Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 5 dicembre 2011

Legg Mason Global Asset Management rafforza la presenza nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Londra Legg Mason Global Asset Management ha annunciato oggi il conferimento dell’incarico di Director of Business Development per il Regno Unito a Dan Franklin. Dan lavorerà sotto la direzione di Adam Gent, responsabile delle vendite nel Regno Unito, con il team britannico che segue i clienti discrezionali a Londra. Arriva a Legg Mason da Legal and General Investments, dove era direttore delle vendite senior della vasta gamma di fondi per la clientela dei gestori di patrimoni discrezionali e dei canali IFA. Commentando il nuovo incarico Gent ha sottolineato che “fornire ai clienti servizi e prodotti di livello mondiale è il cuore della nostra attività di vendita. Negli ultimi due anni abbiamo rafforzato sia il team di vendite nel Regno Unito sia quello dei servizi clienti con nuovi incarichi, per sostenere nel settore vendite l’espansione dei rami vita e piattaforme e per garantire che il nostro settore servizi al cliente continui a fornire il servizio di qualità che i nostri clienti si aspettano”. Dan ha più di 12 anni di esperienza nel settore asset management, tra cui due anni presso Threadneedle e cinque anni presso M&G.

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Governo Monti: manovra iniqua

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

“Monti dice che questa è una manovra per salvare l’Italia e non si può negare che molto probabilmente è proprio così. Questa manovra, unita ai provvedimenti che saranno presi da capi stato europei nei prossimi giorni, potrebbe davvero scongiurare per l’Italia quegli scenari da incubo che abbiamo temuto in questi ultimi mesi.Ma c’è un però. Era davvero difficile immaginare una manovra più ingiusta di questa. Una manovra fatta di tante tasse, troppe, e ancora una volta come sempre che andranno a colpire il ceto medio più tartassato d’Europa” lo scrive sul suo blog, Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV.E’ una manovra che interviene pesantemente sulle pensioni, sulle quali era probabilmente impossibile non intervenire, ma non certo così pesantemente e così indistintamente. A non pagare nulla, ancora una volta, saranno i grandi patrimoni, i grandi e piccoli evasori.Mentre infatti questa manovra colpisce con la scure il ceto medio e i pensionati, agli evasori fa il solletico con una piuma, chiedendo un ridicolo contributo del 1,5 per cento dei capitali scudati, e non prevedendo nessuna misura degna di rilievo per contrastare l’evasione fiscale.Su questo ultimo punto voglio essere molto chiaro. Sconfiggere evasione fiscale è possibile basta solo averne la volontà politica. Che questa volontà non l’avesse Berlusconi lo potevamo anche capire ma che non ce l’abbia neanche questo governo lo trovo semplicemente inaccettabile.Per questa ragione, credo che Italia dei Valori dovrà cercare di cambiare radicalmente questa manovra in Parlamento. La manovra è di 20 miliardi netti e tale dovrà restare. Per questo, tutti i nostri provvedimenti saranno costruiti per lasciarne invariato il saldo. Cercheremo, con i nostri emendamenti, di far pesare di meno questa manovra sulle tasche dei soliti noti e di più su grandi patrimoni ed evasori. Francamente, e non lo nascondo, questa manovra delude. Bastava il mio ragioniere e non i migliori cervelli d’Italia a scriverla così. Deve essere chiaro: un’altra manovra è possibile, una manovra dove non siano sempre gli stessi a pagare. Noi presenteremo i nostri emendamenti e, se anche le altre forze che si ispirano a principi di equità sociale e solidarietà si impegneranno e si batteranno in Parlamento, la manovra potrà cambiare. Perché, governo tecnico o no, il Parlamento è sovrano. (Massimo Donadi deputato Idv)

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L’Italia è finita in lacrime: ora è tempo di agire

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Nelle lacrime in presa diretta del ministro Elsa Fornero in queste lacrime si manifesta tutto il fallimento italiano.
Cosa dire invece, delle decine e decine di anni di politica all’italiana e di politici italiani che hanno goduto di privilegi inauditi ma consentendo comunque alla corruzione ed alle mafie di massacrare un paese, che era una vera potenza economica mondiale, per ridurlo al difficile ruolo di capro espiatorio di tutti i mali globali e delle follie violente anti-globalizzaizone? Ma la verità è che il debito pubblico italiano è colpa della politica italiana, è frutto della idiozia dei politici italiani, e non è invece colpa dell’Europa e nemmeno della globalizzazione. La casta politica che avrebbe dovuto servire e difendere il paese da ogni prevedibile attacco, sia interno che esterno, non lo ha fatto e non lo ha fatto di proposito. Da questo momento in poi, si può con assoluta serenità affermare che l’italia non è più una nazione, ma rappresenta solo un inutile fardello, un pesante fardello intriso di corruzione e di mafiosità, un fardello che altri difendono solo per difendere se stessi, un fardello che pesa troppo sul capo di quegli innocenti che non amano la corruzione ed odiano le mafie.
Con buona pace di chi non lo ha ancora capito e non lo vuole capire. Con buona pace di chi urla di voler difendere in tribunale stili di vita indifendibili e causa certa del fallimento della credibilità e del buon nome di un intero paese. Ma l’italia è finita, anche senza il loro inutile assenso. Occorre però andare oltre questo fallimento, oltre questa sconfitta, bisogna spogliarsi della zavorra e volare alto. Occorre distaccare quei territori che non sono ancora intrisi di corruzione e di mafiosità in modo irrecuperabile e bisogna immediatamente portarli in luogo sicuro, in territorio amico, nel fraterno abbraccio di una riconciliazione dei popoli del nord, dei popoli ticinesi e insubri. Ma bisogna fare in fretta, poiché la corruzione e l’usura mafiosa è stata aizzata contro quei territori ad arte, in modo da diffondere e propagandare l’impressione che l’talia sia tutta mafiosa e tutta corrotta e quindi tutta irrecuperabile.
Bisogna farlo ora e bisogna farlo bene. Occorre avviare una battaglia senza frontiere per difendere la libertà di quei popoli e di quei territori che dicono NO alla corruzione e dicono NO alla mafia. Un battaglia di libertà, una battaglia di civiltà, una battaglia di diritto giuridica e naturale, ma una battaglia. Basta cospargersi il capo di incenso e cercare insensatamente un capro espiatorio che si accolli tutto il male di tutti i mali che affondano i loro artigli nelle carni non italiane, ma incatenate e rese schiave italiane. Ora o mai più. (Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino)

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Spread a danno del popolo italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

“Chiarissimo Professor Monti, se oggi i giovani e i non giovani si trovano quasi nell’impossibilità di trovare lavoro e iniziano a lavorare, forse, a 30-35 anni; se si vedono innalzare l’età contributiva a 41-42 anni; e se si sommano questi due dati si ottiene che un lavoratore andrebbe in pensione a circa 75 anni; e si considera che l’età media, in Italia, è di 74-76 anni; esaminati questi dati, ecco il risultato: si tutelano i conti economici e delle Banche a danno del futuro dei nostri giovani. Così l’On. Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, in riferimento alla manovra economica di 30 miliardi. “Questo Governo, che non è espressione del Popolo Sovrano – continua il deputato MRN – aumenta l’IVA, ripropone il ritorno (maggiorato) dell’ICI, aumenta i nuovi estimi catastali a + 60 %, ma non taglia tutti gli enti inutili che gravano come un macigno sul bilancio dello Stato”. “Bisogna invece chiudere immediatamente tutti gli enti inutili – conclude l’On. Scilipoti – eliminare l’ICI sulla prima casa e dare più soldi a chi lavora”. (Dott. Giuseppe Cuschera)

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Crisi italiana: un’altra storia

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

I fatti odierni hanno un precedente e la complicità di tutto lo schieramento politico partitico che si richiama agli anni novanta. Abbiamo cominciato con il grande inganno della moneta unica che è costata la perdita secca del 50% della ricchezza nazionale. Altro che svalutazione e calo di competitività se fossimo rimasti fuori dall’eurozona come ha fatto, giustamente, la Bretagna. Allora facemmo un favore ai grandi interessi e la macelleria sociale fu affidata nelle mani “esperte” di Ciampi e di Amato. Avremmo dovuto, per lo meno, essere conseguenti e aggredire da subito il debito primario per non farlo almeno crescere con i suoi interessi passivi. Non lo facemmo e continuammo nel limbo delle spese clientelari, dei lobbisti et similia compresa la criminalità organizzata. Tutti a bagnarci il pane in quella mangiatoia che sembrava sempre generosa. Abbiamo persino avuta la “fortuna” di trovare un leader che ha saputo perpetuare il sogno italiano del vivere ricco alle spalle dei poveri e con il tocco magico e mediatico di illudere che chi ha può dare e chi non ha può spendere. Alla fine tutti i nodi sono arrivati al pettine e l’imbonitore di turno, dopo essere riuscito a succhiare il sangue da una rapa, ha mollato la presa e siamo passati all’era dei tecnocrati che trovano persino il tempo di spendere una lacrima sul mancato livellamento delle pensioni al costo della vita dopo che in quindici anni tutti i nostri redditi, da lavoro e da pensione, hanno perso il 60% del loro potere di acquisto.
Ora siamo nel pieno del psicodramma con una Europa che ci chiede l’impossibile e se non lo facciamo ci ricatta con l’idea che saremmo la classica buccia di banana che farebbe cadere l’intera impalcatura in cui si regge l’eurozona. E noi che facciamo? Da buon popolo latino votato alla commozione e alla generosità tout court non sappiamo dire di no distruggendo in questo modo il nostro stato sociale, la nostra libertà, il lavoro dei nostri figli e nipoti di ora e di domani, il diritto alla vita e a vivere. Abbiamo dovuto subire la vergogna di una debacle della politica che ha rinunciato al suo ruolo di mediatore per affidarlo ai tecnocrati mentre altrove accade l’esatto contrario, Dobbiamo subire questa indecente messa in scena con un tam tam mediatico al limite del messaggio subliminale come un topo in trappola per un odore di parmigiano. Cosa possiamo fare? Ciò che la stessa Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda non hanno saputo fare: ovvero rompere come hanno fatto per similare situazione l’Argentina e il Brasile. Uscire, in pratica, dal sistema e crearne un altro. Niente sudditanza economica dai poteri forti. Saranno forse momenti difficili ma è uno sbocco che almeno ci darebbe una chance mentre ora non ne abbiamo nemmeno l’ombra. Ma sappiamo bene che tutto ciò non accadrà perchè siamo troppo illusi e disillusi per avere la mente per le lucide decisioni e ci porteremo con noi un severo giudizio storico dei posteri dove la sentenza non sarà poi tanto ardua. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Manovra: La cosa giusta?

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Prendo in mano l’Italia di oggi, Stato membro dell’Eurozona che usa una moneta straniera che si chiama Euro, che le viene fornita interamente da prestatori privati, senza alcun appoggio della Banca d’Italia. E in effetti questa Italia, così messa, deve, per sopravvivere, pareggiare i bilanci come minimo. Ma non solo. Deve arrivare al surplus di bilancio, cioè lo Stato dovrà tassarci molto di più di quello che ci dà come ricchezza finanziaria. Questo significa che dovremo tutti diventare più poveri, e soffrirne le orrende conseguenze sociali. Non si scappa. Monti e Draghi in questo hanno ragione, la loro ricetta non fa una grinza, è, tecnicamente parlando, un obbligo ineludibile. Anzi, è troppo tenera. E, di nuovo, non sto ironizzando. Esiste una regola aurea in economia che stabilisce questo, e ve lo spiego in sequenza:
– un Paese con moneta NON sovrana come siamo noi, per poter onorare gli interessi sui suoi titoli di Stato emessi (i BOT, BTP…) deve pagare un tasso d’interesse sui quei titoli non di molto superiore al tasso della sua crescita economica. Esempio: se quel Paese cresce al 2%, non può pagare tassi al 5, al 6, al 7,5 % ecc. Se no prima o poi fallisce. Noi stiamo crescendo quasi zero, e paghiamo tassi d’interesse dal 6 al 7%. Semplificando, è come se uno guadagnasse 1 soldo ma dovesse pagare un affitto di 6 soldi. Come fa?
– L’Italia dell’Euro non sovrano deve dunque trovare la differenza (soldi) in qualche modo, se no fallisce. E dove li può trovare? Monti, che non è un impreparato, lo sa bene: deve incassare tasse al netto, tagliare la spesa pubblica, e/o generare un forte aumento dell’export. Vediamoli:
– le tasse al netto sono prelievi da parte dello Stato sui nostri conti correnti, prelievi che devono essere superiori a ciò che lo Stato versa nei nostri conti correnti. I tagli alla spesa pubblica sono la logica conseguenza di quanto appena detto, poiché la spesa pubblica è proprio ciò che lo Stato che versa nei nostri conti correnti. L’aumento dell’export è la terza mossa, che però non elimina le altre due ovviamente. Vediamola:
– per esportare di più di quanto importiamo, quindi per incassare Euro al netto, l’Italia deve produrre cose a prezzi competitivi. Per essere competitiva ha tre strade: una non esiste più, perché necessitava di moneta sovrana (cosa che non abbiamo); la seconda è calare il costo del lavoro in fabbrica, così che i nostri prodotti costino un po’ meno di quelli dei rivali stranieri. La terza è di, ovviamente, far sì che gli italiani desiderino meno prodotti esteri (Iphone, Audi, Chanel, Sony, benzina…), perché se noi ne vogliamo invece tanti l’Italia non riuscirà mai a esportare più di quanto importa e quindi a incassare i soldi al netto che servono per il debito. E come si fa a convincere noi italiani a voler meno cose estere? Siamo troppo viziati, l’unica è impoverirci, punto. Monti lo sa, è un esperto, e questo fa.
Non voglio dipingere, qui, Mario Monti come un bravo e intelligente servo dello Stato. Si tratta semplicemente di un golpista. Ma tu, Susanna Camusso, devi capire che dato l’Euro, ripeto, CHE DATO L’EURO, dato il fatto che l’Italia oggi non può più onorare qualsiasi deficit semplicemente “facendosi staccare un assegno dalla propria Banca Centrale” (Wynne Godley, 1997) denominato nella sua moneta sovrana che era la Lira, dato questo orrendo arrangiamento monetario chiamato da tutti voi “la modernità” quando il tuo centrosinistra ce lo portò a Roma, non ci sono altre soluzioni cara Susanna. Monti fa l’unica cosa tecnicamente possibile, e anzi, dovrà imporre ancor più sacrifici, lacrime e sangue.
La tua, Camusso, è retorica. La cosa più vuota che il tuo vuoto scatolone affarista e mafioso chiamato CGIL abbia mai pronunciato nella sua storia. Prendi per i fondelli milioni di lavoratori facendo la scenetta dell’indignata che inorridisce di fronte all’iniqua manovra, e il tuo scatolone nazionale non dice una sola parola sull’unica reale causa di questa catastrofe d’impoverimento, che risponde al nome di Euro. Ma ditemi voi, con sindacati così chi ha bisogno dei capitalisti? Fanno tutto da soli. Il fatto è che le cose però si complicheranno anche per Monti, e lui lo sa benissimo già oggi. E per due motivi: detto e premesso tutto quanto spiegato sopra, e in particolare la necessità di portare gli interessi sui titoli di Stato italiani in parità (o quasi parità) con il tasso di crescita economica, il problema che si affaccerà per Mario sarà questo:
1) l’impoverimento generale di tutta l’Italia (risparmi, investimenti, produzione) dovuto all’austerità, porterà ad una prima entrata di liquidità in cassa, ma poi necessariamente a un calo della crescita economica, per forza. E allora Mario si troverà con quel maledetto coefficiente tassi d’interesse/crescita che si sballa di nuovo per via del calo del numerino relativo appunto alla crescita.
2) Lo stesso impoverimento generale causerà crollo dei redditi familiari e d’azienda, che significano però anche calo del gettito fiscale (tasse). Meno tasse significa meno soldi nelle casse di Roma per pagare il deficit. Risultato: Mario Monti si troverà con un cane che si morde la coda, e mentre da una parte darà un colpo per raddrizzare il cerchio, dall’altra il cerchio picchierà sul muro storcendosi di nuovo. E che farà a quel punto Mario? Ve lo metto per iscritto: farà quello che hanno sempre fatto tutti i robotizzati umanoidi della scuola economica Neoclassica e Neoliberista, cioè prescriverà ancor più dosi del veleno che ci starà ammazzando. Come fa Obama in USA, come fa il FMI in Estonia e in Irlanda, in Grecia, in Africa ecc. Fino a che saremo finiti. E pure lui, ma prima di quello si sarà fatto un passaggio da Nomura o alla JP Morgan per incassare una pensione multimilionaria con 3 o 4 anni di contributi (non 300 come chiede a te), tanto quanto sarà stato necessario per annientare l’Italia. (Paolo Barnard)

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Efficienza energetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

La Fondazione Consumo Sostenibile, promuove un incontro per approfondire come l’Italia intende applicare la nuova direttiva sull’efficienza energetica. Al confronto sono presenti la Commissione Europea, Direzione energia, con la Dott.ssa Gergana Miladinova, il Sottosegretario all’Ambiente Tullio Fanelli, rappresentanti dei partiti On. Stefano Saglia e On. Federico Testa, rappresentanti dell’imprese, delle Associazioni dei Consumatori, dell’Autorità e del Ministero. L’incontro si terrà lunedì 5 Dicembre 2011 ore 14.30 presso il GSE viale maresciallo Pilsudsky, 91 ore 14.30.
Sull’efficienza energetica, sottolinea il Presidente della Fondazione Consumo Sostenibile Paolo Landi, siamo tutti coinvolti, lo sono le famiglie per contenere la spesa della bolletta energetica, lo sono le imprese e soprattutto lo sono gli edifici pubblici e condomini ove si registrano le maggiori inefficienze e sprechi sull’energia.
Sarà importante capire cosa intende fare il nuovo Governo, con quali incentivi e strumenti intende rispettare gli obiettivi della direttiva. Nell’incontro la FCS presenterà anche una proposta per conciliare la necessità di investimento sull’efficienza energetica e i vincoli e le difficoltà di bilancio, resi sempre più acuti dalla crisi economica. La Fondazione Consumo Sostenibile nasce, con la collaborazione dell’Unione Nazionale Consumatori e Lega Consumatori, nel settembre 2011 da un idea di Paolo Landi con l’obiettivo di promuovere una cultura del consumo sostenibile, la responsabilità sociale d’impresa e la cooperazione internazionale. Prendendo ispirazione dal messaggio della lettera Enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate” (n.66) si vuole sviluppare la creazione di un “centro”, di una “rete” (reale e virtuale allo stesso tempo) dove poter fare maturare i concetti di sostenibilità e responsabilità legati da una parte ai consumatori (un consumo responsabile) e dall’altra alle imprese (responsabilità sociale d’impresa) il tutto dentro la cornice dell’Unione Europea.

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Annuario filosofico

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

AA.VV.Nuova edizione della raccolta di scritti curata dal Centro studi filosofico-religiosi Luigi Pereyson di Torino alla quale collabora una cerchia di studiosi particolarmente affiatati, dediti alla ricerca filosofica tanto nel campo storico quanto nel campo teorico. In occasione dei cinquant’anni dalla pubblicazione di Wahrheit und Methode (1960) di Hans Georg Gadamer, questo numero è dedicato all’ermeneutica. Pagine 484 Euro 52,00 Codice 12245P EAN 978-88-425-4897-3

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Ferrovie: ristrutturazioni e concorrenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Di Vincenzo Olita. Le Ferrovie dello Stato fanno profitti e fenomenali investimenti. In particolare la nuova, splendida stazione Tiburtina a Roma, firmata da una archistar (non gratis di certo). Fanno una ristrutturazione degli interni dei treni veloci, che sembra costare 800 mila euro/ treno, quando un treno nuovo costa solo un terzo di più. Devono essere interni lussuosissimi, per far concorrenza a Montezemolo e alla sua NTV, il quale ha correttamente dichiarato che questo maggior confort di cui godranno i passeggeri FS è un primo beneficio della concorrenza che si affaccia su quel servizio. Il problema è: da dove arriva il fiume di soldi a FS per fare queste meraviglie con in più il bilancio in attivo?
Per le infrastrutture (stazione compresa), dalle nostre tasche di contribuenti. Per le carrozze foderate di leopardo (vero, non sintetico, altrimenti non si spiega il costo) dalle rendite di monopolio lucrate finora sulle linee di Alta Velocità, pagate per intero ancora dai contribuenti (altrimenti andare a Roma ci costava 300 euro a viaggio). Per i profitti, semplicemente non si tratta di profitti: siccome i contribuenti versano a FS tutti gli anni in media 6 miliardi di euro, parlare di profitti non ha senso economico. Se ne versassimo 5, FS avrebbe 1 miliardo di perdite (è già successo), se ne versassimo 7 farebbe un miliardo di profitti. In tutti i casi le ristrutturazioni saranno un ulteriore aggravio per i viaggiatori, visto che saranno introdotti quattro livelli tariffari di cui i primi tre con un costo di molto superiore agli attuali.(Vincenzo Olita)

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Luogo meno corrotto del mondo? E’ la Nuova Zelanda

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Nel 2011 l’indice di percezione della corruzione mostra che la frustrazione pubblica è ben fondata. Nessuna regione o paese del mondo è immune dai danni della corruzione. L’indice utilizza una scala da 0-10 per misurare la corruzione percepita, con zero che rappresenta il paese altamente corrotto e 10 sta per molto pulito. Il rapporto, pubblicato questa settimana, è stato elaborato dall’organizzazione “Transparency International Independent”. I risultati provengono dai sondaggi effettuati sulla base di valutazioni diverse e indagini svolte presso le istituzioni dei vari paesi. Le informazioni utilizzate per compilare l’indice includono domande relative alla corruzione di pubblici ufficiali, tangenti negli appalti pubblici, l’appropriazione indebita di fondi pubblici e domande che hanno sondato la forza e l’efficacia degli sforzi nel settore pubblico nella lotta alla corruzione. L’organizzazione Transparency International, ha sede a Berlino, con 90 uffici presenti in tutto il mondo, partner dei governi, per sviluppare e implementare misure efficaci per combattere la corruzione nelle imprese e nella società civile. Nella classifica la Nuova Zelanda è percepita come la nazione meno corrotta sulla terra, mentre la Somalia e la Corea del Nord sono viste come le più corrotte. Gli Stati Uniti sono classificati tra i 24 meno corrotti su un ” indice di percezione della corruzione,” il quarto paese migliore nell’emisfero occidentale. Il Canada si classifica al 10°, Bahamas è 21° e il Cile è 22°. Nel complesso, i primi posti sono occupati soprattutto dai paesi europei, ad eccezione della Nuova Zelanda, Singapore, al n. 5 e dall’Australia, che è legato alla Svizzera all’8° posto. Al top della classifica sono altre nazioni come Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia e i Paesi Bassi. L’Italia si classifica al 69 posto con Macedonia , Ghana e Samoa con un punteggio di 3,9 vicino allo zero. Oltre alla Somalia e Corea del Nord, che sono legate per ultimo al 182°, la parte inferiore dell’elenco include Myanmar, Afghanistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Sudan, Iraq, Haiti e Venezuela.
Nella relazione gli esperti dell’organizzazione di Transparency International Independent hanno sottolineato “Nel corso del tempo, le percezioni hanno dimostrato di essere una stima attendibile di corruzione”.
La classifica per gli altri paesi dell’emisfero occidentale è: Uruguay (25), Porto Rico (39), Costarica (50), Cuba (61), Brasile (73), Colombia, El Salvador e Perù (legate per 80), Panama (86), Argentina e Messico (legate per 100), Bolivia (118), Ecuador e Guatemala (legate per 120), Repubblica Dominicana e Honduras (legate per 129), Nicaragua (134), Paraguay (154), Venezuela (172), Haiti (175). La Nuova Zelanda, è la nazione più alta in classifica, con un punteggio di 9,5. La Somalia e la Corea del Nord, si trovano nella classifica più bassa, con un punteggio di 1.0.
Gli Stati Uniti ha segnato il 7.1, mentre il Canada è l’8,7 e il Cile è il 7.2. Haiti, è la nazione nella classifica con il punteggio più basso nell’emisfero occidentale, con l’1,8. Avanti la nazione peggiore è il Venezuela con l’1,9.
In Europa orientale e dell’Asia centrale, la Turchia si è classificata con la posizione più alta al 61 posto con 4.2 punti della scala mentre il Turkmenistan e l’Uzbekistan sono con il punteggio più basso, legato al 177 posto con un valore dell’ indice di 1.6. In Unione europea e dell’Europa occidentale, la Danimarca e Finlandia sono i paesi migliori, legati al secondo posto con un indice valore di 9,4. La Bulgaria è giù nella classifica al n. 86 con un 3.3 nella scala della corruzione. In Medio Oriente e Nord Africa, il Qatar è il paese migliore al n. 22 con un indice valore del 7,2. L’Iraq è gìù, classificato al 175, con un indice valore 1.8. In Africa subsahariana, il Botswana è il più alto nella classifica al n. 32 con un indice valore di 6.1. Il rapporto completo, pubblicato giovedì, comunica Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è visibile sui siti http://www.transparency.org e http://www.sportellodeidiritti.org.

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Gli italiani che cambiano casa

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Vivere nello stesso appartamento per tutta la vita è qualcosa che sembra non fare più parte della cultura italiana. Secondo un’indagine condotta su oltre 5.000 rispondenti da Immobiliare.it (www.immobiliare.it), il portale immobiliare leader del settore con oltre 700.000 annunci e più di 7 milioni di visite al mese, se in media ogni italiano trasloca 2,5 volte nel corso della vita, un quarto dei nostri connazionali lo fa più di quattro e quasi il 13% addirittura sei volte o più. Stando alle risposte raccolte da Immobiliare.it, il 53% di chi trasloca cerca di farlo senza coinvolgere ditte o professionisti del settore, lavorando da solo o con l’aiuto di amici o parenti. In effetti, traslocare costa, e non solo da un punto di vista emotivo. Analizzando le varie voci di spesa legate al cambio di appartamento, Immobiliare.it ha stimato che trasferirsi all’interno di uno stesso comune costa per una famiglia di 4 persone non meno di 1.600 euro; se i casi della vita ci portano più lontano si può arrivare a spendere facilmente il doppio, mentre se il trasloco farà viaggiare i nostri scatoloni verso un altro Stato, la cifra salirà ancora, ovviamente nonostante si scelga di fare da soli. Chi, invece, è ricorso a dei professionisti, nel 60% dei casi, pensa di aver fatto la scelta giusta: meno pensieri, meno fatica e più probabilità di un cambiamento “indolore”. Fare da soli, infatti, aumenta la possibilità di rompere oggetti e mobili e, soprattutto, di stancarsi troppo. I pentiti del trasloco fai-da-te (il 47% del campione intervistato) lamentano in misura maggiore proprio l’eccesso di lavoro necessario per spostare tutto da soli.
Se cambiare casa più e più volte sembra ormai prassi per tutti gli Italiani, l’abitudine allo spostamento non è uniforme per tutto lo stivale. Secondo i dati di Immobiliare.it, Umbria, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia sono le Regioni italiane i cui residenti cambiano, nel corso della vita, il maggior numero di case. In media gli Umbri fanno 3,5 traslochi nell’arco della vita, tre per Emiliano-romagnoli e Friulani. Appena due, invece, i traslochi fatti mediamente da Pugliesi e Campani. I residenti del Sud Italia risultano essere più stanziali: se oltre il 42% dei calabresi afferma di non aver mai lasciato la casa in cui è nato, la percentuale rimane ancora molto alta in Basilicata (26,10%), Molise (25%), Campania (24,80%) e Sicilia (23,90%). Sembrano non trovare l’abitazione della vita, invece, umbri, marchigiani e friulani. Nel loro caso la percentuale di chi ha fatto più di cinque traslochi è pari, rispettivamente al 27,5%, 17,3% e 17,10%.

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George Shoppers Choose Practical Gifts Over Luxury Items This Christmas

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

London With families across the UK being £13 worse off per week than this time last year* the tough economic climate is still hitting many families this Christmas. Recent sales stats from George at Asda in the run up to the festive period have shown that the nation is most certainly living the simple life and going back to basics when it comes to gifting.
Women’s slipper boots in particular have already seen a 144% uplift at George compared to this week last year and with just under four weeks until Christmas day, the store predicts that this will increase significantly as family and friends aim to please with much needed gifts instead of gadgets, jokes and luxury gifting this year.And as customers spend savvy this Christmas, George launched a £10 or less gift campaign to help customers bag themselves a practically perfect bargain this winter.George has discovered that almost half of the nation said they would be more than grateful to receive slippers from their partner this Christmas and 48% of customers let Asda know that they will definitely buy either clothing including pyjamas, woolly jumpers and dressing gowns, footwear including slippers and socks or winter accessories including gloves, scarves and hats. The main reason for this switch from luxury gifts and gadgets to necessary items is due to families and couples staying at home more often during the festive season to cut costs and secondly that families admitted they wanted to feel wrapped up indoors as well as outdoors throughout the winter to save on the ever-increasing heating bills.Cosy nightwear and home loungewear items are also showing strong sales performances, up 13% on last year, with a 75% uplift in warm, fleecy children’s nightwear and a rise of 34% on women’s dressing gowns compared to this time last year. Even men are following suit and keeping their legs warm whilst they sleep with sales figures showing an 80% rise in men’s pyjama bottoms, and men’s loungepants flying off the shelves. Warm knitwear has soared over the last week with boys knitwear up a staggering 98% compared to this time last year and winter accessories are also showing a huge sales increase – an 83% rise in fleece gloves and a 63% rise in leather gloves. George at Asda predicts that practical Christmas presents such as scarves, gloves, dressing gowns and slippers will be requested, gratefully received and actually used as we move into 2012.

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Greenpeace occupies Global Business Day

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

To name and shame the ‘Dirty Dozen’ corporations sabotaging climate action
Durban, 5 December 2011 – At the beginning of the second week of the UN climate talks in Durban, Greenpeace activists and supporters along with other NGOs converged on the Global Business Day conference to name and shame The Dirty Dozen1 carbon intensive industries who are helping stifle progress on agreeing a global deal to combat climate change.
Six Greenpeace climbers who peacefully occupied the World Business Council on Sustainable Development2 conference were arrested during an attempt to hang a banner demanding “Listen to the People, not the Polluters”. Life size puppets representing corporations, including Shell, Koch Industries and Eskom, which are pulling the strings of key world leaders, joined the protest. In particular they highlight links to including the US Congress, European Union President Barroso and Canadian Prime Minister Harper. “Meeting in the shadow of the vital UN talks these dirty dozen companies should be ashamed of their role in undermining global talks to tackle climate change, to save lives, economies and habitats. Putting short-term private profit before public protection is morally repugnant,” said Kumi Naidoo, International Executive Director of Greenpeace International, from the gathering. “Our political leaders need to close the door on dirty corporations who would celebrate failure in Durban, they must listen to the people and not the polluters. Our children and their children deserve nothing less.” Despite the urgency of the situation, the overwhelming scientific consensus, as well as the groundswell of support from the public and progressive corporations for real action on climate change, expectations of any meaningful outcome from Durban are at best low. “Greenpeace is calling on the politicians who hold the fate of our economy and environment in their hands here in Durban to listen to the people instead of polluting corporations like Shell, Eskom and Koch Industries,” said Tzeporah Berman, Co-director of Climate and Energy at Greenpeace International. “Today we are naming the names of the Dirty Dozen who are holding us back from making progress on protecting the climate.” The peaceful protest follows the launch of Greenpeace’s global report, ‘Who’s holding us back?’3 which details how carbon intensive industry is preventing effective climate legislation.
Speakers at the protest included Bobby Peek from groundWork, Jamie Henn from 350.org, Desmond D’Sa from SDCEA and Greenpeace spokespeople from several countries.

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Attivazione Leonardo Express

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Roma. «L’attivazione del nuovo Leonardo Express conferma l’impegno del presidente Polverini e dell’assessore Lollobrigida per migliorare il trasporto pubblico locale, dotando Roma di un servizio rapido ed efficiente di collegamento con l’aeroporto internazionale di Fiumicino». È quanto dichiara, in una nota, il consigliere Pdl di Roma Capitale, Federico Mollicone. «Grazie al nuovo treno – ha sottolineato il consigliere Pdl – , sarà possibile, in particolare, offrire ai tantissimi turisti che raggiungono quotidianamente la Stazione Termini un servizio all’altezza di una grande capitale come Roma, mettendo l’aeroporto di Fiumicino in rete con le metropolitane, i capolinea Atac e la stazione taxi di piazzale dei Cinquecento».

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