Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Piccole imprese: contrattazione territoriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2011

Numero di imprese per settore

Image via Wikipedia

Proporre una riflessione sulla contrattazione territoriale nell’attuale momento è una prova di grande ottimismo. Perché si prevede un’ulteriore articolazione del sistema contrattuale quando i già esistenti meccanismi della rappresentanza e della contrattazione collettiva sono in grave sofferenza, a causa della crisi. Perché si propone una nuova modalità di cooperazione tra i soggetti sociali quando da più parti si arriva ad archiviare anche l’idea che i diversi portatori di interesse possano convergere su decisioni di una qualche utilità generale. La cronaca quotidiana non manca di fornire giustificazioni a tale scetticismo ma se allarghiamo lo sguardo sul difficile percorso richiesto al Paese per rioccupare il suo posto in Europa, non meno ottimistica appare l’idea che politica e mercato, che non godono certo di buona salute, abbiano le risorse necessarie per gestire, in condizioni di autosufficienza, la fuoriuscita dalla crisi.  Assumendo come sfondo la necessaria cooperazione tra i diversi poteri, nessuno dei quali innocente rispetto alla situazione disastrata in cui ci troviamo, la dimensione territoriale della contrattazione viene proposta con tre interrogativi: La contrattazione territoriale si può inserire nei processi in atto di aggregazione tra piccole imprese per uscire dalla loro minorità competitiva, potenziando ed arricchendo di nuovi contenuti il policentrismo economico ed istituzionale che costituisce una grande risorsa per il Paese? Quali sono i contenuti di questa nuova forma di contrattazione collettiva in grado di attivare nuove ragioni di scambio tra imprese e sindacati nell’obiettivo condiviso di allineare verso l’alto le “performances” economiche e sociali dei diversi aggregati di piccole imprese localizzate sul territorio? Quale la strumentazione operativa, i sistemi informativi, gli indicatori, sulla cui base posizionare, in termini di capacità competitiva, gli aggregati territoriali di piccole imprese, appartenenti ad una comune filiera produttiva e i criteri sulla cui base regolare la dinamica dei salari? Gli interrogativi sono più ampi delle risposte disponibili. Ma è proprio questa la condizione che giustifica la riflessione proposta.

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