the environment much worse off than before. Why? Because greater energy savings actually encourage more consumption elsewhere. Thus “the overall result can be what’s called “backfire”: more energy use than would have occurred without the improved efficiency.” What’s more the economic benefits may also be highly questionable, with some analysts claiming that green investments actually destroy, rather than create, jobs. This begs the question—is “greenery” just one big expensive PR initiative? Times are tough at the Sierra Club. Coupled with a declining membership and what appears to have been the forced resignation of Chairman Carl Pope, the organization is in disarray, split between those who wish to take a slightly more pragmatic approach and the raw environmental ideologues. Despite being a member of the Sierra Club for 40 years, Pope was forced out because he had helped launch initiatives to help boost American manufacturing. Now as a co-author of California’s ruinous Proposition 65 and a stoic opponent of coal-fired power plants, Pope is hardly a friend of American job creators. But Pope’s wish to do work with business, especially the manufacturing sector, appears to have been the last straw for an organization more defined by its aggressive green ideology that any desire to see more Americans in work. Be sure to look out for our next newsletter as we uncover the dirty tricks and stealth campaigning of some of the world’s most notorious environmental activists.

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Strategie per gestione dei rifiuti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

“Una nuova strategia per la gestione integrata dei rifiuti regionale alla luce della direttiva europea 98/2008”. Questo il titolo del seminario di approfondimento organizzato dal Partito Democratico forlivese per giovedì 1 dicembre, ore 20,30, al Circolo Arci “Asioli” (c.so Garibaldi 280, Forlì). Presiede Marco Di Maio, segretario Unione territoriale Pd forlivese. Le introduzioni sono affidate a Alessandro Bratti responsabile Dipartimento Ambiente ed energia Pd Emilia-Romagna, Aalberto Bellini, assessore all’Ambiente del Comune di Forlì. Poi spazio agli interventi e alla discussione. Saranno presenti Luciana Garbuglia, assessore all’Ambiente Provincia Forlì-Cesena, Mara Roncuzzi, assessore all’Ambiente Provincia Ravenna e Tonino Bernabè, vice-presidente Romagna Acque

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Nuovo sace point

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

SACE, il gruppo assicurativo-finanziario che sostiene la competitività e la crescita delle imprese italiane, e Finest, la finanziaria per gli imprenditori del Triveneto che operano nei Paesi dell’Europa centro-orientale, Balcani, Russia, territori baltici e caucasici, annunciano la firma di un accordo per rafforzare i propri servizi sul territorio e offrire sinergicamente gli strumenti necessari alle imprese per penetrare nuovi mercati e mantenere la propria competitività laddove abbiano già sviluppato rapporti commerciali. L’accordo andrà a sviluppare ulteriormente la collaborazione tra le due società, prevista dalla L.19/91, attraverso l’apertura, presso la sede di Finest a Pordenone, di un SACE Point, uno sportello a cui le aziende, in particolare quelle del Friuli Venezia Giulia, potranno fare riferimento per orientarsi sui prodotti di SACE. La partnership prevede inoltre il lancio di iniziative commerciali comuni e l’organizzazione di eventi, seminari tecnici e interventi formativi congiunti. Le reti internazionali di Finest (con uffici in Russia, Moldova e Slovacchia) e SACE (che ha uffici in Romania, Russia, Turchia, Sudafrica, Brasile, Cina e India) potranno offrire assistenza altamente specializzata in loco, supportando esportatori e produttori italiani in negoziazioni con acquirenti esteri. “Da tempo le imprese che riescono meglio a contrastare gli effetti della crisi sono quelle che hanno nel loro DNA l’innovazione e la capacità di presidiare la domanda estera – ha dichiarato Simonetta Acri Direttore della Sede SACE di Venezia – Area Nord Est -. I nostri strumenti assicurativo-finanziari vanno proprio in questa direzione e la partnership con Finest li mette ancora di più a portata di tutte le aziende, direttamente nel territorio dove operano. Attraverso i prodotti di SACE le imprese riescono a concedere dilazioni di pagamento concorrenziali, tutelandosi dai rischi di mancato incasso, possono reperire più facilmente finanziamenti per i propri progetti di internazionalizzazione e possono assicurare il proprio business anche dai rischi connessi all’instabilità politica. Un’esigenza, quest’ultima, portata alla ribalta dalla Primavera Araba, ma da non sottovalutare anche per i Paesi dell’Est e dell’area CSI”. “Siamo molto soddisfatti – commenta Renato Pujatti, Presidente di Finest – dell’accordo con SACE: operiamo negli stessi territori con l’intento di promuovere la cooperazione economica e la crescita delle nostre aziende. Una volta di più confermiamo oggi l’impegno che Finest si è assunta col suo territorio di elezione: semplificare, razionalizzare, ottimizzare l’offerta, creando situazioni di collaborazione con tutti gli enti a favore dell’internazionalizzazione, rendendo più semplice, per l’imprenditore, accedere a tutti gli strumenti, numerosi ma ancora poco organizzati, su cui può contare. Con questo accordo Finest e SACE offriranno in maniera formalizzata tutti gli strumenti necessari, dal sostegno finanziario a quello assicurativo, oltre alla consulenza. Le imprese potranno trovare una via per uscire dalla crisi grazie al nostro supporto: per crescere oggi bisogna guardare anche al di là dei confini”. I benefici di un approccio sinergico tra SACE e Finest si sono già rivelati importanti nei piani di crescita all’estero di un’impresa friulana quale la INN FLEX.

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Greenpeace Picks Fight with Virginia Congressman

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Recently we have documented the pernicious attempts by Greenpeace to both smear American businesses creating jobs and threaten some of America’s most trusted household brands. Just two weeks ago, the local Virginia company under threat received support from Congressman Bob Goodlatte. In his letter, Congressman Goodlatte reminded these corporate titans that Greenpeace’s penchant for smear campaigns are routine and that “Greenpeace spreads questionable information about a company’s business products in a way that attracts media attention and scares other companies and the public from doing business with these companies.” The congressman argued that Greenpeace’s campaign against Mercury Paper is “ruinous” to his district’s economic recovery and retailers should reject this radical NGO’s attacks. Congressman Goodlatte’s letter follows those already sent by other elected officials including Lieutenant Governor Bill Bolling. The Lt. Governor’s noble efforts are particularly worth mentioning, with the Washington Post reporting the official sent “a flurry of letters to companies across the nation, including Wal-Mart, that are threatening to cut off business with Virginia-based Mercury Paper.” In his role as “the state’s chief jobs creation officer,” Bolling called on the retailers in question to “reject the unfounded attacks that have been initiated against them by Greenpeace.”

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President Obama Hijacks MCC; Move Will Impoverish Indonesia

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Since its inception in 2004, the Millennium Challenge Corporation (MCC) has spearheaded attempts to reform the United States’ international aid programs, setting key benchmarks that must be met in order to prevent the misuse of funds. But earlier this month the U.S. signed a $600 million aid deal with Indonesia, which included $332.5 million for a so-called “Green Prosperity Project”, an initiative designed, according to Secretary of State Hillary Clinton to “help provide viable renewable energy alternatives and helps support natural resource management.” This is further evidence that the Obama administration has sought to undermine the very purpose of the MCC, using it as a vehicle to launch costly “green” aid initiatives that destroy economic growth for developing nations. Under President Obama, rather than implementing measures to help Indonesia export its natural resources and prosper, the MCC is spending U.S. taxpayers’ dollars to push for greater conservation. The administration claims that such green initiatives will help develop “economic alternatives” and alleviate poverty in rural Indonesia, an assertion obviously open to scrutiny when one considers the number of people who will be left unemployed when these conservation initiatives are finally enacted. These initiatives run counter to what U.S. policy should be seeking to enact. Rather than encouraging greater self-reliance and open trade, Obama’s hijacking of the MCC for green initiatives will end up impoverishing Indonesia’s rural poor and stymie the very economic development that is needed for the country to prosper. One has to ask: given the administration’s failed green initiatives at home, what makes Obama think they are suitable for Indonesia?

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Gibson’s Perilous Collusion with Extremist Greens

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Wall Street Journal columnist Kimberley Strassel’s recent column is a must-read for anyone wishing to understand the folly behind any business agreeing to partner with green groups. According to Strassel, Gibson is the “unfortunate victim of a well-meaning, if complicated, law [the Lacey Act],” when in fact the company has been deliberately targeted by “a toxic alliance of ideological activists and trade protectionists.” The Consumer Alliance made this point all too vividly in Empires of Collusion, a report released in 2010 highlighting the lengths that domestic paper-based industries, unions, environmental groups and Western retailers go “to stop the importation of pulp, paper and timber imports from Asian developing countries.” But the real story comes in the form of an important lesson for any business even considering a partnership with an extremist green group. As we noted recently, Gibson has long touted its relationships with green groups such as Greenpeace, the Forest Stewardship Council (FSC) and Rainforest Alliance, partnerships that were meant to bolster its environmental credentials and inoculate Gibson from scrutiny. FSC’s stab-in-the-back towards Gibson was particularly reprehensible. Following the government’s raid, FSC distanced itself from Gibson by pointing out that its wood products in question were not FSC-certified – questions should be raised to Gibson’s CEO if he finds FSC to be a truly reliable ally. Gibson was fooled into believing these alliances would be helpful for its business. The Gibson saga has demonstrated all too clearly that partnering with green groups only leaves a business more vulnerable to attack, especially if the business in question is as widely renowned as Gibson is. Gibson is now being made an example of. As the Consumers Alliance’s Andrew Langer so aptly pointed out.

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Dispositvo cardiaco impiantabile con il sistema di telemedicina CareLink

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Roma ospedale S. Filièppo Neri. Nel 2007, presso l’Ospedale San Filippo Neri di Roma, un paziente portatore di defibrillatore impiantabile effettuava la prima trasmissione remota di dati in Italia, attraverso il sistema di telemonitoraggio remoto CareLink Network®. Dopo poco più di 4 anni, oggi i pazienti, portatori di dispositivi cardiaci impiantabili, “connessi” con 200 Ospedali, sono oltre 13.000, per un totale di oltre 100.000 trasmissioni remote effettuate per la loro gestione. L’ambulatorio di Cardiologia del San Filippo Neri, con circa 1.000 pazienti, rimane la prima realtà italiana in termini di adozione del controllo remoto. Dal 2007 l’evoluzione tecnologica ha fatto enormi progressi: di recente è stato attivato il nuovo sistema Discovery Link® della Medtronic, un’innovativa piattaforma informatizzata europea che raccoglie i dati di circa 50.000 pazienti. Con una serie di applicativi di “Medical Intelligence”, appositamente sviluppati da Medtronic, i medici possono migliorare la gestione dei pazienti portatori di pacemaker o defibrillatori. Con un semplice click, il medico o il personale infermieristico accede ad una quantità di informazioni, su tutta la propria popolazione di pazienti seguita tramite il servizio di telemedicina CareLink Network.
“Con queste novità tecnologiche, è oggi possibile individuare i pazienti che necessitano di maggiori attenzioni, ad esempio per l’insorgenza di episodi aritmici, ed adottare con maggior tempestività i provvedimenti terapeutici più appropriati. – spiega il professor Massimo Santini, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Ospedale San Filippo Neri – Allo stesso modo, si può ottimizzare il funzionamento del dispositivo impiantabile, grazie alla possibilità di scoprire rapidamente eventuali parametri che necessitino di particolari aggiustamenti. I dati clinici accessibili consentono l’aggregazione e la condivisione tra diverse realtà ospedaliere, aumentando in maniera esponenziale la capacità del sistema di fornire informazioni sempre più accurate sulla gestione clinica dei pazienti”.L’Ospedale si arricchirà a breve di un’altra importante novità tecnologica. Con il nuovo CareLink Express, un monitor-trasmettitore, sarà possibile controllare tutti i dispositivi impiantabili, sia in ambiente ospedaliero sia sul territorio, con una significativa riduzione di tempo e di risorse mediche e paramediche impiegate, grazie alla possibilità di inviare con un click tutti i dati del paziente ad un server protetto e sicuro. La tecnologia evita al paziente le lunghe attese in sala di aspetto, potendo effettuare immediatamente il controllo al momento dell’accesso stesso nella struttura ospedaliera. Inoltre, tale tecnologia consente di far viaggiare meglio le informazioni all’interno dell’ospedale, ad esempio tra il pronto soccorso e la cardiologia, evitando che il paziente e il personale ospedaliero si debbano spostare da un reparto all’altro. “Questa tecnologia ha reso possibile una significativa riduzione del numero di visite ambulatoriali e del tempo del personale medico-infermieristico dedicato al follow up. – conclude Dottor Domenico Alessio, Direttore Generale della struttura – Siamo così riusciti ad ottimizzare le nostre risorse, dedicando più attenzione ai pazienti che necessitano di maggiori cure, con un miglioramento complessivo della gestione clinica, grazie alla rilevazione immediata di possibili eventi avversi, con la conseguente introduzione di interventi tempestivi mirati. Tali benefici sono assolutamente in linea con i recenti risultati dei più importanti studi clinici del settore, e la nostra esperienza è in piena sintonia con le indicazioni delle linee guide nazionali ed internazionali sulla gestione del paziente portatore di pacemaker o di defibrillatore. Tuttavia, nonostante tutto ciò, la prestazione non è ancora riconosciuta a livello tariffario. E’ auspicabile, pertanto, che questo avvenga quanto prima per consentire una maggiore e più rapida diffusione di tale tecnologia”.

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Studenti contro il governo dei sacrifici

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

In occasione della visita del presidente della repubblica Giorgio Napolitano gli studenti della Sapienza hanno calato dal tetto della facoltà di lettere uno striscione con su scritto “Qui è già default… E i professori? Al governo assieme alle banche!” A Napolitano, che oggi celebra alla Sapienza l’anniversario dell’unità d’Italia, vorremmo dire che se davvero vuole ergersi a garante della Costituzione, allora non dovrebbe permettere che si stravolga il risultato referendario, dove dice che i beni comuni non sono privatizzabili. Invece quello che sta accadendo è proprio l’opposto. Si parla tanto di possibile default. E’ molto probabile che le prime a fallire siano le università. Ma le hanno viste, le università, il nostro presidente della Repubblica, o il nostro neo-ministro Profumo, che si dice prontissimo ad ascoltare gli studenti? Ad oggi, a 2 mesi dall’inizio dei corsi, le matricole della Sapienza non possono compilare il “nuovo” piano di studi online perché fino all’ultimo non si aveva la certezza del mantenimento de molti insegnamenti e corsi di laurea, non si sapeva quanti avrebbero accettato contratti di insegnamento a titolo gratuito, fondamentali per tirare avanti la carretta.A Profumo vogliamo dire che prima di predicare il dialogo dovrebbe dimostrare di voler cambiare rotta, affermando che non è possibile che si facciano entrare i privati nelle università e si diano poteri maggiori ai C.d A. Siamo contrari a qualunque “doppio binario” nel mondo della formazione, a qualunque distinzione tra percorsi d’eccellenza e percorsi dequalificati. Pensiamo invece che in tempo di crisi sia necessario che tutti gli studenti possano accedere ad un sapere e ad una formazione di qualità. Per raggiungere questi obiettivi è necessario rifinanziare immediatamente l’università e la ricerca perché altrimenti non sarà più possibile, per migliaia di giovani, progettare una vita, un futuro.

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Un successo per il vino italiano in tour in Giappone

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Enoteca Italiana dopo la Cina sbarca in Giappone per la promozione del Made in Italy. L’Ente Nazionale Vini, che associa più di 700 aziende di tutte le regioni italiane, è stata incaricata dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per organizzare e promuovere il vino italiano all’interno di Italian Wine Week a Tokio (dal 21 al 27 novembre). Un successo che ha visto la presenza di oltre 4000 partecipanti tra stampa di settore, importatori, distributori e sommelier da tutto il Giappone.“Siamo davvero soddisfatti e gratificati per questi risultati che portano il vino italiano sul podio. La grande varietà delle produzioni italiane e la loro qualità sono fattori che consentono posizionamenti su diverse fasce di mercato. – afferma Fabio Carlesi, segretario generale dell’Ente Vini – Inoltre il buon rapporto qualità/prezzo e la capacità di soddisfare le esigenze ed i bisogni di un ampio spettro di consumatori sono un altro dei fattori positivi che caratterizzano il vino italiano. I mercati internazionali apprezzano inoltre i nostri vini legati a forti valori della tradizione e della cultura dei territori di produzione che essi esprimono. Negli ultimi venti anni il nostro vino ha conquistato posizioni importanti sul mercato giapponese grazie al grande successo della cucina e della ristorazione italiana. Oggi lo sforzo che bisogna fare è quello di promuoverlo, farlo conoscere e apprezzare nelle sue migliori espressioni in abbinamento al cibo e alle varie cucine giapponesi: è una sfida che può dare soddisfazioni e successo proprio in virtù della grande varietà che il vino italiano offre”.L’Enoteca Italiana con 80 aziende di vino selezionate nell’ambito della manifestazione giapponese ha organizzato tre seminari: “I benefici del bere responsabile nella dieta mediterranea e nello stile di vita Italiano”; “Il vino racconta La storia d’Italia” e “Le strade del Vino e l’Enoturismo”. Ad ogni seminario, al quale hanno partecipato più di 60 operatori, è stata presentata una selezione di vini suddivisa per tipologie, denominazione e territorio.L’iniziativa è nata con l’obiettivo di illustrare agli operatori del settore la varietà e qualità dei vini italiani, di stimolarne l’interesse, introducendo ed educando il consumatore giapponese alla ricca varietà qualitativa della produzione italiana. Alla promozione hanno preso parte 15 Consorzi, enti e oltre 190 etichette. Sono state organizzate, inoltre, 24 eventi presso le più prestigiose location di Tokyo, inclusa la Residenza dell’Ambasciata. Italian Wine Week diventerà un appuntamento fisso dell’autunno giapponese e si terrà d’ora in avanti con cadenza annuale la seconda settimana di novembre.

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Università Roma 3: un’aula dedicata a Falcone e Borsellino

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

“Finalmente dopo un anno, tante polemiche e strumentalizzazioni, anche il nostro Ateneo può onorarsi di avere un’aula intitolata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, un plauso al Consigli degli Studenti che ha superato le divisioni per raggiungere un traguardo che deve essere considerato una vittoria di tutti” lo dichiara Diana Fabrizi Presidente del CdS di RomaTre e Presidente di Azione Universitaria RomaTre a seguito dell’approvazione da parte dell’organo che presiede di una mozione che prevede l’intitolazione di un’aula ai due eroi uccisi dalla mafia. “Già lo scorso anno avevamo provato a raggiungere questo risultato che è segnale forte oltre che un privilegio di cui l’Ateneo di fregia – dichiara Fabio Labella membro del Consiglio degli Studenti di RomaTre eletto con Azione Universitaria – purtroppo in varie occasioni più di qualcuno aveva provato a strumentalizzare l’iniziativa o a biocottarla, per fortuna questa volta ha prevalso il buon senso e tutti i rappresentati si sono comportati in maniera corretta rendendosi conto dell’importanza dell’iniziativa”.
“Il Consiglio Nazionale degli Studenti – dichiara Mimmo Paternoster membro eletto con Azione Universitaria – aveva già deliberato in tal senso, affinchè ogni Ateneo avesse un’aula intitolata a Falcone e Borsellino, non posso che essere soddisfatto quindi che anche il mio Ateneo abbia finalmente recepito il nostro consiglio e che i nostri rappresentanti abbiano in maniera matura messo da parte inutili polemiche per il raggiungimento di questo nobile risultato”.

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Dalla sanità universale alla prevenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

I malanni non hanno confini ma si diffondono ovunque anche in conseguenza dell’aumentata mobilità delle persone. La pandemia è la parola che sembra aver preso il posto delle epidemia per significare qualcosa di più vasto e immanente che può coinvolgerci anche se ci troviamo a grandi distanze dalla fonte infettiva. Non solo. Molte gravi malattie sono insidiose perché asintomatiche e alla fine possono rivelarsi infauste o procurano interventi invasivi e debilitanti. Logica vorrebbe che tutta la popolazione mondiale fosse soggetta ad un check-up periodico per individuare anzitempo l’insorgenza di potenziali e gravi malanni. Lo dobbiamo anche al fatto che i pericoli si annidano ovunque: nel cibo, nell’acqua, nei contatti interumani e nella loro mobilità, nella scarsa igiene personale, nell’uso e nell’abuso di farmaci e degli effetti collaterali che provocano, e via di questo passo. Ma tale pratica presume un costo gestionale elevato per via della sovrappopolazione del nostro pianeta. Essere in sette miliardi non ci aiuta di certo. Eppure se ci caliamo nella realtà italiana, per quanto la ricchezza nazionale sia limitata per non dire scarsa, possiamo dire che la prevenzione, tutto sommato, non costituirebbe un costo maggiore dell’attuale sistema. Tutto ciò perché abbiamo una filiera assistenziale molto dispersiva, eccessivamente dispendiosa e incapace di fare economie di gestione per via di interessi clientelari, di conflitti d’interessi, di rendite di posizione, di sprechi per mancanza di adeguati controlli e indirizzi virtuosi. Se spurgassimo l’assistenza da tali e tante bardature ci troveremmo a gestire un servizio capace d’essere prevenzione universale e trarne forti economie. A condizione, però, d’agire su tutta la filiera assistenziale a partire dal medico di base. Oggi, infatti quest’ultimo si riduce sempre più ad una funzione marginale nel processo terapeutico e per uscire dalla centralità del suo ruolo guida sia per seguire meglio i pazienti a lui affidati sia per indirizzarli nei ricorsi specialistici e di interventistica. Diversa sarebbe la prospettazione se gestisse direttamente l’iter terapeutico attraverso l’aggiornamento della cartella clinica da raccogliere in un chip inseribile nella tessera sanitaria, nel pianificare i necessari interventi, a che livello interrvenire e ad essere inserito in una equipe di specialisti per un’indagine comparata dello status clinico specifico. Oggi spesso uscendo dallo studio del medico di famiglia si tende ad andare alla visita specialistica a “tentoni” scegliendolo per “sentito dire”, per un ascolto televisivo, per una lettura e quanto altro. Non solo. Capita che rivolgendosi allo specialista in visita ambulatoriale si stabilisca un buon rapporto che finisce con l’esaurirsi alla successiva visita che non prevede il contatto con lo stesso sanitario ma è affidato al caso. Significa che al costo dell’assistenza pubblica si aggiunge quello del paziente che, alla fine, avverte la necessità di rivolgersi al privato.
Ciò spiega la necessità che l’assistenza vada riformata e che in tale ambito si passi alla prevenzione “universale”. Un processo inevitabile se teniamo conto delle premesse già fatte. Il mio studio parte da tali considerazioni ed è valutato per realizzarlo con “progetti pilota” a partire da alcune aree territorialmente limitate per favorire un’analisi accurata dei risultati e per introdurre, all’occorrenza, le varianti del caso ed anche per rispettare le caratteristiche e le specifiche esigenze del territorio sin esame. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Le cittadelle del “sapere”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Oggi essere anziani, ma ancora in buona salute, è un dramma. Pochi sopportano l’idea di tirare i remi in barca e passare nell’area “giardinetti” per diventare un habitué delle panchine. Un artigiano o chi è aduso alla manualità lavorativa forse avverte di meno tale disagio in quanto qualche “lavoretto” o lo trova o se lo inventa, ma per un travet è diverso. Da qui l’idea di una “cittadella del sapere” da collocare in quei paesi del nord Africa quali la Tunisia, la Libia, l’Algeria e il Marocco. Si tratterebbe di prendere in affitto un’area di una trentina di kmq per costruire una piccola città in grado d’ospitare alcune migliaia di persone. Gli edifici dovrebbero essere bifamiliari per ospitare una coppia di anziani (europei) e l’altra di autoctoni. I primi dovrebbero fare da tutor ai secondi e questi ultimi da supporter per le piccole necessità dei primi. Avremmo, da una parte dei possessori di piccole rendite ma in grado di sostenere, sia pure in parte, le necessità dei locali e al tempo stesso favorirli nell’apprendimento di un lavoro, sia manuale si intellettuale per una crescita culturale e un proficuo scambio di conoscenze. In questo modo otterremmo diversi benefici pratici a partire dal migliore utilizzo delle risorse degli anziani e in un ambiente dove si riserva maggiore rispetto e considerazione per chi è avanti nell’età ma che si trova ad essere intellettivamente ancora efficiente ma non altrettanto nella funzionalità motoria e fragilità fisica. Una cittadella del “sapere” perché si possono costruire insieme tante opere utili e ridurre al tempo stesso la mobilità lavorativa degli autoctoni, espatriando. Una cittadella viva e dotata di ospedali, scuole, centri servizi, laboratori artigianali, piccole attività industriali e tecnologiche, ecc. Una cittadella dove si impara a convivere e ad apprezzare la solidarietà e a comprendere come i valori della vita possono essere esaltati attraverso la costanza della loro crescita. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Cancelliamo la parola “pensione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2011

Al solo pensarlo dovremmo inorridire. A darne la versione alternativa si può avere l’impressione di aver scoperto l’uovo di Colombo. Senza avere la pretesa, in questa sede, di voler scendere nei dettagli posso dire che il meccanismo proposto è semplice ed efficace. La formula è assicurativa e consentirebbe, ogni 10 anni di attività lavorativa di poter godere di una rendita mensile pari al 20% della media retributiva percepita in tale periodo. In questo modo non avrebbe più senso affermare che si debba andare in pensione ad una certa età o iniziare a lavorare ad un’altra. Si incomincia e si finisce quanto si vuole. I vantaggi sono indubbi e si possono migliorare con alcuni correttivi. Faccio un esempio classico pensando ad un giocatore di calcio professionista. Di solito appende gli scarpini a 35-30 anni ma non per questo va in pensione. Si cerca un altro lavoro. Lo stesso è pensabile per chi è sottoposto ad un lavoro usurante o semplicemente vuole cambiare attività e l’alternativa può essere offerta sia nell’ambito della propria azienda sia altrove. Un poliziotto, ad esempio, addetto alle volanti a 45-50 anni troverà più congeniale, per la sua età, essere adibito negli uffici amministrativi o altri incarichi interni. L’aspetto è anche pratico se si considera il rischio di perdere il lavoro, diciamo dopo 10 o 20 anni potendo contare, in tale circostanza, oltre alla possibile cassa integrazione, anche su una rendita del 20 o del 40% della media stipendiale percepita. Ora se pensiamo che il risparmio in Italia è in caduta libera questa formula previdenziale potrebbe favorire un “impiego” dei propri risparmi in maniera più adeguata alla natura stessa di ciò che costituisce la ratio di chi pensa ad economizzare secondo la logica della formica. Ma per far funzionare il sistema è necessario stabilire un rapporto diverso nell’impatto lavorativo favorendo sia la mobilità sia l’aggiornamento professionale. Un altro esempio che possiamo fare, in proposito, è dato dai lavoretti che i giovanissimi possono fare in part-time durante le vacanze estive o natalizie. Per loro potrebbe essere messo in pratica un ticket dotato di due aree contributive: il primo monetizzabile da subito e l’altro per costituire il fondo previdenziale-assicurativo. Lo stesso discorso varrebbe per i disoccupati. La mission di questo progetto ha un solo fine: quello di non lasciare le persone prive di risorse nel corso della loro esistenza e recuperando i possibili e modesti “ritagli lavorativi” sporadici e occasionali. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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