Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Quali riforme in Italia e nel mondo?

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2011

Castello che veglia sul mare

Image by Marco Crupi Visual Artist via Flickr

Nella cultura occidentale di questi ultimi tempo sta facendo capolino sempre di più la convinzione che la civiltà cosiddetta capitalistica stia esaurendo il suo ruolo e che è opportuno un nuovo giro di boa. Le ragioni sono tante e non solo, quindi, di natura economica. E’ che stiamo toccando un punto di non ritorno per errori del passato e che fanno sentire forte la loro presenza ai giorni nostri. Pensiamo, ad esempio, alla natalità. Aver toccato e superata la soglia dei sette miliardi di abitanti è un dramma sociale da non sottovalutare. La logica del “crescete e prolificate” si sta ritorcendo contro gli stessi estimatori. Da parte mia, e da anni che lo sostengo, ritengo sbagliato ancorare il diritto alla vita senza impegnarsi a sostenere un altro diritto parimenti importante che è quello del diritto a vivere. Dimentichiamo troppo di frequente che dare la vita non è sufficiente e che abbisogna assicurarne la tenuta. Tutto questo se non vogliamo che decine di milioni di bambini ogni anno nel mondo muoiono di fame, per mancanza di cure e che più avanti nell’età vivano di stenti, di malattie debilitanti o che rabbiosamente si riscattano esercitando la violenza contro i loro simili nella logica fisica che uno spazio occupato da un corpo non può essere preso, contemporaneamente, da un altro. Significa così che chi vive deve industriarsi a far si che dal diritto alla vita si passi automaticamente al diritto a vivere garantendo al nuovo venuto il diritto ad alimentarsi, ad avere assistenza sanitaria adeguata, ad avere un’istruzione confacente, un lavoro e ad essere affrancato dalla povertà nella vecchiaia. Se avessimo percorso questo tragitto virtuoso di certo non saremmo oggi in sette miliardi e forse saremmo in uno o due miliardi, ma in compenso avremmo più risorse, meglio distribuite e minori conflitti tribali e arrampicatori sociali. Forse non avremmo il progresso tecnologico odierno, ma in compenso saremmo più tutelati e sereni. Ma oggi come dobbiamo fare per limitare i danni derivanti da questo eccesso di natalità? La risposta è culturale. Non si deve, infatti, insegnare ad avere figli come un bene assoluto ma ad averli responsabilmente per ciò che possiamo dare ad essi nel loro diritto a vivere. La risposta è religiosa perché la fede non deve ignorare la solidarietà generazionale e a rendersi conto che si può esprimere solo nell’offrire entrambi i diritti e non uno solo. La risposta è economica. La produzione dei beni non è regolata all’infinito perchè le risorse naturali e quelle di trasformazione o da laboratorio hanno un limite e sta a noi calibrarle con oculatezza. La risposta è etica. Dobbiamo rispettare l’essere umano e la natura che lo circonda come una parte di un tutto che merita considerazione in ogni sua componente grande o piccola che sia. La risposta è sanitaria. Dobbiamo sconfiggere la convinzione che la sofferenza è inevitabile e non un male da evitare. E che la farmacopea deve curare e non creare dipendenza o effetti collaterali debilitanti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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