Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 6 dicembre 2011

Pensionati in rivolta

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Il Forum dei Pensionati con sede a Roma in via di Porta San Lorenzo A/15 nella persona del suo segretario nazionale Michele De Cesare ha inviato una lettera aperta ai segretari dei maggiori partiti nazionali di questo tenore: “Il Forum dei pensionati riunitosi in data odierna ha analizzato i provvedimenti che il governo Monti ha ritenuto d’inserire nel Dl di stabilizzazione dei conti pubblici. Si tratta dell’ennesimo intervento correttivo che porta a 20 le manovre subite dagli italiani negli ultimi 12 anni per un ammontare complessivo di 600 miliardi di euro. Dalla manovra “natalizia” – prosegue la lettera – ci aspettavamo come promesso, soprattutto equità e non lacrime e sangue come invece, per l’ennesima volta, lavoratori e pensionati dovranno caricarsi sulle proprie spalle. Il blocco delle perequazioni delle pensioni per gli anni 2012 e 2013 , il ritorno dell’Ici sulla prima casa e il consistente aumento sulla seconda, la revisione degli estimi catastali, l’introduzione di ulteriori ticket sulla sanità, i riflessi derivanti dall’ennesimo aumento dell’iva, sono solo alcuni dei provvedimenti che colpiranno in modo definitivo il potere di acquisto degli assegni di altri due terzi dei pensionati, andando ad ingrossare il numero di chi già vive nella fascia di povertà assoluta. Il solo congelamento della scala mobile comporterà sacrifici ben superiori a quelli richiesti alle altre componenti sociali del Paese che, tradotto in cifre, ammontano ad un mancato aumento delle pensioni nell’ordine di 100 euro mensili. Anche il prof. Monti ritiene di far cassa intervenendo sulle pensioni di chi i sacrifici li fa da troppo tempo e che farà sentire la propria voce sino in fondo nel contrastare le scelte sbagliate. Per questi motivi non daremo tregua, non abdicheremo al nostro ruolo fino al varo della manovra nei due rami del Parlamento, ma soprattutto non ci faremo intenerire dalle lacrime del ministro Fornero.” (n.r. Ci pare opportuno aggiungere che il prof. Monti avrebbe potuto agevolmente evitare questo modo di fare cassa con tre semplici provvedimenti: recuperare i 13 miliardi di euro previsti per l’acquisto di caccia bombardieri, tenendo conto che non siamo un paese in guerra, di 2 miliardi di consulenze, di recupero di 3 miliardi di euro aumentando il contributo per il rientro dei capitali scudati. Sono 18 miliardi di cui non si ha traccia pur nei severi provvedimenti del Presidente del Consiglio. E’ davvero un “bel modo” per dare fiducia nelle istituzioni.al paese E queste cifre, sia chiaro, possono da subito fare cassa, forse più e meglio dei 100 euro sottratti ai pensionati in due anni dopo che le pensioni sono rimaste congelate per 5 anni.)

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Tumori in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Nel nostro Paese i grandi tumori fanno meno paura che nel resto d’Europa: l’Italia vanta infatti risultati migliori della media del continente. A 5 anni è vivo l’83% di chi è colpito da neoplasia al seno (contro l’80%), il 58% al colon-retto (rispetto al 54%), il 79% alla prostata (74%) e il 13% al polmone (verso il 10%). Saranno 360mila i nuovi casi in Italia nel 2011, 200mila negli uomini (56%) e 160mila nelle donne (44%): circa 1.000 al giorno. Sono invece 1.285.000 le persone “guarite”, che si sono lasciate la malattia alle spalle da più di 5 anni. Il primo censimento ufficiale che fotografa l’universo cancro in tempo reale è ora disponibile grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) che hanno unito gli sforzi per pubblicare il volume “I numeri del cancro in Italia 2011”, presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute alla presenza del Ministro prof. Renato Balduzzi. “Non è un trattato per addetti ai lavori ma una guida fondamentale per orientare le politiche sanitarie, che vogliamo mettere a disposizione delle Istituzioni – spiega il prof. Marco Venturini, presidente AIOM -. Grazie a confronti internazionali e fra le diverse aree della penisola, a un’analisi degli andamenti temporali, dei tumori più frequenti e più letali siamo in grado di comprendere dove agire al meglio, quanto siano efficaci le attività di prevenzione e di trattamento e come sia possibile razionalizzare risorse e interventi. Emergono disparità regionali delle cure che si traducono talvolta nel mancato accesso alle terapie, con implicazioni significative sui costi sociali. A nostro avviso i risparmi, pur necessari, vanno previsti su altri settori, di minore gravità, dell’assistenza sanitaria”. Le 2 velocità del Paese risultano evidenti: si hanno più casi al nord (+30%) rispetto al sud ma la sopravvivenza è complessivamente inferiore nel Mezzogiorno. Il cancro rappresenta la seconda causa di morte in Italia (30%) dopo le patologie cardiocircolatorie (39%). Nel 2011 provocherà 174.000 decessi, con il tumore del seno big killer fra le donne (16%) e quello del polmone fra gli uomini (28%). “L’invecchiamento generale della popolazione è la causa principale del costante aumento di diagnosi– sottolinea il prof. Stefano Ferretti, segretario dell’AIRTUM -. Ma attenzione: l’11% dei pazienti colpiti ha meno di 50 anni. Fra i giovani le neoplasie più frequenti sono quella al testicolo negli uomini (11%) e alla mammella (40%) fra le donne”. Il volume verrà ora distribuito a tutte le oncologie italiane, agli assessorati regionali e alle Istituzioni nazionali. Diventerà una pubblicazione annuale sul modello di quanto già avviene da tempo negli USA.
Dall’analisi dei dati disponibili relativi al periodo 1998-2005 emerge una riduzione significativa della mortalità complessiva per tumore, in entrambi i sessi. “Il calo è del 12% nei maschi e del 6% tra le femmine – sottolinea il prof. Venturini -. Questo si spiega sia con la diffusione dei programmi di screening e il miglioramento delle capacità diagnostiche che con la possibilità di accedere alle cure più efficaci, grazie a centri di eccellenza diffusi su tutto il territorio e ad un’oncologia che si conferma fra le migliori al mondo”. “Per quanto riguarda i confronti internazionali – aggiunge Ferretti – l’Italia ha una frequenza di neoplasie simile o più elevata rispetto a Paesi Nord-europei e agli Stati Uniti, presumibilmente dovuta ai valori ancora sostenuti, seppur in diminuzione, del cancro del polmone, ma anche a quello del colon retto fra gli uomini. Per le donne l’incidenza è invece sostanzialmente allineata tra i Paesi. Nel confronto fra Nord e Sud si segnala l’importante eccezione del cancro del fegato, molto più frequente nel Meridione, che presenta rispetto alle Regioni settentrionali valori pari a +25% nei maschi e +75% nelle femmine. Il fenomeno è da ricondurre alla maggiore diffusione nel Sud Italia del virus dell’epatite B e C, uno dei principali fattori di rischio per l’epatocarcinoma”. Il cancro del colon-retto è nel complesso il più frequente con 50.000 nuove diagnosi nel 2011, seguito da quello alla mammella (45.000), alla prostata (42.000) e al polmone (38.000). Le “classifiche” differiscono in maniera notevole fra i due sessi: tra i maschi il tumore più diffuso è quello della prostata che rappresenta il 20% di tutte le neoplasie. Seguono polmone (15%, con tendenza alla riduzione), colon-retto (14%), vescica (10%) e stomaco (10%). Tra le donne la neoplasia della mammella costituisce il 29% del totale delle nuove diagnosi, seguita da colon-retto (13%), polmone (6%), corpo dell’utero (5%) e stomaco (4%). “Alla raccolta dei dati – conclude il prof. Carmine Pinto, segretario nazionale AIOM – hanno contribuito tutte le oncologie mediche italiane (oltre 300) e i 35 registri tumori diffusi in tutto il territorio che, fin dagli anni ’70, monitorano l’andamento di queste malattie nella popolazione. Questa pubblicazione si somma alle numerose iniziative promosse dalla nostra Società scientifica sul fronte della documentazione e della promozione di modelli gestionali ottimali, fra cui il “Libro Bianco” dell’oncologia italiana che rappresenta ormai un documento indispensabile per tutti gli operatori del settore”.

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A Durban salviamo il clima

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Mentre il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini si sta recando a Durban, in Sud Africa, per rappresentare l’Italia alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima, stamattina all’alba attivisti di Greenpeace sono entrati in azione a Roma, davanti a Palazzo Chigi. Gli attivisti dell’associazione ambientalista hanno aperto in Piazza Colonna un grande striscione con una foto della tragica alluvione di Genova dello scorso 4 novembre e il messaggio: “Il clima cambia. La politica deve cambiare”. Altri attivisti hanno scalato due lampioni davanti al palazzo sede del Governo con il messaggio: “A Durban salviamo il clima”.In contemporanea con la protesta di Greenpeace, due attori hanno messo in scena la rappresentazione della politica che si rifiuta di cambiare: vestiti e truccati come se fossero in un film in bianco e nero, hanno risposto alle domande dei giornalisti come se il problema del caos climatico non li riguardasse. “Quest’autunno la nostra penisola è stata martoriata, da Nord a Sud, da una serie di tragiche alluvioni che hanno causato la morte di decine di persone e miliardi di euro di danni. Questi sono chiari segnali che i cambiamenti climatici stanno avendo un effetto sempre più grave alle nostre latitudini e sul nostro Paese. Questi sono i segnali che la politica deve ascoltare.” dichiara Salvatore Barbera, responsabile della campagna Clima e Energia di Greenpeace Italia.L’iniziativa di stamattina rilancia infatti quella promossa la settimana scorsa da Greenpeace sul proprio sito (www.greenpeace.org/durban), dal quale è possibile inviare al Ministro Clini una “cartolina dal caos climatico”. Dimostrando come gli italiani siano preoccupati per i cambiamenti climatici, più di 15 mila persone hanno già mandato la cartolina al Ministro con la richiesta di assumere a Durban una posizione forte e ambiziosa per la salvaguardia del clima e per il rinnovo del protocollo di Kyoto. Numerosi studi scientifici, tra cui l’ultimo rapporto dell’IPCC [1], mostrano senza ombra di dubbio che i fenomeni atmosferici estremi saranno sempre più frequenti e distruttivi a causa dell’aumento delle temperature medie. In Italia i cambiamenti climatici stanno avendo impatti sempre più gravi: oltre all’aumento delle alluvioni, determinano la desertificazione di ampie aree del meridione e il ritirarsi dei ghiacciai di montagna, lo slittamento dei cicli agricoli e temperature estremamente alte d’estate o basse d’inverno.
Se il clima è chiaramente cambiato, lo stesso non si può dire della politica, soprattutto di quella nazionale. Lo scorso governo ha guidato l’Italia verso posizioni, a livello internazionale, sempre più di retroguardia nella lotta alle emissioni dei gas serra. Il Senato, in questa legislatura, ha addirittura approvato un atto che nega l’esistenza dei cambiamenti climatici e prende le distanze dalle politiche comunitarie a difesa del clima. “Esortiamo il Ministro Clini e il nuovo Governo a cambiare la politica climatica del Paese. Un primo banco di prova, oltre a quanto il ministro saprà fare a Durban, sarà la difesa degli incentivi alle rinnovabili. Il sostegno pubblico per questo settore è un investimento del Paese per il futuro occupazionale e ambientale. Le lobby delle energie fossili sono da tempo attivamente impegnate a frenare la crescita delle energie pulite: per questo il governo deve approvare con celerità,trasparenza e razionalità i nuovi decreti attuativi, per garantire stabilità e sviluppo al settore delle fonti rinnovabili” conclude Barbera.

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L’Italia trascina l’Europa nel suo fallimento

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

L’agenzia internazionale Standard & Poor’s, infatti, ha messo sotto osservazione (creditwatch negative) i rating di ben 15 Paesi di Eurolandia in previsione di una moderata recessione che colpirà l’Eurozona nel 2012, eccetto l’Italia, naturalmente, per la quale si prevede invece una recessione di ben altro spessore durata e misura. I popoli europei cominciano a porsi domande interessanti sul futuro dell’euro, sia inteso come concezione politica, che geografica, che economica e monetaria. Un cittadino tedesco infatti, non riesce a comprendere perché egli debba sacrificare il credito internazionale della potenza economica tedesca ed i suoi personali e familiari interessi per salvare l’italia, un paese che fallisce miseramente a causa della corruzione politica e burocratica dilagante (fenomeno assolutamente fisiologico nel resto d’Europa che vede invece nell’utilizzo dei finanziamenti e nella gestione degli appalti pubblici cifre percentuali prossime alla totalità delle somme erogate per l’italia) e della oramai potentissima holding mafiosa italiana, prima azienda italiana per fatturato, in grado di assicurarsi il 90% dei grandi appalti pubblici italiani.Un cittadino tedesco, ovvero un cittadino francese non riesce a comprendere perché con il sacrificio dei popoli francese e tedesco si dovrebbe salvare un paese che è ormai integralmente preda delle mafie e della prassi corruttiva:
se agli italiani piace vivere al di sopra delle loro possibilità, il cittadino europeo non comprende affatto perché debba essere chiamato a fare sacrifici enormi per pagare i debiti insoluti italiani, frutto non della crisi o della sfortuna, ma figli di uno stile di vita assolutamente errato, gravemente degradato, assai incivile e soprattutto, affatto considerabile come un “modello ed uno stile di vita europeo”.
A dire il vero, è tutta l’Europa del sud che si dimostra afflitta da questa degenerazione e maleducazione incivile, anche se, il caso italiano, si arricchisce di due fattori difficilmente eguagliabili in tutto il mondo civile:
l’elevazione della corruzione a sistema di vita e l’affermazione del metodo mafioso come regola generale.
Il cittadino tedesco resta sempre più perplesso dei sacrifici che dovrà sopportare per consentire ad un tale degrado umano di sopravvivere.
In effetti, l’attuale governo italiano ottiene un certo successo nelle borse mondiali proprio grazie al sostegno soprattutto di Francia e Germania, che attraverso la BCE stanno garantendo il debito pubblico sovrano italiano, la solvibilità italiana e la stabilità italiana.
Anche la FMI corre in soccorso del premier Monti, generando un nuovo clima di fiducia nella ormai fallita unità ed integrità italiana.
Eppure qualcosa non quadra ancora in tutta questa vicenda, nonostante i dubbi del cittadino tedesco, di quello francese e di quello europeo in generale. Vediamo di eviscerarli questi fenomenali dubbi, uno per uno.
– Mafia, Corruzione ed Evasione Fiscale Il premier Monti non elenca mai queste due piaghe italiane nelle sue apparizioni pubbliche, pare che per Mario Monti, corruzione e mafie non esistano in Italia. Se mafia e corruzione sono fenomeni in grado di muovere enormi ricchezze in Italia, non si comprende perché il premier Monti non vada a cercare il recupero delle cifre da capogiro che rappresentano il giro d’affari di corruzione e mafia in Italia invece di massacrare ancora una volta famiglie ed aziende italiane, che sono state già gravemente ferite dalla crisi e dallo stato di mafiosità imperante e di libertà assente in cui versa l’economia italiana. Perché una famiglia italiana deve vedere ancora una volta mortificata il proprio futuro pensionistico, e deve subire un ulteriore aggravamento della già delirante pressione fiscale esistente? Ed a quale titolo e con quale presunzione arrogante si impone un analogo sacrifico alle famiglie ed alle aziende tedesche e francesi?
Perché i sempiterni mali italiani li debbono sempre pagare i soliti fessi e mai i soliti furbi, li pagano sempre le famiglie e le aziende sane ed invece mai e poi mai viene addebitato un euro o lira che sia alle famiglie e le aziende mafiose, alle famiglie dei politici e dei burocrati corrotti ed incapaci?
E perché non si approfitta oggi della favorevole posizione derivante dalla crisi in atto per cancellare una volta per tutte mafia e corruzione dal vocabolario corrente italiano?
– L’illegalità diffusa, i ritardi e le assenze della Pubblica Ammininstrazione, le lentezze burocratiche e la (in)giustizia italiana
Tutta questa matassa di fenomeni italiani assai intrecciati fra di loro rende impossibile una vita normale delle famiglie e delle aziende che decidessero di intraprendere l’avventura della vita terrena ovvero l’alea di una attività imprenditoriale in Italia.
Nessuna riforma strutturale, ne tanto meno, alcuna liberalizzazione delle professioni, delle arti e delle attività sottoposte a licenze pubbliche si impone nell’agire dell’esecutivo italiano:
– il paese non viene così ammodernato e reso competitivo sul piano internazionale.
– La Spesa Pubblica, il Parassita Pubblico ed il Debito Pubblico –
– L’imponente massa di dipendenti pubblici e di cariche politico-amministrative che gravano pesantemente sulla spesa pubblica come nella costruzione del debito pubblico, avvisano il presente che non è possibile tentare il salvataggio del paese in queste condizioni di spesa pubblica indecente e soprattutto, improduttiva e parassita. Ma anche in questo caso, il governo Monti, l’attuale esecutivo italiano in carica attualmente, non offre alcuna soluzione di riduzione drastica ed immediata della spesa pubblica e di contenimento del debito pubblico che passi attraverso un salasso doveroso e necessario della pubblica amministrazione, elemento indicato fra le cause primarie del fallimento italiano nel suo peso e nella sua inefficienza cronica e conclamata.
Se l’Inghilterra per venir fuori dal rischio di downgrade e di fall out avviò anch’essa dopo aver cambiato governo una notevole riduzione della spesa pubblica taglia di ben 81.000.000.000 di sterline e la perdita di circa mezzo milione di posti di lavoro, ma programmando un rientro in sostanziale pareggio dei conti pubblici entro l’attuale legislatura, non si comprende perché l’Italia, causa e movente del paventato fallimento europeo e del prossimo possibile downgrade di ben 15 paesi europei, non debba imporre altrettanti sacrifici.
Insomma, l’ingiustizia sociale di cui si vestono le azioni del premier Mario Monti, si scontra con le altisonanti e roboanti indicazioni di indirizzo politico dell’esecutivo alla coesione sociale e alla giustizia sociale preannunciate dal Monti stesso.
E allora torna la domanda iniziale:
perché un cittadino tedesco, un cittadino francese o un cittadino europeo dovrebbe sacrificare il proprio futuro rovinare la serenità e compromettere la stabilità delle proprie famiglie come delle proprie aziende per salvare una tale ecatombe di guai e di difetti incorreggibili ed incorretti che si definisce come l’Italia? Interrogato il morto lo stesso non rispose. Ovviamente. E se la politica e la burocrazia sono corrotte, che paghino loro il debito pubblico che si è costruito per saziare il loro infinito appetito. Che paghino le classi dirigenti italiane il prezzo della loro incapacità e/o disonestà. (Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X – in sintesi)

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Delay in climate decisions will cost more

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Durban Delaying any decisions on future climate action until 2015 or 2020 will bring a rapidly increasing risk in costs and threatens the likelihood of the world being able to keep global warming to below 2 degrees C, the Climate Action Tracker warned today in its Durban update. We are heading toward a global emissions pathway that will take warming to 3.5degC, and far from a cost-optimal pathway to keep warming below 2degC, according to the latest analysis from the Climate Action Tracker, a joint project of Climate Analytics, Ecofys and the Potsdam Institute for Climate Impact Research. With the current pledges taken under the Cancun Agreements, global emissions would be on a pathway where, in 2020, we would be emitting 55 gigatonnes of CO2 equivalent a year (GtCO2e/year), way above the levels consistent with a 2degC pathway of below 44GtCO2e/year. This is in line with the UNEP “Bridging the Emissions Gap” report. Even the 2degC pathway itself is difficult, as the world will have to cut global emission levels 2% a year (on 2000 levels) from 2020 to 2050.But leaving mitigation decisions until 2020, i.e. staying with the current pledges, would mean those emissions would need to be reduced by 3.8% a year after 2020, almost twice as fast. The scientists also called for a common set of accounting rules so as to lead to better transparency.With no common accounting system to compare countries, scientists are forced to make assumptions on what lies behind government pledges. While we are transparent on the assumptions made, having a wide variety of assumptions hardly leads to transparency overall. A set of common rules would ensure a higher level of transparency, ensure comparability and build confidence. This would help our work and – we think – would also benefit the overall process.Examples include
• LULUCF rules, where countries have quite different ways of measuring and accounting, for example the US and Australia
• Shifting baselines, especially with big developing countries, such as Brazil
• Pledges that are based on a variety of measurements, such as China’s emissions intensity/GDP.
• The wide variety of accounting in forest management submissions where:
– 31 countries submitted reference levels based on projections;
– three countries submitted historical reference levels based on a single year 1990;
– one country chose the average removals during a historical time series (1990-2006);
– and one country kept the Kyoto rules from the first commitment period: gross–net accounting using a narrow approach.
• Fast Start Finance accounting, for example Japan’s accounting between public and private financing has a difference of USD $3.4 billion.

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Come un’ostrica con la perla: così il cervello produce la dopamina

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Uno studio della Sapienza, pubblicato sull’autorevole rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences USA), ha scoperto il meccanismo di attivazione dell’enzima che produce la dopamina nel cervello.
La dopamina è un neurotrasmettitore indispensabile per numerose attività cerebrali con effetti anche sul comportamento, il movimento volontario, l’umore, la memoria di lavoro, il sonno e l’apprendimento. Le sue disfunzioni sono all’origine di gravissime malattie neurodegenerative quali, per esempio, il Morbo di Parkinson.
Nel cervello umano la sintesi di neurotrasmettitori come la dopamina dipende da una proteina detta DOPA decarbossilasi (DDC). Per funzionare correttamente la DDC deve legarsi a un co-enzima, derivato della vitamina B6, il piridossale-5’-fosfato (PLP). I ricercatori del dipartimento di Scienze Biochimiche della Sapienza coordinati dalla professoressa Francesca Cutruzzolà, in collaborazione con l’Università di Verona e il CNR, hanno scoperto i dettagli molecolari dell’interazione tra la DDC e il suo coenzima, il PLP appunto. Grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate di biochimica molecolare è stato chiarito il meccanismo di attivazione dell’enzima. In assenza di PLP – precisa Francesca Cutruzzolà – l’enzima non è attivo ed assume l’inaspettata struttura aperta. In presenza di PLP, al contrario, l’enzima si chiude come un ostrica sulla sua perla, assumendo la forma attiva, più compatta e stabile e quindi meno sensibile alla degradazione nelle cellule”. La comprensione della struttura tridimensionale e della stabilità della DOPA decarbossilasi apre nuove prospettive nella lotta contro patologie neurodegenerative quali il Parkinson, fornendo nuove speranze di cura per i malati. La ricerca, dal titolo “The open conformation of human DOPA decarboxylase reveals the mechanism of PLP addition to Group II decarboxylases”, è firmata da Giorgio Giardina, Riccardo Montioli, Stefano Gianni, Barbara Cellini, Alessandro Paiardini, Carla Borri Voltattorni e Francesca Cutruzzolà. (schema, ddcaperta wires, cover)

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Profughi di Ashraf

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Nello scorso mese di aprile, il Governo iracheno annunciava la chiusura entro la fine del 2011 del campo profughi di Ashraf, che concede rifugio da più di 20 anni a 3400 oppositori della dittatura integralista di Teheran. La decisione è stata resa pubblica dopo due massacri, che hanno causato la morte di cinquanta persone e il ferimento di altre mille circa, fra la popolazione civile del campo, che non ha difese contro la violenza e gli abusi. Le stragi sono avvenute nonostante gli americani avessero promesso di difendere gli abitanti del campo. “Il mondo, che al termine della Seconda guerra mondiale si era impegnato a garantire i Diritti Umani, ha impiegato troppo tempo a reagire” commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione umanitaria EveryOne, e Fabio Marcelli, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione italiana dei giuristi democratici. “L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati è intervenuto a settembre 2011 per confermare a questi dissidenti iraniani lo status di rifugiati politici, tappa preliminare per trasferirli in Paesi terzi, secondo il piano presentato dal Parlamento europeo per risolvere la crisi” spiegano gli attivisti. “Da allora, però, Baghdad ha bloccato tutto. Ha ostacolato il procedimento dell’Alto Commissario e non smette di ripetere, fino a oggi, la sua intenzione di scagliare il terzo attacco contro il campo profughi, che ha intenzione di cancellare. A parte la responsabilità evidente degli Stati Uniti in questa carneficina annunciata, come può il mondo civile giustificare la propria inerzia, essendo testimone degli eventi di Ashraf? Questi innocenti” proseguono i responsabilli di EveryOne e dei Giuristi Democratici, “desiderano solo trasferirsi in un Paese sicuro, mantenendo la loro dignità di esseri umani. I Paesi dell’Unione non avrebbero forse la capacità di accogliere, dividendosene il numero, i 3400 profughi, salvando loro la vita?”. Il Gruppo EveryOne, di concerto con l’associazione Giuristi Democratici (www.giuristidemocratici.it), ha inviato dunque un accorato appello al Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi: “Se il governo Italiano intervenisse per annunciare al governo dell’Iraq di essere disponibile ad accogliere sul proprio territorio parte di questi rifugiati,” si legge nel testo della lettera, recapitata anche alle più alte cariche dello Stato, “Baghdad non avrebbe più alcun argomento per proseguire nello sterminio. Ci rivolgiamo al Governo Monti affinché assuma un’iniziativa che onorerà per sempre l’Italia e di conseguenza coloro che, con coraggio e umanità, avranno deciso di scegliere la via della giustizia e della vita a quella dell’indifferenza di fronte alla persecuzione”.

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Primo paziente in Italia impiantato con dispositivo di neurostimolazione per l’emicrania cronica

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Presso l’Istituto Neurologico Besta di Milano è stato impiantato il sistema di neurostimolazione Genesis™ di St. Jude Medical per la stimolazione nervosa periferica (PNS) dei nervi occipitali per la gestione del dolore e della disabilità associati all’emicrania cronica intrattabile. “L’intervento chirurgico è andato bene ed abbiamo utilizzato una nuova tecnica per il posizionamento del catetere nell’area occipitale per minimizzare il rischio di sposizionamento del catetere stesso,” ha dichiarato il Dott. Angelo Franzini, Responsabile della Neurochirurgia III dell’Istituto Neurologico Besta, che ha eseguito la procedura in una donna di 40 anni sofferente di mal di testa per più di 15 giorni al mese. Questo tipo di emicrania è definito come una cefalea avente durata minima di 4 ore al giorno per 15 o più giorni al mese, che causa disabilità importante e non risponde a 4 o più classi di farmaci assunti preventivamente da almeno 2 anni. La terapia di neurostimolazione impiegata per questo disturbo è chiamata stimolazione nervosa periferica (PNS): consiste nell’erogazione di lievi impulsi elettrici ai nervi occipitali che si trovano appena sotto la cute della nuca. Uno o più elettrocateteri sono posizionati sotto la pelle e collegati al neurostimolatore, un dispositivo simile ad un pacemaker, che produce gli impulsi di stimolazione. La stimolazione dei nervi occipitali rappresenta un’ulteriore possibilità terapeutica per gestire l’emicrania cronica intrattabile, aiutando il paziente a migliorare la sua qualità di vita. La PNS può influenzare la modalità di comunicazione tra i nervi periferici e il sistema nervoso centrale, offrendo un’alternativa alla terapia farmacologica a lungo termine per il sollievo dell’emicrania cronica. “L’emicrania cronica è una condizione molto disabilitante per i pazienti che ne soffrono” conferma il Prof. Gennaro Bussone, Responsabile del Centro Cefalee dell’Istituto Neurologico Besta, “la neurostimolazione può rappresentare una possibile soluzione per i pazienti che non rispondono alle terapie farmacologiche”. Il sistema di neurostimolazione per questo tipo di emicrania è applicato tramite una piccola procedura chirurgica durante la quale uno o più elettrocateteri sono inseriti vicino ai nervi occipitali da stimolare, situati appena sotto la pelle. Gli elettrocateteri vengono quindi collegati ad un neurostimolatore, che genera corrente e contiene la parte elettronica del sistema. Una volta attivato il sistema, il neurostimolatore è programmato per ottenere il controllo ottimale dei sintomi dell’emicrania. I pazienti vengono normalmente sottoposti ad una fase temporanea o trial, durante la quale possono comprendere la sensazione della stimolazione, prima dell’impianto definitivo sottocutaneo del generatore. Le terapie di neurostimolazione come la stimolazione nervosa periferica sono reversibili. Il medico può interrompere immediatamente il trattamento spegnendo o rimuovendo lo stimolatore. Sviluppato da St. Jude Medical, il neurostimolatore Genesis™ è l’unico sistema di neurostimolazione completamente impiantabile approvato per la stimolazione nervosa periferica (PNS) dei nervi occipitali per il trattamento del dolore e della disabilità nei pazienti con diagnosi di emicrania cronica intrattabile.
L’emicrania è un disturbo neurologico caratterizzato da una serie di sintomi specifici che possono durare interrottamente per ore o giorni. La gravità di ciascun attacco di emicrania è molto variabile; i sintomi tipici vanno dalla sensibilità alla luce, al rumore e ai movimenti, alla nausea, al vomito, oltre che al mal di testa. In genere, le persone che soffrono di emicrania cronica riscontrano una progressione del disturbo fino a che i sintomi dell’emicrania (o un insieme di sintomi paragonabili all’emicrania) sono presenti in numero di giorni maggiore rispetto ai giorni senza emicrania. L’emicrania cronica intrattabile è definita come una cefalea avente durata minima di 4 ore al giorno per 15 o più giorni al mese, che causa disabilità importante e che non risponde a 4 o più farmaci assunti preventivamente. Stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indicano che il 10% della popolazione adulta di tutto il mondo soffre di emicrania, e che una parte compresa tra l’1,7 e il 4% degli adulti soffre di mal di testa per 15 o più giorni al mese.Sempre secondo l’OMS, l’emicrania è annoverata tra le 20 condizioni più disabilitanti al mondo.

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Conclusa la visita in Argentina della delegazione Uil

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

È rientrata in Italia la delegazione Uil composta da Anna Rea, Segretaria Confederale Uil, Romano Bellissima, Segretario Generale Uil Pensionati, Gilberto De Santis, Presidente Ital Uil, Mario Castellengo, Vice Presidente Ital Uil e Agostino Siciliano, Responsabile estero Uil Pensionati accompagnati dal Coordinatore dell’America Latina Cav. Jose Tucci.
Il viaggio di lavoro in Argentina ha previsto una serie di incontri su temi politici, sindacali e sociali. Tra gli obiettivi: ampliare la rete di servizi di assistenza per i connazionali all’estero, rinforzare i legami con le organizzazioni sindacali e sociali locali prevedendo la partecipazione attiva delle comunità italiane al mondo dell’associazionismo.Nelle due giornate a Buenos Aires la delegazione ha incontrato Giuseppe Scornamiglio, Console Generale a Buonos Aires, ha visitato il Centro Servizi e le sedi Ital Uil di Buonos Aires e San Justo e incontrato esponenti di Progetto Sud.Gli incontri hanno permesso una riflessione sulla situazione che stanno vivendo molti pensionati italiani residenti all’estero circa le incongruenze dell’INPS e degli Istituti Bancari titolari del pagamento delle pensioni all’estero per la verifica dell’esistenza in vita di tutti i pensionati INPS. In particolare si è discusso delle criticità riscontrate in merito ai pacchetti informativi inviati da CITI e della notevole quantità di persone che, ancora oggi, si recano ai Patronati per ricevere informazioni e assistenza a riguardo. Questa situazione ha costretto i Patronati a lasciare momentaneamente in sospeso le attività tradizionali per dedicarsi alla compilazione della documentazione richiesta da CITI. Nonostante la delicata e complessa situazione il Patronato sta offrendo la massima assistenza ai pensionati.I lavori hanno inoltre previsto una riunione con i sindacati appartenenti alla Confederación General del Trabajo (CGT) al fine di confrontarsi sulle esperienze in merito all’azione delle organizzazioni sindacali in momenti di crisi economica.“Questa visita – ha sostenuto Gilberto De Santis a conclusione della permanenza in Agentina – è la conferma del grande lavoro che stanno facendo la Uil e il Patronato Ital. Negli ultimi anni la rete Ital Uil si è estesa ancora di più a livello mondiale e ciò è motivo di grande orgoglio soprattutto per il riconoscimento espresso dal numero crescente di assistiti. C’è ancora molto da fare – a concluso De Santis – ed è desiderio dell’Ital arrivare a tutta la comunità Italo-Argentina e ampliare la nostra copertura”.

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Libro: Solo per oggi

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Il Papa Buono insegna ai piccoli, in modo limpido e profondo, a compiere giorno dopo giorno un nuovo passo verso quella felicità che Gesù ha preparato per l’uomo, “anche in questa vita”. Una preghiera altamente evocativa accompagnata dalle illustrazioni di Bimba Landmann. di Giovanni XXIII – illustrazioni di Bimba Landmann Edizioni San Paolo Pagine 36 € 13,00

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Collaborazione e cooperazione con il Kazakhstan

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Camera di Commercio di Bari. Nel 2010 l’export di Bari e della sua provincia verso il Kazakhstan è stato di 3 milioni e 500mila euro circa, prevalentemente macchine ed apparecchiature meccaniche. L’import è stato nello stesso periodo di 1 milione e 555 mila euro. Si tratta solo di prodotti agricoli. La Puglia e Bari hanno tanto altro da offrire a questo Paese, in termini non solo di export ma di collaborazione e di cooperazione. E’ quanto è emerso stamani durante l’evento con la Repubblica del Kazakhstan promosso ed ospitato dalla Camera di Commercio di Bari, in collaborazione con Ia Confapi Bari Bat, ISIAMED Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo e Confindustria Bari e Bat, dedicato alla celebrazione congiunta dei 20 anni di Indipendenza del Kazakhstan e dei 150 anni di Unità d’Italia.La giornata si è articolata in due momenti: quello istituzionale, con una visita presso la sede del Consiglio Regionale e quello di natura economica alla Camera di Commercio di Bari, dove S.E. Khamzayev ha incontrato gli imprenditori, sottolineando l’importanza dell’iniziativa e le sue grandi potenzialità per approfondire i rapporti e le relazioni economiche e culturali a vantaggio delle piccole e medie imprese. “Abbiamo intenzione di aprire a Bari un ufficio consolare – ha poi dichiarato S.E. Khamzayev – che si occuperà dello sviluppo e della cooperazione tra Italia e Kazakhstan”.Bari e la Puglia (con le Marche e l’Emilia Romagna) rappresentano la terza tappa di un tour attraverso le realtà regionali che il governo di Astana, con S.E. Almaz Khamzayev Ambasciatore in Italia, ha giudicato più interessanti per stringere rapporti a livello istituzionale, economico e culturale.”I processi di internazionalizzazione, in qualsiasi modo si manifestino, possono essere meglio attuati facendo massa critica. A tutti i livelli.”, ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio di Bari, Alessandro Ambrosi. “Di qui l’importanza dei sistemi territoriali e dei loro attori, prima fra tutti la Regione, che insieme alle Camere di Commercio, alle associazioni di categoria, agli altri enti locali ed alle università, stanno scrivendo una pagina nuova per uno sviluppo più competitivo ma anche più cooperativo del nostro territorio”.“Assieme ai nostri partner faremo il possibile per promuovere e incentivare la presenza e le attività delle aziende italiane in Kazakhstan, già ad un ottimo livello, affinché sia capace di connotarsi in uno scambio alla pari, che produca cooperazione e benessere grazie al partenariato tra i due Paesi”, ha dichiarato Erasmo Antro presidente di Confapi Bari e Bat, nonché vice presidente della Camera di Commercio di Bari. E’ poi intervenuta Silvia Godelli, assessore al Mediterraneo della Regione Puglia: “Siamo convinti che le straordinarie ricchezze del Kazakhstan potranno avvicinare questo grande Paese, che fa da cerniera tra due macroaree, quella europea e asiatica, al nostro”.
Importante è stato inoltre il contributo del responsabile Finanza Sovranazionale di SIMEST, Castronovo, del dirigente di Bonatti SpA e della Camera di Commercio Italo-Kazaka Santelli, che hanno illustrato i progetti italiani in corso nel grande paese centroasiatico, nel settore agroalimentare, della logistica e trasporti, dell’Oil&Gas e poi ancora di Pasquale Casillo presidente del gruppo agroalimentare omonimo, grande acquirente di grano sui mercati internazionali ed importante operatore nel settore delle energie rinnovabili. Si è trattato in sostanza di una prima manifestazione, alla quale la nuova sezione regionale pugliese ISIAMED darà seguito, con la collaborazione dei partners locali, per eventi settoriali specialistici di approfondimento. A margine della giornata ISIAMED ha sottoscritto due protocolli d’intesa, rispettivamente con Confapi Bari e Bat ed il Corpo Consolare di Puglia Basilicata e Molise, per lo svolgimento di attività comuni sul nostro territorio e relative ai paesi Asia e Mediterraneo. (Kazac)

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Le parole che voglio sentire

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Dieci parole per spiegare il profondo cambiamento della vita quando si entra nella preadolescenza. Dieci parole indagate nel loro valore Spirituale – Emozionale. Un libro destinato ai ragazzi, per aiutarli a riflettere su se stessi e il mondo che li circonda. Diviso in tre sezioni: Io, Io e gli altri, Io e il Futuro, questo volume, arricchito da fotografie, ha il pregio di parlare anche a educatori e genitori. di Andrea Ciucci Edizioni San Paolo 184 pagine € 13,00

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Trade War Looms With Failure of the Kyoto Protocol blockquote

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Durban, South Africa – Global trade expert, World Growth Chairman Ambassador Alan Oxley, a former Ambassador to and Chairman of the GATT, warned today that if the imminent failure of the Kyoto Protocol drives the EU to expand use of climate change trade barriers, it could trigger a trade war in which it could be the major loser. Ambassador Oxley’s comments came following a special seminar on Trade and Climate Change today in Durban hosted by the WTO, South African Department of Trade and Industry and the International Centre for Trade and Sustainable Development (ICTSD), where World Growth released a new report, “Avoiding Green Protectionism.” The report demonstrates that if officials and negotiators ensured measures they adopted did not impede free markets, they would not need to resort to growth-sapping unilateral trade barriers.
Ambassador Oxley also pointed out airline carbon taxes are not the first EU carbon trade barrier – the EU is already imposing restrictions on imports of biofuels and now timber products. Other members of the WTO, namely Brazil, Indonesia, Malaysia and the United States have already complained about discriminatory EU restrictions on biofuel imports, noted Ambassador Oxley.“And now Canada’s former Ambassador to the WTO, John Weekes, has called for Canada to file a legal complaint against the EU’s Fuel Quality Directive on similar grounds.“The decade of campaigning for the Kyoto Protocol emboldened environmental groups like Greenpeace and WWF to push for anti-dumping penalties to restrict imports of timber products and now biofuels, such as palm oil.“The illegal logging trade bans are ugly, blunt tools and the wrong response – the incidence of illegal logging worldwide is small and declining. These bans are being promoted by Green groups as part of their global campaign to restrict commercial forestry.“The resort to Green Protectionism is as futile as the effort to secure global support for the cut in emissions mandated in the Kyoto Protocol. If environmental officials had paid attention to this simple fact when the Protocol was negotiated, there might today be on the table the basis for global agreement to reduce emissions which most countries could support.”
World Growth is an international non-governmental organization established to expand the research, information, advocacy, and other resources to improve the economic conditions and living standards in developing and transitional countries. At World Growth, we embrace the age of globalization and the power of free trade to eradicate poverty and create jobs and opportunities. World Growth supports the production of palm oil and the use of forestry as a means to promote economic growth, reduce poverty and mitigate greenhouse gas emissions. World Growth believes a robust cultivation of palm oil and forestry provides an effective means of environmental stewardship that can serve as the catalyst for increasing social and economic development. For more information on World Growth, visit http://www.worldgrowth.org.

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A common set of rights for foreign workers under the new single permit

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Third country migrants working legally within the EU should enjoy comparable rights to those of EU nationals as regards working conditions, social security and access to public services, under a new “single permit” directive agreed by Parliament and Council and backed by the Civil Liberties and Employment committees on Monday. The new law would also cut red tape, by enabling foreign workers to obtain work and residence permits via a single procedure.The “single permit” directive – which complements other measures on legal migration – is designed to facilitate such migration where it meets the needs of the EU labour market.Following the vote, rapporteur Véronique Mathieu (EPP, FR) commented: “This is the first report on legal migration to be adopted by co-decision. This directive is a first step towards a common European policy on economic migration. It will allow more effective action against illegal migration, which benefits mafia networks, and help to meet the labour needs that Europe will face in coming years. It also recognises that all persons working legally in Europe must have the same rights as European workers. It will therefore also help to combat unfair competition for European workers”.The proposed directive would simplify administrative requirements for third-country nationals by enabling them to obtain work and residence permits via a single procedure and grant them a standard set of rights comparable to those enjoyed by EU workers, such as decent basic working conditions, recognition of educational and professional qualifications and access to social security.Member States would have four months within which to decide on a single permit application. These rules do not affect EU countries’ power to decide whether or not to admit non-EU workers or how many to admit.The compromise text approved by the Civil Liberties Committee had already won the backing of the Employment Committee (associated committees).
The agreed rules would apply to non-EU nationals who wish to reside and work in a Member State, or who already legally reside or work in a Member State. The new law would not cover long-term residents, refugees and posted workers (who are already subject to other EU rules), seasonal workers or intra-company transferees (who will be covered by other EU directives). Au pairs and seafarers sailing under the flag of a Member State are also excluded.
Under the agreement, single permit holders would enjoy equal treatment with EU nationals as regards pay and dismissal, health and safety at work, the right to join trade unions, recognition of diplomas, access to public goods and services and social security.As a general rule, non-EU workers would have access to social security on the same terms as EU nationals. However, Member States could apply restrictions to workers with contracts of less than 6 months’ duration. For non-EU citizens admitted to follow a course of study, family benefits could also be further restricted.At the request of MEPs, the draft directive ensures that non-EU workers would be able to receive their pensions when moving back to their home country under the same conditions and at the same rates as the nationals of the Member State concerned.The text backed by the Civil Liberties and Employment committees on Monday is the same as that agreed by Parliament and the Member States last July, which was endorsed by Council at the first reading on 24 November.
Parliament as a whole is to put the agreed text to a vote in the next plenary session (12-15 December). Member States will have two years in which to transpose the directive into their national laws.

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Wealthmonitor brings new opportunities to the wealth management industry as new MENA coverage is launched

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Dubai/London, Monday 5 December 2011 – wealthmonitor, the leading journalist-based intelligence service reporting on current and potential wealth creation and those benefiting from it, is pleased to announce the launch of its MENA coverage. After having successfully started its operations in Western Europe in 2005 and expanded in the US in 2010, wealthmonitor has added a new coverage region to its portfolio of nearly 900,000 individuals and 380 000 companies.
“Launching our MENA operations was an inevitable step”, said Giovanni Amodeo, the editor of wealthmonitor. “In the past few years, we have seen a significant shift in private wealth from the old economies to new areas such as MENA”. Being able to offer to our clients more tailor-made information about liquidity events in the region was a must.” With only 6 years of history, wealthmonitor has a dedicated team of journalists reporting on the strategic intentions of public and private companies including growth initiatives, IPO plans, M&A (companies looking to sell or considered targets), succession issues and director dealings. Through the Executives Tab the user is also able to search for senior level employees by country, region, title, estimated compensation and stock holdings. In addition, the company profiles provide a comprehensive overview of the company and its networks of advisors such as financial advisors, lawyers or accountants so that existing relationships can be used for referrals.Florian Pixner, MD of wealthmonitor, said: “We are excited to expand our operations into the Middle East and Africa. This move allows us to meet the growing needs of our existing clients for coverage of this increasingly important region and also bring our proprietary intelligence to our expanding client base. ”wealthmonitor has intelligence on over 592, 521 global – and 9, 396 MENA liquidity events.

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Ici per gli italiani ma non per la Chiesa cattolica

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Dichiarazione di Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani “Ha davvero una gran faccia tosta la CEI a obiettare che la manovra avrebbe potuto essere più equa. Purché a pagare siano gli altri e non la Chiesa, evidentemente. Tanto per cominciare, infatti, sarebbe stata più equa se avesse abolito l’esenzione dell’Ici anche per le attività commerciali degli enti ecclesiastici e similari, piuttosto che fare cassa sulle prime case degli italiani. Da un primo esame delle misure risulta ancora troppo timido pure il ridimensionamento della spesa pubblica, che avrebbe dovuto costituire il
nucleo centrale dell’intervento di emergenza e che invece vede ancora prevalere le nuove tassazioni. Non prevedere l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, il dimezzamento dell’otto per mille e la riduzione delle spese per armamenti, che avrebbero permesso di tagliare gravi sprechi di cui si giovano le tante corporazioni italiane, è un errore da correggere. Va dato atto al governo di aver affrontato il nodo delle pensioni con soluzioni immediatamente operative. Positivo il passaggio al contributivo per tutti; da verificare l’impatto del blocco degli aggiornamenti che in pochi anni abbasserà notevolmente il valore reale anche delle pensioni medie, mentre mancano risposte sui contributi silenti e sulle pensioni da fame che attendono milioni di precari e parasubordinati. Rispetto alle liberalizzazioni, se avvero ci si limiterà a farmacie e negozi, il bilancio sarà insoddisfacente. Solo aprendo il mercato in settori strategici come quello postale, bancario, assicurativo e dei servizi pubblici locali si potranno restituire ai consumatori servizi più efficienti ed economici. Ed è questo il fronte su cui si gioca la vera partita della ripresa economica. Da Radicali, assicureremo anche in questi giorni quel contributo di proposte che garantiamo al Paese da oltre trent’anni e che abbiamo saputo organizzare in tante lotte referendarie sabotate dalla antidemocrazia partitocratica”.

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Manovra: Il Parlamento delude

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2011

Non è la prima volta. Il tutto è iniziato circa un anno fa allorché si ebbe l’occasione di mandare a casa il governo Berlusconi e fu, invece, salvato con le stampelle dei cosiddetti “responsabili”, un piccolo manipoli di fuoriusciti da vari partiti d’opposizione. Se allora avessimo voltato pagina avremmo fatto esplodere le diverse contraddizioni che tiranneggiano il nostro sistema politico. Ora ci riprova il nuovo governo dopo mesi di stallo nei quali abbiamo dovuto pagare un costo salato di interessi sul debito pubblico primario. Gli esperti ci dicono che sono per lo meno 24 miliardi di euro, ovvero quanto ci costa oggi la quinta manovra che da luglio scorso siamo stati chiamati ad approntare nel tentativo di colmare la voragine che si era aperta sotto i nostri piedi e tale resta a tutt’oggi. In pratica l’acquiescenza di quel governo ci ha ridotti ad una serie ininterrotta di misure di emergenza e per chi è addentro alle segrete cose ci assicura che non finisce qui.
Dovremmo dire che da quando è entrato l’euro non abbiamo fatto altro che impoverirci. Abbiamo perso da subito il 50% del nostro potere d’acquisto e ora, per il colmo della beffa, dovremo affrontare probabilmente maggiori sacrifici per tenerlo in piedi. Ma chi ce lo fa fare? Ma chi sono i protettori di questa moneta tanto iellatrice? E’ il tam tam dell’alta finanza, degli interessi incrociati dei comitati d’affari, di coloro che sono adusi svernare nelle sedi borsistiche giocando al massacro dei titoli per specularvi e trarne profitti miliardari a spese dei piccoli azionisti, della povera gente che con un modesto gruzzoletto cerca di assicurarsi un futuro meno drammatico.
Ora per la seconda volta il Parlamento mostra tutta la sua debolezza al cospetto di una classe di tecnocrati che sono stati chiamati non per curare gli interessi dell’Italia come popolo ma per proteggere le ricchezze di chi ha senza essere. Dovrebbero fare come Scilipoti, dopo l’intervento in aula di Monti, alzarsi e andarsene “svergognati” perchè è la prima volta che accade nel mondo occidentale che un parlamento non riesce ad esprimere una sua volontà, a darsi un governo di sua espressione e consenso, ma deve ricorrere a chi usualmente è al suo servizio per dare pareri ma non per decidere al suo posto. E l’agonia continua. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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